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Santa Maria Amandina (Paulina Jeuris) Suora Francescana, martire in Cina

9 luglio

>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene

Schakebroeck, Belgio, 28 dicembre 1872 – Tai-yuen-fu (Cina), 9 luglio 1900


Il 1° ottobre del 2000, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri in Cina; beatificati in precedenza in vari gruppi a partire dal 1746 con papa Clemente XIII, fino a Pio XII nel 1951.
E di questa folta schiera di martiri, che comprende vescovi, sacerdoti, catechisti, suore, religiosi, laici, che immolarono la loro vita per la fede, vittime dell’odio anticristiano, c’è un gruppo di 29, tutti appartenenti all’Ordine Francescano, uccisi dai fanatici ‘boxers’ il 9 luglio 1900 a Tai-yuen-fu.
Il gruppo capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi, comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 11 laici cinesi del Terz’Ordine di s. Francesco e 3 laici fedeli cinesi; essi vennero beatificati il 27 novembre 1946 da papa Pio XII.
I ‘boxers’ erano un duplicato dell’antica e misteriosa associazione “Nenufaro bianco”, che era ostile alla dinastia Manciù e che durante il regno di Kia-king si credé di avere sterminato a furia di decapitazioni; invece i sopravvissuti poterono fuggire e rifugiarsi nella Cina del Sud, dove nel 1853 fondarono un breve regno durato solo 15 anni, chiamato “Regno celeste della pace”; defunto il loro primo sovrano si dispersero, continuando a provocare focolai rivoluzionari dovunque.
Alla fine del sec. XIX, nacque da essi la società del ‘Grande coltello’, dall’equivalente nome cinese, che finisce con il termine significante pugno, gli inglesi, riferendosi a questo termine ed agli esercizi fisici che facevano per acquistare agilità e potenza, li soprannominarono ‘Boxers’.
Detta società aveva come scopo la liberazione della Cina dagli stranieri e di conseguenza lo sterminio dei cristiani considerati loro complici. Nelle uccisioni preferivano i capi delle comunità cristiane, i catechisti, le maestre, i bambini anche di pochi giorni battezzati; con l’aiuto dei bonzi diffondevano contro i cristiani calunnie incredibili.
Con l’imperatrice madre Tz-Hsi i ‘Boxers’ poterono agire in piena libertà, specialmente nelle province intorno a Pechino; i cristiani per cercare di sfuggire alle aggressioni, si organizzarono in villaggi fortificati, ma i ‘boxers’ appoggiati a volte dalle truppe regolari, penetrarono dappertutto compiendo orrende carneficine, come nel villaggio di Tchou-kia-Ho dove furono massacrati migliaia di cristiani.
Detto questo, parliamo ora delle sette Suore Francescane Missionarie di Maria, Congregazione fondata dalla beata francese Maria della Passione (Elena Filippina de Chappotin) [1839-1904], la quale già a 25 anni era a capo di un giovane drappello di vergini Missionarie, con una Regola di vita, tracciata in un momento di ispirazione fra gli archi del Colosseo a Roma.
L’Istituzione nell’anno della morte della fondatrice aveva già più di tremila figlie e 86 Case. Le sette martiri di Tai-yuen-fu fanno parte del primo fortunato gruppo, cresciuto sotto lo sguardo e le cure di Madre Maria della Passione, e che sarebbero diventate “i suoi sette dolori e le sue sette allegrezze”, tutte giovani fra i 25 e 36 anni, mentre la Congregazione aveva appena 25 anni di vita, quando vi fu questo cruento sacrificio.
I loro nomi sono: s. Maria Ermellina di Gesù di 34 anni; s. Maria Chiara di 28 anni; s. Maria di Santa Natalia di 36 anni; s. Maria di San Giusto di 34 anni; s. Maria Adolfina di 34 anni; s. Maria Amandina di 28 anni; s. Maria della Pace di 25 anni.
Suor Maria Amandina, al secolo Paulina Jeuris, nacque a Schakebroeck piccolo villaggio belga, posto al termine della catena montuosa dell’Hageland, il 28 dicembre del 1872, in una famiglia benedetta da Dio, perché altre due sorelle, come lei divennero suore, nella medesima Congregazione delle Francescane Missionarie di Maria e una nelle ‘Figlie della Carità’, inoltre cugina di ben quattro fratelli francescani missionari in Cina, di cui due pure martiri.
