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Venerabile Mari Carmen Gonzalez-Valerio Fanciulla spagnola

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Madrid, 14 marzo 1930 - Madrid, 17 luglio 1939


La Chiesa, sia pur con molta cautela, ha dato il via ai processi di beatificazione e santificazione di bambini che hanno vissuto la loro breve vita nell’innocenza, nella santità, nell’immolazione di vittime, di testimoni o prescelti di fatti prodigiosi.
Così a partire dai Santi Innocenti, vittime di Erode, di san Simonino di Trento, dei beati Francesco e Giacinta Marto di Fatima, della serva di Dio Angela Jacobellis di Napoli, del ragazzo servo di Dio Aldo Blundo pure di Napoli, del servo di Dio Silvio Dissegna di Moncalieri, di san Domenico Savio, ecc. la Chiesa ha indicato nelle loro giovani persone, i testimoni di una santità possibile a tutte le età.
E così ci indica anche la venerabile Mari Carmen Gonzalez-Valerio, fanciulla spagnola di nove anni; vissuta e morta in un periodo infelice della storia della Spagna, di cui da poco si sta cominciando a parlare diffusamente, mentre prima per opportunità politiche e di servilismo culturale verso l’ideologia marxista, degli ultimi tempi, c’era un velo di silenzio.
Il periodo in questione fu la sanguinosa Guerra Civile, che devastò la Spagna a partire dal 1931 e che ebbe il suo culmine negli anni 1936-39. Si cominciò nel ’31 con l’espulsione dalla Spagna del cardinale di Toledo, poi con l’incendio di alcuni conventi, con lo scioglimento della Compagnia di Gesù, con l’approvazione del divorzio, la secolarizzazione dei cimiteri, con l’imposizione di togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche.
Nei quattro anni dal ’36 al ’39, la Guerra Civile scoppiata in tutta la sua violenza fece migliaia di morti, dei quali 4184 sacerdoti, braccati come animali e concedendo ai rossi, una ricompensa per il loro ritrovamento; inoltre 2365 religiosi e religiose per un totale di 6832 consacrati della Chiesa; le diocesi più colpite furono Barbastro, Lérida, Toledo.
In questo tristissimo periodo nacque Mari Carmen Gonzalez-Valerio il 14 marzo 1930 a Madrid, secondogenita di don Julio Gonzalez-Valerio e di donna Carmen Sáenz de Heredia, genitori di nobili origini; il padre già capitano di artiglieria, con l’avvento dei comunisti al potere, aveva lasciato la carriera militare e si era impiegato come ingegnere nelle Ferrovie dello Stato.
La bambina, secondo un’antica tradizione, venne consacrata alla Madonna del Carmine, dandole il nome della Vergine; con lei le tappe dei sacramenti furono veloci, venne battezzata poche ore dopo la nascita per paura di perderla e eccezionalmente a soli due anni venne cresimata, con il permesso del Nunzio apostolico mons. Todeschini, amico di famiglia, giunto nel loro paese di origine, per amministrare la Cresima ai fedeli; l’eccezionalità del fatto si giustificava con la percezione, che non ci fosse molto tempo per prepararsi alla lotta per la fede.
Mari Carmen crebbe con una volontà vigorosa e temperamento forte, “presumidilla” (presuntuosetta) diceva con affetto qualche parente; dotata di un pudore ostinato e scontroso, non amava vestitini troppo esposti.
Aveva assistito con tanto fervore alla Prima Comunione del fratello Julio, fatta alla Grotta di Lourdes e il desiderio si fece vivo in lei di ricevere Gesù al più presto, anche la famiglia visto i tempi, lo voleva.
Nella loro casa viveva, come ospite provvisoria una monaca del Carmelo di Lisieux, uscita dal monastero per un periodo di convalescenza e fu questa suora, che utilizzando un libretto usato anche da s. Teresina per la Comunione, che la preparò all’incontro con Gesù, traducendo il libretto dal francese allo spagnolo.
E anche per lei arrivò il gran giorno desiderato, con l’incontro con Gesù Eucaristia e con la “totale offerta di sé”; ricevé il libro di preghiere intitolato “Mi Jésus” che terrà in mano ostinatamente durante la sua malattia, in esso si trovava la formula da recitare dopo la Comunione: “Oh mio Gesù, io sono tutta tua. Ti sei donato a me e io mi dono interamente a te”.
Già da piccola sentiva il desiderio di farsi santa con la consapevolezza sempre più crescente che per diventarlo bisogna soffrire; concetto che le veniva ribadito spesso dalla governante chiamata Seño (Signorina) la quale spiegava alla bambina che santa Teresa di Lisieux si era offerta sì come “vittima”, ma all’ “Amore Misericordioso di Gesù che vuole amare ed essere amato con tutto il cuore”.
In casa si curava la diffusione e il sostegno della devozione all’Amore Misericordioso e al Sacro Cuore di Gesù con l’invio di scritti e volantini e la bambina di sua iniziativa andava per strada a distribuire ai passanti i foglietti della devozione.
Ma sulla famiglia incombeva il pericolo della rivoluzione, il padre come ex ufficiale e come nobile ne era consapevole. E il 15 agosto del 1936, giorno dell’Assunta, una ronda di miliziani si presentò alla loro porta, per prelevare don Julio, egli nel salutare la moglie, che voleva seguirlo, le raccomandò i bambini, dicendo di spiegare loro quando grandicelli, come era morto, nel difendere i principi cattolici.
