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Irlanda, VII sec. - St-Odilienberg, Olanda, 713 ca.
Vescovo missionario di origine northumbriana, operò nel VII e VIII secolo nelle regioni della Frisia e della Bassa Mosa, nell'odierna Olanda. La sua azione apostolica, strettamente legata a quella dei compagni Wiro e Otger, si distinse per un approccio che univa l'autorità episcopale alla vita monastica comunitaria. La fondazione del monastero di Sint Odiliënberg, resa possibile grazie al sostegno di Pipino II di Heristal, segnò un punto di svolta nella cristianizzazione delle popolazioni frisone. La sua memoria, celebrata il 15 luglio, sopravvive non solo nei testi liturgici, ma anche nel tessuto urbano e religioso di città come Oldenzaal e Roermond, dove le sue reliquie sono custodite e venerate da secoli.
Emblema: Abiti vescovili, mitra, bastone pastorale, libro dei Vangeli; spesso raffigurato in gruppo con i santi Wiro e Otger.
Martirologio Romano: A Roermond sulla Mosa in Austrasia, nell’odierna Olanda, san Plechelmo, vescovo, che, originario della Northumbria, annunciò a molti le ricchezze di Cristo.
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Le notizie sulle origini di Plechelmo sono frammentarie e talvolta contraddittorie. Il Martirologio Romano lo indica come originario della Northumbria, regione dell'Inghilterra anglosassone, mentre alcune tradizioni locali olandesi ne suggeriscono un'origine irlandese. Indipendentemente dalla provenienza geografica, la sua formazione fu profondamente monastica e missionaria, tipica della Chiesa insulare del VII secolo, che vedeva nell'evangelizzazione del continente europeo il proprio compito primario. Spinto da questo zelo apostolico, Plechelmo lasciò la sua terra d'origine per recarsi nelle terre di frontiera dell'impero franco, dove la cristianizzazione delle tribù frisone era ancora un'impresa incompiuta e pericolosa.
L'evangelizzazione della Frisia e la fondazione di Sint Odiliënberg Giunto nella regione della Bassa Mosa, Plechelmo unì le proprie forze a quelle di altri due missionari, il vescovo Wiro e il diacono Otger. Insieme, i tre avviarono un'opera di predicazione e di organizzazione ecclesiale tra le popolazioni locali. Un momento decisivo per la loro missione fu l'incontro con Pipino II di Heristal, maggiordomo di palazzo d'Austrasia. Intorno agli anni 695-700, Pipino concesse loro in dono una porzione di terra collinare nota come "Mons Sancti Petri" (Petersberg), nell'attuale provincia del Limburgo. Su questo sito, i tre missionari fondarono un monastero e una chiesa, dando vita a quella che sarebbe diventata l'abbazia di Sint Odiliënberg, presso Roermond. Questa fondazione non fu solo un centro di preghiera, ma un vero e proprio avamposto di civiltà cristiana, da cui partivano le missioni verso le comunità ancora pagane della regione.
Gli ultimi anni e l'eredità spirituale Plechelmus proseguì la sua opera di pastore e monaco fino alla fine dei suoi giorni, morendo a Sint Odiliënberg intorno al 713. La sua morte non segnò la fine della comunità da lui fondata, che continuò a prosperare nei secoli successivi, passando in seguito ai Canonici Regolari. La fama di santità di Plechelmo, Wiro e Otger attirò numerosi pellegrini, rendendo il monastero un importante centro di culto. Nel X secolo, il culto di Plechelmo ricevette un ulteriore impulso quando il vescovo Balderico di Utrecht, intorno al 954, fondò un capitolo di canonici a Oldenzaal, dotandolo di una chiesa in pietra e promuovendo la traslazione di alcune reliquie del santo. Da allora, Oldenzaal e Roermond sono diventate i due poli principali della venerazione di san Plechelmo, testimoniando la duratura eredità del vescovo missionario.
Il culto e le reliquie Le reliquie di san Plechelmo sono oggi venerate principalmente in due luoghi. A Sint Odiliënberg, la basilica romanica dedicata ai tre santi conserva la memoria della fondazione originaria. A Oldenzaal, la Basilica di San Plechelmo sorge sul luogo del capitolo fondato dal vescovo Balderico e rappresenta il centro nevralgico del suo culto. Le reliquie, disperse o nascoste durante la Riforma Protestante, furono in parte ritrovate e restaurate nel culto pubblico tra il XVII e il XIX secolo, riaffermando la continuità della devozione.
Iconografia Nell'arte sacra, san Plechelmo è quasi sempre rappresentato in gruppo con i santi Wiro e Otger, a sottolineare l'unità della loro missione. Indossa gli abiti vescovili, con la mitra e il bastone pastorale, e talvolta tiene in mano un libro dei Vangeli, simbolo della sua attività di predicazione. Le raffigurazioni più antiche si trovano nelle vetrate e nelle sculture delle chiese del Limburgo e della regione di Twente. Autore: Enrico Quiri
Santi WIRONE, PLECHELMO e ODGERO San Wirone o Wiro era originario dell’Irlanda, alcuni dicono della Scozia e verso la fine del secolo VII partì dalla sua patria, come missionario vescovo, per la Bassa Mosa (Olanda), insieme al vescovo missionario s. Plechelmo e del diacono s. Odgero per evangelizzare i Frisoni, popolazione di stirpe germanica, abitante nella Frisia olandese. Pipino II di Heristal († 714) maggiordomo d’Austrasia, fece loro dono di una terra, chiamata Petersberg (Mons Sancti Petri) nella provincia di Overijssel, dove fondarono un monastero chiamato poi St-Odilienberg presso Roermond e una chiesa annessa. La fondazione avvenne negli anni 695-700, ed è confermata dal rituale pellegrinaggio di Pipino d’Heristal a Odilienberg. I tre missionari partiti da varie regioni della Gran Bretagna, condussero nel monastero sopra citato e di cui erano i fondatori, una vita esemplare ed apostolica fra le popolazioni ancora non cristiane. S. Wirone morì verso il 700, s. Odgero e s. Plechelmo nel 713; le reliquie di s. Odgero si trovano nella città di Odilienberg, quelle di s. Plechelmo si venerano ad Oldenzaal ed a Roermond (Limburgo olandese). Per s. Wirone la sua tomba fu scoperta nell’agosto 1881 a Roermond; egli ebbe subito dopo la morte un culto, nel Medioevo fu patrono della diocesi di Utrecht, dal 1599 patrono di tutte le diocesi d’Olanda e oggi ancora è il patrono di varie chiese e della diocesi di Roermond. I vari Martirologi compreso quello Romano, pongono la sua festa all’8 maggio, mentre a Roermond da tempi antichi si celebra l’11 maggio. I pellegrinaggi alla tomba di Odilienberg furono frequenti specie nel Medioevo e continuano tuttora; il monastero di Odilienberg passato poi ai Canonici Regolari, nel 1361 fu trasferito a Roermond, portando con sé le reliquie dei tre santi, che scomparvero ai tempi della Riforma Protestante. Solo nel 1594 furono ritrovate, esse poi nel 1686 e nel 1881 furono riportate nella nuova chiesa; la testa di s. Wirone, già nel Medioevo, fu portata ad Utrecht. La ricorrenza liturgica di s. Plechelmo è al 15 luglio.
Autore: Antonio Borrelli
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