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Beato Francesco Carceller Galindo Sacerdote scolopio, martire

2 ottobre

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Forcall, Spagna, 3 ottobre 1901 - Castellón, Spagna, il 2 ottobre 1936

Nacque il 3 ottobre 1901 a Forcall (Castellon), in Spagna in una famiglia molto credente dove, ad eccezione del primogenito, gli altri sei figli divennero religiosi. A 13 anni entrò nel postulantato dei padri scolopi di Morella. Ordinato sacerdote il 19 dicembre 1925 a Lérida, svolse il suo ministero a Barcellona nel collegio di Sant'Antonio e poi in quello di Nostra Signora. «La grazia più grande che Dio mi può concedere è quella del martirio, poiché così avrò sicuro il Paradiso». Furono le parole espresse da Carceller all'incombere della guerra civile spagnola del 1936. E il 29 agosto di quell'anno venne arrestato insieme ad una trentina di altri religiosi. Resto in carcere sino al 2 ottobre quando, al termine di un processo sommario, fu fucilato lungo le mura del cimitero di Forcal. È stato proclamato beato assieme a 13 religiosi scolopi, martiri della guerra civile il 1° ottobre 1995 da Giovanni Paolo II. (Avvenire)

Martirologio Romano: Vicino a Castellón de la Plana sulla costa spagnola, beati Francesco Carceller, dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie, e Isidoro Bover Oliver, della Societŕ dei sacerdoti operai diocesani, sacerdoti e martiri: durante la persecuzione, portarono a termine il loro martirio fucilati in odio al sacerdozio davanti al muro del cimitero.


La feroce guerra civile spagnola, che imperversò in due momenti successivi, separati fra loro dal breve spazio di due anni, nel 1934 con la Rivoluzione delle Asturie (5-14 ottobre) e dal luglio 1936 al 1939; portò in essa per una complessa combinazioni di varie ragioni, oltre che motivi politici, anche un filone di aperta lotta antireligiosa.
A causa di ciò, caddero vittime innocenti, migliaia di ecclesiastici, di tutte le condizioni, vescovi, sacerdoti, suore, seminaristi, religiosi di parecchi Ordini, laici impegnati nell’apostolato cattolico.
Nel 1934 i martiri furono pochi, grazie al duro intervento del Generale Franco, ma specie nel 1936 il numero raggiunse oltre 7000 martiri, fu una vera e propria persecuzione generalizzata, che durò più a lungo, colpendo le zone della Spagna dove si era affermata la Repubblica ad opera di gruppi e partiti estremisti, che agirono con potere autonomo ed arbitrario.
E fra i tanti martiri dei vari Ordini Religiosi, che nulla avevano a che fare con la politica, la Chiesa il 1° ottobre 1995 con papa Giovanni Paolo II, ha beatificato tredici Religiosi Scolopi, come venivano e vengono chiamati, i membri della “Congregazione delle Scuole Pie”, fondata da s. Giuseppe Calasanzio nel 1597.
Essi tutti spagnoli, morirono in giorni e luoghi diversi, in quel fatidico anno 1936; ne riportiamo i nomi e per quanto riguarda le loro note biografiche, si rimanda alla scheda propria di ognuno:
Padre Dionisio Pamplona, padre Manuel Segura, fratel David Carlos, padre Faustino Oteiza, fratel Fiorentino Felipe, padre Enrico Canadell, padre Maties Cardona, padre Francesco Carceller, padre Ignasi Casanovas, padre Carlos Navarro, padre José Ferrer, padre Juan Agramunt, padre Alfredo Parte.

Nato il 3 ottobre del 1901 a Forcall (Castellón), padre Francesco Carceller faceva parte di una singolare famiglia benedetta da Dio, dove ad eccezione del primogenito, gli altri sei figli divennero religiosi, Giacomo, Francesco e Pietro scolopi; Domenico ed Emanuele agostiniani e Maria suora domenicana.
Nel natio paese molte famiglie avevano figli religiosi e sacerdoti per cui Francesco crebbe complessivamente in un clima fatto di pietà e di religione. A 13 anni entrò nel postulantato dei Padri Scolopi di Morella, segnalandosi come giovane esemplare, molto amante del silenzio, della modestia, della puntualità, esatto nel compimento dei suoi doveri, molto pio e raccolto.
Venne ordinato sacerdote il 19 settembre 1925 a Lérida poi svolse il suo ministero di scolopio a Barcellona nel Collegio di S. Antonio e poi in quello di Nostra Signora.
A quanti gli prospettavano la gravità del pericolo che incombeva su di lui, perché ricercato nei giorni che seguirono alla rivoluzione del luglio 1936, rispose sicuro: “La grazia più grande che Dio mi può concedere è quella del martirio, poiché così avrò di sicuro il Paradiso”.
Venne arrestato in casa della madre all’alba del 29 agosto; rimase in carcere con altri sacerdoti, una trentina, fino al 2 ottobre, quando fu prelevato per essere giudicato davanti ad un ‘tribunale’ e condannato a morte, dopo aver dichiarato di essere un sacerdote.
Venne fucilato lo stesso 2 ottobre, insieme a un sacerdote diocesano, padre Isidoro Bover Oliver e davanti ad un ammasso di corpi già trucidati, lungo le mura del cimitero di Forcall; aveva 35 anni.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-08-28

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