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> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Maria Consiglio dello Spirito Santo (Emilia Pasqualina Addatis) Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Maria Consiglio dello Spirito Santo (Emilia Pasqualina Addatis) Fondatrice

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Napoli, 5 gennaio 1845 11 gennaio 1900

Emilia Pasqualina Addatis, nata a Napoli il 5 gennaio 1845, rimase orfana di entrambi i genitori all'età di quattro anni. Trasferita da un parente all’altro, trovò conforto nella sua semplice fede, alimentata dall’amore all’Eucaristia, alla Madonna Addolorata, che scelse come madre, allo Spirito Santo e alla Divina Provvidenza, nella quale confidava incondizionatamente. Dopo alcune mancate esperienze in clausura, comprese di doversi prendere cura delle bambine orfane, bisognose di tutto. Nel 1876 emise la professione come Terziaria Francescana Alcantarina, assumendo il nome di suor Maria Consiglia dello Spirito Santo. Spinta dalla carità e invitata dal vescovo della diocesi di Nocera de’ Pagani, monsignor Raffaele Ammirante, il 13 luglio 1872 raggiunse con tre compagne il villaggio di Casolla in Nocera Inferiore (SA), dove impiantò un’opera per le orfane. Quella data è anche l’inizio della attuale Famiglia religiosa delle Suore Serve di Maria Addolorata di Nocera, impegnate, ancora oggi, verso coloro che hanno bisogno di conforto e aiuto. Madre Maria Consiglia morì a Napoli l'11 gennaio 1900; appena due anni dopo, fu istruito a Napoli il processo di beatificazione e canonizzazione. Il 26 aprile 2016, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sull’eroicità delle sue virtù. I suoi resti mortali riposano dal 28 ottobre 1995 in un apposito sacrario adiacente alla cappella della comunità della Casa madre, a Portaromana di Nocera Superiore (SA).



Nascita e perdita dei genitori
Emilia Pasqualina Addatis nacque il 5 gennaio 1845 a Napoli, in via Anticaglia, a breve distanza dal Duomo cittadino, dove fu battezzata poche ore dopo essere venuta alla luce. Era figlia di Paolo Addatis, farmacista, e Maria Luisa Gaetana Burdò, di origini francesi.
Per aver assistito gli ammalati durante un’epidemia di colera, il padre morì a 34 anni; la madre, dopo circa un anno, lo seguì. Emilia, che aveva quattro anni, rimase quindi orfana e sola. I parenti di entrambe le parti della famiglia promisero alla madre in fin di vita che si sarebbero presi cura della bambina, ma nei fatti nessuno volle assumersi la responsabilità e il peso della sua educazione.

Un’infanzia infelice, con il conforto dell’Addolorata
Per un anno Emilia passò quindi da un parente all’altro, ma non ricevette affatto segni d’amore: fu accolta definitivamente nella casa della nonna paterna, Serafina Frati, vedova e con quattro figlie nubili, che lavoravano come crestaie (modiste di cappelli da spose) e dalle quali apprese il mestiere.
Quell’esperienza di abbandono e solitudine la segnò profondamente: maturò un’indole riservata, con una forte inclinazione alla preghiera e alla penitenza. Suo solo conforto era la sua semplice fede.

Vocazione alla vita contemplativa
Per questo motivo si sentì spinta a soccorrere i deboli e gli abbandonati, che avrebbe voluto raggiungere tutti con la sua carità. In ogni caso, per comprendere meglio il volere di Dio su di lei, si fece aiutare da alcuni direttori spirituali, che l’indirizzarono alla vita claustrale.
Per motivi indipendenti dalla sua volontà, non ultima la sua salute cagionevole, entrò in diversi monasteri, ma ne uscì dopo qualche tempo. Sempre più sola, malata e priva di mezzi, venne accolta dall’ultimo confessore e direttore spirituale, don Gabriele Maria Rinonapoli, nella canonica della Rettoria di San Carlo alle Mortelle a Napoli. Costui, uomo dotto e santo, comprese lo spirito di Emilia Pasqualina, la diresse per trent’anni e l’aiutò a realizzare i suoi sogni caritativi con il consiglio e l’aiuto economico.

