Come si dice, i disegni di Dio sono imperscrutabili e nel caso della Serva di Dio Celestina Bottego, veramente si rimane meravigliati a vedere il percorso della sua vita. Venne dalla lontana America per diventare un’aspirante alla santità in Italia; di solito nel secolo scorso avveniva il contrario. Nacque a Glendale (Ohio, Stati Uniti d’America) il 20 dicembre 1895, da genitori di origini nazionali diverse; il padre Gian Battista, italiano, fratello del valoroso Vittorio Bottego, esploratore valoroso della Regione del Giuba in Somalia e dall’irlandese Mary Healy. A 15 anni venne in Italia continuando gli studi a Parma e conseguendo poi all’Università di Pisa, l’abilitazione all’insegnamento della lingua inglese; diventando per molti anni insegnante di tale materia nelle scuole pubbliche. Partecipò attivamente alle iniziative caritative e apostoliche che sorsero a Parma in quel periodo, anche per opera dei padri Benedettini, al punto che nel 1922 divenne oblata benedettina. Ma la sua sete di aiutare gli altri, di andare incontro alla loro vita, specie se in disagio, la rese ottimo elemento a livello parrocchiale con attività apostolica verso i diseredati, ex carcerati, nomadi, giovani, poveri; partecipò alla fondazione dell’Azione Cattolica diocesana a Parma. Il campo più naturale del suo impegno apostolico, fu a San Lazzaro di Parma, borgata povera sotto ogni punto di vista, economico, culturale, religioso. Era spontaneo per la gente ricorrere alla “signorina”, come era chiamata Celestina Bottego. Nel contempo la scuola le assorbiva molte energie e come diceva nel gennaio 1945, ella cercava di sfruttare questa occupazione “per fare gli interessi di Gesù”. Non trasmetteva agli studenti solo nozioni di lingua inglese, ma anche un modo di concepire la vita e di rapportarsi con gli altri. Ancora tanti ex alunni la ricordano con gratitudine e con la consapevolezza che fosse una santa donna. Era in pena per i molti giovani che passavano tante ore per la strada e così mise a disposizione un vasto locale al piano terreno di una delle case rustiche dei Bottego, detta ‘Il Palazzone’, rifornendolo di radio, libri, giochi da tavolo, per farli stare insieme, nel contempo alternandosi con il parroco, insegnava loro il catechismo. Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, fu in primo piano nel soccorrere chi incappava nelle mani dei tedeschi, perché conosceva la loro lingua e poteva avvicinarli. Sempre più desiderosa di dare tutta se stessa per gli altri e per l’avvento del Regno di Dio nei cuori degli uomini, nel 1944 fu invitata dal padre saveriano Giacomo Spagnolo a collaborare alla fondazione di una Congregazione missionaria, come ramo femminile dell’Istituto Saveriano di Parma, fondato dal beato Guido Maria Conforti (1865-1931) il quale desiderava farlo, non riuscendo però a realizzarlo. Celestina Bottego ascoltò perplessa questa proposta, convinta di “essere più adatta a guastare le opere di Dio, che a farle”, ma poi accettò come volontà di Dio questa richiesta. Nel luglio 1945 ebbe inizio la “Società Missionaria di Maria”, alla quale Madre Celestina diede tutto quello che aveva, ma anche tutta se stessa, il suo zelo apostolico, la sua intelligenza e il suo cuore. Responsabilmente pensò di formare delle missionarie che vivessero in pienezza e coerenza la loro vocazione, voleva che fossero donne mature, che si trovassero a loro agio in ogni ambiente, disinvolte, serene, bene educate, forti, pronte al sacrificio, distaccate da se stesse e dalle proprie cose, sempre disponibili, piene di fede e di profonda preghiera. Divenuta “Madre” di missionarie, nel 1954 le accompagnò nelle prime partenze per gli Stati Uniti, in Brasile, in Africa (Congo e Burundi) per aiutarle e per rendersi conto delle necessità e difficoltà. Per motivi di salute non poté seguirle nel Giappone, né ripetere altri viaggi oltreoceano. Aveva 71 anni quando nel 1966 nel Primo Capitolo Generale della Congregazione, chiese alle suore partecipanti, di essere sostituita nella carica di direttrice generale; perché si sentiva inadeguata a continuare, meglio una suora più giovane che potesse seguire lo sviluppo dell’attività missionaria. Da allora Celestina Bottego fu solo “la Madre” che seguiva le sue figlie con la corrispondenza, l’amore, la preghiera, nei campi di missione ove erano impegnate. Morì a Parma il 20 agosto 1980 aveva 85 anni; il 22 aprile 1995 il vescovo di Parma, aprì l’inchiesta diocesana per la sua beatificazione, che si concluse il 5 novembre 1997, le successive fasi proseguono a Roma presso la competente Congregazione.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2004-03-10
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