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Servo di Dio Raffaele Mennella Missionario

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Torre del Greco (NA), 22 giugno 1877 - 15 settembre 1898


Nelle prime ore pomeridiane del 15 settembre 1898, a soli ventuno anni morì a Torre del Greco, la ridente città posta sul Golfo di Napoli, il giovane Raffaele Mennella, chierico dei ‘Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria’.
Era nato nella stessa città, famosa per la lavorazione del corallo e paese d’origine di intere generazioni di marinai e pescatori, il 22 giugno 1877, da Antonino Mennella e da Annunziata Manguso di modeste condizioni economiche, ma onesti e religiosi cittadini; il padre era pescatore come tanti torresi e la madre casalinga.
Avvertì sin dai primi anni di ragazzo, la vocazione allo stato religioso, guidato spiritualmente dal sacerdote torrese Pasquale Brancaccio, ma nel contempo venne istruito nelle Lettere e Storia, dai fratelli canonici Luigi e Vincenzo Maglione, mentre apprendeva il mestiere di corallaio in una piccola fabbrichetta locale.
Il periodo del suo apprendistato non fu dei più tranquilli, il clima del mondo operaio di fine Ottocento, era arroventato da lotte sociali per la prima industrializzazione dell’Italia unita e contro la Chiesa, considerata nemica del vero progresso degli operai e sorda alle loro rivendicazioni contro i soprusi dei padroni.
In realtà ignoravano l’interessamento della Chiesa nel trovare rimedi per queste crisi operaie e rurali, che venne espresso con le Encicliche di papa Leone XIII (1878-1903), specialmente con la “Rerum Novarum” (1891), primo grande documento della Chiesa che indicò la strada da seguire, nella nuova era industrializzata che avanzava e con l’affermazione della dignità del lavoro operaio e contadino.
E Raffaele con la testimonianza di una religiosità aperta nel suo agire, era preso spesso a bersaglio dai compagni di quel lavoro di corallaio, così specializzato in questa zona, con il loro prenderlo in giro, il parlare sboccato, suscitando tentazioni e cattivi esempi.
Ma egli tirò diritto per la sua pura e convinta strada, ogni mattina prima di andare a lavorare, partecipava alla S. Messa, servendo all’altare e ricevendo la Santa Comunione nella Chiesa del Carmine di Torre del Greco.
Stessa cosa faceva la sera, ritornando dal lavoro, passava in chiesa per la recita del Rosario e per la visita a Gesù Sacramentato. A 15 anni egli lavorava, studiava con l’aiuto dei già detti fratelli canonici, pregava mattina e sera in chiesa, la sua vocazione religiosa diveniva sempre più chiara e la Provvidenza gli fece incontrare padre Luigi Torrese, che era stato tra i primi membri della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, fondata dal beato Gaetano Errico (1791-1860) a Secondigliano, oggi quartiere periferico di Napoli.
Padre Torrese divenne il suo consigliere ed a lui Raffaele Mennella chiese di entrare nella Congregazione dei Missionari; fu inizialmente rifiutato dai Superiori, con suo grande sconcerto, ma i Missionari dei Sacri Cuori, al pari di altre Congregazioni, dal 1861 al 1866 erano stati soppressi per le nuove leggi varate dal Parlamento Italiano e solo in quegli anni stavano cercando di riorganizzarsi e non avevano ancora aperto un noviziato.
Ma poi il 10 novembre 1894, fu accettato nel nuovo Noviziato di Secondigliano, vestendo l’abito il 18 novembre nella Chiesa dell’Addolorata; compì gli studi del noviziato sotto la guida del conterraneo padre Luigi Balzano, che fu anche il suo primo biografo e un anno dopo il 21 novembre 1895, professò i voti semplici insieme ad altri cinque novizi, che rappresentavano ormai la speranza della Congregazione, che rinasceva dopo la soppressione e la dispersione dei suoi membri.
Il 13 settembre 1896 ricevette la tonsura clericale dell’epoca e gli Ordini Minori; sotto la guida illuminante del padre Balzano, si formò alla spiritualità dell’Istituto, approfondì la conoscenza del pensiero e dell’azione del santo Fondatore, confermò le virtù di cui era dotato, come l’ubbidienza, la modestia, il silenzio, il raccoglimento, la castità.
Nel settembre 1897 fu mandato a Roma a seguire gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, perché tutti i Superiori e lui stesso, aspiravano che arrivasse al sacerdozio al più presto; anche qui si dimostrò un giovane chierico, che edificava tutti con il suo comportamento.
