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Santa Paola Elisabetta (Costanza) Cerioli Vedova e fondatrice

24 dicembre

Soncino, Cremona, 28 gennaio 1816 – Comonte, Bergamo, 24 dicembre 1865

Nata il 28 gennaio 1816 da una famiglia nobile di Soncino, in provincia di Cremona, Costanza Cerioli (come si chiamava all'anagrafe) andò sposa a 19 anni a un uomo molto più anziano di lei. Ebbe quattro figli, ma le morirono tutti giovanissimi: la prima a sei mesi dalla nascita, il terzo appena nato, mentre il quarto nacque morto. Il secondogenito, Carlo, si ammalò di tubercolosi e ne morì. Rimasta vedova, ricca e sola a 39 anni, Costanza scelse di spendere la vita prendendosi cura in casa sua delle bambine rimaste orfane. In quest'opera si unirono presto a lei altre giovani: fu la scintilla da cui scaturirono le Suore della Sacra Famiglia, tra le quali prese lei stessa i voti assumendo il nome di suor Paola Elisabetta. Presto si affiancò anche il ramo maschile dei Padri della Sacra Famiglia, sacerdoti e fratelli, dediti all'apostolato tra i lavoratori agricoli. Suor Paola Eilsabetta morì il 24 dicembre 1865. Beatificata da papa Pio XII il 19 marzo 1950, è stata canonizzata da san Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004. I suoi resti mortali sono venerati presso la Casa madre delle Suore della Sacra Famiglia a Comonte di Seriate (BG), in via Luigia Corti. Il Martirologio Romano la ricorda nel giorno della sua nascita al Cielo, ma la sua memoria liturgica cade il 23 gennaio, il giorno in cui lei compì la sua consacrazione a Dio.

Martirologio Romano: A Comonte vicino a Bergamo, santa Paola Elisabetta (Costanza) Cerioli, che, morti prematuramente tutti i figli e rimasta poi vedova, impegnò risorse e forze nell’istruzione dei figli dei contadini e degli orfani senza speranza di futuro e visse nel Signore le gioie di madre, fondando l’Istituto delle Suore e la Congregazione dei Padri e dei Fratelli della Sacra Famiglia.


I primi anni
Costanza Cerioli nacque il 28 gennaio 1816 a Soncino, in provincia e diocesi di Cremona, ultima dei sedici figli di Francesco Cerioli e Francesca Corniani, entrambi nobili. Era di gracile e delicata costituzione, per cui fu battezzata il 2 febbraio 1816 nella chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta in Soncino.
Crebbe maturando grandi virtù spirituali che la madre, con la sua sensibilità, seppe sviluppare. Dai dieci ai sedici anni, Costanza fu affidata all’educandato delle monache della Visitazione ad Alzano Maggiore (oggi Alzano Lombardo), dove si fece notare per la bontà dell’animo e la diligenza nello studio.
Il 15 maggio 1831 Costanza rientrò in famiglia: proseguì gli studi e, di pari passo, continuò a sostenere le popolazioni contadine e a impegnarsi nelle faccende di casa.

Il matrimonio con Gaetano Busecchi

Aveva 19 anni quando, rientrata in famiglia, i genitori le proposero di sposare Gaetano Busecchi: 58 anni, vedovo della contessa Maria Teresa Tassis, risiedeva a Comonte di Seriate come proprietario terriero. Costanza accettò, vedendo in quel matrimonio combinato una delle tappe del progetto di Dio su di lei.
Le nozze furono celebrate il 30 aprile 1835. Nei confronti del coniuge, tanto più anziano di lei, malaticcio, estroso e appassionato alla musica, Costanza cercò di essere generosa, paziente e docile; lui, a modo suo, ricambiava il suo affetto.

La perdita di tutti i figli

Ebbero quattro figli: la prima, Francesca Maria Teresa, morì a sei mesi di vita; il terzo, Raffaele Gaetano, dopo un anno dalla nascita. Il quarto figlio, invece, nacque morto. L’unico che sopravvisse all’infanzia fu quindi Carlo, il secondogenito, che tuttavia si ammalò di tubercolosi a 16 anni.
Sul letto di morte, il ragazzo cercò di consolare la madre: «Mamma non piangere per la mia prossima morte, perché Dio ti darà tanti altri figli a cui provvedere».

