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San Jaenbert Arcivescovo di Canterbury

Festa: 12 agosto

† Canterbury, Inghilterra, 12 agosto 792

Eletto arcivescovo di Canterbury in un'epoca dominata dalle mire espansionistiche di Offa, re di Mercia, egli si trovò a guidare la primazia inglese in uno dei suoi momenti di maggiore vulnerabilità politica. Il suo pontificato fu segnato da un aspro conflitto istituzionale che portò alla temporanea scissione della provincia ecclesiastica e all'erezione dell'arcidiocesi di Lichfield. Jaenbert affrontò queste sfide con fermezza, viaggiando fino a Roma per securing il pallio e mantenendo alta la dignità della sede fondata da Agostino. La sua memoria è celebrata il 12 agosto.

Etimologia: Dall'antico inglese, composto da una radice sassone incerta e dal suffisso 'beorht' che significa 'brillante' o 'illustre'.

Emblema: Mitria, pastorale, paramenti arcivescovili, libro delle Scritture.


Le notizie sui primi anni di vita di Jaenbert (Jænberht, Jaenberht, Janibert, Jenbertus) sono scarse, com'è tipico per molte figure dell'alto medioevo britannico. Nato nel Kent nella prima metà dell'VIII secolo, egli entrò in giovane età nel celebre monastero di Sant'Agostino a Canterbury, il cuore pulsante della cristianità anglosassone e il luogo da cui era partita l'evangelizzazione dell'isola. La sua formazione avvenne in un ambiente di grande rigore intellettuale e spirituale, a contatto con la ricca biblioteca e le tradizioni liturgiche romane importate decenni prima da Teodoro di Tarso.
La sua rettitudine e le sue capacità amministrative lo portarono a essere eletto abate dello stesso monastero. In questa veste, Jaenbert dimostrò non solo doti pastorali, ma anche una spiccata attitudine alla gestione dei vasti possedimenti terrieri dell'abbazia, un ruolo che all'epoca richiedeva competenze politiche e giuridiche di prim'ordine. Alla morte dell'arcivescovo Bregowine, avvenuta nel 764, il clero e il popolo di Canterbury, insieme al sovrano locale, individuarono in lui il successore ideale. La sua elezione avvenne nel 765, in un momento in cui il Kent stava lentamente perdendo la propria indipendenza politica a favore della crescente egemonia del regno di Mercia.

Il viaggio a Roma e la difesa della sede
Secondo un'antica consuetudine che risaliva ai tempi di Agostino e di Teodoro, il neo-eletto arcivescovo doveva recarsi a Roma per ricevere il pallio, il paramento liturgico simbolo della comunione con il Successore di Pietro e della pienezza dell'autorità metropolitica. Jaenbert intraprese il lungo e pericoloso viaggio attraverso l'Europa continentale tra il 765 e il 766. 
A Roma fu accolto da Papa Paolo I, il quale gli conferì il pallio e gli confermò la giurisdizione su tutte le diocesi della provincia meridionale dell'Inghilterra. Questo viaggio non fu solo un atto formale, ma una mossa strategica: in un'epoca in cui i confini politici mutavano rapidamente, il legame diretto con il Papato costituiva l'unico baluardo a garanzia dell'indipendenza della Chiesa di Canterbury dalle ingerenze dei sovrani locali. Tornato in patria, Jaenbert si dedicò al riordino della diocesi, presiedendo sinodi e confermando antichi privilegi, cercando di consolidare il patrimonio ecclesiastico che spesso veniva insidiato dai nobili laici.

L'ombra di Mercia e la scissione di Lichfield
La vera sfida del pontificato di Jaenbert emerse con l'ascesa al trono di Mercia di Offa, uno dei sovrani più potenti e ambiziosi della storia anglosassone. Offa aveva sottomesso il Kent e gran parte dell'Inghilterra meridionale, creando un vasto impero. Tuttavia, egli mal sopportava che l'autorità religiosa suprema risiedesse a Canterbury, una città storicamente legata a tradizioni indipendenti e fuori dal suo diretto controllo territoriale.
Offa pretese che l'arcivescovo trasferisse la sua sede o, in alternativa, che venisse creata una nuova provincia ecclesiastica all'interno del regno di Mercia. Di fronte al rifiuto di Jaenbert, che difese l'indivisibilità della sede gregoriana, il re ricorse alla forza e alla diplomazia papale. Nel 787, durante il celebre Sinodo di Chelsea, sfruttando la sua influenza e inviando ricchi doni a Roma, Offa convinse Papa Adriano I a erigere Lichfield a nuova arcidiocesi. Hygeberht, un vescovo gradito al re, fu nominato arcivescovo e ricevette il pallio, sottraendo a Jaenbert la giurisdizione su numerose diocesi suffraganee.

Gli ultimi anni e la morte
Nonostante l'umiliazione politica e il ridimensionamento territoriale della sua provincia, Jaenbert non abdicò alla sua dignità. Egli mantenne il titolo di arcivescovo e il pallio, continuando a governare le diocesi rimaste sotto la sua diretta autorità con la stessa dedizione di sempre. La sua resistenza passiva e la sua fedeltà alla tradizione permisero alla sede di Canterbury di sopravvivere a quella che sembrava una debacle istituzionale. 
Jaenbert trascorse gli ultimi anni della sua vita tra la preghiera, l'amministrazione dei beni ecclesiastici e la cura del clero. Morì il 12 agosto 792, lasciando una Chiesa provata ma non distrutta. Pochi anni dopo la sua morte, con la scomparsa di Offa, la situazione politica mutò e Papa Leone III soppresse l'arcidiocesi di Lichfield, restituendo a Canterbury l'antica giurisdizione e confermando la lungimiranza della resistenza di Jaenbert.

