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Beato Giovanni di Ruysbroeck Canonico Regolare

2 dicembre

Ruysbroeck, Belgio, 1293 Groenendael, Belgio, 2 dicembre 1381

Nato nel 1293 a Ruysbroeck, nei pressi di Bruxelles, Giovanni è uno dei maggiori mistici fiamminghi. Ordinato prete nel 1317, fu cappellano di Santa Gudula a Bruxelles. Nel 1343 si ritirò con due compagni nel bosco di Groenendael, vicino Waterloo. Molti si unirono e dal romitaggio sorse una comunità di canonici regolari, di cui Giovanni fu priore. Morì nel 1381 ed è beato dal 1903. Le sue opere furono così note, da meritargli i soprannomi "doctor divinus" e "secondo Dionigi".

Martirologio Romano: Nel monastero di Groenendaal nei pressi di Bruxelles in Belgio, beato Giovanni Ruysbroeck, sacerdote e canonico regolare, che espose insegnamenti mirabili sui vari gradi della vita spirituale.


La dottrina ascetico-mistica del Beato Giovanni di Ruysbroeck è assai più conosciuta rispetto alla sua vita. I suoi undici libri o trattati e le sue lettere sono stati infatti tramandati in numerosi manoscritti, oltre duecento, anche se non tutti della medesima qualità. Sulla sua vita, invece, assai poco è il materiale biografico storicamente attendibile: nessun diario, nessuna autobiografia, ma solamente tre testimonianze contemporanee ed una Vita scritta in latino verso il 1420 dal canonico Henricus Pomerius. Questi compose la vita del primo priore di Groenendael per inserirla nella sua opera “De origine monasterii Viridisvallis”, databile tra il 1414 e il 1421, senza però intendere presentarne un profilo storico. Il suo lavoro infatti seguì lo stile agiografico medievale usato per raccontare la vita dei santi, in cui il protagonista è l’uomo perfetto sin dall’infanzia. In giovane età si ritira dal mondo e passa le sue giornate immerso nella contemplazione divina. Non avendo però conosciuto di persona il santo priore, non gli restò che servirsi del materiale fornitogli da due anziani confratelli.L’opera agiografica di Pomerius contribuì a diffondere l’immagine di un santo “estatico”, autore di libri con una dottrina esposta sotto l’illuminazione dello Spirito Santo, che raggiunge talvolta punte di sublimità, con pagine che riecheggiano esperienze di intima vita con Dio Trinità, con Cristo Incarnato e presente nell’Eucaristia.
Giovanni nacque nel 1293 a Ruysbroeck, paesino nella valle della Senna, a sud di Bruxelles. Nulla sappiamo del padre, le fonti antiche parlano soltanto della madre e di uno zio, Giovanni Hinckaert, ricco cappellano della chiesa principale di Bruxelles, dedicata a Santa Gudula. Questi nel 1304 accolse il nipote per fargli frequentare la scuola capitolare, ove Giovanni apprese la lingua latina e studiò per quattro anni grammatica, retorica e dialettica. Appena sedicenne, Giovanni si sarebbe subito consacrato al Signore con la sola ricerca della scienza divina. Ma forse questa informazione non va presa letteralmente, in quanto il biografo intende presentare il santo come colui che non necessita di una lunga formazione umana. Non va perciò escluso anche per Giovanni l’impegno di altri anni di studio, per giungere ad una buona formazione teologica, culturale ed umana. In effetti, però, non risulta che egli abbia frequentato l’Università di Parigi o di Colonia, come molti altri suoi contemporanei, e di conseguenza non conseguì alcun titolo accademico superiore. Egli ostentò comunque un elevato livello culturale: nelle sue opere figurano lunghe traduzioni di testi latini, impensabili senza un’approfondita conoscenza della lingua, forse frutto di studi privati. Probabilmente la stessa scuola capitolare di Bruxelles, in conformità alle disposizioni del III Concilio Lateranense del 1179, si era dotata di un “magister” per la formazione degli aspiranti al sacerdozio.
