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Serva di Dio Geltrude y Gomez de Arce Fondatrice

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Napoli, 28 ottobre 1862 – 1° maggio 1934


Leonilda y Gomez de Arce nacque a Napoli il 28 ottobre 1862 dal marchese Gaetano di origine spagnola, colonnello di carriera e da Concettina Finoia dei Principi Caracciolo d’Avellino, ambedue genitori nobili di casato, ma soprattutto di principi morali e religiosi.
Trascorse la sua fanciullezza a contatto con il vivace popolo napoletano del Rione di ‘S. Lucia a Mare’, a undici anni nel 1873 rimase orfana del padre, colpito da un morbo mortale.
Ancora adolescente si dedicò con semplicità evangelica ad offrire un aiuto ai poveri ed agli ammalati; ogni sabato si recava all’Ospedale degli Incurabili per portare aiuto e conforto nella camerata dei tisici, che erano i più abbandonati; al ritorno dalla scuola dell’epoca, veniva accompagnata fino a casa da gruppi di mendicanti, ai quali una volta giunta a casa, distribuiva viveri, vestiti ed altro.
Non le mancarono proposte di matrimonio, ma nel suo cuore c’era ormai il desiderio di consacrarsi a Dio, confortata da un sogno in cui gli apparve la Vergine Addolorata e il Cuore di Gesù.
Accolse a volte nella casa paterna, le ragazze del quartiere a cui si dedicava insegnando loro il catechismo, preservandole dalle insidie della strada. Nel 1896 improvvisamente morì la marchesa sua madre e Leonilda per superare l’atroce dolore, si impegnò nell’insegnamento della quinta classe dell’Istituto Bladier in Napoli, con grande soddisfazione della direttrice, cui successe nella direzione dopo la sua partenza; le fanciulle ammesse in questo esternato, ne uscivano con una educazione completa, morale, cristiana, civile.
Qui incontrò il rev. Angelo Padovano che divenne il suo Direttore Spirituale; chiese ed ottenne di entrare fra le Piccole Ancelle del S. Cuore, fondate dalla beata Caterina Volpicelli. Intanto il padre Padovano le diede a leggere la “Vita e le Rivelazioni di s. Geltrude la Grande”, Leonilda ne fu entusiasta, cercò di modellare il suo spirito a quello della grande mistica tedesca, che diverrà il filo conduttore della sua vita e delle sue opere.
Nel 1903 aprì in un appartamento preso in affitto, la ‘Pia Casa S. Geltrude’ dove con le prime cinque ragazze del popolo istituì un laboratorio di sartine, qui le ragazze imparavano e lavoravano di cucito, al sicuro da pericoli e la sera tornavano alle loro case.
Ma già nel 1905 dovette prendere una casa più ampia, più centrale, di fronte alla chiesa di S. Lucia al Mare, una stanza fu trasformata in cappella con la statua di s. Geltrude. Con un misterioso apparire di una bambina il 13 ottobre 1910, che le chiedeva di accoglierla perché sola ed orfana, Leonilda chiese al suo direttore il permesso di aprire un orfanotrofio, ottenutolo, cominciò ad accogliere nella ‘Pia Casa S. Geltrude’ le orfanelle che man mano affluivano, portate da sacerdoti o dal caso; lo spazio non mancava in quanto le originarie ‘sartine’ si erano ridotte a tre, le altre ingrate, l’avevano lasciata.
Le piccole che in pochi giorni divennero già 14 ed aumentavano ancora, furono vestite di nero con mantellina ed al collo un nastro bianco con la medaglia di s. Geltrude. Fu necessario trovare una casa più ampia, che si trovò nell’ex monastero di S. Monica in via Salvator Rosa, sulla collina del Vomero e così il 1° maggio 1911 le ‘Violette di s. Geltrude’ come venivano chiamate le orfane, furono trasferite da S. Lucia al Mare, tra il dispiacere degli abitanti della zona.
Il gran numero di bocche da sfamare e accudire, decimò il suo patrimonio, il padre Padovano, spaventato dalla piega presa dagli eventi, la lasciò decidere da sola, visto che i soldi erano suoi. Intanto s. Geltrude era diventata la patrona dei soldati che partivano per la guerra italo-turca e quanti ritornavano sani e salvi, si recavano nella chiesa della santa nell’ex monastero, per ringraziarla.
Nel 1913 usciva il giornalino mensile ‘L’Orfanella’; le bambine accolte erano ormai 160 e il personale era minimo, per cui fu necessario chiedere l’aiuto di qualche suora, ne vennero a diverse riprese e di varie Congregazioni, ma invece di riceverne un beneficio, ne venne un turbamento per le idee diverse e le direttive che disorientavano le bambine e la stessa signorina Leonilda, che si recò allora dal papa s. Pio X ricevendone incoraggiamento a proseguire.
La Prima Guerra Mondiale infuriava e le orfane continuavano ad affluire, ma la Provvidenza non veniva meno per il loro sostentamento, coadiuvata dal lavoro di Leonilda e compagne, che lavoravano il duro panno militare, aiutate dalle orfane più grandi, e poi la devozione per s. Geltrude, faceva affluire molte offerte dei benefattori.
Già dal 1910 era Oblata Benedettina e da anni desiderava diventare benedettina, finché papa Benedetto XV le concesse la vestizione e professione del suddetto Ordine, cerimonia che avvenne il 5 ottobre 1916. Adesso non era più solo un orfanotrofio ma anche una Casa Benedettina.
L’8 ottobre 1916 un prodigio venne a sancire la benevolenza di s. Geltrude per l’Istituzione; verso le 11,30 la santa apparve sulla cupola della chiesa e tanta gente, sia all’interno che all’esterno della Casa, la poterono vedere, compresa Madre Geltrude Maria y Gomez de Arce, questo il nuovo nome di Leonilda.
Negli anni 1917, 1918 e 1919 le prime suore della nascente Congregazione delle “Suore Benedettine di S. Geltrude” emettevano i voti, mentre con l’avvento alla cattedra episcopale di Napoli del cardinale Alessio Ascalesi, le suore trovavano in lui un valido protettore.
Madre Geltrude y Gomez si prodigò affinché la santa badessa tedesca venisse dichiarata compatrona di Napoli e lei stessa fece coniare la statua d’argento, portata in cattedrale in processione il 6 giugno 1927. Intanto sia le orfane, sia le suore aumentavano di numero e si rese necessario aprire altre Case a Torre del Greco e a Castelcivita nel salernitano; a tutte elargiva il suo consiglio, la sua spiritualità, il suo sostegno.
Aveva subito varie malattie come la terribile ‘spagnola’, ma tutte le aveva superate, il 31 dicembre del 1933, volle riunire le sue figlie nella cappella della Casa Madre per un’ultima conferenza, l’indomani si mise a letto per una nefrite tossica che l’aveva minata nel fisico e fra peggioramenti e riprese, tipiche della malattia, continuò a dirigere dal letto la sua Congregazione, finché il 1° maggio 1934 quasi improvvisamente, morì verso le quattro del mattino, quando tutte le suore dormivano e vicino a lei c’era solo la prima suora che le era stata accanto sin dai primi tempi.
I funerali furono solenni, con la partecipazione del cardinale arcivescovo, di personalità illustri, Autorità, tutte le suore, numeroso clero e di tutte le Orfanelle, con una folla immensa di popolo e fedeli.
Dal 6 settembre 1935, la sua salma traslata dal Cimitero di Poggioreale, riposa nella chiesa di S. Geltrude a via Salvator Rosa.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-02-04

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