Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione M > Santa Maria della Pace (Marianna Giuliani) Condividi su Facebook Twitter

Santa Maria della Pace (Marianna Giuliani) Suora Francescana, martire in Cina

9 luglio

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

L’Aquila, 3 dicembre 1875 - Tai-yuen-fu (Cina), 9 luglio 1900


Il 1° ottobre del 2000, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri in Cina; beatificati in precedenza in vari gruppi a partire dal 1746 con papa Clemente XIII, fino a Pio XII nel 1951.
E di questa folta schiera di martiri, che comprende vescovi, sacerdoti, catechisti, suore, religiosi, laici, che immolarono la loro vita per la fede, vittime dell’odio anticristiano, c’è un gruppo di 29, tutti appartenenti all’Ordine Francescano, uccisi dai fanatici ‘boxers’ il 9 luglio 1900 a Tai-yuen-fu.
Il gruppo capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, un fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 11 laici cinesi del Terz’Ordine di s. Francesco e 3 laici cristiani cinesi; essi vennero beatificati il 27 novembre 1946 da papa Pio XII.
I ‘boxers’ erano un duplicato dell’antica e misteriosa associazione “Nenufaro bianco”, che era ostile alla dinastia Manciù e che durante il regno di Kia-king si credé di avere sterminato a furia di decapitazioni; invece i sopravvissuti poterono fuggire e rifugiarsi nella Cina del Sud, dove nel 1853 fondarono un breve regno durato solo 15 anni, chiamato “Regno celeste della pace”; defunto il loro primo sovrano si dispersero, continuando a provocare focolai rivoluzionari dovunque.
Alla fine del sec. XIX, nacque da essi la società del ‘Grande coltello’, dall’equivalente nome cinese, che finisce con il termine significante pugno, gli inglesi, riferendosi a questo termine ed agli esercizi fisici che facevano per acquistare agilità e potenza, li soprannominarono ‘Boxers’.
Detta società aveva come scopo la liberazione della Cina dagli stranieri e di conseguenza lo sterminio dei cristiani considerati loro complici. Nelle uccisioni preferivano i capi delle comunità cristiane, i catechisti, le maestre, i bambini anche di pochi giorni battezzati; con l’aiuto dei bonzi diffondevano contro i cristiani calunnie incredibili.
Con l’imperatrice madre Tz-Hsi i ‘Boxers’ poterono agire in piena libertà, specialmente nelle province intorno a Pechino; i cristiani per cercare di sfuggire alle aggressioni, si organizzarono in villaggi fortificati, ma i ‘boxers’ appoggiati a volte dalle truppe regolari, penetrarono dappertutto compiendo orrende carneficine, come nel villaggio di Tchou-kia-Ho dove furono massacrati migliaia di cristiani.
Detto questo, parliamo ora delle sette Suore Francescane Missionarie di Maria, Congregazione fondata dalla francese beata Maria della Passione (Elena Filippina de Chappotin) [1839-1904], la quale già a 25 anni era a capo di un giovane drappello di vergini Missionarie, con una Regola di vita, tracciata in un momento di ispirazione fra gli archi del Colosseo a Roma.
L’Istituzione nell’anno della morte della fondatrice, aveva già più di tremila figlie e 86 Case. Le sette martiri di Tai-yuen-fu fanno parte del primo fortunato gruppo, cresciuto sotto lo sguardo e le cure di Madre Maria della Passione, e che sarebbero diventate “i suoi sette dolori e le sue sette allegrezze”, tutte giovani fra i 25 e 36 anni, mentre la Congregazione aveva appena 25 anni di vita, quando vi fu questo cruento sacrificio.
I loro nomi sono: s. Maria Ermellina di Gesù di 34 anni; s. Maria Chiara di 28 anni; s. Maria di Santa Natalia di 36 anni; s. Maria di San Giusto di 34 anni; s. Maria Adolfina di 34 anni; s. Maria Amandina di 28 anni; s. Maria della Pace di 25 anni.
La seconda vittima del gruppo, dopo la superiora Maria Ermellina, fu Maria della Pace, la quale nacque il 3 dicembre 1875 a L’Aquila, dove il padre era temporaneamente per lavoro con tutta la famiglia, ma la sua città dove visse fu Bolsena, la terra del noto miracolo Eucaristico.
Prima di tre figli, Marianna Giuliani, questo il suo nome da laica, sin da ragazzina aiutava la madre nelle faccende domestiche, affinché tutto fosse a posto al ritorno del padre dal lavoro d’impiegato comunale, uomo piuttosto collerico e impetuoso.
