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Beato Taddeo Dulny Seminarista e martire

Festa: 6 agosto

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Chmielów, Polonia, 8 agosto 1914 - Dachau, Baviera, Germania, 6 agosto 1942

Nato nel 1914 in una numerosa famiglia profondamente cristiana, maturò la chiamata al sacerdozio nel seminario di Włocławek, distinguendosi non tanto per eccezionali doti intellettuali quanto per la costanza, l'umiltà e la capacità di affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi. L'invasione della Polonia da parte della Germania nazista interruppe improvvisamente il suo cammino verso il presbiterato. Arrestato insieme ai superiori e ai compagni di seminario nell'autunno del 1939, fu incarcerato e successivamente deportato nel campo di concentramento di Dachau, destinato a diventare il principale luogo di internamento del clero cattolico europeo. Qui sopportò fame, lavori estenuanti, malattie e continue umiliazioni, mantenendo salda la fede fino alla morte, avvenuta il 6 agosto 1942. La Chiesa lo venera come uno dei 108 martiri polacchi vittime della persecuzione nazista, riconoscendo nella sua esistenza il segno di una fedeltà vissuta fino all'estremo sacrificio. 

Etimologia: Dall'aramaico e significa 'coraggioso', 'dal petto forte', secondo un'interpretazione tradizionale; altre ipotesi lo collegano al significato di 'colui che loda'.

Emblema: Abito da seminarista, palma del martirio, filo spinato, croce, campo di concentramento.

Martirologio Romano: Vicino a Monaco di Baviera in Germania, beato Taddeo Dulny, martire, che, durante l’occupazione militare della Polonia, fu deportato per la fede in Cristo nel campo di detenzione di Dachau e, dopo crudeli supplizi, passò alla gloria del cielo.


Taddeo Dulny nacque l'8 agosto 1914 a Chmielów, nella Polonia sudorientale, in una famiglia contadina composta da otto figli. I genitori, Jan e Antonina, educarono i figli in un clima di intensa vita cristiana, trasmettendo loro una fede semplice ma solida. Fin dall'infanzia Taddeo mostrò una naturale inclinazione alla preghiera e al servizio della Chiesa.
Dopo gli studi ginnasiali compiuti con fatica a Ostrowiec, maturò la decisione di entrare nel seminario maggiore di Włocławek, una delle diocesi polacche più vivaci dal punto di vista culturale e pastorale. Anche durante gli anni di formazione incontrò difficoltà nello studio, ma seppe compensarle con un'applicazione costante e una straordinaria forza di volontà, qualità che gli procurarono la stima dei superiori e dei compagni.

La guerra interrompe la vocazione
Il 1° settembre 1939 l'invasione della Polonia segnò l'inizio della seconda guerra mondiale. La persecuzione contro la Chiesa cattolica fu pressoché immediata. I nazisti considerarono il clero polacco uno degli elementi capaci di alimentare l'identità nazionale e quindi da eliminare.
Il 7 ottobre 1939 il seminario di Włocławek fu occupato dalla Gestapo. Docenti e seminaristi vennero arrestati e rinchiusi nella prigione cittadina. Durante la detenzione Taddeo riuscì persino a proseguire clandestinamente gli studi teologici, sostenendo gli esami quando le condizioni lo permettevano, segno della sua volontà di prepararsi comunque al sacerdozio nonostante l'incertezza del futuro.

La deportazione a Dachau
Nel 1940 fu trasferito nel campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera. Questo Lager ospitò migliaia di ecclesiastici provenienti da tutta l'Europa occupata e divenne il principale luogo di internamento del clero cattolico sotto il regime nazista.
Le condizioni di vita erano estremamente dure: alimentazione insufficiente, lavoro forzato, epidemie, violenze e continue vessazioni. Taddeo, già fisicamente fragile, vide progressivamente peggiorare il proprio stato di salute. Le privazioni e gli stenti finirono per consumarne completamente le forze.
Morì il 6 agosto 1942, a soli ventisette anni, vittima delle sofferenze inflitte dal sistema concentrazionario nazista. Il Martirologio Romano lo ricorda come martire della fede, morto dopo crudeli supplizi durante la persecuzione contro la Chiesa in Polonia.

