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Servo di Dio Zaccaria Negroni Laico

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Marino, Roma, 17 febbraio 1899 1 dicembre 1980


Di politici con questa tempra avremmo più che mai bisogno oggi, nel clima di vuoto e crescente confusione che stiamo vivendo. Zaccaria Negroni, nato nel 1899, viene temprato dalla prima Guerra mondiale alle successive sfide della vita. Dall’ottobre 1917, con il grado di sottotenente, si trova al fronte a rincuorare il gruppo di veterani del Genio che prendono ordini da lui, appena poco più che ragazzo. Nel 1923 si laurea al Politecnico di Torino, dove ha la possibilità di far amicizia con Emilio Giaccone e Piergiorgio Frassati. Poi ritorna nella sua nativa Marino (in provincia di Roma),a fare (come confida a quest’ultimo) “Tutto… meno che l’ingegnere”. Non sarà, infatti, la sua, una laurea per la professione: ingegnere con specializzazione in elettronica, la eserciterà solo saltuariamente, assorbito, come sempre sarà, dai suoi molteplici impegni politici e soprattutto ecclesiali.  È durante la seconda Guerra che può dimostrare in pieno la sua tempra di cristiano coerente e coraggioso, capace di mettere in gioco la sua vita per gli altri. Perfetto organizzatore dei soccorsi alla popolazione, soprattutto in occasione dei bombardamenti, eccelle nella gestione dei rifugi antiarei, ma si spende soprattutto, anche a rischio della vita, nel reperimento dei generi di prima necessità per sfamare la popolazione stremata. “Non v’è gioia più grande del bene compiuto per amore di Dio”, scrive, ma soprattutto cerca di vivere, anche con scelte impopolari, rischiose o in violazione della legge. Come il giorno in cui disattende l’ordine di sfollamento notificatogli dal Commissario Prefettizio, assumendosi la piena responsabilità di non far evacuare I rifugi antiaerei, ritenendoli più sicuri per la popolazione che non le strade e le piazze in cui le autorità avrebbero voluto farla riversare. Con il suo carattere deciso, che non scende a compromessi, entra spesso in conflitto con i fascisti, subendo da loro perquisizioni e vessazioni ma ottenendo rispetto per la sua dirittura morale.  A guerra finita arriva l’incarico di sindaco da parte degli Alleati che per lui rappresenta l’opportunità  di portare il suo contributo per sanare le profonde ferite fisiche e morali che la sua città ha riportato in conseguenza della guerra e dei bombardamenti, nei quali sono morte più di quattrocento persone.  Inevitabile che, in questa veste, si metta in luce ed attiri su di sé l’attenzione dei vertici della politica. Lo propongono, nelle elezioni del 1953, per un collegio senatoriale in cui la DC non va per la maggiore e che, di conseguenza, nessuno vuole: stravince, grazie anche alla popolarità di cui è circondato ed alla stima che ha saputo guadagnarsi sul campo.  A quel punto il seggio diventa appetibile anche per altri ed allora lui accetta di farsi da parte e di correre per la Camera dei Deputati. Il suo impegno politico si distingue per l’attenzione agli artigiani e al mondo della scuola: umilmente, facendo il proprio dovere, assumendo gli incarichi più onerosi nelle varie commissioni parlamentari. Pronto a ritirarsi appena gli è possibile, quando cioè si accorge che la politica esige dei compromessi che lui non è disposto ad accettare. Prima, durante e dopo questo impegno, si distingue in campo ecclesiale, con il suo servizio in Azione Cattolica: prima a livello diocesano e poi a livello centrale, sempre e comunque  a servizio degli “Aspiranti”, dei quali a ragione è considerato “papà”. È il fondatore della Casa Editrice A.V.E. (ancora oggi attiva), perché crede nella carta stampata a servizio dell’apostolato, per la quale mette a disposizione la sua penna di giornalista. Aderisce ai “Discepoli di Gesù”, associazione ecclesiale fondata dal suo parroco nel 1925, che anticipa di vent’anni gli istituti secolari, ed è fondatore dell’analogo ramo femminile, fortemente convinto che ciascuno debba mettere a servizio della chiesa, per l’apostolato, i suoi mezzi e i suoi carismi. Questa “famiglia spirituale” diventa, anzi, il luogo specifico in cui ricerca e costruisce la sua santità, nello slancio missionario, nell’umile servizio, nella preghiera continua, nella disponibilità più totale. Arriva anche, negli ultimi anni, la sofferenza fisica, a inchiodarlo ad un sedia ed a purificarlo ulteriormente, fino a spegnerlo lentamente, come un candela, il 1° dicembre 1980, con sulle labbra l’ invocazione “Mater mea, fiducia mea!”.. Nel 1997 il vescovo di Albano ha aperto il processo per la sua beatificazione, che si è concluso nella fase diocesana il 21 maggio 2005.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Ecco un laico che recependo i nuovi indirizzi della Chiesa verso gli Istituti Secolari, definiti da papa Paolo VI “speranza della Chiesa”, seppe così bene metterne in pratica i principi, che quasi si stenta a credere, in quante attività s’impegnò per divulgarli.
Fu dirigente dell’Azione Cattolica, sindaco, senatore, deputato al Parlamento, insegnante, preside scolastico, presidente Associazione Cristiana Artigiani e delle Piccole Industrie, fondatore dell’Istituzione religiosa laica “Discepoli di Gesù”, ufficiale nell’Esercito Italiano in guerra, scrittore di articoli su settimanali cattolici, ecc.
Figlio della feconda terra dei Castelli Romani, nacque a Marino (Roma) il 17 febbraio 1899 in una famiglia benestante; primogenito dei tre figli di Tito Negroni e Giuseppina Paglia; frequentò le scuole elementari di Marino e fra il 1906 e il 1910, ricevé la Prima Comunione e Cresima, (i documenti relativi furono distrutti da un bombardamento nel 1944).
Dopo aver conseguito il diploma di perito tecnico a Roma, si iscrisse alla facoltà d’Ingegneria del Politecnico di Torino, ma dopo pochi anni dovette sospendere gli studi, essendo stato chiamato alle armi e dopo aver frequentato nel 1917 il corso per Allievi Ufficiali, ad ottobre fu inviato al fronte della ‘Grande Guerra’, facente parte dei “ragazzi del ‘99”.
Ritornò da questa esperienza drammatica, molto turbato e l’incontro con il parroco di Marino, mons. Guglielmo Grassi, fece sbocciare in lui una vocazione al cattolicesimo attivo, che si consolidò durante i cinque anni successivi (1918-1923), impegnati a concludere gli studi e laureandosi come ingegnere elettronico al Politecnico torinese.
Nel contempo visse intensamente quel periodo della sua gioventù, formandosi presso alcuni Circoli cattolici del capoluogo piemontese, come quello universitario ‘Cesare Balbo’, la Gioventù Cattolica del gruppo ‘Guido Negri’ e l’Associazione parrocchiale San Tarsicio.
Nel 1923 a 24 anni ritornò nella sua Marino, dove nel 1925 insieme a due compagni (Emilio Giaccone e Clemente Ferraris) costituì il primo gruppo dei “Discepoli di Gesù”, sotto la guida spirituale di mons. Grassi, che già nel 1919 aveva fondato le “Piccole Discepole di Gesù”.
La nuova Istituzione composta da laici, sarà poi riconosciuta canonicamente dal vescovo di Albano mons. Macario, il 25 gennaio 1949; e nel 1951 all’Istituzione sarà riconosciuta personalità giuridica civile, come “Associazione Laicale Maschile di San Barnaba di Marino”.
Intanto per Zaccaria Negroni continuò l’ascesa nelle responsabilità di apostolato cattolico; venne nominato presidente del Circolo cattolico di Marino “Religione e Patria”; nel 1928 entrò nel Consiglio Nazionale della Gioventù Cattolica e il 10 gennaio 1929 divenne Delegato Nazionale Aspiranti, cioè dei ragazzi e adolescenti; la cui “Regola dell’Aspirante”, al 1° articolo diceva loro: “L’Aspirante è il primo in tutto, per l’onore di Cristo Re”; tenne questa carica fino al 1945.
Fu in giro per l’Italia facendosi conoscere ed apprezzare, anche attraverso i suoi oltre 1400 articoli apparsi sul settimanale “L’Aspirante” tra il 1929 e il 1945, articoli spumeggianti che firmava come ‘Ambrogio Campanaro’. Contribuì nel 1937 alla fondazione della Casa Editrice A.V.E. (Anonima Veritas Editrice) presieduta dal famoso prof. Luigi Gedda, alla quale si deve la pubblicazione del noto giornalino a fumetti per ragazzi “Il Vittorioso”.
Durante il periodo fascista, che mal tollerava le associazioni giovanili cattoliche, fu condannato a cinque anni di confino, perché considerato “sovversivo affetto da mania religiosa”, si rifugiò nel monastero benedettino di S. Paolo fuori le Mura, accolto dall’abate Ildefonso Schuster, che sarà poi arcivescovo di Milano, cardinale e per la sua santa vita, proclamato beato nel 1996.
La condanna, per la supplica inviata dalla madre a Mussolini e per la sua disponibilità a presentarsi in Questura, fu commutata in una diffida e ad alcuni giorni di carcere a ‘Regina Coeli’, forse per intimorirlo.
Verso la fine della disastrosa Seconda Guerra Mondiale, che forzatamente rallentò in parte la sua attività, si adoperò per alleviare le gravi conseguenze del bombardamento aereo degli Alleati su Marino e dello sbarco alleato nella vicina Anzio.
Questa abnegazione gli meritò sul campo la nomina a sindaco della cittadina, conferitagli ufficialmente nello stesso giorno della liberazione di Roma, il 4 giugno 1944. Nei successivi anni si adoperò per la ricostruzione di Marino, mantenne la sua carica di sindaco fino al 1953, quando fu eletto senatore nelle file della Democrazia Cristiana per il Collegio di Velletri e dal 1958 fu eletto Deputato al Parlamento.
Nei dieci anni della sua attività parlamentare, si adoperò con impegno per risolvere i problemi della scuola, dell’assistenza sanitaria ed ospedaliera e soprattutto del settore artigianale
Fu membro delle Commissioni Finanze e Tesoro, Istruzione, Lavoro e Previdenza Sociale. Nel frattempo dal 1948 al 1976 ricoprì le cariche di Vicepresidente e poi Presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Albano, cui appartiene Marino, vivendo con gioia la trilogia programmatica dell’Associazione: “Preghiera, Azione, Sacrificio”; inoltre fu direttore della locale rivista “Vita Diocesana”.
Dal 1957 al 1966 fu Presidente dell’Associazione Cristiana Artigiani Italiani (ACAI), avviando per la categoria, l’8 settembre 1959, un’efficace attività di Patronato; egli è ancora ricordato dall’Associazione come uno dei migliori presidenti avuti, per la sua competenza, umanità e impegno sociale.
Per due anni, dal 1969 al 1970 ricoprì anche la carica di Presidente dell’ENAPI (Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie). Sempre in questi intensi periodi, fu nel decennio 1967-1977 insegnante di religione nell’Istituto Magistrale di Marino e dal 1970 al 1979 anche Preside della stessa scuola.
In un suo scritto, l’articolista Pino Passalacqua su “Famiglia Cristiana” dice: “Chi ha incontrato Zaccaria Negroni, ha conosciuto certamente un ‘Uomo’, ma conserva nell’animo il desiderio di incontrare altri, tanti altri uomini che incarnano l’umanità come ‘egli’ l’ha vissuta e offerta…”.
In ogni sua attività, Zaccaria Negroni tenne sempre presenti gli insegnamenti della Chiesa, operando con spirito di servizio e rispondendo in particolare alle indicazioni dei Sommi Pontefici del suo tempo.
Rinunciò a farsi una famiglia propria e pieno di profonda fede, di zelo apostolico, di operosa carità e della modestia con cui agì, si è affiancato sulla strada della santità a tante altre figure cattoliche e laiche, che hanno costellato il firmamento della Chiesa, specie nei turbolenti anni del secolo XX, come il beato Pier Giorgio Frassati, suo compagno di studi a Torino, la Serva di Dio Armida Barelli, grande dirigente dell’Azione Cattolica Femminile sua contemporanea, ecc.
Morì a Marino il 1° dicembre 1980, dopo tre anni di sofferenze sopportate cristianamente, assistito dal suo padre spirituale mons. Giovanni Lovrovich e invocando fiducioso Maria: “Mamma del cielo, tutta bella pensaci Tu; accompagnami Tu”.
Aveva 81 anni, distrutto nel fisico, ma morto giovane nello spirito, di una giovinezza che proveniva da un’anima limpida e da un cuore generoso. Coerente fino all’ultimo con i principi che l’avevano guidato in tutta la sua vita, Zaccaria Negroni volle che fosse deposto nella bara, con il rosario di Maria fra le mani, il libro delle regole dei “Discepoli di Gesù” e all’occhiello il distintivo tanto amato, degli Aspiranti di Azione Cattolica.
Su istanza dell’Istituto dei “Discepoli di Gesù” e con il nulla osta della Congregazione competente, il 7 ottobre 1997, il vescovo di Albano ha aperto il processo diocesano per la sua beatificazione.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2014-01-21

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