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Santa Giulia Salzano Vergine, fondatrice

17 maggio

Santa Maria Capua Vetere, Caserta, 13 ottobre 1846 – Casoria, Napoli, 17 maggio 1929

Giulia Salzano trascorse la sua vita dai diciannove anni in poi nella città di Casoria, in provincia di Napoli, dov’era stata destinata come maestra elementare. Non si limitò tuttavia all’insegnamento, ma s’impegnò anche nella diffusione del catechismo. Insieme ad alcune compagne diede vita alle Suore Catechiste del Sacro Cuore, col compito di far conoscere e amare Dio da tutti gli uomini. Morì a Casoria il 17 maggio 1929, a 83 anni. Beatificata a Roma il 27 aprile 2003, è stata canonizzata il 17 ottobre 2010. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta sottostante la chiesa della Casa madre delle Suore Catechiste del Sacro Cuore a Casoria, in piazza Giovanni Pisa 20.

Martirologio Romano: A Casoria vicino a Napoli in Campania, beata Giulia Salzano, vergine, che fondò la Congregazione delle Suore Catechiste del Sacratissimo Cuore di Gesù per l’insegnamento della dottrina cristiana e la diffusione della devozione verso l’Eucaristia.


Nel 1800, dopo la prima soppressione degli ordini religiosi a opera di Napoleone e la seconda ad opera del Parlamento del nuovo Regno d’Italia, si ebbe una nuova fioritura degli stessi, oltre al sorgere di nuove congregazioni.
Tutta l’Italia ne trasse beneficio, soprattutto il Napoletano. Questa terra, che già aveva espresso il fenomeno delle “monache di casa” (consacrate che pregavano, soffrivano ed operavano nella propria casa e nel proprio rione), per tutto il secolo e l’inizio del successivo fu luogo di nascita o di apostolato, o di entrambi, di tante figure emergenti nel campo della Chiesa Cattolica. Erano uomini e donne che desideravano diffondere il Vangelo, prima con l’esempio della loro santa vita e poi con altri compagni, tramite l’insegnamento, l’assistenza, l’aiuto agli orfani, agli ammalati, ai poveri e a quanti altri, in quei tempi di sconvolgimenti politici e sociali, avessero avuto bisogno di un sostegno spirituale e corporale.
Molte delle loro fondazioni sono arrivate vive ed operanti fino a noi. Per limitarci solo alle donne, si possono citare la Serva di Dio Geltrude y Gomez de Arce, fondatrice delle Suore Benedettine di Santa Geltrude; la Beata Maria Maddalena Starace, fondatrice delle Suore Compassioniste Serve di Maria; Santa Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore; la Venerabile Claudia Russo, fondatrice delle Povere Figlie della Visitazione; la Serva di Dio Maria Consiglia dello Spirito Santo, fondatrice delle Suore Serve di Maria Addolorata; Santa Maria Cristina Brando, fondatrice delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato. A questo eletto, ma incompleto elenco, aggiungiamo santa Giulia Salzano, oggetto di questa scheda.
Nacque a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il 13 ottobre 1846. Era la quarta dei sette figli di Diego Salzano, capitano dei lancieri nell’esercito borbonico di Ferdinando I, e di Adelaide Valentino, discendente di sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Rimasta orfana del padre, fu quindi affidata al Regio Orfanotrofio di San Nicola la Strada presso Caserta; ritornò in famiglia a quindici anni, dove completò gli studi, conseguendo il diploma di maestra.
Nell’ottobre 1865, diciannovenne, si trasferì a Casoria, allora un piccolo paese rurale, avendo ottenuto un incarico d’insegnante nella scuola comunale; nel contempo si preoccupò subito di insegnare ai piccoli scolari anche le verità della fede, raccogliendoli nel cortile della sua casa.
Su suggerimento dell’arcivescovo di Napoli, il cardinal Sisto Riario Sforza (Venerabile dal 2012), contattò Caterina Volpicelli, per diffondere a Casoria l’opera delle Ancelle del Sacro Cuore da lei fondata. Donna Giulietta, come veniva chiamata a Casoria, lasciò la scuola anticipatamente, a trentasei anni, perché cominciò a maturare l’ideale della vita religiosa a partire dal 1882. Fu guidata in questo cammino dal francescano padre Ludovico da Casoriae da altri sacerdoti: Giuseppe Piccirelli, Bonaventura Maresca e Giuseppe Muller.
Con grande spirito profetico, ma anche con tante sofferenze, raccolse intorno a sé nell’ottobre 1890 un gruppo di amiche, che costituirono il nucleo iniziale delle “Suore Catechiste del Sacro Cuore”, con lo scopo primario di far conoscere ed amare Dio da tutti, mediante la devozione al Sacro Cuore e alla Vergine Maria.
Il nuovo istituto incontrò varie difficoltà nell’ambito della diocesi di Napoli, perché si voleva far confluire Giulia e le amiche nelle Ancelle del Sacro Cuore della Volpicelli. Il successore del cardinal Sforza, il cardinal Giuseppe Prisco, intervenne per mantenere autonoma la nuova operae ne affidò la direzione in ordine di tempo a don Provitera, don Catalano e don Fabiani.
Il 21 novembre 1905, Giulia e sette compagne presero il velo. In breve tempo, a loro si aggiunsero altre giovani e così si aprirono altre case sempre nell’ambito napoletano. L’attività della congregazione, guidata con abnegazione totale da madre Giulia Salzano, era incentrata soprattutto sull’insegnamento catechistico e sulla devozione all’Eucaristia ed al Sacro Cuore. Certamente, in quei tempi così lontani, madre Giulia anticipò la spinta e l’importanza che oggi la Chiesa ha dato alla catechesi, cioè a tutti i livelli e a ogni ceto sociale. Ogni giorno della settimana era impegnata nei vari incontri: quando qualche suora, vedendola affaticata e stanca, cercava di distoglierla, lei reagiva dicendo a tutte le suore che come Catechiste dovevano desiderare di morire sulla breccia, cioè facendo catechismo fino all’ultima ora.
Nel 1916 furono completate le Regole dell’Istituto e inviate alla competente Congregazione romana. Le Suore Catechiste del Sacro Cuore ottennero il decreto di erezione diocesana dal cardinal Prisco il 12 agosto 1920; le Costituzioni furono approvate da Roma il 4 febbraio 1922 e il riconoscimento pontificio giunse il 19 marzo 1960.
Madre Giulia Salzano continuò il suo apostolato, dispensando consigli a quanti aprivano il loro cuore alla sua accogliente comprensione: per tutti, giovani, soldati, mamme, aveva parole di conforto ed incoraggiamento.
A 83 anni, poco prima di concludere il suo cammino terreno, esaminò circa 100 bambini, preparati per la Prima Comunione, fedele fino all’ultimo al suo motto: «Farò catechismo finché avrò un fil di vita».
Madre Giulia morì a Casoria il 17 maggio 1929. La sua Congregazione si è diffusa, non solo in diverse città italiane, ma anche in altri Stati (Canada, Brasile, Filippine, Perù e India), per viverel’evangelizzazione e la promozione umana.
Il 4 aprile 1974 si ebbe il decreto d’introduzione della Causa di beatificazione, che è proseguita in questi anni, nelle sue varie tappe, sempre positivamente. Il 27 aprile 2003 san Giovanni Paolo II l’ha beatificata in piazza San Pietro a Roma. La canonizzazione è invece avvenuta il 17 ottobre 2010 a Roma, da parte di papa Benedetto XVI.
Nel giro di pochi anni, quindi, la città di Casoria ha maturato il primato di avere tre personaggi illustri elevati al massimo onore degli altari: santa Giulia Salzano e i già citati padre Ludovico da Casoria (canonizzato nel 2014) e madre Maria Cristina Brando, che con la prima era stata beatificata (è stata dichiarata Santa nel 2015).

