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Beata Maria Celeste (Giulia) Crostarosa Monaca, Fondatrice

11 settembre

Napoli, 31 ottobre 1696 Foggia, 14 settembre 1755

Nata a Napoli il 31 ottobre 1696 coi nomi di Giulia Marcella, entrò nel 1718 nel monastero carmelitano di Marigliano, insieme alla sorella Orsola. Con lei si trasferì nel 1724 a Scala, in provincia di Salerno, presso il monastero fondato da padre Tommaso Falcoia, suo direttore spirituale, passando alla regola della Visitazione. Il 25 aprile 1725, dopo aver ricevuto la Comunione, comprese che Dio voleva che lei fondasse un nuovo istituto, che si conformasse nelle regole alla vita di Gesù Salvatore. Con il fondamentale apporto di don Alfonso Maria de’ Liguori, futuro santo, sorse l’Ordine del SS. Salvatore, che con l’approvazione pontificia, nel 1750, cambiò il titolo in “del SS. Redentore”. Fatta oggetto d’incomprensioni e di ostilità, suor Maria Celeste visse le sue tribolazioni con pazienza e grande maturità spirituale, sapendo di dover condividere il cammino pasquale del Redentore. Morì il 14 settembre 1755 a Foggia, dov’era riuscita a fondare un monastero secondo il suo progetto di vita religiosa. A seguito di un lungo processo canonico, è stata beatificata il 18 giugno 2016 a Foggia, sotto il pontificato di papa Francesco. La sua memoria liturgica, per la diocesi di Foggia-Bovino, per le monache Redentoriste e i padri Redentoristi fondati da sant’Alfonso, cade l’11 settembre. I suoi resti mortali sono conservati nella chiesa del monastero del SS. Salvatore a Foggia.



Nascita e prima giovinezza
Nacque a Napoli il 31 ottobre 1696, decima dei dodici figli di Giuseppe Crostarosa, magistrato e discendente di una nobile famiglia abruzzese, e di Paola Battistini Caldari. Fu battezzata il 1° novembre nella chiesa di San Giuseppe Maggiore, coi nomi di Giulia Marcella Santa.
Precoce in intelligenza e capacità di ragionare, dotata di un carattere deciso ed estroverso, Giulia trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella agiata serenità della sua casa. Cominciò ad approfondire la sua vita spirituale, ma non fu priva di crisi: consigliata da don Bartolomeo Cacace, riuscì a superare quella fase.

Prima carmelitana, poi visitandina
A vent’anni, nel 1716, accompagnò insieme alla madre la sorella Orsola al monastero carmelitano, recentemente fondato, di Santa Maria dei Sette Dolori a Marigliano in provincia di Napoli: decise di restare anche lei, che tre anni prima aveva fatto voto di castità. Il 21 novembre 1718 le due sorelle vestirono l’abito carmelitano e iniziarono il noviziato, terminato l’anno seguente. Giulia prese il nome di suor Candida del Cielo.
Quando il monastero fu chiuso per cause di forza maggiore, le due sorelle furono costrette a lasciare Marigliano il 16 ottobre 1723. Dopo una breve permanenza in famiglia, accettarono l’invito di padre Tommaso Falcoia, dei Pii Operai, il quale aveva fondato due anni prima il monastero della Ss. Concezione a Scala, in provincia di Salerno, cui aveva dato la regola della Visitazione. Si trasferirono là nel gennaio 1724: Giulia assunse il nome di suor Maria Celeste del Santo Deserto e fu raggiunta, di lì a poco, dalla sorella Giovanna.