Vedova
Carlo morì il 16 gennaio 1854: di lì a poco, il 25 dicembre 1854, morì anche Gaetano Busecchi. Costanza, che aveva 39 anni, si trovò sola, con un ricco patrimonio e con le ultime parole del figlio che le risuonavano nel cuore.
Aiutata da monsignor Alessandro Valsecchi, che già aveva educato il giovane Carlo, comprese di doversi affidare ancora di più a Dio e di dover trarre qualcosa di buono da quella che definì, in una lettera al direttore spirituale, «la maggiore delle disgrazie».
Dopo gli Esercizi spirituali che seguì nel 1855, Costanza prese a dedicarsi alle opere di carità, in cui impegnò l’immenso patrimonio ereditato dal marito. Visitava e curava i malati e, in più, aprì il suo palazzo ai più bisognosi. Ma fu la scoperta della sofferenza di tanti bambini e ragazzi orfani a farle intuire il significato delle ultime parole del figlio.

L’inizio dell’opera per le orfane

Contemplando la Madonna come Addolorata e mettendosi sotto la protezione di san Giuseppe, Costanza  si rese conto di come loro stessi si fossero resi disponibili al progetto di Dio; prolungò così la sua maternità e paternità nella cura dei poveri.
Iniziò prendendo in casa due bambine orfane, alle quali man mano se ne aggiunsero molte altre. In seguito, decise di aprire una scuola rurale per le ragazze di Comonte e dei paesi vicini, mentre si muovevano i primi passi verso un’industrializzazione che penalizzava le fasce meno abbienti della popolazione.
Il 1° novembre 1856 Costanza ricevette dal vescovo di Bergamo, monsignor Pietro Luigi Speranza, un metodo di vita per sé e per le donne che aveva chiamato a sé, incaricandole della formazione e dell’assistenza alle “Figlie di San Giuseppe”, come chiamava le orfanelle.

Nascita delle Suore della Sacra Famiglia

L’8 dicembre 1856, Costanza e le sue collaboratrici indossarono la loro nuova divisa: fu quello l’atto di nascita delle Suore della Sacra Famiglia. Il 23 gennaio 1858, due anni dopo, Costanza si consacrò a Dio: cambiò nome in suor Paola Elisabetta, indossando, da allora in poi, una croce di legno sopra gli abiti.
L’8 luglio seguente, la fondatrice e le consorelle vestirono l’abito religioso vero e proprio, mentre il 23 gennaio 1859 le prime sei Suore della Sacra Famiglia emisero la professione temporanea dei voti. Il 27 giugno 1862, monsignor Speranza emise il decreto di approvazione dell’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia.
Lo spirito che animava le case che andavano aumentando era quello della sobria povertà della Famiglia di Nazareth, per dare agli orfani quello che la vita aveva loro tolto. Scrisse infatti nelle Regole: «Amiamole queste povere figlie, e siamole in luogo di padre, madre, fratelli che Dio loro ha tolti per mettere noi in loro luogo».

I Padri della Sacra Famiglia
L’anno successivo al decreto diocesano sull’istituto femminile, il 4 novembre 1863, madre Paola Elisabetta fondò anche i Padri della Sacra Famiglia, sacerdoti e fratelli, dediti al lavoro nei campi e all’apostolato verso i giovani contadini.
Fu contattata da don Luigi Maria Palazzolo, sacerdote di Bergamo (beatificato nel 1963), che aveva già iniziato l’Istituto delle Suore delle Poverelle ed era intenzionato a fondarne uno simile, maschile, per i figli dei contadini poveri.
A causa di divergenze nei fini dei due fondatori, l’accordo non ebbe esito, ma don Palazzolo portò a Martinengo, sede dei Padri della Sacra Famiglia, i suoi primi tre discepoli maschi. Tuttavia, i suoi Fratelli della Sacra Famiglia si estinsero nel 1928.

