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Venerabile Concetta Bertoli Terziaria Francescana

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Mereto di Tomba (Udine), 14 aprile 1908 - 11 marzo 1956


Ecco un’altra di quelle figure umane che della sofferenza patita nel proprio corpo, ne fecero motivo di elevazione spirituale, docile rassegnazione, offerta come vittima per i sacerdoti, i missionari, i peccatori.
Tante ne sono negli elenchi della Chiesa queste anime sofferenti, presenti in ogni condizione sociale ed età. Laiche come Maria Marchetta di Grassano (Matera) di 27 anni, la suora Santina di Gesù di Siracusa di 51 anni, la clarissa cappuccina Maria Raffaella Coppola di Napoli di 39 anni; gli adolescenti Angela Iacobellis e Aldo Blundo di Napoli, Silvio Dissegna di Moncalieri (TO), il frate cappuccino Giacomo Filon da Balduina di 48 anni.
A questi nomi di una lunga lista aggiungiamo Concetta Bertoli, oggetto di questa scheda; nacque il 14 aprile 1908 a Mereto di Tomba (Udine) visse i suoi primi sedici anni di vita frequentando la scuola e dedicandosi ai lavori nei campi.
Verso il Natale del 1924 fu colpita da una grave malattia, l’artrite deformante poliarticolare e quasi sei anni dopo a 22 anni, restò completamente immobilizzata, con la bocca ermeticamente chiusa, che le permetteva a stento solo un nutrimento tramite liquidi.
E con il corpo contorto come una S maiuscola, restò a letto immobile per i successivi 26 anni. A ragione era considerata “la crocifissa di Mereto di Tomba”; all’inizio del suo male, la propria gioventù, gridava il suo no a questo calvario, poi aiutata dal parroco, si addentrò nel mistero della Croce e pian piano accettò di vivere come Gesù sul Calvario.
Dal 7 agosto 1940 diventò Terziaria Francescana, lodando Dio e edificando tutti con lo spirito di san Francesco. A 42 anni nel 1950 divenne completamente cieca e con questo corpo così martoriato, trovava la forza di offrire “tutto per i peccatori e per i missionari” e cercando di consolare chi l’assisteva diceva: “Io sono missionaria del dolore”, “non ho abbastanza fiato per ringraziare il Signore d’avermi messo in queste condizioni”, “il Signore affida a tutti un posto, a me ha dato questo, io sono contenta”.
Volle festeggiare il 24 dicembre 1949 le nozze d’argento (25 anni) della sua crocifissione, facendo celebrare la Messa nella sua cameretta. Nel luglio 1938 fu trasportata dall’UNITALSI in pellegrinaggio a Lourdes e spiegava di andarci non per guarire, ma per avere la forza di sopportare.
Il 19 luglio dinanzi alla Grotta, chiese ed ottenne la grazia di potersi comunicare, cose che le era impossibile per le mandibole e denti inchiodati. L’11 settembre 1951 l’UNITALSI la condusse in pellegrinaggio a Loreto, nel Santuario desiderò di vedere la Santa Casa e portata in barella, cieca, vide la Santa Casa, che descrisse ai presenti “mattonino per mattonino”; ripartita da Loreto il 13 settembre, ridiventò cieca ma felice per la grazia ricevuta.
Della propria cecità commentava: “Ho perduto la vista degli occhi, ma ho l’occhio della fede”. A gennaio del 1956 preannunciò che entro quell’anno sarebbe morta, infatti il 6 marzo ricevette l’ultima comunione e morì l’11 marzo 1956 nella sua casa di Mereto di Tomba; venne sepolta nel cimitero locale, da dove il 5 agosto 1973 venne traslata e tumulata nella chiesa parrocchiale.
La causa per la sua beatificazione iniziò ad Udine il 13 gennaio 1969; la sua cameretta è divenuta meta di devozione; nel 1985 si svolse ad Udine un processo su una guarigione ritenuta miracolosa.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-11-06

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