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Servo di Dio Giovanni Battista Pinardi Vescovo

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Castagnole Piemonte, Torino, 15 agosto 1880 – Torino, 2 agosto 1962


Il 9 agosto 1962 scriveva monsignor Carlo Chiavazza su «il nostro tempo», da lui fondato nel 1946: «Non affermiamo nulla di straordinario quando diciamo che monsignor Pinardi è una gloria della Chiesa, di quella torinese in particolare… Le caratteristiche di questa prorompente e mite santità si possono riassumere in tre punti: spiritualità altissima; scrupoloso senso del dovere sino al sacrificio di se stesso; carità senza barriere; senza restrizioni, eroica».
Protagonista dell’articolo era monsignor Giovanni Battista Pinardi, vescovo ausiliare di Torino, morto il 2 agosto del 1962 a 82 anni, del quale il 30 gennaio 1999 si è aperta la causa di canonizzazione.
Amabile, ma dall’aspetto che incuteva soggezione, la gente rimaneva impressionata dalla sua figura bella, elegante, quasi aristocratica. Lui, in realtà, era figlio di contadini.
Giovanni Battista nasce il 15 agosto 1880 a Castagnole Piemonte da Sebastiano e Maria Margherita Pinardi, che ebbero sei figli. Una vocazione molto precoce la sua, tanto che nel 1896 riveste già l’abito ecclesiastico e viene accolto nel seminario arcivescovile di Chieri. Nel 1903 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Torino Agostino Richelmy nella chiesa dell’Immacolata Concezione, esterna all’Arcivescovado, la stessa nella quale furono consacrati san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, i beati Federico Albert e Giovanni Maria Boccardo, i venerabili Pio Brunone Lanteri e Luigi Balbiano.
Sette anni viceparroco a Carignano e poi, il 15 dicembre 1912, fa il suo ingresso nella parrocchia di San Secondo a Torino, chiesa in stile neogotico adiacente alla stazione Porta Nuova, costruita grazie al fondamentale sostegno di san Giovanni Bosco.
A San Secondo monsignor Pinardi si fece subito amare. L’Ave Maria, per suo volere in estate suonava alle 4,30 e alle 5 Pinardi e i vicecurati entravano in confessionale perché «se vengono penitenti, bene; se no c’è il gas per dire il breviario e si sta lì… Bisogna essere sempre puntuali…». Questo il suo inconfondibile stile, lo stile che lo accompagnerà per ben 50 anni di generoso ministero parrocchiale.
Obbedendo a Benedetto XV e al cardinal Richelmy, monsignor Pinardi diventa, suo malgrado, vescovo titolare di Eudossiade e ausiliare dell’arcivescovo torinese. La consacrazione episcopale, avviene, rispettando i suoi desideri, a San Secondo. Scrisse ad un suo amico e compagno di studi, don Giovanni Porporato: «Tu sai quanto ero lontano dal pensiero di essere fatto vescovo, ma ora ti posso dire che la croce di vescovo pesa, pesa moltissimo! Se non avessi paura di offendere il Signore, direi di preferire i tuoi galloni di sergente».
Deve ancora concludersi la prima guerra mondiale e monsignor Pinardi fonda il «Segretariato diocesano per la buona stampa» che nel 1924 diventerà «Società della Buona Stampa», un organismo nuovo ed importante per sostenere e incrementare la stampa cattolica. Fu un grandissimo artefice della diffusione della stampa e, grazie a lui, viene aperta anche una libreria cattolica, in corso Oporto 11 (attuale corso Matteotti)
Per i soldati e i profughi della guerra egli si prodiga inverosimilmente, così come protegge e aiuta gli spazzacamini, soccorrendo anche i poveri del borgo per i quali assicura una mensa quotidiana.
Il 4 maggio 1924 avviene l’ingresso del nuovo arcivescovo di Torino, monsignor Giuseppe Gamba. In ottobre don Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare italiano, deve lasciare l’Italia per volere del regime fascista. La notte, prima della partenza per l’Inghilterra, la tascorre a San Secondo, ospite di  monsignor Pinardi. Tali amicizie e le prese di posizione ferme contro alcuni principi del fascismo resero difficili i rapporti con le autorità. La sua opposizione non era di partito, ma derivava da ragioni morali. Il quotidiano cattolico «Il Corriere» che aveva contribuito a fondare, viene soppresso nel 1926.
«A Torino avete un vescovo santo, ma bisogna lasciarlo nell’ombra per non avere problemi con il regime» disse Pio XI al cardinal Maurilio Fossati, nuovo arcivescovo di Torino (1931).
Il ministro degli interni Federzoni sosteneva: «C’è quel monsignor Pinardi a Torino, che dà noia… Sarebbe bene farlo trasferire». Irritava la presenza del vescovo ausiliare che prendeva le difese delle istituzioni cattoliche, dei circoli giovanili e dell’Azione Cattolica in particolare,
Il 20 novembre 1942 un bombardamento sulla città reca gravissimi danni nel quartiere San Secondo: 157 morti. E i funerali non possono essere svolti, perché i fascisti li proibivano in quanto influivano negativamente sulla popolazione. Intanto il parroco Vescovo si prodiga per alleviare le sofferenze.
Con la lotta partigiana Pinardi si fa tessitore di pace e di perdono, pregando per gli uccisi e la conversione degli uccisori: «Quanto è estenuante il dovere continuamente confortare senza mai ricevere conforto».
Oggi riposa nella sua amatissima chiesa di San Secondo, presso l’altare del Sacro Cuore e sono ancora in molti, nel quartiere, a ricordare il Pastore di tante battaglie che soleva dire: «Vescovo lo sono per obbedienza, parroco invece perché io l’ho voluto».

