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Santa Gioconda di Roma Vergine e martire

Festa: 15 agosto

Roma, III/IV sec.

E' una delle numerose martiri delle catacombe romane il cui nome è stato tramandato quasi esclusivamente attraverso il ritrovamento delle reliquie e la successiva diffusione del culto locale. Della sua vita non sono infatti conservate fonti storiche dirette: non esistono una Passio antica né testimonianze contemporanee che permettano di ricostruirne con certezza la vicenda personale. È invece ben documentata la storia moderna delle sue reliquie, estratte dalla Catacomba di Ciriaca al Verano e traslate nel XVIII secolo a Rimella, nella Val Mastallone, dove la santa è divenuta il principale riferimento devozionale della comunità. Attorno alla sua figura si sono sviluppate tradizioni popolari, racconti leggendari e solenni celebrazioni che hanno contribuito a mantenerne viva la memoria. Il caso di Santa Gioconda rappresenta efficacemente il fenomeno dei cosiddetti corpi santi provenienti dalle catacombe romane: martiri realmente venerati nell'antichità, ma spesso privi di una biografia ricostruibile, il cui culto è rifiorito in età moderna grazie alla traslazione delle reliquie nelle chiese europee.

Etimologia: Dal latino Iucunda, 'gioiosa', 'lieta', 'gradevole'.

Emblema: Palma del martirio, ampolla del sangue, veste romana, urna reliquiaria.


Le notizie storicamente accertabili su Santa Gioconda (Iucunda, Jucunda) sono estremamente limitate. Le reliquie furono rinvenute nella Catacomba di Ciriaca, presso il complesso cimiteriale del Verano lungo la via Tiburtina, uno dei principali luoghi di sepoltura dei cristiani della Roma antica. La presenza della palma del martirio e degli elementi allora ritenuti distintivi portò all'identificazione della defunta come martire cristiana. La sua sepoltura è generalmente collocata nell'epoca delle persecuzioni dei primi secoli, ma non è possibile stabilire né la data precisa del martirio né l'imperatore sotto il quale esso sarebbe avvenuto.

La traslazione a Rimella
La storia documentata inizia nel XVIII secolo. Giuseppe Antonio Molino ottenne il corpo della martire grazie all'intermediazione di mons. Giuseppe Maria Luini, vescovo di Pesaro e predicatore apostolico.
Le reliquie furono dapprima trasferite a Novara, dove padre Illuminato da Novara, cappuccino, provvide alla loro sistemazione in un'urna che aveva precedentemente custodito le reliquie di sant'Agabio, secondo vescovo della città. Tale urna era stata acquistata da Michele Tesseri, originario di Rimella, dopo la traslazione di sant'Agabio nella cattedrale novarese nel 1789.
Alla fine di giugno del 1790 il corpo della santa raggiunse finalmente Rimella. L'arrivo fu accompagnato da tre giorni di solenni celebrazioni religiose, con la partecipazione del clero della valle, di rappresentanti del capitolo della cattedrale di Novara, dei musicisti della basilica di San Gaudenzio e di celebri predicatori dell'epoca, tra i quali fra Filippo Reale, originario dello stesso paese.

Lo sviluppo del culto
Fin dai primi anni la popolazione della Val Mastallone sviluppò una forte devozione verso Santa Gioconda. In particolare gli emigranti rimellesi, stabilitisi soprattutto a Novara e Vigevano, continuarono a sentirsi spiritualmente legati alla loro patrona locale.
Per promuoverne il culto nacque il Consorzio di Santa Gioconda, il cui statuto ricevette l'approvazione diocesana il 22 marzo 1902.
Nel 1842 l'urna venne aperta per il restauro delle vesti che rivestivano le ossa, mentre nel 1903 il cranio fu trasferito a Milano per essere rivestito in cera, secondo una pratica allora diffusa per garantire una migliore conservazione e una più decorosa esposizione delle reliquie.

L'altare e la venerazione
L'urna fu collocata nell'altare originariamente dedicato a san Rocco. Nel 1860 l'altare venne completamente rinnovato grazie alle offerte del Consorzio e assunse definitivamente il titolo di Santa Gioconda.
Un'ampolla tradizionalmente identificata come contenente il sangue della martire fu invece destinata all'oratorio della Visitazione nella frazione di Roncaccio Superiore, luogo d'origine del benefattore Giuseppe Antonio Molino.

