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Beato Giovanni Nepomuceno ZegrÝ y Moreno Fondatore

17 marzo

Granada, Spagna, 11 ottobre 1831 - Malaga, Spagna, 17 marzo 1905

Giovanni Nepomuceno Zegrìy Moreno, fondatore delle suore Mercedarie della carità, nacque nel 1831 a Granada, dove fu ordinato sacerdote nel 1855. Fu esaminatore sinodale nelle diocesi di Granada, Jaen e Orihuela, giudice sinodale e segretario nei concorsi a parroci di Malaga, canonico nella cattedrale, visitatore delle religiose, formatore dei seminaristi. Infine, predicatore della regina Isabella II e cappellano reale. Ma la sua attenzione principale furono i poveri, per i quali fondò la Congregazione religiosa, che pose sotto la protezione di Maria della Mercede. Morì nel 1905.

Martirologio Romano: A Mßlaga in Spagna, beato Giovanni Nepomuceno ZegrÝ y Moreno, sacerdote, che consacr˛ il suo ministero al servizio della Chiesa e al bene delle anime e, per meglio rendere gloria a Dio Padre in Cristo, fond˛ la Congregazione delle Suore della CaritÓ della Beata Maria Vergine della Mercede.


Bisogna aver provato a vedersi buttare addosso accuse infamanti, ad essere perseguitati dalle calunnie, a sopportare ingiustamente la vergogna: solo così si potrebbe capire il martirio che ha scavato l’animo e il fisico del Beato Giovanni Nepomuceno Zegri Moreno. “Juan”. nasce a Granada (Spagna) nel 1831, in una famiglia cristiana, ricca e importante, che gli garantisce da subito una brillante carriera legale, alla quale peraltro sembra naturalmente portato per la sua intelligenza viva e per la sua naturale predisposizione per lo studio che gli fa superare con pieno successo gli esami. E’ un giovane inquieto, brillante, impegnato nel sociale, dicono anche un po’ incline alla vanità per colpa dell’ambiente in cui è nato e che frequenta. Chi lo conosce bene, però, lo sa anche estremamente disponibile e generoso. Improvvisa ed inaspettata la “conversione”: il lavoro lo porta a contatto con il vescovo di Malaga, che diventa suo amico e lo aiuta ad approfondire una vocazione che forse non riusciva ad emergere a causa del superattivismo di Juan. Anche negli studi teologici brucia le tappe e viene ordinato a 24 anni, il 2 giugno 1855. I primi impegni pastorali lo portano ad essere prima collaboratore e poi parroco in Granada, spesso a contatto con la miseria, la malattia, l’abbandono dei più poveri: sono le prime esperienze forti, che svegliano in lui l’interesse sociale e l’apertura ai bisogni degli altri che già avevano caratterizzato i suoi anni giovanili. Prima di tutto, però, è un evangelizzatore e quelli che gli sono vicino testimoniano tutti gli sforzi che questo prete fa per annunciare ciò che prega e per vivere ciò che insegna. In aggiunta agli impegni pastorali, gli chiedono anche di svolgere l’incarico di esaminatore sinodale, giudice sinodale, segretario nei concorsi dei parroci, visitatore delle religiose, formatore dei seminaristi; viene nominato anche predicatore di sua Maestà e cappellano reale: incarichi ed onorificenze che Padre Juan attraversa con l’umiltà e la semplicità che ha pazientemente costruito in se stesso, vincendo quella tentazione alla vanità che fa parte del suo carattere. Il 16 marzo 1878 fonda le Suore Mercedarie della Carità, alle quali affida il carisma di praticare tutte le opere di misericordia corporale e spirituale nella persona dei poveri. Alle sue suore Padre Juan insegna che solo “la dolcezza, la carità e l’umiltà devono guidare ogni nostra azione” e che bisogna considerare “falsa e infruttuosa quella carità che cerca solo soddisfazioni umane”. Com’è suo solito cerca di precedere con l’esempio e, proprio mentre su di lui si addensano ombre minacciose, avverte le sue suore che “un cristiano senza carità è una cosa incomprensibile, è un controsenso, è un assurdo”. Per lui le occasioni di esercitare la carità non mancano, perché oltre alle situazioni normali della vita gli si sta preparando una grossa prova: la superiora della sua Congregazione accusa Padre Juan davanti all’autorità ecclesiastica di abusare delle sue suore. Accusa infamante che fa scattare immediatamente per lui la sospensione “a divinis” e l’allontanamento dalla Congregazione che ha fondato. La prova dura sei lunghi anni e mentre per la sua accusatrice si rende necessario il ricovero in manicomio (il che basterebbe a dimostrare l’infondatezza delle sue accuse) per lui continua un lungo calvario di vergogna e isolamento, da cui non viene liberato neppure con la completa riabilitazione papale del 1894. Diffidenza, esclusione e sospetto continuano ad accompagnarlo e Padre Juan accetta tutto con umiltà e pazienza, isolato da tutti e scavato nel fisico dal martirio spirituale che sta subendo. Un giorno cade in piazza e viene caritatevolmente sollevato da due suore che lo fanno accomodare su una panchina. Non gli rivolgono però neppure una parola, perché sono le sue suore, che hanno il divieto assoluto di parlare con lui. Abbandonato e nella più completa solitudine, muore il 17 marzo 1905, ma anche dopo morte continua ad essere accompagnato dall’ostracismo delle sue suore, che solo nel 1925 lo riconoscono come loro fondatore e lo riabilitano scoprendo tutta la sua ricchezza spirituale. La Chiesa gli ha reso giustizia proclamandolo beato il 9 novembre 2003 e le sue oltre 1200 suore oggi sono presenti in mezzo mondo a continuare la sua opera di carità, dalla Corea, all’America, all’Africa.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2009-07-19

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