Ma il Signore dispose diversamente; nell’estate 1898 a Roma il clima era rovente e l’applicazione allo studio per superare gli esami, avevano indebolito il suo fisico; sfioriva di giorno in giorno, ma nessuno se ne accorgeva o ne dava importanza.
La liturgia per il Sacro Cuore di Gesù a giugno e le seguenti Quarantore, lo tennero impegnato più del solito; stette in costante preghiera, con lunghe ore in ginocchio in adorazione, nella chiesa del Collegio di S. Maria in Publicolis.
Il 3 luglio 1898 si presentò al padre Rettore con un fazzoletto sulla bocca intriso di sangue, il Rettore capì subito che era un’emottisi, fattolo mettere a letto e chiamato un medico, si ebbe una diagnosi grave di tisi polmonare.
A quell’epoca la prognosi era infausta, mancando i medicinali appropriati, ed i medici non nascosero la gravità del caso, rimanendo meravigliati, insieme a quanti altri frequentavano la stanza del giovane, che invece di spaventarsi era allegro e si dichiarava disposto a morire per raggiungere il Signore.
Tutti si allontanavano con la frase “È veramente un angelo!” oppure “Beato lui, è proprio un santo!”. Mentre tutti nella Congregazione pregando si preparavano alla sua fine, con inconsolabile consapevolezza e dolore, il chierico Raffaele Mennella ebbe una miglioria, forse dovuta alle cure praticate o allo stesso decorso della malattia; ritornarono alquanto le forze al punto che poté lasciare il letto e presentarsi anche al Distretto di Roma per la visita militare.
Il medico curante consigliò per lui un po’ dell’aria natia e Raffaele Mennella, che aveva espresso il desiderio di morire in Congregazione, questa volta obbedì e il mattino del 2 agosto 1898, accompagnato da un confratello partì per Napoli e da lì a Torre del Greco in famiglia, dove l’aria balsamica gli facilitava il respiro e calmava la tosse, poi le cure della mamma e dei medici sembrarono dargli la guarigione.
Nonostante la debolezza, finché poté andò in chiesa tutti i giorni, poi solo il giovedì man mano che si aggravava nella malattia, appoggiato ad un bastone, quasi sembrava morire ad ogni passo, ciò nonostante restava in ginocchio a pregare per lungo tempo.
Poi non si mosse più dal letto e la S. Comunione la riceveva da sacerdoti che si recavano a fargli visita tutti i giorni; pur non potendo parlare con facilità per la mancanza di respiro, riusciva a dialogare con parenti, amici, sacerdoti e confratelli, dell’Amore di Dio e della Madonna; ma consapevole dell’aggravarsi del male, Raffaele si era preparato con encomiabile adesione alla volontà di Dio.
La mattina del 15 settembre 1898 fece chiamare padre Luigi Torrese, della Congregazione dei Sacri Cuori che aveva continuato ad assisterlo spiritualmente e da lui volle gli ultimi Sacramenti; la S. Comunione per volontà del parroco Brancaccio, gli venne portata in forma solenne e processionale; dal racconto di uno scrittore dell’epoca, si sa che il corteo si andò infoltendo di devoti lungo il percorso, tutti mesti per l’imminente fine del “prevetariello”, come veniva chiamato Raffaele.
Verso le 13,30 rivolto verso l’immagine della Madonna che era nella stanza, dolcemente spirò. Furono migliaia le persone che si recarono da Torre del Greco e da Secondigliano a rendere omaggio alla salma dell’angelico giovane, considerato da tutti un santo; non aveva voluto fiori né confetti, come si usava allora, ma nella stanza per due giorni c’era un profumo di fiori di tante qualità, che lasciò perplessi e meravigliati parenti ed amici.
I suoi funerali, benché modesti per la condizione familiare, videro la partecipazione spontanea di tutta Torre del Greco, una fiumana di gente l’accompagnò al cimitero. L’11 ottobre 1956 i suoi resti furono esumati e traslati solennemente nella Chiesa Madre della sua Congregazione a Secondigliano, con la partecipazione e ricognizione dei resti, del cardinale arcivescovo di Napoli Marcello Mimmi.
Nello stesso mese si aprì il Processo Ordinario per la sua beatificazione, conclusasi nel febbraio 1957 e trasmesso alla Sacra Congregazione competente a Roma.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2003-12-13
Letto da 3050 persone

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