Le leggende popolari
Come accadde per molti corpi santi traslati dalle catacombe, anche intorno a Santa Gioconda sorsero numerosi racconti popolari.
La tradizione narra che il carro destinato a trasportare le reliquie avrebbe inizialmente preso la strada verso Fobello, ma i cavalli si sarebbero improvvisamente fermati senza possibilità di avanzare. Quando invece il corteo imboccò la strada per Rimella, gli animali ripresero immediatamente il cammino.
Un'altra versione attribuisce il cambiamento di percorso a una frana che avrebbe impedito il passaggio verso Fobello. Giunti davanti alla chiesa di Rimella, il carro sarebbe divenuto inspiegabilmente impossibile da muovere, interpretando il fatto come il desiderio della santa di rimanere definitivamente nel paese.
Questi racconti appartengono chiaramente alla tradizione popolare e non alla documentazione storica.

La festa giubilare
La celebrazione liturgica ricorre il 15 agosto, mentre la festa popolare locale si svolge abitualmente nella prima domenica di agosto.
Particolarmente significativa è la celebrazione giubilare che si tiene ogni venticinque anni. In tale occasione l'urna viene estratta dalla sua sede abituale, esposta alla venerazione dei fedeli e portata processionalmente nelle varie frazioni del comune di Rimella. L'ultima grande traslazione, svoltasi nel 2001, vide la partecipazione di centinaia di pellegrini, con il tradizionale percorso illuminato da fiaccole e falò sugli alpeggi circostanti.

Una figura distinta dalla santa di Reggio Emilia
Nel corso del tempo alcuni autori tentarono di identificare Santa Gioconda di Rimella con l'omonima santa venerata a Reggio Emilia.
Gli studi storici escludono tuttavia questa identificazione. La Gioconda venerata in Emilia appartiene infatti a una tradizione completamente diversa e non presenta alcun collegamento con la Catacomba di Ciriaca, dalla quale provengono le reliquie conservate a Rimella. La distinzione tra le due figure è oggi generalmente accolta dagli studiosi.

I corpi santi delle catacombe
Santa Gioconda appartiene al vasto gruppo dei cosiddetti corpi santi, ossia delle reliquie di antichi martiri estratte dalle catacombe romane soprattutto tra il XVI e il XIX secolo e destinate a chiese dell'Europa cattolica. In molti casi l'identità personale del martire rimane ignota o scarsamente documentata, mentre la documentazione relativa all'estrazione e alla traslazione delle reliquie è invece abbondante e accurata. La vicenda di Santa Gioconda costituisce uno degli esempi meglio documentati di questo fenomeno.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Della figura di Santa Gioconda si è in possesso di molta documentazione che permette di ricostruirne la storia nei particolari: essa fu una giovane martire romana, deposta nella catacomba di Ciriaca, al Verano, le cui reliquie furono destinate alla località valsesiana di Rimella grazie all’interessamento di Giuseppe Antonio Molino, che ne entrò in possesso tramite monsignor Giuseppe Maria Luini, vescovo di Pesaro, predicatore apostolico. Le ossa giunsero da Roma a Novara e vennero portate nella cappella dei Frati Cappuccini, dove padre Illuminato da Novara ne curò la pulizia e la sistemazione all’interno dell’urna che già aveva contenuto le spoglie di Agabio, secondo vescovo della città.

L’urna e il solenne arrivo a Rimella
Il 29 aprile 1789, infatti, in occasione del matrimonio tra l’Arciduca d’Este e Maria Teresa d’Austria, avvenne a Novara il solenne trasporto del corpo del santo vescovo, per riporlo nel nuovo altare a lui dedicato nella cattedrale; l’urna usata esclusivamente per quell’occasione fu acquistata da Michele Tesseri, oriundo di Rimella, e venne da lui destinata per contenere i resti di Gioconda.
L’arrivo della santa nella comunità walser della Val Mastallone avvenne alla fine di giugno del 1790, con un apparato di celebrazioni che durarono tre giorni, dal 27 al 29, con la partecipazione di tutti i sacerdoti della valle, di una delegazione del capitolo della cattedrale, dei musici della basilica di San Gaudenzio e di alcuni predicatori di fama in quel periodo, tra i quali emerge la figura di fra Filippo Reale, nativo del posto, che tenne l’orazione ufficiale a conclusione dei festeggiamenti.

