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Beato Domenico (Iturrate Zubero) del SS. Sacramento Sacerdote Trinitario

8 aprile

Dima (Vizcaya), Bilbao, 11 maggio 1901 – Belmonte (Cuenca), Spagna, 8 aprile 1927

Martirologio Romano: Nel convento di Belmonte presso Cuenca in Spagna, beato Domenico del Santissimo Sacramento Iturrate, sacerdote dell’Ordine della Santissima Trinità, che si adoperò con tutte le forze per la salvezza delle anime e magnificare la gloria della Trinità.


Tre mesi prima della morte, padre Domenico del SS. Sacramento, così si esprimeva in una lettera inviata ad un suo esimio confratello: “Alcuni, il Signore li vuole con sé nel fior degli anni, ad altri riserva grandi opere e perciò stesso grandi meriti. Quel che importa e attuare i disegni di Dio e che in tutto si compia la sua volontà”. Quando morì aveva solo 26 anni.
Domenico Iturrate Zubero era nato l’11 maggio 1901 nella borgata Biteriño di Dima (Vizcaya) vicino Bilbao in Spagna. I genitori Simone Iturrate e Maria Zubero erano ferventi cristiani e diedero a Domenico una salda educazione religiosa e morale.
Fece la Prima Comunione sui 10 anni, ma già da tre anni aveva l’abitudine di confessarsi ogni mese, secondo l’usanza del tempo, senza aspettare la Prima Comunione. Crebbe ubbidiente ai genitori, frequentando la scuola del paese e aiutando nei lavori domestici e nei campi; interessato particolarmente al catechismo, ebbe dal parroco l’incarico d’insegnarlo ai più piccoli.
I suoi biografi sottolineano che aveva un carattere sensibile, ma con inclinazione all’ira, come i baschi della sua Regione. Divenne chierichetto nella sua parrocchia, partecipava alla Messa non solo nei festivi, ma anche durante i giorni feriali.
Avvertita dentro di sé la chiamata alla vita religiosa, trovò la madre consenziente, mentre il padre che aveva riposto su di lui le sue speranze, perché per tradizione, essendo il primogenito, era il suo appoggio ed erede della proprietà familiare.
Ma essendo Domenico fermo nella sua scelta, alla fine anche il padre acconsentì e dopo aver ricevuto la cresima il 26 agosto 1913; entrò nel Collegio-aspirantato dei Padri Trinitari di Algorta (Vizcaya), Cantabria, il 30 settembre 1914, per intraprendere gli appositi studi.
L’11 dicembre 1917 vestì l’abito dei Trinitari, iniziando il noviziato nel convento-santuario della “Virgen Bien Aparecida”.
L’Ordine dei Trinitari o della Santissima Trinità, fu fondato da s. Giovanni di Matha (1160-1213) e da s. Felice di Valois (1127-1212), a Cerfroid (Meaux), e approvato da papa Innocenzo III nel 1198, allo scopo di riscattare i cristiani fatti schiavi dai musulmani.
La loro benemerita opera diede la libertà a ca. 900.000 cristiani; ma l’Ordine dei Trinitari dopo aver raggiunto un grande splendore nel XV secolo, declinò poi rapidamente. Nel 1578 papa Gregorio XIII approvò la riforma attuata dal trinitario s. Giovanni Battista della Concezione († 1613), per riportare l’Ordine all’austerità primitiva e i trinitari si divisero così nelle due Famiglie degli ‘Scalzi’ (riformati) e dei ‘Calzati’.
Nel 1609 l’Ordine diventò mendicante, e dopo aver subito i colpi della Riforma Protestante e della Rivoluzione Francese, con molte soppressioni di Case e Conventi, prese a rifiorire lentamente solo sul finire del sec. XIX. Oggi è dedito all’apostolato fra i fedeli e alle missioni.
Il novizio Domenico del SS. Sacramento, questo il nome che aveva assunto, si impegnò con tutte le forze nella sua formazione spirituale; e da una sua confidenza, si seppe che nell’anno di noviziato e negli anni precedenti, aveva sofferto la cosiddetta “notte oscura dello spirito”, che l’aveva sprofondato nel dubbio sulla sua vocazione, portandogli aridità di spirito, mancanza di soddisfazione delle sue azioni, paure, amarezze ed angosce.
Ma con l’aiuto della Madonna alla quale si era affidato, quando il 14 dicembre 1918 fece la professione semplice, ritrovò la sua tranquillità interiore e la serenità dello spirito.
Dopo aver compiuto il primo anno di filosofia, nell’ottobre 1919 fu inviato a Roma, dove continuò gli studi filosofici alla Pontificia Università Gregoriana; conseguì la laurea in filosofia il 3 luglio 1922.
Il successivo 23 ottobre fece i suoi voti perpetui, nel convento romano di S. Carlo alle Quattro Fontane, dove era alloggiato. Continuò gli studi in teologia, laureandosi anche in questa scienza il 26 luglio 1926.
Nel frattempo era stato ordinato sacerdote nella Basilica dei Dodici Apostoli il 9 agosto 1925, celebrando la Prima Messa il 15 dello stesso mese. Nel Seminario aveva il compito di “assistente” del padre Maestro, per l’osservanza della disciplina.
Desideroso di essere un missionario in terre pagane, espose al Padre Provinciale l’idea di aprire una missione dell’Ordine in Africa o in America Latina, offrendosi personalmente per tale opera.. Ma i suoi superiori valutando le sue ottime qualità di formatore, nel Capitolo Generale del 1926, lo nominarono Maestro degli studenti trinitari.
Ai primi di giugno, però padre Domenico avvertì i primi sintomi della tubercolosi polmonare, così diffusa in quei tempi; fu mandato nella vicina Rocca di Papa, con la speranza che l’aria pura dei monti gli potesse giovare, ma il male purtroppo era già in uno stato troppo avanzato.
Dopo sette anni di permanenza a Roma, fu trasferito con urgenza ad Algorta in Spagna, dove arrivò il 6 settembre 1926, dopo essersi fermato prima a Lourdes per pregare la Madonna.
Dopo aver consultati vari medici, fu portato al convento di Belmonte (Cuenca); ormai aveva compreso che tutti i suoi progetti sacerdotali e di missionario, non si sarebbero più realizzati, ma accettò la volontà di Dio senza ribellione.
Morì l’8 aprile del 1927 nello stesso convento di Belmonte; il giovane sacerdote trinitario godé subito della fama di santità, basti pensare che per la Causa di beatificazione, furono presentati circa 2500 relazioni per guarigioni attribuite alla sua intercessione.
Nel 1974 i suoi resti furono traslati ad Algorta, dove riposano nella parrocchia del Redentore dei religiosi Trinitari. Padre Domenico del SS. Sacramento Iturrate, è stato beatificato il 30 ottobre 1983 da papa Giovanni Paolo II.