Autore: Antonio Borrelli
 




“Farò sempre catechismo, finchè avrò un fil di vita”, si era data come scopo di vita, e aveva anche detto di essere “contentissima di morire facendo catechismo”. E se questo non le accadde, certamente tutta la sua vita si consumò nella catechesi a tutti i livelli, ad ogni ceto sociale e ad ogni fascia di età. Giulia Salzano nasce a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel 1846, in una famiglia agiata che di colpo si trova in difficoltà con la morte del papà, ufficiale dell’esercito borbonico. Giulia finisce in orfanotrofio perché mamma non sa come mantenere la famiglia, e vi resta fino a 15 anni. Comincia a lavorare per far quadrare il bilancio familiare, ma continua anche a studiare perché vuole diventare maestra. Con il diploma in tasca raggiunge la sua prima scuola a Casoria, in provincia di Napoli, e con lei si trasferisce tutta la famiglia. Ma a Casoria Giulia non si limita ad essere una brava maestra: trova il tempo per visitare i malati e aiutare i poveri, ma soprattutto comincia a preparare i bambini alla prima comunione. “Donna Giulietta”, come tutti la chiamano in segno di deferenza, è stata folgorata dalla definizione del catechismo “Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita” ed è amareggiata nel constatare che troppi non arrivano a conoscere Dio per mancanza di istruzione religiosa. Di qui la decisione di aprire la sua casa non solo ai suoi alunni ma anche a tutti i bambini della zona, di organizzare corsi di catechesi per le giovani, le mamme e gli operai, di guidare i fedeli nella preghiera. Apre un laboratorio per la confezione di arredi per le Chiese povere, promuove la devozione al Sacro Cuore, diffonde la recita del rosario e la pratica del mese di maggio che predica personalmente nella chiesa del Carmine., dove la gente accorre per ascoltare “donna Giulietta”. Alla soglia dei 50 anni sente che è necessario dare continuità alla sua opera di catechesi. Raccoglie intorno a sé alcune ex allieve e altre giovani che si lasciano attrarre dal suo carisma e dal suo ascendente e insieme a loro fonda nel 1894 l’Opera Catechistica, che dieci anni dopo assume la fisionomia di congregazione religiosa con la nascita delle Suore catechiste del Sacro Cuore. Le istruisce e le prepara al ministero ripetendo loro: “la suora catechista deve sentirsi sempre pronta in tutte le ore per istruire i piccoli e gli ignoranti; non deve misurare i sacrifici che richiede tale ministero; dovrebbe desiderare di morire sulla breccia, se così piacesse a Dio”. Le precede con l’esempio dedicandosi completamente alla catechesi, nonostante gli impegni che deve assolvere alla guida dell’Istituto. Il 16 maggio 1929, all’età di 83 anni, esamina più di 100 bambini che devono essere ammessi alla Prima Comunione e all’alba del mattino dopo muore serenamente, fedele fino in fondo al suo proposito di “fare catechismo finchè avrò un fil di vita”. Giovanni Paolo II° la proclama beata il 23 aprile 2003 indicandola come Donna Profeta della Nuova Evangelizzazione, unica figura di fondatrice ad esprimere il carisma della catechesi.
E' stata canonizzata a Roma da papa Benedetto XVI il 17 ottobre 2010.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto/modificato il 2003-02-04

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