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Sant' Antonino Fantosati Martire

7 luglio

Trevi (Perugia), 16 ottobre 1842 - Hoang-scia-wan (Cina), 7 luglio 1900

Antonio nasce a Trevi (Pg) il 16 ottobre 1842. A 16 anni veste l'abito religioso francescano nel convento della Spineta a Todi, cambiando il nome in fra Antonino. Viene ordinato sacerdote nel 1865. Nel 1867 decide di partire missionario per la Cina, aggregandosi a Marsiglia ad altri otto francescani, fra cui padre Elia Facchini, che morirà martire due giorni dopo di lui, e un folto gruppo di Suore Canossiane. Giunge così ad Uccian capitale del Hu-pè e residenza principale della Missione. Qui deve vestire abiti cinesi e prendere il nome in lingua locale di Fan-hoae-te. Nel 1868 arriva nell'Alto Hu-pè, meta del suo campo apostolico che gli è stato assegnato, dove rimane per sette anni. Nel 1878 viene nominato amministratore apostolico dell'Alto Hu-pè e nel 1889 vicario apostolico dell'Hu-nan Meridionale. Durante la sua attività pastorale viene sottoposto a vari giudizi con accuse fatte da pagani interessati e contrari al cristianesimo. I suoi ultimi anni sono segnati dalle persecuzioni. Il 7 luglio 1900 viene ucciso brutalmente dalla folla aizzata dai «boxers». (Avvenire)

Martirologio Romano: Vicino alla città di Hengyang nella provincia dello Hunan in Cina, sant’Antonino Fantosati, vescovo, e Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che, durante la persecuzione dei Boxer, approdati per portare aiuto ai fedeli, morirono lapidati.


