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Beato Monaldo da Capodistria

9 novembre

m. 1280

Beato francescano, nacque in una famiglia di origine toscano-marchigiana nel XIII secolo a Pirano. In una città, Capodistria (Giustinopoli), dedita al commercio, fu un giurista, ma abbandonò la professione per vestire il saio francescano. Fu padre provinciale della Dalmazia dal 1240 al 1260, dedicandosi anche agli studi di teologia: a lui sono attribuiti alcuni commenti della Bibbia e diversi sermoni. L'opera certamente sua, che gli ha tributato una fama perenne, è la «Summa Juris Canonici», detta «Summa Monaldina». Per tale opera, che ebbe diffusione in tutta Europa e la cui prima copia a stampa è del 1516, può essere considerato il più importante giurista francescano del XIII secolo. Monaldo morì a Capodistria nel 1280. L'arca contente le spoglie del beato sono conservate a Trieste, nella chiesa francescana di Santa Maria Maggiore, dove giunsero, dopo alterne vicende, il 22 dicembre 1954. (Avvenire)


Capodistria (anticamente Giustinopoli) fu per secoli un porto fiorente, ideale per gli scambi commerciali dell’alto Adriatico: molti per lavoro vi si trasferivano da altre città. Fu anche sede vescovile. Probabilmente in una famiglia di origine toscano-marchigiana (i Monaldi o i Bonaccorsi) nacque nel XIII secolo il B. Monaldo (forse a Pirano). Tra le poche notizie che conosciamo della sua vita sappiamo che era un fine giurista e che quindi la sua fu una vocazione tardiva. Esercitò l’attività professionale prima di lasciare il mondo per vestire il cinereo saio di Francesco d’Assisi. L’austero ideale del Serafico Poverello raccoglieva in comunità dotti e analfabeti che poi, umilmente, secondo le proprie capacità, servivano insieme Cristo Gesù.
Il B. Monaldo ebbe, in seno al suo ordine, vari incarichi. Padre Provinciale della Dalmazia dal 1240 al 1260, fu un dotto maestro e un grande studioso di teologia. A lui sono attribuiti alcuni commenti delle Sacre Scritture e diversi Sermoni. L’opera certamente sua, che gli ha tributato una fama perenne, è la “Summa Juris Canonici”, detta “Summa Monaldina”, Aurea o Dorata. Per tale opera può essere considerato il più importante giurista francescano del XIII secolo. Monaldo però, oltre che per la scienza e il sapere, si distinse per la santa condotta di vita.
In una Summa si compendiavano tutte le nozioni di una determinata scienza o disciplina: la Summa Monaldina fu importante per la storia del Diritto. In essa sono trattate, in ordine alfabetico, questioni giuridiche e di morale. Per la sua praticità ebbe, per secoli, una vasta diffusione tra gli uomini di legge e nelle Università. Nicola Boccasini (papa Benedetto XI) la lodò pubblicamente. Nel XV secolo il domenicano S. Antonino Pierozzi, Arcivescovo di Firenze, definì il nostro Beato “magnus canonista et theologus”. Preziosissime copie manoscritte (nei cui capilettera è spesso presente l’effige del Beato) sono oggi conservate nelle più importanti Biblioteche europee. La prima edizione a stampa fu impressa a Lione nel 1516.
Monaldo morì a Capodistria nel 1280 e subito, vista la fama che lo circondava, ebbe una sepoltura distinta che divenne fonte di grazia e di prodigi.
Nel 1617 le sue spoglie furono riposte in una nuova arca (la precedente era in pietra) e collocate nella cappella di S. Maria Maddalena della chiesa dei Minori Conventuali. Questi, nel XVI secolo, avevano ereditato le memorie dell’antico cenobio (ai tempi del Beato il movimento francescano era unico). Le reliquie si esponevano alla pubblica venerazione i primi due giorni d’agosto, nella ricorrenza solenne dell’Indulgenza della Porziuncola.
Nel 1806 anche a Capodistria si abbatté la bufera napoleonica. Con la soppressione del convento l’urna del Beato subì varie traversie. Dapprima fu affidata alle Clarisse, poi alle Agostiniane del monastero di S. Biagio. Nel 1816, soppresso quest’ultimo, l’urna venne collocata nella cappella privata del marchese De Gravisi, in quanto due sue figlie erano state le ultime monache del monastero. Nel 1876 la residenza cambiò proprietario e il sacro deposito corse il rischio di essere profanato. Una mano provvidenziale consegnò le reliquie alla Cattedrale ma, relegate nella sacrestia per trent’anni, caddero in oblio. Furono in seguito consegnate ai Frati Minori del convento di S. Anna e si iniziò l’iter per il riconoscimento del culto “ab immemorabili”. Nel 1904 ci fu una prima ricognizione e si dichiararono autentiche. Un’ulteriore ricognizione, con l’autorizzazione della Santa Sede, ci fu nel 1913. Una perizia medica constatò che vi era quasi tutto lo scheletro e che il Beato, di alta statura, era morto in età avanzata. Nel 1941 furono collocate nell’attuale urna.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale le reliquie seguirono la sfortunata sorte del popolo istriano che fu costretto, come anche i frati, a lasciare la propria terra.
L’arca fu portata prima a Venezia e poi finalmente a Trieste (22 dicembre 1954) nella chiesa francescana di S. Maria Maggiore. Ogni 19 giugno per i numerosi istriani di Trieste la festa del Beato è anche motivo di incontro e aggregazione. Nel Martirologio Francescano è ricordato al 9 novembre.


PREGHIERA

O Gesù, Redentore e Salvatore nostro,
che arricchisti l’anima del tuo Servo fedele B. Monaldo
con i tesori della tua grazia
e ti degnasti di sigillare le sue religiose virtù
con il dono dei prodigi,
ascolta la preghiera che ti rivolgiamo,
fiduciosi della sua intercessione.
Aumenta in noi la fede, la speranza e la carità,
perché amiamo te sopra ogni cosa
e il nostro prossimo per amor tuo.
Proteggi in particolare i suoi devoti,
che lo venerano nella città natale di Capodistria
e in tutti i luoghi dove sono sparsi;
conserva in essi le virtù cristiane, che hanno ereditato dai loro padri.
Concedi inoltre le grazie di cui abbiamo bisogno.
Te lo chiediamo, o Salvatore Divino,
e fiduciosi le attendiamo per i meriti
e l’intercessione del tuo Servo fedele B. Monaldo.
Amen.


Autore:
Daniele Bolognini

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Aggiunto/modificato il 2004-07-17

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