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Beato Umberto III di Savoia Conte

4 marzo

Avigliana, Torino, 1136 - Chambéry, Savoia, 4 marzo 1188

Diede diritti e doni ai monasteri ed ebbe un ruolo decisivo nell'organizzazione dell'abbazia di Altacomba. Si dice che avrebbe preferito essere monaco invece che sovrano. Ebbe quattro mogli: Faide di Tolosa, morta nel 1154, Gertrude delle Fiandre (matrimonio annullato), Clemenza di Zharinghen, morta nel 1162 e Beatrice di Macon. Alla morte della terza moglie si ritirò ad Hautecombe, ma poi cambiò idea e, dalla quarta moglie ebbe finalmente l'erede maschio. Si schierò col partito guelfo del papa Alessandro III contro i Ghibellini dell'imperatore Federico Barbarossa. La conseguenza fu l'invasione dei suoi stati per ben due volte: nel 1174 Susa fu messa a ferro e fuoco e nel 1187 Enrico VI lo bandì dall'impero e gli tolse la maggior parte dei domini, gli rimasero solo le valli di Susa e d'Aosta. Morì a Chambéry nel 1189. Fu il primo principe sepolto ad Hautecombe.

 

Emblema: Corona, Scettro

Martirologio Romano: A Chambery in Savoia, beato Umberto, terzo conte di Savoia, che costretto a lasciare il chiostro per occuparsi degli affari pubblici, con maggiore dedizione praticò la vita monastica, a cui in seguito ritornò.


Il Conte di Savoia Umberto III è il primo beato del suo casato. La sua figura risulta di grande importanza all’interno, non solo della storia sabauda, ma della macrostoria europea medioevale.
Nacque nel castello di Avigliana (Torino) nel 1136. Era figlio del conte Amedeo III e di Matilde d’Albon. La sua istruzione e la formazione spirituale vennero affidate al Vescovo Sant’Amedeo di Losanna, già abate di Hautecombe, sulle rive del lago di Bourget in Savoia, una straordinaria abbazia fondata dal padre. In questo contesto crebbe nell’amore per la preghiera, la meditazione, la penitenza per Cristo, disprezzando le vanità del mondo. Il padre fu pellegrino in Terra Santa nel 1122 circa per gratitudine verso Papa Callisto II, e dal 1146 partecipò alla Seconda Crociata, morendo sull’isola di Cipro, presso Nicosia il 1° aprile 1148, dove venne sepolto, lasciando così il dodicenne Umberto suo erede.
Nel 1151, per doveri dinastici, Umberto sposò Faide, figlia del conte Alfonso-Giordano di Tolosa, che morì prematuramente senza mettere al mondo dei figli. Umberto si unì, quindi, ad una cugina, Gertrude delle Fiandre, ma il matrimonio venne annullato per sterilità. Nel 1164 sposò Clemenza di Zharinghen, che gli diede due figlie: Alice e Sofia. Rimasto nuovamente vedovo, nel 1173, pensò che era giunto il tempo di dedicarsi all’agognata vita contemplativa, raggiungendo l’abbazia di Hautecombe, che a malincuore lasciava quando veniva richiamato ad occuparsi delle questioni familiari e politiche. Ma nel 1177 fu spinto a sposarsi nuovamente: le pressioni, affinché avesse un erede maschio, erano stringenti. Si legò pertanto a Beatrice, figlia del conte Gerardo di Macon e nacque, finalmente, Tommaso.
Umberto III ereditò dal padre come dal nonno Umberto II il sogno unitario di ricostituire il disciolto regno di Borgogna, in netto contrasto con la politica accentratrice dei sovrani francesi e con l’affermazione universalistica dell’Imperatore Federico I Barbarossa. Si trovò dunque a svolgere un’accorta politica di gestione dei propri territori confinanti con le diverse signorie feudali laiche e dei vescovi-conti ambite dallo stesso Imperatore, dalle cui minacce Umberto cercò di difendersi cercando alleanze. Così, nel 1171, inviò al Re d’Inghilterra Enrico II l’Abate di San Michele della Chiusa, Benedetto, con un’importate offerta: proporre la figlia maggiore del conte, Alice, in sposa al principe Giovanni, il futuro Senza Terra. Per allettare il sovrano inglese, il Conte offrì molto: oltre che la figlia era pronto a lasciare tutti i suoi domini, così Giovanni avrebbe creato una dinastia anglo-sabauda sulle Alpi (all’epoca non era ancor nato l’erede maschio Tommaso). Il sovrano inglese apprezzò molto la proposta: «Le Alpi avevano grande importanza: nessuno poteva entrare in Italia se non per la terra del conte. L’accerchiamento della monarchia di Parigi, a cui Enrico mirava, e la monarchia italiana potevano diventare delle possibilità pratiche inaspettate» (Ivi, p. 34). Il disegno, tuttavia, non venne realizzato poiché nel 1178 Alice morì.
Il governo di Umberto III, durato circa quarant’anni, fu assai travagliato sia perché fu costretto a rinunciare ad una vita completamente votata al monachesimo, sia perché particolarmente accesi furono i contrasti diplomatici e bellici che dovette affrontare nei confronti di Barbarossa e dei vari signori, compresi i vescovi-conti. Si schierò con il partito guelfo di Papa Alessandro III contro i Ghibellini di Federico Barbarossa. La conseguenza fu l’invasione dei suoi stati: nel 1174 Susa fu messa a ferro e fuoco. La protezione che l’Imperatore diede al Vescovo di Torino, che voleva dominare indisturbato il capoluogo subalpino, portò ad una progressiva riduzione dei possessi e dell’autorità di Umberto III sul versante italiano, dove non gli rimasero che la Val di Susa e la Valle d’Aosta.  Infine, nel 1187, venne bandito dall’Impero da Enrico VI. Riparò, quindi, nei suoi domini alpini, dedicandosi in particolare alla pratica delle virtù e alla carità verso i poveri, adoperandosi per sostenere finanziariamente chiese e monasteri e promuovendo la fondazione della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, nei pressi di Avigliana, affidandola agli Antoniani provenienti dalla città francese di Vienne.
Il dies natalis, sopraggiunto a 52 anni, il 4 marzo 1189 a Chambéry, fu causa di profondo dolore per molti e, in particolare, per il suo popolo. Primo, fra i Savoia, ad essere sepolto nell’Abbazia di Hautecombe, riposa tutt’ora dietro l’altare maggiore insieme al beato Bonifacio di Savoia. La devozione alla sua tomba arrivò fin da subito e con essa un gran numero di miracoli.  In Italia è ricordato ancora oggi, in particolare presso Racconigi, dove nel Santuario Reale della Madonna delle Grazie è custodito un quadro del beato donato dalla Regina Elena e restaurato per volontà di Re Umberto II. Inoltre è venerato in Valle d’Aosta: raffigurato sulla facciata della Cattedrale di Aosta e nel castello di Sarre.
Nel 1838 Re Carlo Alberto di Sardegna ottenne da Papa Gregorio XVI l’approvazione ufficiale del titolo di «Beato» per il suo antenato, nonché per il nipote di quest’ultimo, Bonifacio.
Nel martirologio romano la festa del Beato Umberto III è indicata al 4 marzo.

