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Servo di Dio Eustachio Montemurro Fondatore

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Gravina di Puglia, 1° gennaio 1857 - Pompei, 2 gennaio 1923


Anche per il Servo di Dio Eustachio Montemurro si trattò di una vocazione adulta allo stato religioso, come già per tanti esempi di figure venerabili nella seconda metà dell’Ottocento; anzi ci fu un contemporaneo padre barnabita, il venerabile Vittorio De Marino che oltre che adulto era anche lui un medico come il dott. Montemurro, quando abbracciò lo stato religioso.
Eustachio Montemurro nacque a Gravina di Puglia il 1° gennaio 1857 dal notaio Giuseppe e da Giulia Barbarossa, dopo gli studi classici a Matera, conseguì all’Università di Napoli la laurea in Medicina e Chirurgia e il diploma speciale in matematica e scienze naturali fra il 1875 e il 1881.
Ritornato nella sua città in Puglia si impegnò fattivamente e costantemente come medico, consigliere comunale, docente e dirigente scolastico, membro e presidente di organizzazioni caritative ed assistenziali.
Per nove anni, come medico entra nelle case, ascolta, osserva, riflette, cura, sostiene, incoraggia, soffre.
Come cittadino avverte il malcontento ed il desiderio di giustizia delle classi meno abbienti, le richieste dei giovani. Tutto questo lo conduce a riflettere su se stesso, sul prossimo, sulla strada che lo attende. Nel 1902 la sua vita ha una svolta decisiva, a 45 anni chiede al suo vescovo Cristoforo Maiello di essere accolto nel seminario, dove dopo un biennio di intensi studi teologici, viene ordinato sacerdote il 24 settembre del 1904, celebrò la prima Messa il 1° ottobre e quasi subito ebbe la nomina di vice-parroco di S. Nicola e S. Cecilia di Gravina.
Nei successivi 18 anni della sua vita, manifestò tutta la sua tempra di apostolo, generoso sino a farsi servitore di tutti, specie degli ammalati in stato terminale, padrone di sé anche nelle situazioni più difficili, dedicava ore alla preghiera meditativa e contemplativa, soffrì in silenzio le incomprensioni di qualche appartenente alla gerarchia.
Padre Eustachio Montemurro rimase medico del corpo e diventò medico delle anime, nella sua profonda e sopravvenuta sensibilità pastorale, invita superiori, confratelli e religiosi ad un “fedele ritorno alle origini del proprio istituto”. Dietro questi impulsi di carità, egli fondò delle Congregazioni Religiose; i “Piccoli Fratelli del SS. Sacramento” confluita in seguito in quella dei Rogazionisti del Cuore di Gesù e quelle femminili delle suore “Missionarie Catechiste del Sacro Cuore” e le “Figlie del Sacro Costato e di Maria SS. Addolorata”; dedite alla riparazione al Sacro Cuore e all’educazione delle fanciulle del popolo.
Questo fervore di opere gli procurò l’accusa di ‘eccesso di zelo’ ed il mancato riconoscimento della sua opera; ma le incomprensioni e le sofferenze non lo scuoteranno nella sua sensibilità e continuò per la sua strada. Padre Eustachio Montemurro, unitamente a don Saverio Valerio, chiese al papa il permesso di trasferirsi a Pompei, per adempiere il loro desiderio di condurre vita in comune, al servizio delle anime presso il Santuario della Vergine del Rosario, fondato dal beato Bartolo Longo, allontanandosi così anche dai parenti ed essere completamente dedicati al servizio di Dio.
Arrivarono a Pompei nel 1914 iniziando il lungo apostolato pompeiano, con la catechesi dei fanciulli ed adulti, con la direzione spirituale degli orfani e dei figli dei carcerati, ospitati nelle Opere annesse al Santuario, con le lunghe ore passate nel confessionale della basilica, anche nelle ore più fredde e torride.
Dedito alle visite alle famiglie abbandonate nella campagna di allora, nella cura pastorale e fisica degli ammalati e moribondi, specie durante la famosa epidemia della febbre ‘spagnola’, che fece tante vittime in quegli anni.
Da Pompei continuò a seguire con paterna sollecitudine l’attività delle Congregazioni di suore da lui fondate, inserendole anche nella realtà di Pompei; esse oggi sono presenti come missionarie in 69 Case sparse in Italia e nel mondo. I disegni di Dio portarono ad incontrarsi a Pompei, questi due originari pugliesi, Montemurro fu vicino a Bartolo Longo anche come confessore, percorsero la stessa esperienza di studenti presso l’Università di Napoli e poi scegliendo campi diversi, ma comunicanti rispetto alla carità, solidarietà ed educazione.
Padre Eustachio Montemurro morì a Pompei, circondato da fama di santità il 2 gennaio 1923. Il 21 novembre 1992 si è chiuso a Napoli il processo diocesano per la sua beatificazione, che prosegue ora a Roma presso la competente Congregazione.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-04-11
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