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> Home > Sezione Venerabili > Venerabile Maria Scolastica della Divina Provvidenza (Orsola Maria Rivata) Condividi su Facebook Twitter

Venerabile Maria Scolastica della Divina Provvidenza (Orsola Maria Rivata) Vergine

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Guarene, Cuneo, 12 luglio 1897 – Sanfré, Cuneo, 24 marzo 1987

Religiosa professa e Prima Superiora Generale delle Pie Discepole del Divin Maestro. Papa Francesco l'ha dichiarata Venerabile il 9 dicembre 2013.



La “Provincia Granda” si prepara alla beatificazione di un’altra cuneese: dopo la proclamazione della “venerabilità” dello scorso 9 dicembre, infatti, basterà il riconoscimento di un miracolo per portare sugli altari Suor Scolastica (Orsola) Rivata. Nata a Guarene il 12 luglio 1897, primogenita di quattro figli, a sei anni è già orfana di mamma. Come istruzione non può andare oltre il ciclo elementare, ma come autodidatta si affida a tutte le letture “buone” che riesce a trovare, cercando le quali un giorno si imbatte in don Alberione che della “buona stampa” ha fatto lo scopo della sua vita e per la cui propagazione sta cercando nuove vocazioni. L’incontro è provvidenziale per Orsola, che ha già riconosciuto a Dio il primato assoluto nella sua vita: “Signore, tu solo e basta!”, ha detto il giorno in cui papà le ha proposto per marito un bel ragazzo, che è pure un “buon partito”. Ha il suo bel daffare per convincere i genitori, che considerano la congregazione di don Alberione ancora troppo nuova per garantirle un futuro, ma alla fine riesce a spuntarla e il 29 luglio 1922 entra ad Alba tra le Figlie di San Paolo, nella prima casa che il fondatore ha messo loro a disposizione. Anzi, quest’ultimo, con l’inconfondibile fiuto dei santi, le mette gli occhi addosso per una futura missione, che forse non si è neppur ancora concretizzata nella sua mente, ma verso la quale si sente spinto dalla forza dello Spirito. Con la professione religiosa di due anni dopo, suor Scolastica si vede affidare l’incarico di formare un nuovo gruppo di suore, quasi una “costola” della già esistente congregazione. Con il preciso scopo di “aver cura del Divin Maestro e dei suoi ministri”, il fondatore chiede loro, come specifica vocazione e missione, di incentrarsi sull’Eucaristia, il Sacerdozio e la Liturgia: l’Eucaristia, da adorare perpetuamente in turni di due ore ciascuna; il sacerdozio, da supportare con la preghiera; la liturgia, da far amare e gustare anche attraverso il confezionamento di paramenti e suppellettili. Il cammino della neonata creatura è tutto irto di difficoltà, a cominciare dalla sua configurazione giuridica; Suor Scolastica sembra fatta apposta per tradurre in concretezza quanto il Fondatore ha appena intravisto e sognato. Lavora sodo, come ha imparato a fare nei campi di casa sua; prega molto, com’è sua abitudine fin dalla giovinezza; parla pochissimo, anzi quasi nulla, tutta impegnata a scomparire dietro la possente statura morale del fondatore. L’unica volta che si permette di parlare viene subito zittita dal Vaticano: nella delicatissima fase di approvazione della regola delle Pie Discepole, va personalmente a Roma, davanti alla Congregazione dei Religiosi, a difendere in modo appassionato le sue suore. Viene scambiata per una sovvertitrice, che voglia attentare all’unità della già approvata congregazione delle Figlie di San Paolo; forse c’è anche qualcuno che soffia sul fuoco e la conclusione è quanto di meno ci si possa augurare: la sua immediata destituzione dall’incarico di Prima Maestra e il suo trasferimento in Francia. Dando prova di perfetta obbedienza e di piena sottomissione alla volontà di Dio, senza neppure tentare una difesa dei suoi diritti e delle sue intenzioni, si lascia “esiliare” e privare della sua “creatura”. Bastano pochi mesi per ristabilire la verità dei fatti e arriva l’approvazione pontificia delle Pie Discepole, ma non il suo reintegro nell’incarico di Superiora. Nel 1948 la mandano in Argentina, dove resta fino al 1963 come umile gregaria, entusiasta e contagiosa nel suo fervore apostolico. Quando la richiamano in Italia obbedisce altrettanto prontamente, semplice suora tra le suore, pur essendo alle origini delle congregazione e pur avendo contribuito in modo determinante alla sua fondazione. Va all’adorazione con il giornale sotto il braccio, per trasformare in preghiera i fatti di cronaca e per portare davanti a Gesù il mondo intero, come ha lasciato scritto: “Leggere giornali, ascoltare radio e televisione per conoscere le necessità delle anime e pregare per tutti i bisogni del paese, della Chiesa, delle anime, dell’ intera umanità”..  