|
Cavargna, Como, XII-XIII sec. (?)
Lucio di Cavargna è noto nelle tradizioni locali anche come Uguzzone o Luguzzone. Vissuto in un'epoca imprecisata del Medioevo, la sua memoria si intreccia indissolubilmente con la civiltà degli alpeggi prealpini, al confine tra l'attuale provincia di Como e il Canton Ticino. Non si tratta di un martire delle persecuzioni romane, ma di un testimone della carità quotidiana, ucciso dall'invidia umana per aver trasformato il proprio umile lavoro di casaro in uno strumento di condivisione con i poveri. Protettore dei fabbricatori di formaggio e delle mandrie, Lucio incarna la spiritualità della montagna: una fede concreta, radicata nella fatica, nella natura e nella solidarietà.
Patronato: Casari, pastori, alpigiani, mandrie.
|
Le notizie storiche su Lucio sono estremamente scarne e si fondono con la tradizione orale delle popolazioni della Val Cavargna. La prima codificazione scritta della sua vicenda risale al 1613, quando l'erudito Filippo Ferrari la inserì nel suo Catalogus Sanctorum Italiae. Gli studiosi tendono a collocare la sua esistenza tra il XII e il XIII secolo, periodo di massima espansione della civiltà degli alpeggi e della transumanza nelle Prealpi lombarde. Un aspetto peculiare riguarda il suo nome. Nei documenti e nelle invocazioni popolari, Lucio appare spesso storpiato o adattato alla fonetica dialettale, assumendo le forme di Uguzzo, Uguzzone, Luguzzo o Luzzone. Alcuni linguisti ipotizzano che la variante "Uguzzone" possa derivare da una crasi o da una sovrapposizione tra il nome proprio Hugo e Lucio, oppure che sia l'esito di una corruzione lessicale avvenuta nei secoli di trasmissione orale tra i pastori.
Il pastore dei poveri e la 'mascarpa' Secondo la tradizione tramandata dal Ferrari, Lucio lavorava come pastore e casaro alle dipendenze di un ricco proprietario di bestiame. Il suo compito consisteva nel custodire le mandrie e trasformare il latte in formaggio durante i mesi di alpeggio. Tuttavia, il giovane non si limitava a eseguire le mansioni richiestegli: spinto da una profonda compassione per i mendicanti e i viandanti che attraversavano i valichi, iniziò a destinare loro parte della produzione. La leggenda agiografica narra che Lucio non sottraesse il formaggio già formato al padrone, ma utilizzasse gli scarti della lavorazione, in particolare il siero residuo della cagliata. Con questo siero produceva la "mascarpa", una sorta di ricotta povera tipica della tradizione casearia lombarda, che distribuiva ai bisognosi. Si racconta che le provviste del padrone non diminuissero mai a causa di questa pratica, come se la generosità del casaro generasse una silenziosa moltiplicazione dei beni.
Il martirio per invidia La carità di Lucio finì per scontrarsi con l'avarizia del datore di lavoro. Accusato ingiustamente di furto per le sue donazioni, il pastore fu licenziato in tronco. Trovò ben presto impiego presso un nuovo padrone, descritto dalle fonti come più accondiscendente e giusto. Sotto la sua cura, il bestiame e la produzione casearia del nuovo datore di lavoro conobbero una prosperità inaspettata. Al contrario, le mandrie del vecchio padrone iniziarono a deperire e i suoi affari a declinare. Accecato dall'invidia e dal rancore per il successo del suo ex dipendente, l'uomo lo aggredì mentre si trovava ai pascoli alti e lo uccise. Il martirio di Lucio non avvenne dunque per odio alla fede cristiana, ma per la violenza generata dall'odio verso la giustizia sociale e la carità. La tradizione vuole che, sul luogo esatto in cui il suo sangue fu versato, sgorgò improvvisamente una sorgente d'acqua purissima che andò a formare un piccolo laghetto alpino, le cui acque furono subito ritenute taumaturgiche, in particolare per la guarigione delle malattie degli occhi. Autore: Enrico Quiri
S. Lucio di Cavargna conosciuto anche come Uguzzone o Luguzzone o Uguzo, ha il centro del suo culto nel piccolo Oratorio di S. Lucio, sperduto trai pascoli montani, all’estremo limite della Val di Cavargna, al confine con la Svizzera tra i laghi di Lugano e di Como, a 1669 m. sul livello del mare; la parrocchia è quella di Cavargna della diocesi di Milano, benché sia in provincia di Como.
Dall’antico “Catalogus sanctorum Italiae” edito nel 1613, si apprende che Lucio sarebbe stato un pastore di armenti, dipendente di un padrone, dal quale fu licenziato accusato di furto; perché aveva fatto con gli averi del padrone, piccoli doni alla Chiesa ed ai poveri.
Fu assunto da un nuovo padrone più accondiscendente e successe che mentre le ricchezze di questo aumentavano, diminuivano quelle del padrone precedente; il quale sia per odio sia per invidia, lo uccise.
Sul posto dove fu ucciso, sgorgò una sorgente così abbondante da formare un laghetto, alle cui acque accorrono gli ammalati degli occhi per guarirne. L’antico oratorio di S. Lucio di Cavargna divenne meta di pellegrinaggi di devoti, i quali gli si rivolgevano per impetrare la pioggia o il tempo sereno; inoltre conserva un pregevole dipinto del Cinquecento su rame, che raffigura il santo pastore che distribuisce ai poveri il formaggio; soggetto anche di altre raffigurazioni.
Il culto è diffuso in una cinquantina di località del Nord Italia e del Canton Ticino; la sua festa è al 12 luglio.
Autore: Antonio Borrelli
|