Fu rinchiuso in una vicina prigione, le cui finestre davano sulla strada di casa e qualche volta la famiglia riusciva ad intravederlo. Dopo qualche giorno si udì un suo grido e si vide un camion militare che si allontanava; alla prigione dissero brutalmente “se vuoi vedere tuo marito, va all’obitorio”.
La piccola Mari Carmen ebbe l’intuizione che il padre fosse stato ucciso e cominciò a pregare intensamente con il ‘rosario delle piaghe di Gesù’, da usare nei momenti di dolore. Il capo del governo rivoluzionario era Azana e per lei era il responsabile dell’assassinio del papà, ciò nonostante domandava alla madre “Dimmi Azana si salverà?” e la madre da vera cristiana rispondeva: “Se fai dei fioretti e preghi per lui si salverà”.
L’odio dei rivoluzionari verso la sua famiglia era particolare, perché la madre e la nonna erano parenti di Primo de Rivera, l’ex capo del Governo e il loro arresto era imminente, perciò fu consigliato di rifugiarsi nell’ambasciata belga di Madrid, poi vennero raggiunte dai bambini, perché avevano saputo che erano inclusi in una lista di bambini da deportare in Russia.
Nell’ambasciata si nascondevano anche quattro sacerdoti, così perlomeno si poteva celebrare la Messa e ricevere la Comunione. Attraverso vie diplomatiche riuscirono ad avere un salvacondotto e con un camion la famiglia raggiunse Valencia dove si imbarcarono per Marsiglia, ospiti delle Suore Francescane Missionarie, finché arrivarono poi a San Sebastian.
La sua vita in quel periodo fu intessuta di piccole e grandi delicatezze verso i suoi familiari, la servitù, e verso i poveri. Nell’ottobre del 1938 Mari Carmen fu affidata ad un istituto di suore irlandesi come alunna interna, distinguendosi fra le altre alunne perché era l’unica a partecipare alla Messa delle suore, che si celebrava alle sette del mattino.
Un sacerdote che frequentava l’Istituto, indicandola usò questa espressione: “Quella bambina è piena di Spirito Santo”. Dopo un periodo di vacanze pasquali, trascorso a casa, dove il Giovedì Santo la piccola Mari chiese di offrirsi al Signore, tornò in collegio, dove l’8 maggio 1939 cadde ammalata di scarlattina, iniziò così la fase finale della sua vita, la malattia si complicherà sempre più, portandole atroci sofferenze che sopportò senza un lamento, fra la meraviglia dei familiari, medici, infermieri, finché morì il 17 luglio 1939.
Dopo la sua morte si ebbe ancora più chiara la spiritualità della sua giovane vita, nella sua borsetta venne trovata un’agendina in pelle rossa con tre pagine importanti, nella prima è annotato “29 agosto. Oggi hanno ucciso mio padre”, in un’altra è scritto il grido dei martiri di quel periodo “Viva la Spagna. Viva Cristo Re!”, nella terza pagina “Mi sono offerta nella parrocchia del Buon Pastore, 6 aprile 1939”; il tutto custodito in un foglio con su scritto ‘privatissimo’ come fanno i ragazzi con i loro segreti.
Nei suoi ultimi giorni disse all’infermiera: “Mio padre è morto martire, povera mamma e io muoio vittima”. Per il degenerare della malattia il 27 maggio 1939 fu trasferita a Madrid, dove fu operata per quella specie di tumore che le si era formato all’orecchio, ma inutilmente; non esistevano gli antibiotici, le flebo, tre volte al giorno subiva dolorose iniezioni di 300 cc. ipodermiche con enormi siringhe, spaventose a vedersi, specie da una bambina, con giorni che doveva subire più di venti iniezioni, febbre alta, colite che sfiniva; ad ogni iniezione voleva recitare insieme ai presenti un Padre Nostro, le furono tagliati i capelli per liberare le orecchie in suppurazione.
Dopo otto giorni di tormenti risultati inutili, fu riportata a casa affidata a due infermiere, il povero corpicino era tutta una piaga. Un grande specialista e cattedratico, dopo un consulto disse: “che dopo aver visto malati di ogni tipo di malattia, età e categoria, giudico che il comportamento di quella bambina possa essere definito straordinario ed eroico e a me non compete di parlare di santità”.
La nonna scriveva ad una parente lontana “La nostra piccola santa se ne và. Ormai è tutta assorta in Dio”: Avvicinandosi la festa della Madonna del Carmine, diceva che desiderava morire in quel giorno, ma gli dissero che si sarebbe sposata una zia, allora lei disse, “morirò il giorno dopo”. E così con la visione della Vergine che veniva a pigliarla, morì verso le tre del pomeriggio del 17 luglio 1939.
Un anno dopo nel 1940, esule in Francia, moriva anche Manuel Diaz Azana con l’assistenza in punto di morte di un vescovo, ricevendo la Confessione e l’Estrema Unzione, spirando dolcemente nell’amore di Dio, senza sapere però quante preghiere di una bambina di nove anni, avevano ottenuto la conversione.
Il 12 gennaio 1996 papa Giovanni Paolo II ha proclamato l’eroicità delle sue virtù, dichiarandola venerabile.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-05-13

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