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Staletti, Catanzaro, 7 luglio 1924 – 22 agosto 1948
La grandezza di Concetta Lombardo, martire per la purezza, sta anche nella sua semplice vita cristiana, al centro della quale pone la Parola di Dio e la sua volontà, che lei cerca avidamente e fedelmente. Nata a Staletti (CZ) il 7 luglio 1924, oltre che sbrigare le faccende domestiche, lavorare saltuariamente nei campi e fare la sarta per aiutare la madre rimasta vedova, Concetta partecipa attivamente alle iniziative pastorali. Esemplare giovane dell'Azione cattolica e catechista, aderisce al Terz'Ordine Francescano. Desiderosa di realizzare la sua femminilità con un amore benedetto dal sacramento del matrimonio, non potrà coronare il suo sogno a causa di un uomo sposato che, dopo due anni di insane profferte, all'ennesimo fermo rifiuto, la uccide. E’ il 22 agosto 1948.
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Concetta Lombardo, nata a Stalettì, diocesi di Catanzaro-Squillace il 7 luglio1924, della vita conosce quanto basta per capire che non è sempre tutto rose e fiori: orfana di padre a sette mesi, sa cos’è la povertà, perché in quegli anni la vita non è facile per una madre vedova con due figlie da allevare. Così Concetta si divide tra i lavori stagionali nei campi, le faccende domestiche e il lavoro da sarta. Il tempo libero, sacrificando anche divertimenti e riposo, è tutto per la chiesa del suo paese, dove è impegnata come catechista: ama, ampiamente riamata, i bambini che prepara a ricevere i sacramenti. Per questo ne sogna tanti, anche fisicamente suoi, e guarda al matrimonio come alla sua scelta di vita. La sua fede è semplice, ma soda e convinta: dove non arriva con le parole e i ragionamenti supplisce con la testimonianza di una vita limpida e coerente. Anche perché, Concetta della chiesa è assidua frequentatrice, per nutrire innanzitutto se stessa di Parola e di Eucaristia. Ha cura del proprio cammino spirituale, ancor più ed ancor meglio di quanto ne abbia del suo aspetto fisico: per questo si lascia plasmare dalla solida formazione dell’Azione Cattolica e dalla spiritualità del Terz’Ordine Francescano. Bella, di un’avvenenza che non le permette di passare inosservata, è simpatica e spigliata, ma estremamente seria, nelle parole e nei comportamenti. Come si usava allora, soprattutto dalle sue parti, è sua mamma a combinarle il matrimonio con un giovane compaesano, che a Concetta non dispiace. Peccato che, proprio mentre il progetto di matrimonio si va concretizzando, il pretendente decida di emigrare in cerca di lavoro in Germania, dove quasi subito si sposa. Lei se ne fa in fretta una ragione, forse anche perché non si trattava ancora di vero amore. E ricomincia ad attendere l’uomo della sua vita con cui formare una famiglia cristiana. A dire il vero, c’è uno che si interessa a lei: Vincenzo Messina, il fruttivendolo del paese vicino, che se n’è anzi talmente invaghito da far diventare in breve tempo quel sentimento un’autentica ossessione. Il fatto di essere regolarmente sposato con figli non gli impedisce di progettare la sua vita accanto a Concetta, in un crescendo di proposte sempre più esplicite, fino al punto di proporle una convivenza. Con abili mosse cerca di ingraziarsi la famiglia di lei per conquistarsene la fiducia, facendo anche da padrino di battesimo al bimbo della sorella. Solo Concetta sembra accorgersi del perfido piano, evitando in ogni modo di farsi trovare in casa durante le sue visite, sempre più insistenti, e respingendo con fermezza ogni sua proposta. La famiglia se ne accorge in ritardo e altro non può che far quadrato intorno a lei, cercando di proteggerla, con il risultato di esasperare ancor più l’uomo. Concetta ha molto chiaro il principio dell’indissolubilità del matrimonio, dell’illiceità morale dell’adulterio, della peccaminosità di ogni relazione extraconiugale e la sua respinta del pretendente è fatta chiaramente in nome dei suoi principi morali: “Dio non vuole, questo è peccato”. La sua presenza ossessiva davanti a casa di lei e le minacce più o meno velate assumono sempre più i contorni di una stalking in piena regola, che nel 1948 non solo non si sa pronunciare ma non è neppure perseguibile. Si arriva così al 22 agosto 1948, quando Vincenzo Messina, dopo una notte insonne e tormentata, esce di casa alle quattro del mattino, dicendo alla moglie di voler andare a piangere la sua situazione ed a far piangere qualcun altro. Dopo aver vagato per prati e campi si presenta dove Concetta sta raccogliendo fichi d’India insieme ad una zia: un ultimo invito a seguirlo, un rinnovato rifiuto di lei “perché questo è peccato”, tre colpi di pistola. Due spengono i limpidi 24 anni di Concetta, con l’altro Messina si suicida a pochi metri da lei. Nel 1990 si avvia il processo di beatificazione di Concetta Lombardo, la catechista e la terziaria francescana che in una straordinaria ferialità aveva difeso la sua purezza e la santità del matrimonio. Fino alla morte.
Autore: Gianpiero Pettiti
Come la beata Pierina Morosini (1931-1957), s. Maria Goretti (1890-1902), la beata Carolina Kozka (1898-1914), anche la serva di Dio Concetta Lombardo, deve annoverarsi nella lista delle martiri per la difesa della purezza, di cui più sopra sono ricordate alcune figure, più vicine a noi nel tempo.
Concetta Lombardo nacque a Staletti in provincia di Catanzaro, il 7 luglio 1924, dopo solo sette mesi il padre morì e la madre con grandi sacrifici, dovette crescere da sola, le due figlie Concetta e Angela.
Divenuta adolescente veniva ammirata per la sua avvenenza, ma ancor più stimata per la sua fervida pietà, per il candore del cuore, lo spirito di sacrificio; la sua fede semplice e sincera le dava la forza di dedicarsi con amore alle fatiche domestiche, ai lavori stagionali nei campi e agli impegni di apprezzata sartina.
Partecipava con entusiasmo alle iniziative pastorali della parrocchia, membro attivo dell’Azione Cattolica, svolgeva con zelo il compito di catechista, inoltre aveva professato la Regola del Terz’Ordine Francescano.
Disposta ad una proposta di matrimonio che le era stata fatta, sognava di realizzare la sua femminilità con un amore benedetto dal Sacramento del matrimonio; ma i suoi sogni non si poterono realizzare, a causa della passione di un uomo sposato e con figli, che prese a circuirla in tutti i modi, con la pretesa di portarla a vivere con lui.
Concetta per due anni dovette difendersi con energia da queste insane profferte, finché il 22 agosto 1948, mentre era al lavoro nei campi con una zia, sul colle di Copanello, il pretendente, travolto dalla passione, la raggiunse rinnovandole l’impossibile proposta; al suo fermissimo rifiuto, le sparò un colpo di pistola mortale; poi rivolta l’arma contro sé stesso, si tolse la vita.
Il fatto suscitò grande scalpore e molti considerarono la morte di Concetta, come un vero martirio; il Terz’Ordine Francescano, fece sua l’istanza di valorizzare l’eroico comportamento di questa ragazza di 24 anni, vero modello di fermezza cristiana e di fedeltà evangelica, da additare come esempio luminoso al mondo di oggi.
Con l’assistenza dei Frati Minori Conventuali, fu avviata la causa per la sua beatificazione, poi introdotta dall’arcivescovo di Catanzaro – Squillace, il 30 gennaio 1990.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2011-07-06
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