Paolina fu la settima di otto figli, di cui un solo maschio, degli onesti e agiati agricoltori Cornelio Jeuris e Agnese Ians. Purtroppo anche per lei, come per alcune delle sue compagne martiri, la sofferenza entrò quasi subito nella sua vita; quando aveva 5 anni le morì la mamma; la grave perdita costrinse il padre, impegnato con il necessario lavoro, a tenere con sé i figli più grandicelli e affidare le tre figlie più piccole a dei parenti caritatevoli.
E così Paolina con la sorellina Matilde (poi suora anche lei), furono affidate ad alcuni zii nelle vicinanze della casa paterna; comunque crebbero in un clima di fervore, che distingueva il cattolico Belgio. A 8 anni Paolina fu condotta alla scuola delle Orsoline di Schakebroeck e a sera ripeteva e insegnava alla piccola Matilde, le preghiere imparate dalle suore, recitava il Rosario e le litanie della Vergine; dopo un certo tempo la zia si ammalò seriamente e lei l’assisté con un’abnegazione superiore alla sua età.
A dieci anni ricevé la Prima Comunione e a 12 la Cresima, frequentando i corsi di catechismo e come era bella consuetudine di allora, si iscrisse tra le Figlie di Maria della parrocchia. In seguito la prima sorella Anna, ‘Suora di Carità’ s’interessò che le altre tre sorelle Rosalia, Matilde e Paolina, venissero accolte nel suo Istituto per compiere gli studi e ricevere una adeguata istruzione.
Paolina fu mandata presso Gand dove rimase due anni, con l’occupazione di aiutare la suora della cucina, impegnata per i pasti di circa 900 persone e per gli ammalati dell’ospedale. Sembrava logico che dopo gli anni trascorsi fra le ‘Figlie della Carità’, in un darsi completo negli studi, nei lavori affidatagli e con un fervore religioso commovente, ella fosse rimasta in questo Istituto,
Ma la sorella Rosalia, cui era molto legata, scelse di entrare fra le Francescane Missionarie di Maria, fondate dalla beata Maria della Passione, con il nome di suor Maria Serafina; Paolina che l’aveva accompagnata ad Anversa ed assistito alla cerimonia, decise in quella occasione che era la strada giusta anche per lei. La giovane fiamminga aveva 20 anni, quando il 13 dicembre 1896 ne vestì l’abito, cambiando il nome in suor Maria Amandina.
Dopo due anni di noviziato ad Anversa, passò a Marsiglia per fare pratica come infermiera nella Casa “S. Raffaele” in previsione di essere mandata in Cina, dove si doveva aprire un grande ospedale; e qui a Marsiglia conobbe mons. Fogolla, che stava organizzando la spedizione nello Shan-si, il quale la richiese caldamente alla Madre Generale come infermiera.
La giovane suora subì come tante altre, il tormento dell’anima di fronte alle scelte definitive, ma ebbe, secondo le testimonianze, la grazia di visioni speciali della Vergine. S’imbarcò con tutto il gruppo di suore e padri missionari, a Marsiglia il 12 marzo 1899 diretti in Cina, nella sosta a Cylon incontrò la sorella suor Maria Onorina dello stesso Ordine, impegnata nel sanatorio di Colombo.
Arrivò a Tai-yuen-fu il 4 maggio 1899 dove ebbe subito il compito dell’ambulatorio, funzionante in attesa dell’ospedale progettato. Nell’anno e due mesi di lavoro nella missione “Casa di S. Pasquale” pur presagendo, nelle sue lettere, la tempesta che si avvicinava per la cristianità in Cina, era sempre allegra e sorridente, tanto che i cinesi la chiamavano nella loro lingua “la vergine europea che ride sempre”.
Il 9 luglio 1900 i ‘boxers’ dopo aver invaso la missione, la trascinarono insieme alle altre suore, i missionari, i due vescovi e i cristiani cinesi, nel cortile del tribunale di Tai-yuen-fu e lì a colpi di sciabolate, li massacrarono decapitandoli tutti.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-07-30

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