La rivelazione di un nuovo istituto
Il 25 aprile 1725, dopo la Comunione, ebbe luogo il primo degli eventi straordinari di cui suor Maria Celeste fu protagonista. Le fu rivelato come, per mezzo suo, il Signore avrebbe posto nel mondo un nuovo istituto religioso. Per ubbidienza alla maestra delle novizie, redasse il testo «Istituto e Regole del Ss. Salvatore condenute ne Santi Evangeli».
L’approvazione giunse dopo un attento esame da parte di un consiglio di teologi napoletani, sollecitati da padre Falcoia, e in seguito a non poche difficoltà da parte dei superiori e di alcune consorelle. Fu determinante, per la soluzione della faccenda, l’apporto di un sacerdote napoletano, don Alfonso Maria de’ Liguori (futuro Santo e Dottore della Chiesa). Il 13 maggio 1731 ebbe quindi inizio l’Ordine del SS. Salvatore, che con l’approvazione pontificia, nel 1750, cambierà il titolo in “del SS. Redentore”. Popolarmente le monache sono note come “Redentoriste” o “Redentoristine”.

Le incomprensioni e l’esodo
A tanta grazia corrisposero presto momenti difficili per suor Maria Celeste. Sorsero non poche incomprensioni tra lei, padre Falcoia e la comunità religiosa. La questione divenne più complicata dall’intromissione di Silvestro Tosquez, laico amico del nuovo vescovo di Scala, presso il quale lui riuscì a far approvare le regole del monastero. Tuttavia, nel riconsegnarle riviste nel marzo 1733, il vescovo impose alla fondatrice di non aver più contatti col Tosquez, di firmare la nuova versione e di non avere più padre Falcoia come direttore spirituale. Di fatto, lei venne isolata dalla comunità monastica e privata dell’Eucaristia.
A causa del clima pesante che si era venuto a creare, nel mese di maggio la sorella Giovanna scrisse al padre: voleva lasciare il monastero. Giunse quindi a Scala padre Giorgio Crostarosa, gesuita, il quale espose il suo suggerimento: interrompere il rapporto col Tosquez, ma non firmare le regole rimaneggiate, e accontentarsi del confessore ordinario del monastero. La conclusione del dissidio avvenne il 14 maggio 1733: suor Maria Celeste fu espulsa e con lei, volontariamente, uscirono le altre due sorelle.
Per dieci giorni, dal 26 maggio in poi, furono ospiti del monastero benedettino della SS. Trinità di Amalfi. Nel mese di giugno si ritirarono nel conservatorio domenicano della SS. Annunziata a Pareti di Nocera (oggi Nocera Inferiore, in provincia di Salerno): suor Maria Celeste ne divenne superiora e lo riformò, operando il bene sia dentro che fuori le mura del chiostro. Il suo nuovo direttore spirituale, trascorsi cinque anni, divenne don Bernardino Sommantico.

La fondazione a Foggia
Sollecitata dal duca Ravaschieri di Roccapiemonte, il 7 novembre 1735 partì nuovamente, per un tentativo di fondazione. Il 4 marzo 1738, si diresse con la sorella Orsola a Foggia, dove giunse solennemente cinque giorni dopo. La sua comunità si trasferì nel nuovo conservatorio del SS. Salvatore il 4 ottobre 1739, dove, il 26 marzo 1742, si svolse la vestizione di otto ragazze.
Finalmente suor Maria Celeste poteva attuare il carisma che le era stato ispirato, guidando le consorelle, ma anche le ragazze del ceto medio che venivano educate nel monastero, con equilibrio e responsabilità.

La vita monastica come imitazione della vita del Redentore
Per lei, la vita delle monache doveva essere una perfetta imitazione della vita del Cristo; di conseguenza, la comunità religiosa era concepita come “viva memoria” del suo amore redentore. Il criterio fondamentale cui doveva ispirarsi era l’essenzialità, attinta dalla familiarità con la Parola e concretizzata nel donarsi senza riserve al prossimo, come scrisse nella prima Regola.
Oltre alla stima di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, suor Maria Celeste godette di quella del giovane fratello redentorista Gerardo Maiella (anche lui canonizzato) e di tutto il popolo di Foggia, che la chiamava “la santa priora”. Intorno al 1750, su invito del direttore spirituale, scrisse la propria autobiografia, fonte di numerosi dettagli sulla sua storia personale.