Terziaria Alcantarina al servizio dei bambini abbandonati
Curata e assistita da quel sacerdote, meditando e pregando, comprese quale fosse la sua vocazione: incontrare Dio nei più poveri coniugando azione e contemplazione.  Si affidò quindi all’Addolorata con queste parole: «Siimi tu madre, regina dei dolori, perché non ho la mamma mia. Io sarò l'occhio del cieco, il piede dello zoppo, la consolatrice di quanti soffrono».
Il 22 luglio 1870 fu ammessa nel Terz’Ordine Francescano Alcantarino presso la parrocchia di Santa Maria Apparente a Napoli e, il 18 marzo 1872, emise la professione come Terziaria a San Carlo alle Mortelle, assumendo il nome di suor Maria Consiglia dello Spirito Santo.
In seguito si fece sempre più forte in lei, il desiderio e l’esigenza di avviare un’opera a favore delle bambine orfane, e degli anziani soli e abbandonati. Ebbe un primo consistente aiuto dal barone Stanislao Pellegrini Schipani, e da suo fratello sacerdote don Raffaele. Essi, oltre a colmare in parte il vuoto d’affetto di cui soffriva, le offrirono la possibilità di dedicarsi a un gruppo di bambine orfane, assumendosi le spese del vitto e dell’alloggio. Ma questa esperienza educativa durò poco tempo per la mancanza dei mezzi finanziari e per una malattia che aveva colpito Emilia Pasqualina.

Trasferimento a Nocera Superiore e nascita delle Eremite della Salette
Per le particolari condizioni socio-politiche ed economiche, suor Maria Consiglia fu costretta a spostarsi da Napoli. Chiese quindi aiuto al vescovo della diocesi di Nocera de’ Pagani, monsignor Raffaele Ammirante, che aveva conosciuto a Napoli quand’era parroco della parrocchia dell’Ascensione a Chiaia, che era anche amico e collega di don Gabriele Maria Rinonapoli.
Il 13 luglio 1872, dunque, si trasferì con tre compagne nel villaggio di Casolla presso Nocera Inferiore, nell’entroterra salernitano.
Il 22 luglio venne impiantata una scuola esterna per fanciulle povere, che monsignor Ammirante, venne a benedire assieme alla casa dove avevano preso alloggio le quattro “Eremite della Salette”, primo titolo con il quale il popolo usava chiamarle. Il 22 Settembre 1872 il vescovo di Nocera presiedette alla vestizione religiosa delle prime quattro postulanti.

Sviluppo dell’opera e aggregazione all’Ordine dei Servi di Maria
Le suore improntarono l’opera educativa e caritativa con premura e sensibilità verso le bambine, offrendo il calore umano e l’appoggio morale che erano venuti a mancare con la perdita dei genitori e, soprattutto, creando ambienti sereni e accoglienti come quelli familiari. Insegnavano anche cucito e ricamo, le cosiddette arti donnesche, a scrivere, a leggere e a far di conto per prepararle alla vita, oltre all’istruzione catechistica, presto estesa agli adulti, specie alle donne (anche quelle non più giovani) e alle prostitute dei dintorni.
Intanto suor Maria Consiglia, in quanto Madre fondatrice, stese le prime Regole sotto la guida di don Gabriele Maria Rinonapoli che le sottopose alla revisione del gesuita padre Emanuele Pasqua. Monsignor Raffaele Ammirante, le approvò il 2 luglio 1874. Per la tenera devozione alla Vergine Addolorata che scelse come patrona e protettrice della Congregazione e delle sue attività, chiese ai Servi di Maria nel 1879 e ottenne nel 1880 l’aggregazione e la partecipazione ai beni spirituali dell’Ordine. Nel diploma che sanciva quell’appartenenza, le suore erano denominate “Religiose Eremitane della Vergine Addolorata del Terz’Ordine dei Servi di Maria”.