Autore: Cristina Siccardi
 


 

Il 16 aprile 1999, la diocesi di Torino ha avviato la causa di beatificazione di mons. Giovanni Battista Pinardi, l’indimenticabile “curato di San Secondo” e vescovo Ausiliare del capoluogo piemontese.
Nacque il 15 agosto 1880, festa dell’Assunzione di Maria, a Castagnole Piemonte (TO), da genitori piccoli borghesi, che inculcarono nel piccolo Giovanni Battista sentimenti di vita cristiana. Crebbe all’ombra della sua parrocchia, curata dal parroco don Bues e dal giovane viceparroco don Giacomo Galfione, che già godeva della fama di un “curato d’Ars”.
Al termine delle elementari, fu spontaneo il suo scegliere di entrare in Seminario per farsi prete; il ginnasio lo frequentò al Collegio Salesiano di Borgo San Martino (Alessandria); nel 1897 vestì l’abito ecclesiastico e studiò filosofia per due anni nel Seminario di Chieri; poi dal 1899 fece gli studi superiori nel Seminario di Torino e infine il 28 giugno 1903 fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Agostino Richelmy, insieme ad altri 51 compagni di studio, giusto coronamento di un periodo felice di vocazioni sacerdotali per la diocesi.
Completò gli studi di teologia con la guida di due splendide figure, anche loro facenti parte della grande schiera di figure sante, che fiorirono a fine Ottocento a Torino, il beato Giuseppe Allamano e il Servo di Dio don Luigi Boccardo.
Per sette anni dal 1905 al 1912 fu viceparroco a Carignano, dedicandosi sulle orme di don Bosco all’oratorio dei ragazzi, ai malati, al coro per la liturgia. Il 15 dicembre 1912 assunse l’incarico di parroco della chiesa di San Secondo di Torino, dove profuse tutti i tesori del suo animo pastorale, adattandoli alle esigenze di un mondo in crescita, con la Prima Guerra Mondiale che sconvolse l’Europa e le singole comunità locali; il parroco Pinardi si fece stimare e voler bene dai suoi parrocchiani, partecipando in prima persona a risolvere i problemi singoli o comunitari dei suoi fedeli.
Verso la fine del 1915 il cardinale arcivescovo lo chiamò e gli chiese se era disposto a collaborare più intensamente con lui; don Pinardi gli assicurò tutta la sua disposizione, senza capire cosa voleva precisamente; ma appena il cardinale Richelmy gli disse che voleva proporlo per l’episcopato e come suo Ausiliare, don Pinardi sconvolto si alzò e scappò via senza salutare nessuno.
Ma il cardinale, che lo conosceva a fondo, propose comunque il suo nome a Roma e il 3 gennaio 1916 giunse al parroco incredulo, la nomina vescovile da parte della Congregazione Concistoriale.
Seguirono le sue proteste, perché si riteneva indegno, presso il cardinale e scrivendo allo stesso papa Benedetto XV, il quale il 21 gennaio 1916 gli rispose pregandolo di accettare; a quel punto egli ubbidì e si dice che mentre tutti i suoi collaboratori si rallegravano, egli pianse a dirotto.
