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Santa Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot) Suora Francescana, martire in Cina

9 luglio

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

Beaune (Digione), 28 aprile 1866 - Tai-yuen-fu (Cina), 9 luglio 1900


Il 1° ottobre del 2000, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri in Cina; beatificati in precedenza in vari gruppi a partire dal 1746 con papa Clemente XIII, fino a Pio XII nel 1951.
E di questa folta schiera di martiri, che comprende vescovi, sacerdoti, catechisti, suore, religiosi, laici, che immolarono la loro vita per la fede, vittime dell’odio anticristiano, c’è un gruppo di 29, tutti appartenenti all’Ordine Francescano, uccisi dai fanatici ‘boxers’ il 9 luglio 1900 a Tai-yuen-fu.
Il gruppo capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 11 laici cinesi del Terz’Ordine di s. Francesco e 3 laici fedeli cinesi; essi vennero beatificati il 27 novembre 1946 da papa Pio XII.
I ‘boxers’erano un duplicato dell’antica e misteriosa associazione “Nenufaro bianco”, che era ostile alla dinastia Manciù e che durante il regno di Kia-king si credé di avere sterminato a furia di decapitazioni; invece i sopravvissuti poterono fuggire e rifugiarsi nella Cina del Sud, dove nel 1853 fondarono un breve regno durato solo 15 anni, chiamato “Regno celeste della pace”; defunto il loro primo sovrano si dispersero, continuando a provocare focolai rivoluzionari dovunque.
Alla fine del sec. XIX, nacque da essi la società del ‘Grande coltello’, dall’equivalente nome cinese, che finisce con il termine significante pugno, gli inglesi, riferendosi a questo termine ed agli esercizi fisici che facevano per acquistare agilità e potenza, li soprannominarono ‘Boxers’.
Detta società aveva come scopo la liberazione della Cina dagli stranieri e di conseguenza lo sterminio dei cristiani considerati loro complici. Nelle uccisioni preferivano i capi delle comunità cristiane, i catechisti, le maestre, i bambini anche di pochi giorni battezzati; con l’aiuto dei bonzi diffondevano contro i cristiani calunnie incredibili.
Con l’imperatrice madre Tz-Hsi i ‘Boxers’ poterono agire in piena libertà, specialmente nelle province intorno a Pechino; i cristiani per cercare di sfuggire alle aggressioni, si organizzarono in villaggi fortificati, ma i ‘boxers’ appoggiati a volte dalle truppe regolari, penetrarono dappertutto compiendo orrende carneficine, come nel villaggio di Tchou-kia-Ho dove furono massacrati migliaia di cristiani.
Detto questo, parliamo ora delle sette Suore Francescane Missionarie di Maria, Congregazione fondata dalla beata francese Maria della Passione (Elena Filippina de Chappotin) [1839-1904], la quale già a 25 anni era a capo di un giovane drappello di vergini Missionarie, con una Regola di vita, tracciata in un momento di ispirazione fra gli archi del Colosseo a Roma.
L’Istituzione nell’anno della morte della fondatrice aveva già più di tremila figlie e 86 Case. Le sette martiri di Tai-yuen-fu fanno parte del primo fortunato gruppo, cresciuto sotto lo sguardo e le cure di Madre Maria della Passione, e che sarebbero diventate “i suoi sette dolori e le sue sette allegrezze”, tutte giovani fra i 25 e 36 anni, mentre la Congregazione aveva appena 25 anni di vita, quando vi fu questo cruento sacrificio.
I loro nomi sono: s. Maria Ermellina di Gesù di 34 anni; s. Maria Chiara di 28 anni; s. Maria di Santa Natalia di 36 anni; s. Maria di San Giusto di 34 anni; s. Maria Adolfina di 34 anni; s. Maria Amandina di 28 anni; s. Maria della Pace di 25 anni.