Il 1° ottobre del 2000, papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri in Cina, vittime delle ricorrenti persecuzioni, che si scatenarono contro la cristianità in quel grande Paese, fino al secolo XX.
Fra questi c’è un gruppo di 29 martiri, vittime nei primi giorni di luglio dell’anno 1900, dei famigerati ‘boxers’, che avevano scatenato una furiosa e sanguinosa persecuzione contro i cristiani e gli europei in generale, provocando in soli cinque mesi e nelle sole province dello Shan-si e dell’Hu-nan, una carneficina di circa 20.000 vittime fra vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, catechisti e cristiani cinesi.
In questo gruppo di 29 santi martiri, che furono beatificati nel 1946 da papa Pio XII e che comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso tutti Minori Francescani, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 5 seminaristi cinesi e nove domestici-collaboratori cristiani cinesi, 26 morirono decapitati a Tai-yuen-fu, sede del Vicariato dello Shan-si e tre nel Vicariato dello Hu-nan.
In questa scheda parleremo di mons. Antonino Fantosati, che insieme ai due sacerdoti francescani Giuseppe Maria Gambaro e Cesidio Giacomantonio, diedero la loro vita per Cristo nello Hu-nan in Cina, nei giorni precedenti il massacro del 9 luglio a Tai-yuen-fu; anch’essi vittime dei sanguinari ‘boxers’ e dei loro fiancheggiatori pagani, aizzati dagli invidiosi bonzi confuciani, con vergognose calunnie contro i missionari; i quali erano favoriti dal crudele viceré Yü-sien e tollerati dalla settantenne imperatrice Tz-Hsi.
Antonio Fantosati nacque nella borgata di S. Maria in Valle nel Comune di Trevi (Perugia) il 16 ottobre 1842; di costituzione debole e di natura timida, sembrava destinato ad essere un bravo campagnolo. Ancora ragazzo fu mandato a scuola dai Francescani, nel vicino Convento di S. Martino; la frequentazione di questa Comunità di religiosi, l’assiduità alle funzioni della parrocchia come chierichetto, fecero nascere in lui la vocazione di far parte della Famiglia Francescana e così a 16 anni, con il consenso dei genitori, vestì l’abito religioso nel Convento della Spineta a Todi, cambiando il nome in fra Antonino.
Dopo l’anno del noviziato, Antonino fu mandato a compiere gli studi a Spoleto dove fece la Professione Solenne il 28 luglio 1862; avendo scampato all’arruolamento da parte delle truppe piemontesi e garibaldine nel settembre 1860, Antonino continuò gli studi a Roma ed infine fu ordinato sacerdote il 13 giugno 1865 a 23 anni.
Un paio d’anni dopo nel 1867 dopo un incontro con il Ministro Generale a Roma, decise di partire missionario per la Cina, aggregandosi a Marsiglia ad altri otto francescani, fra cui padre Elia Facchini, che morirà martire due giorni dopo di lui e un folto gruppo di Suore Canossiane; guidava la spedizione mons. Zanoli Vicario Apostolico dell’Hu-pè, venuto in Europa in cerca di nuovi collaboratori.
Dopo 66 giorni di viaggio a partire dal 15 dicembre 1867 da Roma e poi Marsiglia, giunsero ad Uccian capitale del Hu-pè e residenza principale della Missione; qui padre Antonino Fantosati dovette lasciare come d’uso il saio francescano e vestire abiti cinesi, prendendo il nome in lingua locale di Fan-hoae-te e dopo un certo periodo di riposo e di adattamento al clima, alla lingua ed agli usi cinesi, il 6 gennaio 1868, insieme ad un altro confratello, prese a salire verso l’Alto Hu-pè, meta del suo campo apostolico che gli era stato assegnato; il viaggio, come del resto i successivi, fu lungo, denso di avventure, pericoli, soprattutto con barche sui fiumi ed affluenti e durò praticamente più di un mese.
Trascorse sette anni di intensa attività apostolica, spostandosi nelle varie Comunità cattoliche tra Scian-kin e He-tan-kon, il periodo fu sereno e denso di conversioni; imparò speditamente la lingua cinese al punto che venne chiamato “maestro europeo”.
Dopo fu chiamato a spostarsi nella città di Lao-ho-kow, centro fluviale di grande importanza, bagnata dal fiume Han; qui nella Cina tartara del 1900, dilagava l’uso dell’oppio, del vizio, dell’oppressione dei più deboli, quindi il compito anche sociale del missionario, per di più europeo, era di enorme delicatezza e tatto e padre Antonino riuscì con metodo e perspicacia, ad inserirsi nella società cinese locale, e senza urtare nessuno; la sua Missione divenne il centro di contatti continui con personaggi più o meno illustri.
Erano mercanti, letterati, mandarini, studenti, aristocratici e popolino, bonzi disoccupati, barcaioli di passaggio, tutti interessati, meravigliati, chiedevano le stesse cose con un’infinità di lunghi e noiosi complimenti. Prese a praticare tutte le loro usanze, dai bastoncini per mangiare, al mostrarsi goloso delle loro pietanze.