Nel 1981 è accolta tra le suore anziane di Sanfrè, dove arriva la paralisi a confinarla in un letto, privandola poi anche dell’uso della parola: inalterata rimane solo la sua voglia di consumarsi per Cristo per il bene delle anime. Sempre, e ancor più, nel silenzio. Si spegne il 24 marzo 1987 e già sei anni dopo inizia il processo per la sua beatificazione.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Orsola Maria Rivata, nacque a Guarene (Cuneo) il 12 luglio 1897, prima di quattro figli, rimase orfana della madre quando aveva sei anni, il padre si risposò un anno dopo. Ormai signorina, il padre la esortava a sposare un giovane del paese, ma lei che fin dall’adolescenza si sentiva chiamata alla vita religiosa, opponeva un deciso rifiuto; anche da maggiorenne veniva ostacolata a seguire la sua vocazione, specie da parte della matrigna.
Nel 1921 avvenne l’incontro che le cambiò la vita, nella piccola libreria di Alba (Cuneo) incontrò don Giacomo Alberione, che aveva già fondato proprio ad Alba nel 1914, il ramo maschile della Pia Società San Paolo e nel 1915 il ramo femminile delle Figlie di San Paolo.
Fu subito un intendersi e Orsola Rivata, vinte le resistenze della famiglia, il 29 luglio 1922, fece il suo ingresso tra le Figlie di San Paolo; don Alberione aveva in animo di costituire una comunità che si dedicasse alla lode perenne attraverso l’adorazione eucaristica, in riparazione dei peccati causati dalla cattiva stampa, pertanto scelse proprio lei Orsola, che i coetanei chiamavano ‘la ragazza tutta pepe’, e insieme ad una compagna di nome Metilde, le alloggiò in una casetta separata, in preparazione di questo ideale.
Orsola Rivata poi ebbe l’incarico di scegliere, d’accordo con la Superiora Generale la venerabile madre Tecla Merlo, altre giovani particolarmente inclini alla pietà eucaristica.
Così il 10 febbraio 1924, le prime otto giovani iniziarono la vita in comune con un periodo di specifica formazione; e il 25 marzo successivo vestirono l’abito religioso, emettendo la professione.
Ebbe il nome di Maria Scolastica della Divina Provvidenza, divenendo prima responsabile del nuovo Istituto ‘Pie Discepole del Divin Maestro’. Lo sviluppo del nuovo Istituto non fu facile, soprattutto dal 1929, quando fu inglobato in quello delle Figlie di San Paolo, che aveva già ricevuto l’approvazione diocesana; nel 1935 la guida delle Pie Discepole fu affidata ad una Figlia di S. Paolo e madre Scolastica fu inviata con un’altra suora a fondare la Casa di Alessandria d’Egitto (1936).
Due anni dopo nel 1938, fu richiamata da don Alberione e rimessa alla guida delle Discepole, affiancata dal beato Timoteo Giaccardo, primo sacerdote della Pia Società S. Paolo. Ma le tribolazioni per l’Istituzione non erano finite, mentre si approntavano le Costituzioni delle Pie Discepole, nel 1946, nonostante le sue difese per l’autonomia dell’Istituto, per cui fu fraintesa, esso fu soppresso il 24 agosto 1946, dalla Congregazione dei Religiosi, solo le Figlie di S. Paolo, ottennero l’approvazione pontificia.
Madre Scolastica già dall’aprile 1946 fu allontanata dalla guida delle Discepole, inviata prima a Roma e poi in Francia; ma sette mesi dopo la soppressione, la Congregazione dei Religiosi, il 25 marzo 1947, concedeva il nulla osta per l’erezione diocesana delle ‘Pie Discepole del Divin Maestro’.
Madre Scolastica ritornò in Italia e per prima emise i voti, ossequiente al nuovo governo interno dell’Istituto, nel 1948 arrivò anche l’approvazione pontificia; nell’autunno del 1948 lasciò l’Italia per assumere la guida del noviziato in Argentina, dove rimase fino al 1963.
Ritornò in Italia in occasione del 40° di fondazione, continuando a svolgere nel nascondimento il suo ruolo di ‘madre’, con la sola autorità della Discepola fedele che segue il Maestro.
Morì nella Casa di Sanfré (Cuneo) il 24 marzo 1987, a 90 anni, dopo lunga e paralizzante malattia; fu una fedele interprete del fondatore, il quale chiedeva che la nuova Famiglia religiosa “tutta di Gesù Divin Maestro, dedita all’Adorazione eucaristica, all’apostolato sacerdotale e liturgico, divenisse fonte di grazia, cui avrebbero attinto altre Famiglie religiose, più specialmente dedite alla vita apostolica”.
Il programma guida della sua vita spirituale fu: “Signore tu solo e basta”.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2014-05-15

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