E così a soli 36 anni il 5 marzo 1916 venne consacrato vescovo nella sua chiesa di S. Secondo, la sua amata parrocchia; ma per i suoi fedeli egli rimase sempre “il curato di S. Secondo”, anche se ricevette incarichi nella diocesi che lo portarono in pratica a dividersi con il compito di parroco, caso forse unico nella regola diocesana italiana.
Nel 1917 venne nominato Presidente della Società della Buona Stampa, nel 1919 diventò Presidente della Società per l’Assistenza al Clero bisognoso e nel 1920 del Comitato per l’emigrazione.
Ma soprattutto fu Direttore dell’Azione Cattolica in tutte le sue molteplici espressioni. Nel 1924 alla guida dell’archidiocesi torinese arrivò il cardinale Gamba e mons. Pinardi fu nominato Pro-Vicario Generale; in questo periodo, fu impegnato nella diffusione della stampa cattolica, fondando il quotidiano “Il Corriere”; nel frattempo ci fu l’avvento del Fascismo e i tempi si fecero difficili, specie per lui, di cui era nota la sua posizione avversa ai soprusi del regime.
Il 26 dicembre 1929 morì il cardinale Gamba succedendogli il cardinale Fossati, mons. Pinardi pur rimanendo in prima linea con le attività pastorali, non venne confermato come vescovo Ausiliare. Papa Pio XI spiegò al cardinale Fossati: “A Torino avete un vescovo santo, ma occorre lasciarlo nell’ombra per non avere problemi con il regime”.
Comunque nel 1931 quando i circoli cattolici vennero sciolti, mons. Pinardi si ribellò e i circoli vennero ricostituiti, in un clima tutt’altro facile. Poi arrivò il disastro della Seconda Guerra Mondiale, accrescendo la povertà a dismisura; Torino nel novembre 1942 e luglio 1943 fu percossa da terribili bombardamenti con danni incalcolabili e centinaia di morti.
Mons. Pinardi fu in prima linea a soccorrere chi soffriva, opponendosi anche alle vendette seguite alla “liberazione” del 1945, predicando contro l’odio e andando per le strade a comporre e benedire le salme degli uccisi.
Ritornata la pace si ricominciò la ricostruzione di Torino e dell’Italia e anche sul campo pastorale mons. Pinardi cominciò ad avere soddisfazioni, molti giovani della sua Azione Cattolica entrarono in Seminario e diventarono sacerdoti, mentre altri diventarono testimoni di Cristo nelle famiglie, nel lavoro e nella società.
Nel 1953 rimise a nuovo la chiesa di S. Secondo, celebrando il 50° di sacerdozio con la partecipazione di vescovi, clero e fedeli; ebbe la soddisfazione di consacrare sacerdote il 37° giovane di S. Secondo, che nella sua lunga attività di ministero, aveva visto salire l’altare.
Nel 1960 partecipò al pellegrinaggio aziendale della FIAT a Lourdes, quasi un’offerta della sua vita alla Madonna. Aveva 80 anni e sia pure si muoveva a fatica, continuò ad essere il pastore buono della sua parrocchia e collaboratore prezioso dell’arcivescovo.
Il 2 agosto 1962 stringendo al cuore la sua croce, si spense santamente; dal 1964 riposa presso l’altare del Sacro Cuore nel suo “bel San Secondo”, che aveva guidato per ben cinquanta anni.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2011-12-28
Letto da 2276 persone

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