La Superiora del gruppo era madre Maria Ermellina di Gesù, il cui nome da laica era Irma Grivot, nacque il 28 aprile 1866 a Beaune nella diocesi di Digione in Borgogna; crebbe la sua fanciullezza in un grande fervore religioso; si diplomò come insegnante e già insegnava a Beaune, quando a 27 anni venne il momento della scelta definitiva e quindi nonostante la contrarietà della famiglia, volle entrare nel nuovo Istituto delle Francescane Missionarie di Maria a Vanves e da lì nella Casa del noviziato ai Châtelets nell’incanto dei boschi stupendi, dell’antica residenza estiva dei vescovi di Saint Brieuc.
Il 28 luglio 1894 prese l’abito bianco dell’Istituto e il nome non usuale di Maria Ermellina di Gesù, volendo richiamare il candore di questo piccolo e prezioso animale; Irma Grivot ne fu felicissima e ne andò sempre fiera, perché si considerava “l’ermellino di Gesù”.
La sua condotta, la sua spiritualità colpirono la Madre Generale e fondatrice, la quale la nominò Segretaria della Superiora e Ammonitrice delle Novizie. Nel 1896 venne trasferita a Vanves presso i laboratori artigiani e la tipografia dell’Istituto, interamente gestiti dalle suore e suor Maria Ermellina fu messa alla contabilità della gestione, circondata dalle sale della tipografia.
L’attività così diversa dalla normale vita delle suore in genere, non la distraeva dal suo unico pensiero: “essere la sposa di Cristo” e così l’8 settembre 1896, pronunciò i suoi voti. Trascorsero circa tre anni, tutta presa nel suo lavoro e spargendo intorno a sé una gioia contagiosa, suscitando l’ammirazione delle sue Superiore.
Nel 1898 la Madre Generale la chiamò a Roma, per darle una preparazione più specifica per le missioni, questa possibilità fece fare al suo cuore balzi di gioia, in quanto sin da ragazza aveva coltivato quest’ideale missionario; la sua meta era lo Shan-si in Cina. Stette a Roma tre mesi, lasciando nelle suore un ricordo indimenticabile; nel febbraio 1899 lasciò Roma per imbarcarsi a Marsiglia, dove trovò le compagne di viaggio, a loro si unirono anche i missionari francescani con a capo mons. Fogolla e tutti insieme salparono verso l’Oriente il 12 marzo 1899.
Madre Maria Ermellina tenne del lunghissimo viaggio un aggiornato diario, ci furono varie tappe con contatti con altre Comunità religiose presenti in quegli Stati; dopo 35 giorni di navigazione raggiunsero Shanghai, ospiti delle Suore di S. Vincenzo de’ Paoli, le prime arrivate in Cina.
Poi esse si avviarono, via ferrovia e poi con muli e palanchini, verso la meta finale, il tutto appassionatamente annotato sul suo diario. Giunsero finalmente a Tai-yuen-fu il 4 maggio 1899, dopo un’ulteriore viaggio di 52 giorni, oltre la traversata oceanica; accolte dal venerando mons. Gregorio Grassi, da alcuni padri francescani e da 200 orfanelle.
E le orfane furono l’impegno principale delle suore, che nell’attesa della costruzione di un promesso ospedale, organizzarono un ambulatorio, dispensando medicinali. La madre Fondatrice scrivendo e parlando di lei diceva: “Dobbiamo benedire il Cielo d’aver dato all’Istituto delle Francescane Missionarie di Maria, questa giovane Superiora, vero e raro modello di perfezione”.
Il 5 luglio 1900 i ‘Boxers’ arrivati nella cittadina, le imprigionarono tutte e sette e poi il 9 luglio 1900 le portarono con un inganno nel cortile del tribunale di Tai-yuen-fu, dove credevano di subire un processo e invece furono improvvisamente massacrate e decapitate a colpi di sciabolate, insieme agli altri missionari francescani e fedeli cinesi; erano state in Cina appena un anno e due mesi, sufficienti per donare il loro sangue innocente, a quella grande Nazione asiatica.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-07-30

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