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Venerabile Glicerio Landriani Chierico Scolopio

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Milano, 1 marzo 1588 - Roma, 15 febbraio 1618


Il padre don Oronzio Landriani alla nascita lo chiamò Glicerio, che vuol dire dolce, soave, delizioso, e “dolcezza” di Dio, fu realmente il giovane Glicerio Landriani. Nacque a Milano il 1° marzo 1588, la madre si chiamava donna Anna Visconti parente di s. Carlo Borromeo.
All’età di 10 anni gli morì il padre e lo zio paterno mons. Orazio Marsiglio, vescovo di Vigevano e Nunzio Apostolico ne divenne tutore, e pensò di avviare il nipote alla carriera ecclesiastica e così Glicerio appena adolescente vestì l’abito clericale.
Nell’intento di garantire al nipote i mezzi finanziari, per proseguire gli studi nella dotta Bologna e forse anche per agevolarlo in una futura carriera ecclesiastica, lo zio Orazio gli concesse la dignità di Superiore della Badia di S. Antonio di Piacenza; in quei tempi erano ben altri i metodi di valutazione per acquisire dignità e responsabilità, anche ecclesiastiche, nonostante l’età giovanissima.
Nel 1607 si trasferì a Roma presso il fratello maggiore Fabrizio già prelato; nella sua biografia è narrato che il giovane abate ebbe qualche sbandamento di vanità, dovuto alla sua carica e al mondo della corte pontificia che frequentava, ma un forte rimprovero di un cardinale che lo conosceva e gli era affezionato, lo scosse provandogli cocenti rimorsi e cambiandogli totalmente vita; il titolo di abate che lo inorgogliva, prese a pesargli come una croce da portare.
Glicerio Landriani lasciò la casa di suo fratello monsignore e andò ad unirsi in una povera casa assieme ad un gruppo di sacerdoti spagnoli, dandosi ad operare il bene, specie fra le meretrici pentite e l’assistenza alle giovani pericolanti.
Intanto sin dal 1597 era stata aperta in Trastevere la prima scuola popolare, pubblica e gratuita d’Europa, per merito del sacerdote-fondatore aragonese Giuseppe Calasanzio, il quale, figura eminente dei grandi santi di quel secolo XVI, aveva scelto come campo del suo apostolato l’insegnamento, ritenendo espressione altissima di carità, l’insegnare per amore e con amore.
Non si sa come Glicerio entrò in contatto con il Calasanzio, ma risulta che nel maggio del 1612, egli insieme a cinque sacerdoti con i quali, abbiamo visto, condivideva la preghiera e le opere di carità, si trasferì alle Scuole Pie, com’era denominata l’Istituzione di s. Giuseppe Calasanzio.
Indossato l’abito degli ‘Scolopi’, come venivano e vengono chiamati i membri dell’Istituzione, si dedicò all’insegnamento della dottrina cristiana con un metodo così facile e comprensivo per tutti; quando si trattò di aprire una nuova Scuola Pia nei pressi della Chiesa di S. Pantaleo, si gravò di un debito di ben duemila scudi, impegnando così parecchie annate della sua rendita di abate, inoltre con il suo gracile fisico, si mise a fare lavori di trasporto dei banchi e masserizie come il più umile dei facchini.
Con l’aiuto del Calasanzio, estese l’insegnamento catechistico anche al di fuori delle aule scolastiche e quindi altre Comunità parrocchiali di Roma e dei Comuni dei dintorni, lo videro maestro instancabile; un secolo dopo fu chiamato “restauratore della dottrina cristiana in Roma”.
Intanto il 6 marzo 1617 papa Paolo V, eresse la famiglia degli Scolopi in “Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie”, con un abito proprio; stranamente nei primi 14 confratelli che unitamente a s. Giuseppe Calasanzio indossarono l’abito religioso, non figura Glicerio Landriani, si suppone che il titolo di abate di S. Antonio di Piacenza, che non era riuscito a liberarsene con la relativa rendita, fosse in contrasto con il voto di povertà che si richiedeva alla nuova Congregazione.
Comunque dopo qualche mese gli fu concesso d’indossare l’abito e di iniziare il ferreo noviziato, con sua grande gioia. I sacrifici, le mortificazioni che venivano richieste, furono aumentate senza soste da Glicerio.
Ma il suo fisico non resse a lungo, il 20 settembre 1617 si manifestarono i segni di una grave malattia; venne sottoposto ad inutili quanto dolorosi trattamenti medici e chirurgici, tutto sopportò senza mai lamentarsi, anzi si chiuse in un assorto raccoglimento.
Si giunse così al 15 febbraio 1618, in quel giorno sembrò che il malato migliorasse improvvisamente, infatti Glicerio si alzò dal letto e scese nell’Oratorio per assistere alla Messa, stette a lungo in preghiera, ma poi non parlò più, confidò solo ad un compagno, che sentiva prossima la fine.
Dal pomeriggio le condizioni si aggravarono; per ordine del papa, il cardinale protettore dell’Ordine si recò al Noviziato e raccolse da Glicerio i voti di scolopio; così lui che fu l’ultimo ad essere ammesso al noviziato, fu il primo dei professi.
Anche il Calasanzio accorse al suo capezzale; verso le dieci di sera Glicerio Landriani volava al cielo, primo degli Scolopi a soli 30 anni. La causa di beatificazione voluta dallo stesso Fondatore, fu introdotta il 16 aprile 1885 e il 31 maggio 1931 fu dichiarato venerabile con il riconoscimento eroico delle sue virtù.
Il suo corpo riposa nella Chiesa di S. Pantaleo a Roma, accanto a quelli di s. Giuseppe Calasanzio e del beato Pietro Casani.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-08-28

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