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Venerabile Serafina di Dio Fondatrice

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Napoli, 24 ottobre 1621 – Capri, 17 marzo 1699


Prudenza Pisa, detta familiarmente Tenza, nacque il 24 ottobre 1621 in una Napoli soggetta al Vicereame spagnolo, appena un anno dopo la nascita del rivoltoso popolare Tommaso Aniello, conosciuto poi come Masaniello, che tanta parte avrà negli sconvolgimenti politici e popolari della prima metà del secolo XVII.
Ma se nacque a Napoli buona parte della sua vita la trascorse nella bellissima Isola di Capri, di cui erano nativi i suoi genitori da antica discendenza, la famiglia della madre Giustina Strina era già presente nell’isola nel 1202, mentre quella del padre Colantonio Pisa, compare a Capri nei primi anni del Quattrocento.
L’infanzia e l’adolescenza di Prudenza trascorsero nella serenità e nell’incontaminata bellezza dell’isola, fino ai 15 anni, quando il padre secondo le consuetudini dell’epoca, le propose un matrimonio, ma Tenza rifiutò e nel giorno della sua risposta definitiva, si presentò ai genitori con i capelli tagliati e vestita con la tonaca di ‘bizzoca’, fornitale da un’amica.
Il termine ‘bizzoca’ aveva antiche origini e si riferiva a donne che non potendo o non volendo abbracciare la vita monastica, rimanevano nella propria casa e ambiente a vivere una particolare esperienza religiosa, a volte spontanea, a volte guidata dagli Ordini mendicanti, nei quali si inserivano come Terziarie.
In particolare nelle regioni Meridionali e soprattutto nel Napoletano, vi furono figure di donne magnifiche e nel contempo silenziose e nascoste, che fino a tutto l’800, consacrarono la loro vita a Dio, rimanendo a pregare, soffrire ed operare nella loro casa, irradiando nel rione o quartiere, una spiritualità che attirava fedeli in abbondanza.
Il popolo le chiamò “Monache di casa”, a questa schiera appartennero citandone qualcuna: Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, terziaria alcantarina, la ‘santa dei Quartieri Spagnoli’; la serva di Dio Anastasia Ilario, terziaria domenicana “la santarella di Posillipo”; la serva di Dio Maria di Gesù Landi, terziaria francescana, fondatrice del Tempio e Opere dell’Incoronata a Capodimonte; la venerabile Genoveffa De Troia, terziaria francescana a Foggia; la serva di Dio Maria Angela Crocifissa (Maria Giuda) del quartiere Mercato a Napoli, ecc.
Ritornando a Prudenza Pisa, il padre non accettò la decisione della figlia e la costrinse con privazioni e insistenze a recarsi a Napoli presso dei ricchi cugini, con l’intento che le attrazioni della capitale del Vicereame, l’avrebbero distratta dalle sue idee.
Ma così non fu, dopo qualche anno Tenza ritornò a Capri e si mise sotto la guida spirituale dello zio materno Marcello, parroco nell’isola, vittima poi della peste del 1656. Insieme cercarono di attuare un progetto di don Marcello Strina, quello di far sorgere nell’isola un conservatorio per accogliere ragazze senza dote, né titoli nobiliari; ma colpiti da malvagità e calunnie, il progetto fallì, il parroco fu deposto e Prudenza obbligata a deporre l’abito di terziaria domenicana.
Quando la peste cominciò ad infuriare nel 1656, decimando la popolazione di tutto il vicereame, lei si trovò a Napoli e qui dovette subire una vertenza giudiziaria per appropriazione di denaro, che invece era stato affidato ad un cugino gesuita, morto pure lui contagiato. Riconosciuta innocente, poté dedicarsi a realizzare il progetto ideato dallo zio don Marcello, il quale presagendo la sua morte, il 10 agosto 1656 con testamento, elargiva i mezzi finanziari per la fondazione, stabilendo che doveva sorgere entro dieci anni, sotto la Regola di S. Teresa e con il titolo del SS. Salvatore.