La morte e gli scritti
La sua esistenza terrena si concluse il 14 settembre 1755 nel monastero di Foggia, mentre il sacerdote che l’assisteva, leggendo la Passione secondo Giovanni, era arrivato alle parole «Consummatum est» («È compiuto»).
Oltre all’autobiografia, suor Maria Celeste ha lasciato un nutrito epistolario, che completa il quadro della sua personalità e permette di osservare la sua vita interiore. Per le sue quattordici opere ascetiche, inoltre, è considerata una delle più grandi mistiche del Settecento italiano.

Il processo di beatificazione
In virtù della sua fama di santità, dal 9 luglio 1879 al 1° luglio 1884, presso la Curia ecclesiastica di Foggia, fu celebrato il Processo informativo, a cui fece seguito, l’11 agosto 1901, il decreto della Congregazione dei Riti sull’introduzione della Causa. Dal 2 maggio 1932 al 4 novembre 1933, a Foggia, fu celebrato il processo apostolico sul non culto e sulla fama di santità. La validità giuridica è stata riconosciuta dalla Congregazione per le Cause dei Santi con decreto del 21 maggio 1999.
Preparata la “Positio”, si è discusso, secondo la consueta procedura, se la Serva di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù cristiane. Con esito positivo, l’11 maggio 2011, si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi. I Cardinali e Vescovi membri della Congregazione per le Cause dei Santi, nella Sessione Ordinaria del 7 maggio 2013, hanno riconosciuto che la Serva di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Il 3 giugno 2013 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù.

Il miracolo e la beatificazione
Come presunto miracolo utile per la beatificazione è stato esaminato il caso di suor Maria Celeste (al secolo Anna Maria) La¬gonigro, monaca redentorista, affetta da un’otite cronica e purulenta all’orecchio sinistro, che perdurava da dieci anni, tra riacutizzazioni e fasi di quiescenza.
Pochi giorni dopo la sua vestizione, avvenuta l’8 dicembre 1955, cadeva il bicentenario della morte della Venerabile Maria Celeste Crostarosa: per l’occasione, il suo corpo fu collocato nella sala capitolare del convento di Foggia, dove risiedeva l’ammalata. Verso le 19.00 del 13 settembre 1955, tutta la comunità religiosa era quindi radunata, quando una consorella di suor Maria Celeste le fece appoggiare l’orecchio infermo e tutto il capo sul petto della Fondatrice, prima della chiusura dell’urna. All’istante, la religiosa riscontrò la scomparsa del dolore e ricominciò a sentire distintamente. Gli esami medici successivi all’evento straordinario hanno evidenziato la perfetta funzione del complesso timpano-ossiculare.
Celebrata l’Inchiesta diocesana negli anni 1987-1988, la Consulta Medica ha riconosciuto, il 19 febbraio 2015, che la guarigione fu rapida, completa e duratura, inspiegabile alla luce delle attuali conoscenze mediche.  Il 9 giugno 2015, i Consultori teologi, radunati nel Congresso peculiare, attribuirono tale guarigione all’intercessione della Venerabile Maria Celeste Crostarosa e i Cardinali e Vescovi, radunati nella Sessione Ordinaria del 3 novembre 2015, confermarono il parere positivo.
Il 14 dicembre 2015, ricevendo in udienza il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, cardinal Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo. La beatificazione è stata celebrata il 18 giugno 2016 presso il Santuario della Beata Vergine Maria Madre di Dio Incoronata a Foggia, presieduta dal cardinal Amato come inviato del Santo Padre.
La memoria liturgica della Beata Maria Celeste Crostarosa, per le monache Redentoriste e i padri Redentoristi fondati da sant’Alfonso, cade l’11 settembre.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2016-06-25

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