Autore: Antonio Borrelli





Che avesse una certa inclinazione per la vita religiosa, sua mamma lo aveva notato fin dai primi anni, e ne era pure contenta. Lo aveva educato nella fede, gli aveva inculcato la devozione alla Madonna, lo aveva abituato a confessarsi ogni mese, lo aveva spinto a diventare prima chierichetto e poi catechista dei bambini più piccoli. Non si stupisce, quindi, se a 10 anni le confida di volersi fare religioso ed è felice quando 4 anni dopo entra nel Collegio dei Trinitari. Non così papà, facoltoso agricoltore della Biscaglia, che vede in lui, primogenito dei suoi undici figli, il suo appoggio e l’erede della proprietà di famiglia e che perciò lo lascia partire a malincuore. A 16 anni veste l’abito religioso e un anno dopo fa la prima professione dei voti, che si propone di rinnovare ogni giorno perché “i tre voti, più che una rinuncia, suppongono una risposta, una donazione a Dio, amato sopra ogni cosa”. Nessuno sa che gli anni del noviziato sono stati contrassegnati da “una notte dello spirito” che lo ha sprofondato nel dubbio e gli ha portato amarezze, confusione, aridità spirituale. La serenità è tornata come per incanto solo il giorno della professione, perché lui è rimasto attaccato alla Madonna come un’ostrica allo scoglio, si è aggrappato alla preghiera e non ha mai perso la fiducia nella bontà di Dio. Dalla Spagna lo mandano a Roma per studiare e si laurea alla Gregoriana prima in Filosofia e poi in Teologia. Come assistente dei chierici non è accettato da tutti, perché lo stile di vita che propone e l’esempio che offre è esigente e punta alla perfezione, ma egli sa che non lo hanno fatto “prefetto per piacere ai religiosi, bensì per portarli a Dio”. In effetti, prima di tutto è esigente con se stesso: ha fatto voto di “compiere sempre quello che avrebbe riconosciuto più perfetto” e, secondo la spiritualità di San Luigi Grignion de Monfort, si è donato completamente a Gesù per le mani di Maria. I suoi confratelli notano come “lo straordinario in lui era la costanza e la fermezza nel compiere fedelmente il suo dovere, ogni giorno”. Nell’agosto 1925 viene ordinato sacerdote, ma neppure nove mesi dopo avverte i primi sintomi della tubercolosi polmonare. La reazione a questo verdetto è un momento di tristezza “perché mi ero preparato accuratamente per propagare nel mondo la devozione alla SS. Trinità” , ma subito prevale in lui l’abbandono nelle mani di Dio in cui sempre si è allenato. Come un bambino nelle mani di Dio, cercando di “santificare il momento presente”, affronta le cure e le sofferenze con la serenità di chi sa “vedere in tutte le cose la mano di Dio”. Lo fanno rientrare in Spagna e muore nel convento di Belmonte il 7 aprile 1927, a 26 anni non ancora compiuti. “ Alcuni Dio li coglie nella verde età, ad altri chiede molto e lungo apostolato. Tutto è grazia, tutto è guadagno”, aveva scritto. Giovanni Paolo II°, riconoscendo che “esiste la santità vistosa e appariscente di alcune persone, ma esiste anche la santità nascosta della vita di tutti i giorni”, il 30 ottobre 1983 proclama beato il padre Domenico (Iturrate Zubero) del SS. Sacramento, il giovane religioso che aveva raggiunto la santità semplicemente facendo “le cose comuni in maniera non comune”.


Autore:
Gianpiero Pettiti

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Aggiunto il 2004-01-28

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