Nella Chiesa di S. Tommaso Apostolo a Torino, vi sono tumulate le spoglie di vari personaggi, che in vita risplendettero per la loro carità, spiritualità, carisma e fervore organizzativo ed apostolico; sembra che il tempio sia un serbatoio di santità, i cui tumulati in attesa del verdetto ufficiale della Chiesa sulle loro virtù, appartennero ai più vari stati sociali del felice periodo, denso di fervore spirituale, di fine Ottocento e inizio del Novecento.
Così abbiamo le due sorelle laiche Terziarie Francescane Teresa e Giuseppina Comoglio; il ferroviere Paolo Pio Perazzo, il fratello professo francescano Leopoldo Musso; la vedova Terziaria Catterina Lucia Bocchino; tutti formati ed operanti all’ombra del grande convento francescano di allora, collegato alla Chiesa di San Tommaso.
In questa scheda si parla di fra Leopoldo Maria Musso, cuoco del convento e come vedremo suscitatore di Opere spirituali e di formazione operaia.
Egli nacque, terzo di cinque figli, il 30 gennaio 1850 a Terruggia (Alessandria), ma in diocesi di Casale Monferrato e fu battezzato lo stesso giorno dalla levatrice con il nome di Luigi, a causa della salute non promettente del neonato, ma il pericolo passò e Luigi crebbe forte e robusto nel suo piccolo paese rurale.
A sette anni ricevé la Cresima; dopo aver studiato fino alla terza elementare, e a quei tempi era già un traguardo, il padre Giuseppe lo collocò presso il medico di Terruggia come giardiniere e domestico, qui rimase fino ai 18 anni, quando fu necessario spostarsi per trovare un posto dove poteva guadagnare qualcosa in più; fu a Vercelli, in case private o di religiosi con questi compiti dal 1869 al 1884; poi passò come cuoco presso i Conti Arborio Mella dove rimase per cinque anni, finché nel 1889 venne assunto come cuoco nel Collegio Dal Pozzo di Vercelli, che gli diede una sicurezza economica necessaria per lui e per la madre Maria Cavallone, rimasta vedova.
Nel Collegio cercò di continuare la sua formazione cristiana, e appena libero dagli impegni della cucina s’intratteneva con gli studenti per insegnare loro il catechismo.
Il suo ruolo di capo-cuoco integerrimo lo portò ad essere severo ed in contrasto con quanti volevano sfruttare la loro posizione in cucina, a danno del Collegio; la cosa non garbava ai colleghi e quindi si cominciò a mettere in giro calunnie nei suoi confronti, che in seguito si rivelarono false, ma che ottennero al momento l’effetto voluto, Luigi Musso venne licenziato il 23 luglio 1889 senza possibilità di difendersi.
Trasferitosi a Torino nel 1890, divenne cuoco rinomato fino al 1897, in casa dei Conti Caisotti di Chiusano; nei momenti liberi riprese l’insegnamento del catechismo a S. Massimo; trovò un’ottima guida spirituale nel padre barnabita Cozzi della parrocchia di S. Dalmazzo e con lui iniziò il cammino di perfezione nella devozione verso l’Eucaristia ed il Crocifisso.
Si iscrisse all’Unione Uomini Cattolici di S. Dalmazzo, diventando un membro molto attivo; partecipava all’adorazione notturna nella chiesa della SS. Trinità, poi preparato dal padre gesuita Zampieri si consacrò al Cuore di Gesù, nell’Oratorio della SS. Annunziata.
Nel maggio 1897 con dispiacere reciproco, dovette licenziarsi dai Conti Caisotti per ritornare a Terruggia per accudire la madre, ormai non più autosufficiente.
Ancora alla ricerca di un lavoro, che gli permettesse nel contempo di essere vicino alla madre, lo trovò nel 1899 presso i padri Camilliani di Casale, dove rimase un anno, facendo la spola fra Terruggia e Casale, finché la madre morì l’11 maggio 1900.
