In un articolo a firma di Lia Carini Alimandi, sul mensile dei Dehoniani “Presenza Cristiana”, la figura di Armida Barelli è messa in luce con il titolo di “Una donna tra due secoli”, volendo così bene evidenziare il ruolo di transizione che la donna ha avuto, nel passare da una società che la emarginava, ad una società che poi si è aperta al cosiddetto ‘genio femminile’. E tale fu Armida Barelli, che incontestabilmente ricoprì un ruolo importante nel femminismo cattolico italiano, appunto a cavallo dei due secoli e fino al 1952, anno della sua morte. Nacque a Milano il 1° dicembre 1882, dagli agiati genitori borghesi Napoleone e Savina Candiani; in famiglia purtroppo non si respirava un‘educazione ispirata ai principi religiosi, ma bensì laica, tipica della borghesia dell’epoca; aveva due fratelli Gino e Fausto e le sorelle Gemma, Mary e Vittoria. Dal 1895 al 1900 quindi per cinque anni, Armida studiò in un collegio svizzero a Menzingen, gestito dalle suore Francescane di S. Croce e fu in quel periodo, che poté conoscere la spiritualità francescana ed iniziare ad amare Dio. Intelligente, bella e vivace, elegante e raffinata, dal 1900 al 1908 non le mancarono proposte allettanti di formarsi una famiglia; ma la sua strada sentì che era un’altra, suora no, ma non vide ancora ben chiaro il futuro; nell’attesa si dedicò, sotto la spinta del suo animo generoso, al bene del prossimo, specie orfani e detenuti. Nel 1910 avvenne la svolta tanto attesa, incontrò il francescano padre Agostino Gemelli (1878-1959), grande figura del francescanesimo italiano, dotto e sapente, fondatore nel 1921 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Armida divenne così nel 1910, Terziaria Francescana e al fianco di padre Gemelli iniziò una fervida attività apostolica e sociale, che durò fino alla sua morte, il suo dotto direttore spirituale intuì in lei un carattere simile al suo e soprattutto le innate doti di organizzatrice e fondatrice, per cui la sostenne con la sua forte personalità, alimentandone la profonda fede, che la porterà sulla strada della santità. E così maturando man mano nella perfezione, si trovò partecipe di tante iniziative, come un progetto assistenziale per le impiegate; traduttrice dal tedesco di articoli per la “Rivista di filosofia neoscolastica” fondata dallo stesso padre Gemelli; nel 1917 durante la Prima Guerra Mondiale, fu segretaria del Comitato per la consacrazione dei soldati al Sacro Cuore, di cui era devotissima e confidava solo in Lui. L’anno successivo 1918, la vide impegnata con il motto “Mi fido di Te”, in compiti e cariche importanti, fu vicepresidente per l’azione sociale del Comitato milanese delle Donne Cattoliche; amministratrice della nuova Editrice ‘Vita e Pensiero’; il 17 febbraio ricevé dall’arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Carlo Ferrari, che aveva sentito parlare di lei, di iniziare l’associazione della “Gioventù Femminile d’Azione Cattolica” analoga a quella maschile già esistente, diventandone la Prima Presidente. Il suo dinamismo ed entusiasmo, portarono in pochi mesi a 5000 iscritte nell’archidiocesi milanese e il 28 settembre 1918 da Roma, papa Benedetto XV, la nominò Presidente Nazionale della Gioventù Femminile di Azione Cattolica; carica che ricoprì ininterrottamente fino al 1946; non avrebbe voluto, perché intimamente aspirava ad una vita missionaria, ma il papa insisté dicendole che la sua Missione era l’Italia. Con forza e decisione, percorse instancabilmente più volte tutta l’Italia, dal Nord al Sud, raggiungendo oltre un milione di iscritte e fondando nel 1921 il periodico “Squilli di Resurrezione”. Parallelamente Armida Barelli portava avanti con grande impegno, il suo ufficio di cassiera dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel frattempo fondata da padre Agostino Gemelli e inaugurata il 7 dicembre 1921; servendosi della sua grande Associazione, procurò di raccogliere capillarmente, finanziamenti per la grande causa