Deus, qui beátum Humbértum coélesti regno terrénum postpónere,
et crucis mortificatiónem amplécti docuísti:
da nobis, quaesumus, ejus intercessióne et exemplo,
terréna despicere atque aetérna sectári.
Per Dóminum nostrum Jesum Christum Filium tuum.
Qui tecum vivit et regnat
in unitate Spiritus Sancti Deus,
per omnia saecula saeculorum.
Amen.


Autore: Cristina Siccardi

Fonte: Europa Cristiana

 


 

Umberto III, conte di Savoia, primo beato della celebre dinastia omonima, è un personaggio di assoluto rilievo nel grande quadro della società medievale come della storia sabauda, di cui possiede le fondamentali caratteristiche: mistico, portato per vocazione e tradizione alla vita contemplatíva, reso dalle vicende del suo tempo guerriero e politico, sposo esclusivamente per ragioni dinastiche. Umberto nacque verso il 1136 nel castello di Avigliana, nei pressi di Torino, figlio del conte Amedeo III e di Matilde d’Albon. Ereditò dal padre come dal nonno Umberto II il sogno unitario di ricostituire il discolto regno di Borgogna, in netto contrasto con la politica accentratrice dei sovrani francesi e con l’affermazione universalistica di Federico I Barbarossa, e si trovò indotto a svolgere un’accorta politica di assoggettamento delle signorie feudali confinanti o insediate fra i suoi beni.
Non dissimili furono i suoi inizi da quelli paterni: Umberto II, morendo infatti giovane, aveva lasciato erede il primogenito Amedeo III ancora minorenne. Questi affidò l’educazione di suo figlio a Sant’Amedeo di Losanna, già abate di Hautecombe, e sotto la sua guida il piccolo Umberto fece grandi progressi negli studi e nella formazione spirituale, disprezzando l’apparente splendore delle cose mondane per darsi alla preghiera, alla meditazione ed alla penitenza. Per meglio conseguire i suoi alti scopi, si ritirava spesso proprio nell’abbazia di Hautecombe, sulle rive del lago di Bourget in Savoia, fondata dal padre: egli lasciava sempre con rincrescimento questo luogo ogni volta che la famiglia e la nobiltò savoiarda lo richiamavano per occupparsi di questioni politiche. Amedeo III fu pellegrino in Terra Santa nel 1122 circa per gratitudine verso il papa Callisto II, e dal 1146 partecipò alla Seconda Crociata, morendo sull’isola di Cipro presso Nicosia il 1° aprile 1148, ove fu sepolto, lasciando quale erede il piccolo Umberto III appena dodicenne.
Seppur ancora in tenera età, nel 1151 Umberto convolòa nozze con Fedica, figlia del conte Alfonso-Giordano di Tolosa, che morirà presto senza figli. Il genealogista Carrone ha dubitato sulla nascita del conte nel 1136, già affermata dal Guichenon che aveva pubblicato un documento con la data del matrimonio all’anno 1151, quindi in un'età giovanissima di quattordici o quindici anni, ed antepose quindi la nascita verso il 1132. Bisogna però tener conto che la vita umana allora era assai più breve ed i costumi medievali non disdegnavano impegni matrimoniali fra nascituri o fanciulli. Più tardi Umberto sposò una cugina, Gertrude figlia del conte Teodorico di Fiandra e di Clemenza di Borgogna, sua parente per essere sorella di papa Callisto II e di Gisella madre di Amedeo III. Purtroppo questo secondo matrimonio venne annullato per sterilità. Nel 1164 sposò Clementina di Zharinghen, che gli diede però solo due figlie: Alice e Sofia. Rimasto nuovamente vedovo nel 1173, decise di ritirarsi ad Hautecombe, finchè la nobiltà nel 1177 non riuscì a convincerlo a sposarsi per la quarta volta, sperando in un erede maschio, con Beatrice figlia del conte Gerardo di Macon. Nacquero così finalmente Tommaso, al quale spetterà di continuare la dinastia, ed un’altra figlia che però morì all’età di sette anni. Non deve stupire che la Chiesa abbia riconosciuto la santità di un uomo sposatosi ben quattro volte, anche la Chiesa Ortodossa Romena ha dichiarato santo il voivoda moldavo Stefan cel Mare, che anch’egli ebbe quattro mogli.
Il lungo regno di Umberto III, durato circa quarant’anni, è caratterizzato da particolari contrasti nei riguardi dell’imperatore, dei vari signori e vescovi-conti. Il principale motivo di contresto consistette nella ptotezione del Barbarossa verso il vescovo di Torino, che sognava di dominare indisturbato il capoluogo subalpino, e ciò portò ad una progressiva riduzione dei possessi e dell’autorità di Umberto III sul versante italiano, ove non gli rimasero che la Val di Susa e la Valle d’Aosta. Nel 1187 venne infatti bandito dall’impero da Enrico VI, in quanto appoggiava gli oppositori dell’imperatore. Non gli rimase che ritirarsi come detto nei suoi domini alpini, dedicandosi in particolare alla pratica delle virtù personali ed alla carità fraterna. Promosse inoltre la fondazione della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, presso Buttigliera Alta, poco lontano dall’abitato di Avigliana, affidandola agli Antoniani provenienti da Vienne, in Francia.
La spiritualità di Umberto sbocciò indubbiamente in un ambiente di antiche tradizioni cristiana, favorita in particolar modo dall’esempio di suo padre, pellegrino e crociato in Terra Santa, e del santo vescovo di Losanna, suo precettore. La vita di questo sovrano trascorse quasi tutta sotto il segno delle contraddizioni: amante della pace, dovette scontrarsi con frequenti ostilità e guerre; penitente, asceta contemplativo, la cura del governo gli impose una vita d’azione, ritrovandosi quasi costretto al matrimonio per lasciare un erede. Diede tuttavia indubbi segni di grande equilibrio morale, di severità con sé stesso e di indulgenza e carità verso il prossimo. Assai munificò si rivelò verso chiese, monastero e soprattutto verso i poveri.
La morte di Umberto III, il 4 marzo 1189 a Chambéry, all’età di cinquantadue anni, fu pianta con sincerità da tutto il popolo. Fu il primo principe sabaudo ad essere sepolto nell’abbazia di Hautecombe, che da allora divenne una necropoli per la dinastia, tanto che ancora oggi vi riposano Umberto II e Maria José, ultimi sovrani italiani. Il conte defunto ricevette subito una grande venerazione, supportata anche da non pochi miracoli, finché nel 1838 il re Carlo Alberto di Sardegna riuscì ad ottenere da papa Gregorio XVI l’approvazione ufficiale del titolo di “Beato” per il suo avo, nonché per il nipote di questi, Bonifacio, monaco certosino e poi arcivescovo di Canterbury. I due beati di Casa Savoia riposano oggi in due pregevoli sarcofagi dietro l’altar maggiore della chiesa abbaziale ad Hautecombe. In Italia il Beato Umberto III è ricordato ancora oggi in particolare presso Racconigi, ove nel Santuario Reale della Madonna delle Grazie è custodito un quadro del beato donato dalla regina Elena e fatto restaurare dal re Umberto II. Inoltre è venerato presso Aosta, ove è raffigurato sulla facciata della cattedrale, ed nel castello di Sarre, sempre in Valle d’Aosta.


O Dio, che al beato Umberto
hai insegnato a preferire il Regno dei cieli ad un regno terreno
e ad abbracciare la mortificazione della croce,
aiuta anche noi, per le sue preghiere e secondo il suo esempio,
a distaccarci dai beni della terra e a cercare quelli eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2018-06-02

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