Dopo alcuni mesi seguì a Torino un padre Camilliano che gli propose di entrare nella Comunità di S. Giuseppe; egli accettò ormai deciso ad entrare in un Ordine religioso. Il suo “Diario” non rivela come ci arrivò, ma nel novembre 1900 Luigi Musso si presentò al Convento di S. Antonio per essere accettato fra i Frati Minori: il padre Provinciale non lo accettò subito, ma lo aggregò al Terz’Ordine in prova, e nel contempo avrebbe potuto continuare a fare il cuoco presso i Camilliani.
Il 18 gennaio 1901 fu accolto nell’Ordine Francescano, vestendone l’abito e prendendo il nome di Leopoldo Maria; dopo tre giorni fu inviato nel Convento di S. Tommaso dove avrà funzione di cuoco fino alla morte.
Il 26 aprile 1909 fece i voti solenni; oltre che cuoco ebbe l’incarico di diffondere i foglietti dell’Adorazione Quotidiana, che ideata, sostenuta e diffusa dalle sorelle Comoglio e dal venerabile Paolo Pio Perazzo, aveva il suo fulcro di spiritualità, nella chiesa conventuale di S. Tommaso.
Nella sua vita trascorsa fra i fornelli e le pentole fra Leopoldo Musso maturò una grande spiritualità frammista a misticismo; già nel 1887 a Vercelli aveva avuto in sogno l’Addolorata che gli disse: “Ricordati di ciò che ha sofferto mio figlio”; a Torino in S. Dalmazzo una mattina dopo la Comunione, avvertì una voce interiore: “Fra Me e te, in avvenire ci sarà grande intimità”; questa intesa avrà un completamento fra Leopoldo e Gesù Crocifisso nel periodo che sarà a S. Tommaso, ma egli avrà anche un continuo colloquio con la Vergine, che fra Leopoldo pregherà, passando le lunghe ore serali davanti all’effige miracolosa, che i torinesi chiamavano ‘Madonna dei disperati’ e in questo Santuario di Nostra Signora del Sacro Cuore in San Tommaso, fra Leopoldo compose la preghiera alle Cinque Piaghe, diffusa poi in milioni di copie, approvata e benedetta dal papa Benedetto XV.
Il Crocifisso continuò a parlare con lui e gli chiese l’impegno di aprire delle “Case di Carità per far imparare ai giovani arti e mestieri”, che poi guidato da fra Leopoldo, sarà grande esecutore il venerabile fratel Teodoreto delle Scuole Cristiane.
Questo implicito desiderio del Crocifisso porta nel suo ‘Diario’ la data del 24 novembre del 1919, ma già nel 1908 egli era stato l’ispiratore dell’Unione Catechisti del SS. Crocifisso e di Maria Immacolata, approvata il 9 maggio 1914 (oggi Istituto Secolare) e attualmente grazie all’abnegazione della detta Unione del Crocifisso, le Case di Carità sono una grande realtà, diffuse a Torino, in varie località del Piemonte, una nel Veneto e una ad Arequipa in Perù.
Come si vede, la sua opera uscì prorompente dalla cucina del convento di S. Tommaso ed egli fu consigliere di sacerdoti e laici, nonostante la sua terza elementare: a tutti dava risposte chiare, brevi, semplici e sicure.
A fra Leopoldo si rivolgeva anche il venerabile Paolo Pio Perazzo, che l’aveva conosciuto come cuoco e come frate di preghiera, a lui confidava le sue amarezze, a lui chiedeva di parlargli di Gesù.
I colloqui interiori con il Crocifisso e con la Madonna che fra Leopoldo Musso aveva, sono stati scritti in ben cinque volumi e pensare che nella realtà egli era un illetterato.
Le Case di Carità condotte dall’Unione Catechisti del Crocifisso e dai Fratelli delle Scuole Cristiane, contano tuttora circa 5000 allievi e nel 1997/98 ben 637 erano dei detenuti.
Fra Leopoldo Maria Musso morì a Torino il 27 gennaio 1922 e nel 1948 la sua salma fu traslata nella Cappella della Madonna in S. Tommaso.
La causa per la sua beatificazione iniziò il 25 gennaio 1941.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2003-10-07
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