La diffusione del culto
Il culto nei confronti di Gioconda fu subito molto vivo, in particolare tra i rimellesi che per motivi di lavoro emigravano altrove, specialmente a Novara e Vigevano. Essi, che si affidavano alla sua protezione, costituirono un’associazione: il Consorzio di Santa Gioconda, avente per scopo quello di promuoverne il culto. Lo statuto ebbe approvazione diocesana il 22 marzo 1902, con firma dell’allora vicario generale Callerio.

Conservazione delle reliquie e nuovo altare
Il 1 settembre 1842 venne aperta l’urna per procedere alla pulizia dei vestiti che ricoprivano le ossa, ma soltanto nel 1903 si portò il cranio a Milano per farlo ricoprire di cera e favorirne così la conservazione.
L’altare di San Rocco, già decorato dal pittore Lorenzo Peracino di Cellio, dove fu collocata l’urna coi resti di Gioconda, venne interamente rinnovato nel 1860 con le offerte del citato consorzio e mutò la dedicazione assumendo il nome della presunta martire.
L’ampolla, che si ritiene conservi il suo sangue, venne destinata all’oratorio della Visitazione della frazione Roncaccio Superiore, località d’origine di Giuseppe Antonio Molino, donatore delle reliquie.

Le tradizioni popolari e i racconti leggendari
La tradizione ed il folclore popolari si sono impadroniti ben presto della figura della santa, riguardo alla quale sorsero alcuni racconti leggendari modellati sui più ricorrenti topoi agiografici relativi alla traslazione di reliquie.
Si racconta, ad esempio, circa l’arrivo del corpo, che il carro su cui viaggiava, giunto al ponte detto delle “Due Acque”, prese per errore la strada di Fobello; i cavalli, dopo breve tragitto, si fermarono e nulla pareva smuoverli. Gli accompagnatori allora presero l’urna sulle spalle, ma improvvisamente essa era diventata tanto pesante da non poter proseguire; imboccata la strada per Rimella, i cavalli proseguirono speditamente ed il carico tornò al suo peso naturale.
Una variante dello stesso racconto vuole che una frana, caduta sulla strada per Fobello, avesse costretto il corteo a deviare per Rimella. Giunto alla chiesa del paese non fu più possibile proseguire, non riuscendo nessuno a smuovere il carro; il fatto fu interpretato dai rimellesi come desiderio della santa di rimanere sul posto, con rassegnazione dei vicini fobellesi.

L’identificazione con la santa di Reggio Emilia
Riguardo alla figura di Gioconda non è accettabile la sua identificazione con l’omonima venerata a Reggio Emilia, unica santa con questo nome conosciuta dalle fonti agiografiche. Senza entrare nel merito della specifica vicenda di questa figura e della sua attendibilità storica, basti ricordare che la sua sepoltura non ha alcun legame con la catacomba del Verano, da cui fu prelevato il corpo conservato a Rimella.

La festa e la processione giubilare
La festa in onore di Gioconda è celebrata ogni anno nella prima domenica di agosto; la manifestazione di culto più caratteristica nei suoi confronti ha luogo però ogni venticinque anni. In tale occasione giubilare, l’urna, estratta dal vano in cui è contenuta, viene esposta alla venerazione dei fedeli e portata in processione nelle varie frazioni che formano il comune di Rimella, ogni volta percorrendo un itinerario diverso.
L’ultimo trasporto è avvenuto nell’agosto del 2001: circa ottocento persone, per un paese che possiede un centinaio di effettivi residenti, hanno partecipato alla processione, durante la quale una quarantina di uomini si sono alternati nel trasporto dell’urna fino alla chiesa di San Gottardo, nell’omonima frazione.
Il percorso, lungo il quale sono stati realizzati archi pazientemente decorati con luci e fiori, era illuminato da centinaia di fiaccole e rischiarato dai tradizionali falò accesi sui vicini alpeggi, antico segno della partecipazione alla festa di chi, per la transumanza, non si trovava in paese.
Le reliquie, dopo essere state vegliate per tutta la notte e visitate dai fedeli il giorno successivo, sono state riportate processionalmente nella chiesa parrocchiale e riposte, dopo alcuni giorni, nella loro sede abituale.


Autore:
Damiano Pomi

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Aggiunto/modificato il 2026-08-06

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