Il culto e la sepoltura
Il corpo di Jaenbert fu sepolto nell'Abbazia di Sant'Agostino a Canterbury, il monastero che lo aveva visto crescere come monaco e che egli aveva guidato come abate. La sua tomba divenne meta di venerazione per i monaci e per il clero locale, che lo consideravano un difensore della libertas Ecclesiae. Il suo culto, mai formalizzato attraverso un processo canonico moderno, si sviluppò ab immemorabili ed è registrato nei martirologi locali e in quello romano alla data del 12 agosto. 
Durante la Riforma inglese del XVI secolo, sotto il regno di Enrico VIII, l'Abbazia di Sant'Agostino fu soppressa e in gran parte distrutta. Le reliquie dei santi e degli arcivescovi lì custodite andarono disperse o distrutte, e oggi non rimane alcuna traccia materiale della sepoltura di Jaenbert. Resta tuttavia intatta la sua memoria storica come uno dei pilastri della Chiesa inglese nel periodo pre-normanno.

Autore: Enrico Quiri
 


 

San Jaenbert è inglese di nascita, ma se ne ignora l’anno e quindi non si è in grado di dire quanti anni visse, è conosciuto anche con altri nomi varianti del primo: Gegenberht, Jainbert, Janibert, Lambert, Jambert.
Nel 760 venne nominato abate di S. Agostino a Canterbury, succedendo al defunto Aldhun e benedetto dall’arcivescovo della città Bregwin. Quattro anni dopo nel 764 l’arcivescovo Bergwin morì e il suo corpo fu sepolto nella Christ Church, sollevando un vespaio di polemiche, in quanto il monastero di S. Agostino aveva il privilegio di custodire le spoglie di re e arcivescovi, per questo Jaenbert, in qualità di abate protestò a Roma; allora i monaci della Christ Church per bloccare il ricorso, lo elessero arcivescovo.
La data della sua consacrazione è il 2 febbraio 765, cerimonia officiata da Egbert, arcivescovo di York. Non vi sono molte notizie sui primi anni del suo episcopato, durato 26 anni, ma è certo che il prestigio della sede di Canterbury era molto alto in quell’epoca, anche a seguito della controversa situazione politica del Kent, che vedeva contrapposti gli interessi dei Sassoni Occidentali ed Orientali e dei Merciani.
Probabilmente fu in questo periodo che gli arcivescovi di Canterbury acquisirono il diritto di battere moneta, è certo che Jaenbert fu il primo arcivescovo di cui si sono conservate le monete. È documentato che nel 767 Jaenbert ricevette il pallio arcivescovile da papa Paolo I (757-767) e con questa dignità poté, il 24 aprile dello stesso anno consacrare i vescovi Ethelbert di York, Alhmund di Hexham e Ceolwuff di Lindsey.
Intanto negli anni successivi nella Mercia (uno dei sette regni dell’eptarchia fondati dagli Anglosassoni nella seconda metà del V secolo), si andò affermando l’autorità del re Offa (757-796), il quale dopo la vittoria dei suoi soldati su quelli del Kent, cominciò una politica che tendeva a togliere la dipendenza della sede vescovile della Mercia da quella del Kent, così da poterla più facilmente controllare direttamente.
Inoltre il contrasto scaturiva dal sostegno che Jaenbert, quasi sicuramente aveva dato a Eadbert Praen, oppositore contro Offa e dal sospetto che il re nutriva contro l’arcivescovo, su una sua complicità con i Sassoni Occidentali del Kent, per chiedere l’intervento di Carlo Magno, con il quale i rapporti fra i due sovrani non erano fiduciosi.
Il re Offa si mosse contro Jaenbert, chiedendo a Roma il distacco della Mercia da Canterbury e il pallio di arcivescovo per Higbert vescovo di Lichfield la capitale; il papa inviò due legati pontifici Giorgio e Teofilatto nel 786 e 787 per dirimere la questione.
Dopo aver ascoltato gli interessati, i legati proposero una serie di Concili provinciali, quello di Canterbury si tenne nel 787 con la partecipazione di dodici vescovi e dello stesso re Offa e i suoi dignitari; l’arcivescovo Jaenbert anch’egli partecipante, dovette accettare di cedere parte del suo territorio, mentre Higbert divenne arcivescovo e Egfrid, figlio di Offa fu consacrato re.
Higbert ricevette il pallio solo nel 788, anno in cui su alcuni documenti, il suo nome compare con il titolo di arcivescovo, eguale nella dignità a Jaenbert, ma inferiore per anzianità. Secondo studiosi delle vicende inglesi, alla sede di Canterbury furono tolte Worcester, Leicester, Sidnacester, Hereford, Elmham e Dunwich.
Secondo il necrologio di Canterbury, Jaenbert morì l’11 agosto 791; il suo corpo nel 1091 fu trasferito insieme a quello di s. Agostino di Canterbury († 604) nella sala capitolare della chiesa dell’abbazia omonima.
Dovendoci rifare necessariamente alle tradizioni dell’epoca, in quanto manca una ufficialità della Chiesa nel riconoscimento della santità della sua vita, si cita il Martirologio di Usuardo (compilato nell’875, per incarico di Carlo II il Calvo) e l’elenco dell’Ordine Benedettino, che riportano Jaenbert come santo, con celebrazione al 12 agosto.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-08-04

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