Fu un periodo di grosse difficoltà per Prudenza, la quale rimasta sola superò varie difficoltà per ottenere i dovuti permessi, finché il 19 maggio 1661 partiva da Napoli imbarcata su due feluche, con le nuove aderenti, il 25 settembre entrarono in possesso della Casa. Occorsero più di venti anni per vedere finita la costruzione del grandioso convento del Salvatore, che sorse su un antica cappella, su progetto di Dionisio Lazzari del 1666; la chiesa fu consacrata dal cardinale arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, il quale al pari di altri prelati era in corrispondenza epistolare e spirituale con la fondatrice.
L’Istituzione cominciò con quattro ‘bizzoche’ tre di Napoli ed una di Capri, crescendo poi di numero, fino a 60 nell’anno 1700, essa si trasformò in Carmelo sotto la Regola di s. Teresa come aveva desiderato don Marcello; l’attivismo di Prudenza, diventata suor Serafina di Dio, si concretizzò nella fondazione di altri Carmeli, ben sette; il primo a Capri nel 1661 nel convento del Salvatore; nel 1675 a Fisciano intitolato a S. Giuseppe; nel 1675 a Vico Equense dedicato alla SS. Trinità; nel 1677 a Massa Lubrense e un altro nel 1689; nel 1681 a Torre del Greco con il titolo dell’Immacolata Concezione; nel 1683 ad Anacapri sotto il titolo di S. Michele. Altre case furono aperte da sue allieve e discepole nel 1715 a Marigliano e Scala; sotto la Regola della suora di Capri furono posti i Conservatori di Pagani e Frasso Telesino.
Tutte queste Comunità furono aiutate a sostenersi con donazioni, offerte ed elargizioni delle ‘Università’ locali; esse “ Dedite alla preghiera e al servizio di Dio, svolsero entro determinati limiti, un proprio ruolo nel campo sociale ed educativo, furono un punto di riferimento nei piccoli centri, come nelle grandi città. In anni in cui lo Stato ignorava i problemi sociali, le educande ricevevano in questi luoghi i primi elementi dell’istruzione; i poveri, un minimo di assistenza ”. (Domenico Ambrasi, Una ‘santa viva’sotto il cielo di Capri; Campania Sacra, 1999).
Suor Serafina di Dio fu una grande mistica e scrittrice di trattati di teologia ascetica e dogmatica, raccolti poi in 22 volumi e migliaia di lettere, se ne contarono 2167, andate quasi tutte perdute; nei suoi scritti trattò della Trinità e della Provvidenza, dei sacramenti e delle virtù, della vocazione religiosa, delle estasi, delle visioni e dei miracoli.
Su di lei e sul suo pensiero sono state scritte svariate biografie; fu tenace avversaria di Miguel Molinos ed i quietisti, con un apprezzato “Trattato sopra l’orazione di fede”; il quietismo fu un indirizzo cattolico a tendenza mistica, che rifiutava ogni manifestazione attiva di religiosità, per cercare nel totale abbandono contemplativo, il contatto con Dio; fu condannato da Innocenzo XII nel 1699.
Ma questa lotta non le risparmiò, di essere lei stessa accusata di essere quietista dal Sant’Uffizio; divenne il bersaglio dei suoi nemici che esultavano, venne additata come fattucchiera, calvinista; il processo durò sei anni, con madre Serafina di Dio rinchiusa per alcuni anni nella sua cella - prigione; tutto finì agli inizi del 1692 con la sua assoluzione.
Nel grande turbinio che contraddistinse la vita monastica di quel secolo, madre Serafina divenne una di quelle figure straordinarie, mistiche, carismatiche, piene di fede, che aprirono nuove vie e nuovi indirizzi alla vocazione religiosa e alla santità; in una società che fino allora destinava praticamente le figlie, alla vita obbligata del chiostro, a favore del patrimonio destinato per intero al primogenito ed a scapito della sincerità delle vocazioni.
Madre Serafina morì a Capri il 17 marzo 1699 a 77 anni e 6 mesi, i suoi funerali si svolsero con una grande partecipazione di popolo e clero durata più giorni, come di solito avveniva, per chi in vita aveva goduto grande popolarità e per la sua santità. Il suo corpo riposa nella ex cattedrale di S. Stefano a Capri.
La Causa per la sua beatificazione fu introdotta nel 1742.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-02-03

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