Nel 1884 la famiglia si divise sempre per il lavoro paterno, e mentre i genitori e il fratello si trasferirono a Roma, Marianna e la sorella rimasero a Bolsena, presso gli zii Fioravanti, che le accolsero come proprie figlie. Nel 1886 quando aveva 11 anni le morì la madre, colpita da un male incurabile, perdita che lascerà nel suo animo un profondo dolore, solo in parte lenito dalle cure della zia Costantina, presso la quale lei e la sorella continuarono a rimanere.
La sua fanciullezza trascorse nella pace della cittadina del lago omonimo, frequentando con assiduità le chiese di S. Cristina, patrona della città, quella francescana della Madonna del Giglio e il cimitero ove era sepolta la madre. Visto l’ingegno sviluppatosi nella bambina, gli zii ritennero che a Bolsena non poteva avere un’educazione conforme alle sue attitudini e quindi incaricarono un loro parente Frate Minore a Roma di trovare un’Istituzione religiosa, adatta per darle un’educazione adeguata.
Interpellata, madre Maria della Passione accolse maternamente la piccola orfana, che divenne poi la prima probanda e una delle glorie del nascente Istituto. Nel 1882 entrò così nella Casa di via Giusti dove rimase per alcuni anni, ricevendo anche la Prima Comunione, ma nonostante l’affetto di tutte nei suoi confronti, il clima romano e la solitudine di quella grande Casa, non avevano effetto benefico sulla sua salute; per cui madre Maria della Passione decise di inviarla in Francia ai Châtelets, fra i boschi, dove rimase fino ai 16 anni.
Impegnata nello studio, acquisì una discreta cultura letteraria, imparò il francese e si applicò con successo alla musica; pur avendo raggiunta l’età per ricevere il velo della Congregazione, questo gli veniva negato varie vote, perché i suoi zii tutori negavano l’assenso. Che comunque poi arrivò, visto l’insistenza degli scritti che Marianna Giuliani inviava agli zii in Italia, e così il 6 giugno 1892 vestì l’abito e prese il nome di Maria della Pace, suggerito da lei stessa.
Dopo un periodo di sei mesi a Vanves come segretaria, fu inviata a Parigi nella prima Casa fondata dalla beata Maria della Passione, che necessitava di una seria religiosa per svariati problemi; la novizia vi rimase sei lunghi anni. Visse con le altre suore nelle ristrettezze derivanti dal poco spazio disponibile e il gran numero di assistiti, 800 tra fanciulli e vecchi, e le tante altre attività dell’Istituzione.
Nel 1896 fu necessario aprire un nuovo asilo in Parigi, che venne affidato a suor Maria della Pace, che aveva frequentato vari corsi teorico-pratici per l’educazione dell’infanzia. Per necessità di spazio bisogna sintetizzare la sua biografia, che meriterebbe un approfondito studio specie su quanto Maria della Pace ha scritto nelle sue lettere e su quello che è stato scritto di lei.
Nel 1898 fu chiamata prima a Torino, poi a Vienna e poi a Obendorf, una nuova Casa della Congregazione, nella cui cappellina emise i voti perpetui. Nello stesso anno, scelta dalla madre fondatrice, venne assegnata come Assistente di Maria Ermellina, superiora del gruppo delle sette Francescane Missionarie di Maria in partenza per la missione in Cina. Salpò per questa destinazione, insieme alle altre suore e altri francescani missionari, il 12 marzo 1899; arrivò alla meta finale, dopo varie tappe, a Tai-yuen-fu, nella “Casa di San Pasquale”, il 4 maggio 1899.
Nella missione si interessò dell’ambulatorio, dell’orfanotrofio, della sagrestia; ovunque era presente, ma soprattutto nel dare lezioni di canto alle orfanelle. Fra le sette suore fu quella che più intuì l’imminente persecuzione e la possibilità di morire violentemente, quindi fu quella che più intimamente soffrì in anticipo nel suo cuore, l’angoscia e la sofferenza ad uniformarsi alla volontà di Dio, che la voleva martire.
E quando il 9 luglio 1900 fu condotta con le altre suore con l’inganno, nel cortile del tribunale di Tai-yuen-fu dai ‘boxers’, dove erano radunati altri missionari e fedeli cinesi, Maria della Pace intuendo la prossima fine, intonò l’Inno Ambrosiano, che la spada del carnefice troncò con la improvvisa decapitazione, seguita dalla carneficina di tutti i 29 martiri lì radunati. Era in Cina da appena un anno e due mesi, sufficienti per donare il suo sangue innocente, a quella grande Nazione asiatica.


Autore:
Antonio Borrelli

_____________________
Aggiunto il 2003-07-30

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




CD immagini

Sostienici e avrai TUTTE le immagini di Santiebeati
Clicca qui per richiederlo

Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati