Ecco un laico che recependo i nuovi indirizzi della Chiesa verso gli Istituti Secolari, definiti da papa Paolo VI “speranza della Chiesa”, seppe così bene metterne in pratica i principi, che quasi si stenta a credere, in quante attività s’impegnò per divulgarli. Fu dirigente dell’Azione Cattolica, sindaco, senatore, deputato al Parlamento, insegnante, preside scolastico, presidente Associazione Cristiana Artigiani e delle Piccole Industrie, fondatore dell’Istituzione religiosa laica “Discepoli di Gesù”, ufficiale nell’Esercito Italiano in guerra, scrittore di articoli su settimanali cattolici, ecc. Figlio della feconda terra dei Castelli Romani, nacque a Marino (Roma) il 17 febbraio 1899 in una famiglia benestante; primogenito dei tre figli di Tito Negroni e Giuseppina Paglia; frequentò le scuole elementari di Marino e fra il 1906 e il 1910, ricevé la Prima Comunione e Cresima, (i documenti relativi furono distrutti da un bombardamento nel 1944). Dopo aver conseguito il diploma di perito tecnico a Roma, si iscrisse alla facoltà d’Ingegneria del Politecnico di Torino, ma dopo pochi anni dovette sospendere gli studi, essendo stato chiamato alle armi e dopo aver frequentato nel 1917 il corso per Allievi Ufficiali, ad ottobre fu inviato al fronte della ‘Grande Guerra’, facente parte dei “ragazzi del ‘99”. Ritornò da questa esperienza drammatica, molto turbato e l’incontro con il parroco di Marino, mons. Guglielmo Grassi, fece sbocciare in lui una vocazione al cattolicesimo attivo, che si consolidò durante i cinque anni successivi (1918-1923), impegnati a concludere gli studi e laureandosi come ingegnere elettronico al Politecnico torinese. Nel contempo visse intensamente quel periodo della sua gioventù, formandosi presso alcuni Circoli cattolici del capoluogo piemontese, come quello universitario ‘Cesare Balbo’, la Gioventù Cattolica del gruppo ‘Guido Negri’ e l’Associazione parrocchiale San Tarsicio. Nel 1923 a 24 anni ritornò nella sua Marino, dove nel 1925 insieme a due compagni (Emilio Giaccone e Clemente Ferraris) costituì il primo gruppo dei “Discepoli di Gesù”, sotto la guida spirituale di mons. Grassi, che già nel 1919 aveva fondato le “Piccole Discepole di Gesù”. La nuova Istituzione composta da laici, sarà poi riconosciuta canonicamente dal vescovo di Albano mons. Macario, il 25 gennaio 1949; e nel 1951 all’Istituzione sarà riconosciuta personalità giuridica civile, come “Associazione Laicale Maschile di San Barnaba di Marino”. Intanto per Zaccaria Negroni continuò l’ascesa nelle responsabilità di apostolato cattolico; venne nominato presidente del Circolo cattolico di Marino “Religione e Patria”; nel 1928 entrò nel Consiglio Nazionale della Gioventù Cattolica e il 10 gennaio 1929 divenne Delegato Nazionale Aspiranti, cioè dei ragazzi e adolescenti; la cui “Regola dell’Aspirante”, al 1° articolo diceva loro: “L’Aspirante è il primo in tutto, per l’onore di Cristo Re”; tenne questa carica fino al 1945. Fu in giro per l’Italia facendosi conoscere ed apprezzare, anche attraverso i suoi oltre 1400 articoli apparsi sul settimanale “L’Aspirante” tra il 1929 e il 1945, articoli spumeggianti che firmava come ‘Ambrogio Campanaro’. Contribuì nel 1937 alla fondazione della Casa Editrice A.V.E. (Anonima Veritas Editrice) presieduta dal famoso prof. Luigi Gedda, alla quale si deve la pubblicazione del noto giornalino a fumetti per ragazzi “Il Vittorioso”. Durante il periodo fascista, che mal tollerava le associazioni giovanili cattoliche, fu condannato a cinque anni di confino, perché considerato “sovversivo affetto da mania religiosa”, si rifugiò nel monastero benedettino di S. Paolo fuori le Mura, accolto dall’abate Ildefonso Schuster, che sarà poi arcivescovo di Milano, cardinale e per la sua santa vita, proclamato beato nel 1996. La condanna, per la supplica inviata dalla madre a Mussolini e per la sua disponibilità a presentarsi in Questura, fu commutata in una diffida e ad alcuni giorni di carcere a ‘Regina Coeli’, forse per intimorirlo. Verso la fine della disastrosa Seconda Guerra Mondiale, che forzatamente rallentò in parte la sua attività, si adoperò per alleviare le gravi conseguenze del bombardamento aereo degli Alleati su Marino e dello sbarco alleato nella vicina Anzio. Questa abnegazione gli meritò sul campo la nomina a sindaco della cittadina, conferitagli ufficialmente nello stesso giorno della liberazione di Roma, il 4 giugno 1944. Nei successivi anni si adoperò per la ricostruzione di Marino, mantenne la sua carica di sindaco fino al 1953, quando fu eletto senatore nelle file della Democrazia Cristiana per il Collegio di Velletri e dal 1958 fu eletto Deputato al Parlamento. Nei dieci anni della sua attività parlamentare, si adoperò con impegno per risolvere i problemi della scuola, dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera e soprattutto del settore artigianale Fu membro delle Commissioni Finanze e Tesoro, Istruzione, Lavoro e Previdenza Sociale. Nel frattempo dal 1948 al 1976 ricoprì le cariche di Vicepresidente e poi Presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Albano, cui appartiene Marino, vivendo con gioia la trilogia programmatica dell’Associazione: “Preghiera, Azione, Sacrificio”; inoltre fu direttore della locale rivista “Vita Diocesana”. Dal 1957 al 1966 fu Presidente dell’Associazione Cristiana Artigiani Italiani (ACAI), avviando per la categoria, l’8 settembre 1959, un’efficace attività di Patronato; egli è ancora ricordato dall’Associazione come uno dei migliori presidenti avuti, per la sua competenza, umanità e impegno sociale. Per due anni, dal 1969 al 1970 ricoprì anche la carica di Presidente dell’ENAPI (Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie). Sempre in questi intensi periodi, fu nel decennio 1967-1977 insegnante di religione nell’Istituto Magistrale di Marino e dal 1970 al 1979 anche Preside della stessa scuola. In un suo scritto, l’articolista Pino Passalacqua su “Famiglia Cristiana” dice: “Chi ha incontrato Zaccaria Negroni, ha conosciuto certamente un ‘Uomo’, ma conserva nell’animo il desiderio di incontrare altri, tanti altri uomini che incarnano l’umanità come ‘egli’ l’ha vissuta e offerta…”. In ogni sua attività, Zaccaria Negroni tenne sempre presenti gli insegnamenti della Chiesa, operando con spirito di servizio e rispondendo in particolare alle indicazioni dei Sommi Pontefici del suo tempo. Rinunciò a farsi una famiglia propria e pieno di profonda fede, di zelo apostolico, di operosa carità e della modestia con cui agì, si è affiancato sulla strada della santità a tante altre figure cattoliche e laiche, che hanno costellato il firmamento della Chiesa, specie nei turbolenti anni del secolo XX, come il beato Pier Giorgio Frassati, suo compagno di studi a Torino, la Serva di Dio Armida Barelli, grande dirigente dell’Azione Cattolica Femminile sua contemporanea, ecc. Morì a Marino il 1° dicembre 1980, dopo tre anni di sofferenze sopportate cristianamente, assistito dal suo padre spirituale mons. Giovanni Lovrovich e invocando fiducioso Maria: “Mamma del cielo, tutta bella pensaci Tu; accompagnami Tu”. Aveva 81 anni, distrutto nel fisico, ma morto giovane nello spirito, di una giovinezza che proveniva da un’anima limpida e da un cuore generoso. Coerente fino all’ultimo con i principi che l’avevano guidato in tutta la sua vita, Zaccaria Negroni volle che fosse deposto nella bara, con il rosario di Maria fra le mani, il libro delle regole dei “Discepoli di Gesù” e all’occhiello il distintivo tanto amato, degli Aspiranti di Azione Cattolica. Su istanza dell’Istituto dei “Discepoli di Gesù” e con il nulla osta della Congregazione competente, il 7 ottobre 1997, il vescovo di Albano ha aperto il processo diocesano per la sua beatificazione.
Autore: Antonio Borrelli
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Aggiunto il 2004-03-10
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