della cultura cattolica italiana; ottenne nel 1924 da papa Pio XI, l’istituzione della “Giornata Nazionale dell’Università Cattolica”, ancora oggi esistente in tutte le parrocchie d’Italia. Il 19 novembre 1919 insieme con padre Gemelli, istituì un ‘pio sodalizio’ di laiche consacrate, che diverrà nel 1948 “Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo; ancora nel novembre 1921 su esplicita richiesta di papa Benedetto XV, istituì la “Società degli Amici dell’Università Cattolica”. Dal 1927 al 1929, fondò con padre Gemelli l’”Opera della Regalità”, Istituto religioso secolare impegnato nella promozione della cultura religiosa e del movimento liturgico, attraverso un opuscolo settimanale, alla portata di tutti i lettori, che illustrava i testi della Messa domenicale. Come per tutte le anime amabili e sante, specie se superattive, anche per Armida Barelli sorsero difficoltà ed incomprensioni, diffidenze e sospetti sia da parte della famiglia, che dell’opinione pubblica, ma anche dagli stessi ambienti cattolici. Per le sue eccezionali doti organizzative, nel biennio 1947-48 le fu affidato l’Ufficio di Propaganda dell’Azione Cattolica Italiana, che affiancò l’attività elettorale della Democrazia Cristiana, in quel particolare e delicato periodo politico italiano; fece un’ultima volta il giro della Penisola per combattere l’astensionismo al voto e acquisire l’adesione delle massi popolari, a programmi politici d’ispirazione cristiana. Fu in prima linea nella lotta per ottenere il voto alle donne nel 1948; le sue fondazioni, tese a valorizzare e promuovere la personalità della donna, si estesero anche in Venezuela, Australia, Bulgaria, Stati Uniti, Cina; il suo fu veramente un impegno di alta politica sociale, nella luce dei principi cristiani. In tanto attivismo nei più svariati campi, anche per lei nel 1949, a 67 anni, il dolore fisico e morale si affacciò nella sua vita; comparve la “paralisi bulbare”, un male inguaribile e progressivo. Con la forza che le derivava da una fede purissima e con lo spirito di penitenza, preghiera, offerta della sofferenza, intensificò per quel che poteva la sua attività, soprattutto per ciò che le stava più a cuore, la Facoltà di Medicina e il Policlinico Gemelli. Ida, come era pure chiamata, fu lucida fino alla fine; la progressiva paralisi colpì la mano destra, l’8 gennaio 1952 anche la sua bella e armoniosa voce si spegne; aveva scritto un paio d’anni prima: “Accetto la morte, quella qualsiasi che il Signore vorrà, in piena adesione al volere divino, come ultima suprema prova d’amore al Sacro Cuore, di cui mi sono fidata in vita e voglio fidarmi in morte; e come ultima suprema preghiera per ciò che nella mia vita fu il sogno costante: l’avvento del Regno di Cristo quaggiù”. Armida morì a Marzio (Varese) nella villa di famiglia, dove era solita rifugiarsi per pregare e progettare le sue attività; era il 15 agosto del 1952, festa dell’Assunzione di Maria; qualche ora prima era giunto da Milano padre Gemelli, per salutarla e confortarla. Il 17 agosto venne tumulata nel piccolo cimitero di Marzio, fino all’8 marzo 1953 quando venne traslata con tutti gli onori, nella Cappella dell’Università Cattolica a Milano e dove riposa nella cripta, insieme a padre Gemelli, morto sei anni dopo nel 1959. È stato scritto di lei: “La Barelli non è stata una presenza ‘rumorosa’, da prime pagine, bensì una presenza attiva, anche se discreta e a volte invisibile, fu una “Pasionaria”, ma armata soltanto di ‘fede intelligente’; seppe cogliere la condizione della donna ‘del’ suo tempo e ‘nel’ suo tempo e restituirle dignità di presenza nella società civile, in fedeltà all’ideale cristiano”. Il 17 luglio 1970 la Curia arcivescovile di Milano ha aperto il processo diocesano per la sua beatificazione, che dopo la conclusione, prosegue a Roma presso la Congregazione competente.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2004-03-10
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