La morte di madre Paola Elisabetta
Suor Paola Elisabetta si consumò nel corso di dieci anni, trascorsi tra assistenza sociale e attività religiosa: morì a Comonte il 24 dicembre 1865, a 49 anni.
Fu inizialmente sepolta nel cimitero di Seriate, ma a vent’anni dalla morte, il 28 novembre 1885, i suoi resti mortali furono traslati nella Casa madre delle Suore della Sacra Famiglia, a Comonte, proprio nella stanzetta dov’era morta.

La causa di beatificazione
Il 20 febbraio 1902 si aprì il processo ordinario per la causa di beatificazione e canonizzazione di Suor Paola Elisabetta. Il decreto per l’introduzione della causa, che all’epoca segnava l’inizio della fase romana ebbe il 14 maggio 1919. Gli atti del processo diocesano e di quello apostolico furono approvati l’11 dicembre 1923.
Il 2 luglio 1939, papa Pio XII la dichiarò Venerabile. Dopo l’approvazione dei due miracoli allora necessari, lo stesso Pontefice la beatificò il 19 marzo dell’Anno Santo 1950. La memoria liturgica della Beata Paola Elisabetta Cerioli, per le diocesi di Bergamo e Cremona e per gli Istituti da lei fondati, inizialmente era stata stabilita al 30 luglio; dal 1982 è stata fissata al 23 gennaio, il giorno in cui lei compì la sua consacrazione a Dio.
Dopo la beatificazione, i suoi resti furono ricomposti ed esposti alla venerazione permanente dei fedeli in un’urna di cristallo, sempre nella Casa madre delle sue suore.

L’ulteriore miracolo e la canonizzazione
Dopo cinquant’anni dalla beatificazione, fu iniziato il processo diocesano su un asserito miracolo attribuito a suor Paola Elisabetta. Si trattava del fatto avvenuto a suor Michelina Rota, Suora della Sacra Famiglia, alla quale nel giugno 1991 era stato diagnosticato un istiocitona fibroso maligno di II grado, ossia un tumore incurabile nelle parti molli dell’organismo.
Il processo si svolse quindi dal 3 aprile 2000 al 22 ottobre 2001; i suoi atti furono convalidati il 12 aprile 2002. La riunione della Consulta medica della Congregazione delle Cause dei Santi del 5 dicembre 2002 riportò esito positivo: la sanazione appariva inspiegabile secondo la scienza medica. I Consultori teologi, il 2 maggio 2003, si pronunciarono favorevolmente sul nesso tra la preghiera d’intercessione alla Beata e la guarigione della suora. Seguì il parere altrettanto positivo dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, il 7 ottobre 2003.
Infine, il 20 dicembre 2003, il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto con cui la guarigione di suor Michelina Rota era dichiarata inspiegabile, completa, duratura e avvenuta per intercessione della Beata Paola Elisabetta Cerioli. La canonizzazione fu celebrata dallo stesso Papa in piazza San Pietro a Roma, domenica 16 maggio 2004.

Le Suore e i Padri della Sacra Famiglia oggi
Le Suore della Sacra Famiglia ricevettero da papa Leone XIII il Decreto di lode, che porta la data del 22 settembre 1896. Il 18 dicembre 1901, invece, fu emanato il decreto pontificio di approvazione definitiva.
Oggi come allora, le figlie spirituali di santa Paola Elisabetta continuano il loro impegno educativo soprattutto in centri urbani di piccole e medie dimensioni, con una particolare attenzione al rispetto della natura. La loro Casa madre è a Comonte di Seriate (BG), in via Luigia Corti. Contano anche presenze in terra di missione, precisamente in Brasile e nella Repubblica Democratica del Congo.
Quanto ai Padri della Sacra Famiglia, hanno ottenuto l’approvazione diocesana il 3 dicembre 1868, data dell’inaugurazione ufficiale della casa di Martinengo e della professione perpetua del primo religioso, fratel Giovanni Capponi.
Sono giuridicamente autonomi dalle Suore, ma riconoscono ugualmente in madre Cerioli la loro fondatrice. Svolgono prevalentemente un ruolo integrativo pastorale nell’assunzione di Parrocchie e nella direzione di attività scolastiche, specialmente in zone rurali. Hanno case in Italia, Brasile e Mozambico.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto il 2017-07-30

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