Eliminò dal frontone della Casa, la dicitura “Chiesa Cattolica” per non inimicarsi i bonzi-confuciani e mettendo “Ospizio di Francia”. Nel 1870-71 divenne Vicario Generale del nuovo Vicario Apostolico dell’Alto Hu-pè, mons. Belli, ma nel 1878 la Cina in generale e la provincia dell’Alto Hu-pè in particolare, venne colpita da una spaventosa carestia seguita dalla peste, che spopolò intere province e fra le centinaia di migliaia di vittime, ci fu anche il Vicario mons. Belli, che dopo 24 anni di missione, non sopravvisse a tanto strazio, morendo il 2 maggio 1878.
Padre Antonino Fantosati si trovò ad assumere subito la responsabilità dell’Alto Hu-pè e nominato Amministratore Apostolico dalla Santa Sede il 22 giugno 1878. Organizzò subito un orfanotrofio per i bimbi rimasti soli, raccolse aiuti in Europa che distribuiva in vestiario, cibo, medicinali, contrasse lui stesso la peste aiutando gli ammalati, riuscendo però a guarirne.
La sua opera fu ben apprezzata e nel giro di tre mesi 90 famiglie si convertirono e le Autorità civili e militari assecondarono i suoi desideri. Nel 1880 egli divenne il Vicario Generale del successore di mons. Belli, il nuovo Vicario Apostolico mons. Ezechia Banci; collaborò all’erezione del grandioso tempio di Hu-pè di 100 mq e alto 30 metri, che sostituì per i riti cattolici la piccola cappella del S. Cuore, ormai insufficiente.
Nel 1888 dopo 20 anni di missione, esausto nelle forze, fece un ritorno in Italia durato otto mesi, visitando i luoghi francescani e la Terra Santa. Nel giugno 1889 ritornò in Cina e dopo un po’ ebbe da Roma la nomina a Vicario Apostolico dell’Hu-nan Meridionale.
Questi ultimi undici anni della sua vita furono densi di emozioni e di zelo apostolico, a partire dal novembre 1892 quando sopra una barca lasciò definitivamente l’Alto Hu-pè, che era diventato la sua seconda patria. Arrivato nello Hu-nan, provincia di 216.000 kmq e 21 milioni di abitanti, mons. Fantosati iniziò subito le visite pastorali che si susseguirono negli anni, nelle varie direzioni della vasta provincia, nonostante che sulla sua testa, durante la prima visita pastorale, fosse stata messa una taglia di cento once d’argento, mettendo in pericolo di morte la sua vita, e nonostante un agguato tesogli nello stesso luogo dove 80 anni prima, era stato ucciso il beato Giovanni da Triora.
Venne sottoposto ai vari giudizi con accuse fatte da pagani interessati e contrari al cristianesimo, tutto questo procurò le inimicizie e la sete di vendetta anche di alcuni potenti mandarini. I suoi ultimi anni furono amareggiati da croci e persecuzioni, ma lui non smise mai di edificare, restaurare e abbellire chiese e luoghi di culto, sia nell’Alto Hu-pè, sia nell’Hu-nan.
E così si arrivò all’anno 1900; il 3 luglio i ‘boxers’, appoggiati dagli ordini imperiali che incitavano soldati e popolo a scacciare, uccidere e distruggere i missionari e le loro opere, distrussero prima la chiesa dei Protestanti di Hoang-scia-wan, città ove era la residenza del Vicariato Cattolico del Hu-nan; il 4 luglio la Casa episcopale del vescovo Fantosati, assente da due mesi, fu assalita e distrutta come pure l’Orfanotrofio e varie case di cristiani bruciate; si ebbe anche la prima vittima, il sacerdote francescano Cesidio Giacomantonio bruciato ancora vivo.
Mons. Fantosati impegnato nella ricostruzione della chiesa di San-mu-tciao, distrutta l’anno prima dai pagani; fu informato di quanto stava accadendo e il giorno 6 luglio insieme a padre Giuseppe M. Gambaro francescano e quattro cristiani, salì su una barca per tornare a Hoang-scia-wan, nonostante i tentativi di molti cristiani di trattenerlo.
Verso mezzogiorno del 7 luglio, la barca arrivò sul fiume nei pressi della città; riconosciuti da alcuni ragazzi e al grido “morte agli Europei”, la plebaglia dalla riva, prese le barche dei pescatori e circondarono quella dei missionari, i quali a stento riuscirono a scendere sulla riva, dove aggrediti dalla folla urlante, furono massacrati con sassi e colpi di bastone; padre Gambaro morì dopo una ventina di minuti di percosse, mentre al vescovo Fantosati, agonizzante per le botte, ma ancora vivo, un pagano gl’infilò un palo di bambù con punta di ferro da dietro; negli spasmi il martire riuscì a sfilarlo, ma un altro pagano preso lo stesso palo, lo conficcò in modo che uscì dall’altra parte; dopo due lunghe ore di martirio moriva così il vescovo Fantosati, dopo 33 anni di missione a 58 anni di età.


Autore:
Antonio Borrelli




Spunti bibliografici su San Fantosati Antonino a cura di LibreriadelSanto.it

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Aggiunto il 2003-08-28

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