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Beato Matteo Guimerà di Agrigento Vescovo

7 gennaio

Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico

Martirologio Romano: A Palermo, transito del beato Matteo Guimerá, vescovo di Agrigento, dell’Ordine dei Minori, cultore e propugnatore del Santissimo Nome di Gesù.


Il Beato Matteo Gallo de Gimena nacque in Agrigento, nel quartiere detto Rabbato, e, probabilmente, nell'attuale via Arco di S. Francesco di Paola - ove tradizionalmente una casa, quasi addossata alla abside della chiesa dei Minimi, veniva e viene indicata come quella nativa tra gli anni 1376 e 1377.
Entrò nell'Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di S. Francesco d'Assisi di Agrigento dove emise la professione religiosi nel 1394.
Inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote nel 1400. Cominciò il suo apostolato di predicatore in Tarragona nello stesso anno; negli anni 1405-1416, come maestro dei novizii o magister professionis, visse nel convento di S. Antonio in Padova donde poi tornò in Spagna e vi dimorò sin verso la fine dei 1417, come risulta dalla lettera del re Alfonso, data il 28 novembre 1417, che spiega anche il motivo del suo rientro in Italia: il suo desiderio di incontrarsi con S. Bernardino da Siena, di conoscere il movimento dell'Osservanza e di parteciparvi.
Il movimento francescano dell'Osservanza (perché si intendeva osservare la primitiva regola di S. Francesco, senza attenuazioni), sorto nel secolo XIV, si organizzò e diffuse nel secolo seguente, sotto la guida di S. Bernardino degli Albizzeschi di Siena (1380-1450) che ebbe come suoi validi cooperatori S. Giovanni da Capestrano (1386-1456), Alberto di Sarteano (1385-1459), S. Giacomo della Marca (1394-1476), e il Beato Matteo di Agrigento (1376-1450).
S. Bernardino e il Beato Matteo si incontrarono in Italia nel 1418, forse a Mantova durante il Capitolo Generale e il nostro aderì all'Osservanza.
"Egli era allora sui 40 anni - come nota il p. Serafino (nel pieno vigore delle sue energie, temprato nella pratica della virtù a tutta prova, ricco di un non comune patrimonio culturale e religioso, e soprattutto di una grande esperienza umana e religiosa per cui, alla sequela del Senese, non gli fu difficile progredire... distinguendosi per santità e zelo per la salvezza delle anime".
Fino a pochi decenni addietro, pur conoscendosi la fama del Beato Matteo come predicatore, si ignoravano i suoi scritti, perfino le lettere che certamente egli aveva indirizzato ai sovrani di Aragona, a S. Bernardino e ad altri.
Nel 1960 il p. Agostino Amore ofm pubblicò i "Sermones varii” che erano stati inseriti in un codice di S. Giovanni da Capestrano e venivano a lui attribuiti". In tutto sono 33 discorsi.
Altri 44, in seguito, ne sono stati scoperti dal p. Serafino M. Gozzo nel codice 18-II-3 della Biblioteca vescovile di Nocera.
Il p. Serafino li trascrisse e li preparò per la stampa, ma non potè pubblicarli perché prevenuto dalla morte.
Nel suo volume "Ricerche e Studi” più volte citato, ne fornisce un elenco.
I sermoni, parte scritti in volgare, parte in latino, commentano, in genere, un testo biblico dividendone la trattazione in due, tre o più punti.
A volte il sermone è tutto svolto, esteso nelle argomentazioni e corredato anche da alcune didascalie sul modo di recitarlo; a volte si tratta di appunti e quasi di una scaletta degli argomenti più importanti.
Mostrano però tutti la scienza del predicatore, la logica delle sue argomentazioni, la praticità delle conclusioni, lo zelo apostolico e molto spesso anche l'intimo sentire del santo.
Nel 1425 il papa Martino V concesse al Beato Matteo di fondare dei conventi dell’Osservanza. Tra questi citiamo quello di S. Maria di Gesù di Messina, di Palermo, di S. Nicolò di Agrigento, di S. Vito ivi, di Cammarata, di Caltagirone, di Siracusa. Così anche in spagna fondò due conventi a Barcellona.
Nel suo ordine fu vicario provinciale nel 1425-27, poi nel 1428-30. Nel 1432 fu nominato Commissario Generale della provincia di Sicilia, carica durata fino al 1440.
Nominato vescovo di Agrigento da papa Eugenio IV il 17 settembre 1442, venne consacrato il 30 giugno 1443 nella chiesa madre di Sciacca dal vescovo Nicola ausiliare dell’arcivescovo di Palermo.
Per la sua generosità verso i poveri venne accusato, da una parte del clero che lo avversava, presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa, infatti secondo varie testimonianze egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per se e per quelli che lo coadiuvavano. Oltre a questo venne accusato calunniosamenti di godere di una donna carnalmente. Nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l’innocenza del Beato e il papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale.
Ma la persecuzione non cessò, tanto che il Beato, dopo essersi consigliato anche con S. bernadino da Siena, rinunziò al vescovado.
Morì in Palermo il 7 gennaio 1450. la gente lo onorò subito per la sua santità e tale cultò continuò nei secoli seguenti tanto si iniziò il processo diocesano di beatificazione nel 1759 ed il culto venne riconosciuto dalla Chiesa con decreto del 21 febbraio 1767, approvato da papa Clemente XIII.
La memoria si celebra l’8 febbraio.


Autore:
Raimondo Lentini

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Aggiunto il 2003-03-10

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