Il Ruysbroeck ricevette l’ordinazione presbiterale nel 1317, ormai orfano, ma continuava a sentire la madre spiritualmente presente e sua guida nella missione sacerdotale. Per ben venticinque anni fu cappellano a Santa Gudula, ove quotidianamente celebrava l’Eucaristia, partecipava all’Ufficio corale, predicava, catechizzava, si prendeva cura delle persone bisognose di consiglio. Nei Paesi Bassi dilagavano le idee eretiche dei movimenti del “Libero spirito”, dalle quali occorreva porre in guardia gli ignari fedeli che rischiavano di cadere in preda allla confusione ed al disorientamento. Nacquero così nei suoi scritti spirituali importanti passi per controbattere le teorie dei “falsi mistici”, forse anche su richiesta di alcuni suoi amici e figli spirituali.
Queste nuove dottrine da combattere erano contenute negli scritti di una beghina di Bruxelles, Heilwtg Bloemaerts, meglio conosciuta come Bloemardina, ma purtroppo nessuna fonte ha tramandato nulla di certo circa tali scritti. Forse però questi non sono mai esistiti, in quanto Giovanni mai citò la Bloemardina nei suoi libri, neppure indirettamente. Pare dunque probabile che Pomerius si sia confuso con Margarete Porete, morta sul rogo nel 1310: del suo scritto “Speculum simplicium animarum” (Specchio delle anime semplici) circolavano infatti copie nei beghinaggi e la sua peregrina dottrina era assai stimata negli ambienti del “Libero spirito”. Giovanni, che frequentava il beghinaggio di Bruxelles, sembra aver conosciuto e anche letto lo “Speculum della Porete”. Infatti nel suo “Splendore delle Nozze spirituali” si trovano tre capitoli in cui egli espone gli errori, prendendo dura posizione contro chi sosteneva una vita spirituale in assoluta passività: “Costoro credono di essere dei contemplativi; anzi i più santi che ci sono al mondo, invece la via che seguono è totalmente contraria a Dio, ai santi e a tutti i buoni”.
Nei venticinque anni di fedele servizio alla chiesa di Santa Gudula, Giovanni fu sempre semplice cappellano, vivendo ritirato, dedicandosi all’apostolato sacerdotale e componendo ben cinque trattati spirituali. Lo zio, prete mondano ed immerso in molte faccende, nel 1327 si convertì in seguito a una grazia interiore. Si ritirò nella sua casa insieme con Giovanni ed una altro canonico di Santa Gudula, Franco van Coudenberghe. Il rimanere a Bruxelles comportava però per loro il rischio di non poter svincolarsi del tutto da una società clericale di cui vedevano e comprendevano in pieno i difetti e la decadenza morale. Con la testimonianza della vita, con la predicazione, e Giovanni anche con gli scritti, essi avevano accusato il clero della loro Chiesa locale, criticando l’insoddisfacente situazione della diocesi ed auspicando un rinnovamento morale e sociale. Ciò senza dubbio creò loro nemici ed oppositori, quindi dovettero abbandonare Santa Gudula e cercare un altro posto.
La scelta di Groenendael pare fu dovuta ai buoni rapporti di Franco van Coudenberghe con il duca Giovanni III di Brabante. Sin dal 1304 vi esisteva un eremitaggio, poi abbandonato. Il 16 aprile 1343 i tre sacerdoti presero possesso della nuova abitazione ed del terreno circostante. Il duca Giovanni III aveva posto quale condizione di costruirvi una casa per almeno cinque persone, tra cui dei sacerdoti, che s’impegnassero a “celebrare l’Ufficio divino per la lode, la gloria e l’onore dell?onnipotente Dio, della gloriosa Vergine e di tutti i santi”. In tal modo il duca voleva assicurarsi i suffragi per l’anima della sua sposa, Maria d’Evreux, morta nel 1335. L’impegno di celebrare la lode divina corrispondeva pienamente alle intenzioni dei tre preti. Questi non si proponevano una fondazione di tipo monastico, non sentendo il bisogno di avere un superiore, una Regola ed obblighi fissi sigillati con i voti religiosi. Bastava invece loro costruire una cappella, che nel 1345 venne benedetta dal vescovo ausiliare di Cambrat. Franco van Coudenberghe fu nominato parroco. Passarono in tal modo i primi anni e la piccola comunità continuò a vivere con maggiore intensità la vita liturgica iniziata a Bruxelles.
