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Serva di Dio Caterina Benso

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Morozzo, 1 maggio 1745 - 25 febbraio 1803


Nasce a Morozzo il 1° maggio 1745, in una semplice e umile famiglia di contadini. Morto il papà in ancor giovane età, si trasferisce con i famigliari a Roata Chiusani di Centallo.
Dotata di una straordinaria bellezza, che le procura anche vantaggiose offerte di matrimonio, ad essa preferisce la bellezza interiore, l’amicizia con Dio, che cerca di alimentare e sostenere con un’assidua preghiera.
Si iscrive alla Compagnia della Madonna Addolorata, particolarmente venerata a Roata Chiusani e di cui anche lei diventa devotissima: comincia così una vita spirituale ancora più intensa, che dalla preghiera e dall’affidamento a Maria riceve la forza ed il coraggio per affrontare le difficoltà di ogni giorno.
Nella semplicità di una vita intessuta di lavori umili, andando a lavorare a giornata nei campi, spigolando, allevando bachi da seta e portando una mucca al pascolo, Caterina scopre un “tesoro” al cui confronto tutto il resto è niente: soltanto Gesù può dare un senso alla sua vita, è Lui la “perla preziosa” di evangelica memoria, per la quale vale davvero la pena sacrificare tutto il resto. Questo cammino spirituale la porta, così, a considerare che anche alla bellezza fisica si può rinunciare, quando questa mettesse in crisi la sua amicizia con Gesù.
A vent’anni appena compiuti, aggredita in aperta campagna da un giovane che vorrebbe abusare di lei, si difende mettendo tra sé e l’aggressore il crocifisso, che sempre porta al collo: un gesto semplice e disarmante che lo mette in fuga, permettendole così di tornare a casa sana e salva. L’episodio, però, le fa capire ancora di più che la sua bellezza, suo unico tesoro, la può esporre anche a molti pericoli, facendole correre il rischio di offendere il Signore. Una quotidiana, lunga e fervorosa preghiera davanti all’Addolorata la porta così a mettere nelle mani di Gesù l’offerta di tutta se stessa: un’offerta generosa che Caterina non ritirerà mai.
Alcuni mesi dopo, la caduta di una grossa pagnotta le provoca sul volto una banale ferita, che si dimostra ribelle ad ogni cura. Ben presto la ferita si trasforma in una dolorosissima cancrena, che inizia a corroderle il volto fino ad inchiodarla nel letto.
Per 38 lunghissimi anni, tra sofferenze lancinanti, inutili e dolorose medicazioni, con il corpo piagato e squassato dalla febbre, accetta con santa pazienza ed infinita umiltà il dolore che si è abbattuto su di lei, riuscendo a santificare con l’amore la sua sofferenza, che, proprio quando sembra giunta al culmine, comincia a diventare sorgente di vita e speranza di guarigione per gli altri.
Attorno a Caterina cominciano ad affluire malati di ogni genere, provenienti non solo dalla provincia di Cuneo, ma da tutto il Piemonte, dalla Liguria, dalla Lombardia e perfino dalla Francia.
”Andate dalla Madonna” è il costante invito che rivolge a tutti coloro che si affidano alla sua intercessione: soltanto davanti all’altare della Madonna, infatti, ciechi, storpi, zoppi, ammalati di tumore, epilettici e sordi trovano guarigione, mentre Caterina vuole semplicemente essere il “ponte” tra la sofferenza dell’uomo e la potenza risanatrice di Dio.
Roata Chiusani è letteralmente invasa da carri e carrozze, ristoranti mobili e gente di ogni paese, al punto che il sindaco è costretto a far presidiare dalle guardie la sua casa, per prevenire possibili disordini.
Osteggiata e perseguitata dall’autorità civile, che vede in lei una pericolosa cospiratrice, è invece sostenuta dall’arciprete di Centallo e dalla Curia di Torino, che riconoscono il “dito di Dio” negli avvenimenti prodigiosi che avvengono attorno a lei.
Completamente divorata dal cancro, che l’ha resa anche cieca, Caterina muore il 25 febbraio 1803 e la gente di Roata Chiusani la vuole seppellita in chiesa, davanti all’altare della Madonna, contro il parere dell’autorità civile, che teme che su quella tomba si possano verificare altri miracoli.
La morte non spegne la forza della sua presenza, che anzi acquista maggior vigore, e la gente continua a ricorrere a Caterina Benso.
La sua intercessione si rivela particolarmente efficace per i piccoli e per i deboli; per i malati terminali e, specialmente, per quanti sono affetti dal “male del secolo”; per la pace nelle famiglie e per la conversione delle anime lontane da Dio.
La tomba di Caterina, nella chiesa parrocchiale di Roata Chiusani, diventa così ancora oggi un sicuro punto di riferimento per quanti cercano conforto e guarigione e per tutti coloro che hanno bisogno di attingere forza dal suo esempio e vogliono dare sempre a Dio il primo posto nella loro vita. In un silenzio pieno d’amore, da quella tomba sembra invitare alla fiducia e ripetere come un tempo, agli afflitti ogni genere, il suo consiglio “Andate dalla Madonna”



La biografia di Caterina Benso, ”Caterina dei miracoli” può essere richiesta alla Parrocchia di San Bernardo Abate – Roata Chiusani - 12044 Centallo.


PREGHIERA


Santissima Trinità,
che con l’opera della Vostra grazia
avete fatto di Caterina Benso
un ammirabile modello di innocenza e di eroico sacrificio,
noi Vi preghiamo,
per intercessione di Maria SS. Addolorata e della Vostra umile Serva,
di esaudire le nostre preghiere
e di concedere che le nostre famiglie
sappiano seguire il luminoso esempio delle sue virtù
e così Vi rendano gloria nei secoli.
Amen.

Nostra Signora Addolorata, prega per noi.

(adattamento della preghiera composta dal Vescovo Mons. Quirico Travaini)


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2003-05-19

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