Il martirio
Il martirio di Taddeo Dulny non consistette in un'unica esecuzione pubblica, ma in un lento logoramento provocato da fame, maltrattamenti, lavori estenuanti e privazioni sistematiche. La Chiesa ha riconosciuto che la sua morte fu conseguenza diretta della persecuzione condotta in odio alla fede cristiana e alla presenza della Chiesa cattolica nella società polacca.
La sua testimonianza si inserisce nel drammatico sacrificio di migliaia di sacerdoti, religiosi e seminaristi deportati nei campi di concentramento durante il secondo conflitto mondiale.

Il culto
Il 13 giugno 1999, durante il viaggio apostolico in Polonia, san Giovanni Paolo II beatificò a Varsavia i 108 martiri polacchi della seconda guerra mondiale. Tra essi figurava anche Taddeo Dulny, quale rappresentante di quella giovane generazione di seminaristi che non poté giungere all'ordinazione sacerdotale a causa della persecuzione nazista.
La sua memoria liturgica ricorre il 6 agosto, giorno della morte, secondo quanto stabilito dal Martirologio Romano.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Il seminario, poi il Lager, e lì dentro la fine. Così si consuma l’esistenza di Taddeo Dulny. È nato in una famiglia numerosa (sei figli e due figlie) della Polonia sudorientale. I suoi primi maestri nella fede sono stati i genitori, Jan e Antonina, che gli hanno poi detto di sì quando ha deciso di entrare nel seminario di Wloclawek, dopo aver compiuto a fatica gli studi ginnasiali a Ostrowiec. Anche in seminario fatica a tenere il passo, ma non si lamenta e non si rassegna. Per i compagni, è quello che non si arrende mai.
Il 1° settembre 1939 incomincia la seconda guerra mondiale: la Polonia viene spartita tra la Germania nazista e la Russia comunista. A fine settembre, Taddeo si presenta tuttavia puntuale al seminario, per il nuovo anno scolastico. Ma il 7 ottobre arriva la polizia nazista e porta via tutti, professori e chierici. Prima tappa, la prigione locale di Wloclawek, per tre mesi. Poi c’è un trasferimento nella cittadina di Lad: li mettono nei locali di un collegio salesiano, con qualche libertà di movimento all’interno; allora si cerca di riprendere i corsi del seminario e Taddeo porta a termine il programma del quinto anno di studi. Tutto precipita però nell’estate 1940. Il 26 agosto, insegnanti e seminaristi vengono portati nel campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino. Infine, il 15 dicembre, Taddeo e altri vengono portati a Dachau, nell’Alta Baviera. Qui c’è il primo Lager nazista, creato già nel 1933, e i primi deportati furono cittadini tedeschi antinazisti. Vennero poi in numero crescente gli ebrei, rastrellati prima in Germania e poi nei Paesi invasi dalle truppe tedesche.
Nel 1940 vi sono stati portati oltre ottocento sacerdoti e religiosi polacchi. Con loro c’è Taddeo, che sacerdote non è ancora, e così lo ricorda un compagno di deportazione: «Non era uno come tutti gli altri, e questa caratteristica maturò e si suggellò via via: un uomo incredibilmente generoso, che dimenticava sé stesso». È questo il suo nuovo “corso di studi”, il suo programma fino alla morte. Per gli aguzzini, i deportati non sono più uomini con un nome, ma numeri, e lui è il numero 22662. Non è più un futuro prete perché qui nessuno ha un futuro. Esiste solo un presente atroce, e poi la morte.
Qui il chierico Taddeo si realizza: dimenticata la sua persona, fa di sé uno strumento di sollievo per altri. Scopo della sua vita e morte in Dachau è risparmiare ad altri fatica, bastonature, sevizie: è procurare cibo a chi sta morendo di fame. Colpisce tutti la sua capacità – quasi – di sopravvivere digiunando,per dare la sua razione ad altri. Un testimone: «Elevarsi al di sopra del bisogno di cibo là dove la fame torceva le budella fu un’impresa straordinaria». Un altro: «Taddeo, un ragazzo baciato dal sole. Nelle situazioni più cupe, lui riusciva a raccogliere un raggio della misericordia divina e additarlo agli altri». Un suo compagno di prigionia così ne annota la fine: «Morì di fame. Arso nel crematorio». A 28 anni.
Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato nel 1999 in Polonia, come martire, con altri 107 (nell'immagine a fianco), uccisi “in odio alla fede” nel 1930-1945.


Autore:
Domenico Agasso


Fonte:
Famiglia Cristiana

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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