Espansione anche fuori diocesi
Per il crescente numero delle bambine e per dare loro una maggiore stabilità con una casa propria, il 10 maggio 1883, la comunità si trasferì dal villaggio di Casolla in Nocera Inferiore a Portaromana in Nocera Superiore. Monsignor Ammirante per tutelare e per difendere da visite inopportune, impose alla comunità, un ordinamento claustrale. Dopo Portaromana si aprirono altre case nella diocesi di Nocera, a San Potito di Roccapiemonte, ma anche oltre, ad Arienzo, San Vitaliano di Nola e Isernia nel Molise. Sia a Portaromana sia a San Vitaliano l’orfanotrofio venne affiancato da una casa per anziani abbandonati. Madre Maria Consiglia, spinta dall’ardore missionario, desiderava aprire una fondazione in Algeria, prendendo contatti con il cardinal Charles-Martial Lavigerie. Per varie difficoltà il sogno non si realizzò.

Il fondamento della carità di madre Maria Consiglia
A fondamento della sua carità, madre Maria Consiglia pose sempre un saldo e filiale attaccamento alla Chiesa, una tenera devozione alla Vergine Maria come Addolorata e Madre del Buon Consiglio, un costante richiamo allo Spirito Santo e una grande fiducia alla Divina Provvidenza.
A sue spese, soccorreva e provvedeva di arredi sacri le chiese povere e sosteneva economicamente, ma anche con la preghiera, gli aspiranti al sacerdozio che erano in necessità. Incontrò nel 1874 personalmente il Beato Pio IX, che benedisse lei e tutta la sua opera. Di lei si conservano due opere: «Amore e Croce» (1866) e «Gesù e il Vangelo». A esse vanno aggiunti il Diario, l’epistolario personale e le lettere circolari.

La malattia e la morte
A 55 anni di età, giunse per madre Maria Consiglia, l’ora dell’incontro col Padre. Da tempo sofferente di carcinoma al seno sinistro, sopportò con serenità le sofferenze che le trafiggevano tutto il corpo, offrendo la sua vita per la Chiesa, per le vocazioni e per la salvezza delle anime. Morì a Napoli al tramonto dell’11 gennaio 1900 e venne sepolta nel cimitero di Poggioreale.

Il processo di beatificazione
Appena due anni dopo la morte, nel 1902, fu istruito il suo processo di beatificazione e canonizzazione nella diocesi di Napoli. Il processo informativo, che aveva visto l’approvazione del decreto sugli scritti il 21 febbraio 1950, è stato convalidato il 12 marzo 2004.
In occasione del 150° anniversario della sua nascita, nel 1995, i suoi resti mortali, che da Poggioreale erano stati prima traslati nel 1909 nella chiesa dell'Addolorata in Napoli, furono traslati a Portaromana in Nocera Superiora (SA), e collocati in un apposito sacrario adiacente alla cappella della comunità di Casa madre.
La “Positio super virtutibus” è stata presentata a Roma nel 2012. Il parere positivo dei consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi, il 29 maggio 2012, è stato confermato da quello dei cardinali e vescovi membri della stessa Congregazione.
Il 26 aprile 2016, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui madre Maria Consiglia dello Spirito Santo è stata dichiarata Venerabile.

Le sue suore oggi
Il nome della Congregazione fondata da madre Maria Consiglia ha subito varie mutazioni nel tempo. Dall’originario “Pastorelle della Salette” passò a chiamarsi “Eremite della Salette”, poi “Eremite dell’Addolorata” e infine, dal 1950, “Suore Serve di Maria Addolorata di Nocera”. L’approvazione pontificia giunse nel 1951. Come data di fondazione è stata fissata quella dell’arrivo a Casolla, il 13 luglio 1872.
Oggi le Serve di Maria Addolorata di Nocera continuano l’insegnamento della loro fondatrice nella Casa madre a Portaromana di Nocera Superiore, nella Casa generalizia di Roma e nelle comunità di Napoli e Isernia. La progettata fondazione in Algeria ha avuto seguito nelle presenze a Ottawa (Canada), Ezpeleta (Argentina), Guadalajara (Messico) e in Indonesia.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2016-05-21

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