Agnese Panas nacque ad Alano di Piave (BL) il 5 gennaio 1896, da Antonio Benvenuto Panas e da Maria Biasotto; essendosi i genitori trasferiti in America per lavoro, Agnese fu affidata allo zio sacerdote don Angelo e ad Onorina una nutrice che le fece da mamma; venne educata presso le Suore Canossiane a Feltre e poi nel 1910, quando ritornarono i genitori, nel Collegio S. Alvise a Venezia, frequentando l’Istituto Statale “Niccolò Tommaseo”. Le Canossiane non avendo all’interno l’intero corso di studi, erano costrette a mandare le alunne alle scuole pubbliche. La libertà che si godeva nella scuola pubblica, nella quale entrava per la prima volta, la trovò forse impreparata e ne rimase stordita; non si trattava più della scuola delle suore, pulita, ordinata, esente dai fermenti irredentisti che cominciavano a serpeggiare nella zona, ma di una scuola anonima, chiassosa, spesso indisciplinata e percorsa dal laicismo. Anche Venezia era investita dalla famosa ‘neutralità’ della scuola laica, cioè il diritto di allevare i figli al di fuori di qualsiasi influsso religioso; nell’Istituto frequentato da Agnese Panas, gli studenti potevano procurarsi con eccessiva libertà libri e pubblicazioni di ogni genere, a scapito dello studio e della loro formazione morale. Agnese che definirà queste scuole “corrottissime”, ne approfittò per soddisfare il suo desiderio e capacità di leggere di tutto. Fu per lei un periodo ‘particolare’ soprattutto dopo aver conseguito il diploma, indulgeva con la moda del tempo, a quelle letture ‘audaci’ per quell’epoca, fiori a confronto di quelle di oggi, e ad una certa superiorità che la allontanava dalla gente, da cui lei stessa proveniva. Divenne maestra a Conetta (VE) con grande entusiasmo; dopo altri turbamenti, incontrò nel 1914 a Cona un zelante sacerdote, l’oblato Luigi Fritz che con i suoi incontri, consigli, direzione spirituale, la riportò a riprendersi immediatamente dalle sue frivolezze, anche se Agnese confessò di non essere mai venuta meno ai suoi doveri religiosi e morali; tuttavia in riparazione di alcuni suoi scritti di carattere profano, fece il famoso ‘voto della penna’ promettendo solennemente di non scrivere, in tutta la vita, che per Gesù e di Gesù. Superate tante lotte interiori ed esterne, rinunziò all’insegnamento ed espresse il desiderio di farsi suora e su consiglio di padre Fritz, che l’aveva conosciute durante delle predicazioni, voleva entrare fra le Clarisse Cappuccine di Fabriano, la celebre città della carta pregiata e con cui aveva instaurato un epistolario. Ma la famiglia scettica ed ironica si oppose e lei non riuscendo ad ottenere il consenso dei genitori e dello zio Angelo sacerdote, d’accordo con padre Fritz, che l’accompagnò, fuggì da casa ed entrando l’11 ottobre del 1917 nel convento di Fabriano; il 18 aprile 1918 vestì l’abito delle Cappuccine, emise la professione religiosa, cambiando il nome di Agnese in quello di Maria Costanza. Giovane professa, era lieta di compiere i servizi più umili, guardarobiera, giardiniera, cuciniera. A 31 anni venne eletta maestra delle novizie e nel 1936 badessa, ufficio che esercitò per 16 anni continui. Fece, oltre i tradizionali voti religiosi di povertà, ubbidienza e castità, altri tre con i quali si impegnò a “un totale abbandono in Dio”, al “dono della sua vita per le anime” e a quello di “scegliere sempre quello che avrebbe giudicato più perfetto”. Aveva il dono della scrittura, oltre quello di poetessa e pittrice; scrisse un preziosissimo trattato di ascetica: “Venite, ascendamus ad montem Domini”, come pure i “Vangeli delle Religiose” e “I dodici mesi dell’anno della religiosa”, ha lasciato ben 88 libricini di carattere ascetico, tutti scritti a mano in 46 anni, con una grafia impeccabile e senza nessuna correzione; alcuni sono stati stampati, altri sono conservati con venerazione nell’archivio delle Monache Clarisse Cappuccine di Fabriano. Guidò con delicata e illuminata fermezza, i sacerdoti che le si rivolgevano nei momenti di crisi e che le venivano inviati da mons. Tarulli, suo direttore spirituale straordinario. Non mancarono anche le sofferenze dello spirito, come avviene in tutte le anime elette e per lei che aveva consolato tanti, non si trovò chi lo facesse, “Mi pare di essere un oggetto stomachevole e schifoso agli occhi di Gesù, mi pare che Egli mi rifiuti continuamente e mi mandi lontana da sé”. Intorno agli anni ’50 cominciò per madre Maria Costanza la sofferenza fisica, cominciata con il calo della vista e con una pleurite ostinata, accompagnata da una febbricola continua, che la costringeva spesso a letto. Con l’aiuto dei medici e delle medicine, andò avanti ma senza lavorare come un tempo, nel 1959 fu colpita da artrite deformante e progressiva alle mani, ai piedi ed alle braccia, accompagnata da una forte asma bronchiale; il 19 febbraio 1960 una crisi più forte la costrinse a letto, da dove non si rialzò più e per lei si unirono saldamente le due assi della croce – il dolore e l’amore – divenendo più fecondi, perché l’uno era portato dall’altro, ‘Amore redentivo ed espiatorio’. Disse alle sue suore, di cui era ancora badessa, alla fine del primo anno del suo stare a letto, di recitare un ‘Te Deum’ di ringraziamento e “però chiedete anche a Dio che tolga a voi la croce della mia presenza”. Arrivavano in quel maggio del 1963, le notizie della morte di padre Fritz a Padova, da Gubbio la morte della sua Vicaria, da Roma la grave malattia e l’agonia di papa Giovanni XXIII; a tale notizia offrì la sua vita per il Concilio Vaticano II. E il 28 maggio dopo aver disposto gli incarichi del giorno alla Vicaria di Fabriano, si assopì con accanto una suora e verso le 11 passò dal sonno alla morte, dopo tre anni e tre mesi di grave malattia a letto. La città di Fabriano, partecipò affollando la chiesa e con tutto il clero partecipò ai funerali della “monaca veneta”, anche se molti non l’avevano mai vista, essa era diventata una di loro. I suoi resti furono traslati nel 1977 nella chiesa del monastero e il 10 ottobre 1983 iniziò nella Curia di Fabriano, il processo per la sua beatificazione, che prosegue a Roma presso la competente Congregazione.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2003-02-05
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