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Servo di Dio Stefano Lefèvre (Faber) Missionario, martire

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Mourières (Avignone), 14 febbraio 1597 – Hanchung (Cina), 10 maggio 1657


Stefano Lefèvre il cui cognome viene scritto anche Faber, nacque a Morières presso Avignone in Francia, il 14 febbraio 1597. A 18 anni nel 1615 entra nei Gesuiti ottenendo poi di essere destinato alla missione in Cina; allora il grande Paese asiatico era in un periodo politicamente agitato, che si concluse nel 1647 con la caduta della dinastia Ming e con la sostituzione con la dinastia Quing dei Manciù.
Anche per il cristianesimo è l’inizio di una forte espansione, nelle province dell’immenso impero cinese e così padre Stefano Lefèvre dopo un anno di preparazione a Macao, viene inviato nel 1632, nella provincia di Shansi, dove esisteva una missione fondata 12 anni prima dal gesuita G. Aleni di Brescia.
Esplica la sua proficua attività nella zona di Shaanxi, spingendosi fino alla zona impervia di Hanzhong e verso il Gansu, raccogliendo numerose conversioni, facendosi benvolere anche dai non cristiani, per le sue doti, le sue virtù e per i doni straordinari di cui è dotato.
Si racconta che nel 1636 lo Shensi e il Gansu, subirono un’enorme invasione di cavallette, provenienti dalla Mongolia, seminando terrore nella popolazione e la distruzione delle coltivazioni, con lo spettro della conseguente carestia.
Padre Lefèvre già godeva della fama di operare prodigi contro questo flagello, perché era già intervenuto nella città di Yansien, erigendo un altare nei campi infestati, ed esponendo le immagini di Gesù e della Vergine e invitando tutti ad inginocchiarsi con lui a pregare; dopo aver recitato gli esorcismi prescritti in queste calamità, asperse con l’acqua benedetta i campi e tutto ad un tratto le cavallette si alzarono in volo, lasciando quei campi e posandosi proprio sui campi coltivati dei pagani, che non avevano voluto pregare con loro; inoltre padre Stefano aveva ottenuta anche una pioggia per i campi riarsi.
Quindi anche la popolazione di Siaochai che si trovava nelle stesse condizioni, decise di invitarlo e padre Stefano, come aveva fatto anche in altre occasioni accettò, mettendo in pratica lo stesso rituale, le cavallette scomparvero ma i cinesi rifiutarono di convertirsi come avevano promesso; a questo punto le cavallette ritornarono sui campi più numerose e voraci di prima; atterriti, i pagani se pur umiliati, si rivolsero di nuovo a padre Lefèvre, il quale fece scavare grandi fosse e poi ordinò alle cavallette di buttarsi dentro e lì vennero seppellite.
Inoltre aveva scacciato le tigri dalla catena montuosa del Tsingling, e aveva con il Rosario e l’acqua benedetta, spento un grande incendio sviluppatosi entro la porta orientale della città di Chengku, proprio quando stava liberando i campi dalle locuste.
Questi prodigi riferiti dal suo successore e dal Vicario apostolico dell’epoca, furono l’origine della cristianità di Siaochai, lo stesso padre Lefèvre educò ed istruì i catecumeni, erigendo le sue celebri Congregazioni graduate per ogni età e condizione; vi costruì una chiesa con i pochi mezzi disponibili, convertì le bonzesse di un vicino convento.
Morì il 10 maggio 1657 dopo aver sofferto per l’odio dei nemici del cristianesimo, nella stazione missionaria di Hanchung. La sua fama di santità e di operatore di prodigi, si perpetua nella zona a distanza di tanto tempo, anzi l’immaginazione popolare dei pagani della regione, trasforma il missionario gesuita in un “genio protettore”, gli vengono erette statue che lo rappresentano sempre sorridente con una tigre accovacciata ai suoi piedi.
Il 27 aprile 1906 fu aperto il processo ordinario per la sua beatificazione.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-07-29

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