Il loro singolare rifiuto di una forma di consacrazione già determinata dalla Chiesa, era determinato principalmente dal loro desiderio di restare “canonici”, sacerdoti e cantori della lode di Dio. Per mettere a tacere le mormorazioni contro di loro, Franco van Coudenberghe si recò a Cambrai per sottoporre la situazione al giudizio del vescovo. Questi volle fare una visita pastorale a Groenendael, ove decise di trasformare il gruppo in Ordine religioso, sotto la Regola di Sant’Agostino. Il 10 marzo 1350, infatti, Franco e Giovanni ricevettero l’abito dei Canonici Regolari dalle mani del vescovo, con l’obbligo di professare la Regola agostiniana. L’anziano Giovanni Hinckaert, zio del beato, fu esentato, in quanto la sua fragile salute e l’età avanzata non gli avrebbero permesso di condurre la vita austera del religioso. Dopo la vestizione dei fondatori, il vescovo nominò Franco prevosto della comunità, con la piena autorizzazione di ricevere candidati e nuovi confratelli, e Giovanni quale priore.
L’aver accettato sotto ispirazione divina lo stato religioso garantì la sopravvivenza della comunità dopo la morte dei fondatori, infatti da subito si accolsero nuovi aspiranti, ed inoltre permise di erigere a Groenendael un Capitolo di Canonici Regolari, potenziale tessitore di rapporti di reciproca stima con il Capitolo secolare dei canonici di Santa Gudula, facendo così tacere ogni mormorazione. Inoltre, nel 1360 nacque la tradizione che i canonici del Capitolo minore di Bruxelles, di cui Franco van Coudenberghe aveva fatto parte, si recassero ogni anno a Groenendael per cantare insieme la messa e trovarsi poi nel refettorio del monastero per l’agape fraterna.
A Groenendael Giovanni proseguì la sua attività letteraria, scrivendo “sotto l’ispirazione dello Spirito Santo”, come fu convinzione dei contemporanei e confratelli che lo circondavano di sincera ammirazione. L’immagine rimasta impressa nella loro memoria fu incentrata infatti su due qualità: “sanctus”, per il carattere vissuto della sua dottrina mistica di incomparabile sublimità, ed “inspiratus”, per l’influsso divino con il quale si cercò di spiegare il suo insegnamento difficile, per molti addirittura “oscuro”. Per quasi quarant’anni Giovanni fu direttore spirituale, educatore e guida dei confratelli più giovani. Anche i certosini di Hérinnes subirono l’influsso del “santo priore” di Groenendael, ma egli rifiutò la proposta di aderire al loro Ordine per rimanere fedele ai suoi impegni di Canonico Regolare.
Gli ultimi anni di Giovanni trascorsero tranquilli, con una profonda vita di preghiera contemplativa. La sua profonda devozione eucaristica lo portava a celebrare la messa con grande raccoglimento, quasi estaticamente. Ciò fu segnalato al prevosto, con il suggerimento di proibirgli la celebrazione della messa. Ma tutta la sua gioia, tutta la sua felicità, tutta la forza della sua lunga vita era sempre stata l’Eucaristia, ed egli spiegava così i lunghi periodi di raccoglimento in cui talvolta cadeva: “Dio si ricorda di me. Nostro Signore, egli stesso è venuto e si è manifestato a me”. Implorò dunque il superiore di non proibirgli “la celebrazione della messa, nella quale Nostro Signore viene e si fa vedere a me, riempie il mio cuore di gioia e di allegrezza. No, il non dire messa sarebbe troppo penoso per me”.
Giovanni di Ruysbroeck morì il 2 dicembre 1381, dopo circa due settimane di grave malattia, assistito sino all’ultimo momento dai confratelli e dai discepoli, tra i quali un sacerdote amico esperto di medicina. Giovanni aveva 89 anni di età e ben 64 di sacerdozio. La sua beatificazione giunse solo nel 1903 e, nonostante le sue opere gli abbiano meritato i soprannomi di “doctor divinus” e “secondo Dionigi”, è ancor oggi in attesa di canonizzazione.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-11-29

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