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Venerabile Casimiro Barello Morello Pellegrino

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Cavagnolo, Torino, 31 gennaio 1857 - Alcoy, Spagna, 9 marzo 1884

Casimiro è nato a Cavagnolo (TO) il 31 gennaio 1857 ed è morto a Alcoy (Spagna) il 9 marzo 1884. Definito il Pellegrino dell'Eucarestia e schiavo del Tabernacolo; è proclamato venerabile da Giovanni Paolo II nel 2000.



Oggi si direbbe che il freddo ha fatto un’ altra vittima o che per le strade c’è un barbone in meno; il 9 marzo 1884, invece, il “pellegrino piemontese”, morto di polmonite ad Alcoy (Spagna), occupa le prime pagine dei giornali e si fa la fila per vederlo ancora una volta. Forse anche perché i malati, specie se bambini, toccando quel corpo inanimato restano guariti all’istante, come se Dio in persona  volesse mettere la propria firma sulla vita e sulla morte di quel senzatetto. Che non era nato tale né avrebbe mai desiderato esserlo. È nato a Cavagnolo (provincia di Torino, diocesi di Casale Monferrato) il 31 gennaio 1857, figlio di contadini e piccoli proprietari terrieri, che avrebbero da offrire di che vivere ai loro figli. Casimiro, orfano di mamma a 12 anni, lavora nei campi, ma è di salute cagionevole e nell’adolescenza si ammala due volte seriamente. Guarisce, dice lui, dopo aver visto la Madonna, che gli chiede di dedicarsi ad una vita di preghiera e penitenza, facendosi pellegrino per amore. Se non c’è nessun problema a rendere più fervorosa la sua vita, più difficile diventa lasciare tutto e iniziare a pellegrinare, per la qual cosa deve attendere i 18 anni ed il consenso di papà. Parte nell’autunno 1875, fa tappa alla Consolata e all’Ausiliatrice di Torino, poi raggiunge Genova. A fine marzo dell’anno successivo è a Roma,naturalmente sempre a piedi, e di qui raggiunge Napoli, con l’intenzione di imbarcarsi per la Palestina, ma lo fanno prigioniero e lo riportano a Cavagnolo con le manette ai polsi e sotto scorta. Considerato vagabondo e fannullone, insultato e preso a sassate, è contento di quanto sopporta per amore di Gesù. Non ha altro da offrire che la sua testimonianza di fede e di preghiera, facendo lavori occasionali, che gli danno di che vivere e gli permettono di aiutare anche i poveri. A casa si ferma lo stretto necessario e subito riparte in direzione di Santiago, spingendosi fino in Portogallo, con una sosta a La Salette e Lourdes. Per il Natale 1877 è di nuovo a Cavagnolo, pronto a rispondere alla chiamata alle armi. Qui, ad attenderlo, c’è anche la bella Rosina, alla quale si lega sentimentalmente e che addirittura promette di sposare quando avrà finito il servizio militare: sembra che la vita vagabonda non faccia più per lui e che abbia deciso di mettere la testa a posto. Ma non cambia le sue abitudini e le sue pratiche di pietà: in caserma lo chiamano il “frataccio” e lo deridono per la sua devozione e per il tempo che passa inginocchiato in chiesa,ma c’è anche chi si lascia conquistare dal suo esempio e cambia vita.  In questo periodo ha un’altra apparizione della Madonna, che lo richiama alla sua vocazione originaria: continuare il suo pellegrinaggio per le strade del mondo, testimoniando la radicalità del vangelo e richiamando la gente a conversione. Scrive così a casa che, non appena congedato, proseguirà il suo pellegrinaggio; scrive anche alla fidanzatina, per liberarla da ogni impegno nei suoi confronti. Si imbarca a Livorno e ritorna in Spagna: le testimonianze dicono che Casimiro “parla poco, prega molto, ascolta tutti. Passa lunghe ore in chiesa, dorme sulla nuda terra, aiuta i poveri con i risparmi del suo lavoro”. Ritorna a Cavagnolo dopo la morte di papà, giusto il tempo per rinunciare alla sua quota di eredità a favore del fratello, perché, dice, “il mio unico tesoro è Gesù”, e per Lui riprende a pellegrinare, annunciando il vangelo e invitando la gente a convertirsi. Prega anche 10-12 ore al giorno davanti ai tabernacoli delle chiese, come in estasi: “Io sono un povero ignorante, dice, e non so che le comuni preghiere. Incomincio col rosario, poi il Signore si degna di illuminarmi e attirarmi a Sé”. E Gesù lo attira talmente che “non mi sento mai stanco di stare in adorazione: più ci sto più ci starei”. A febbraio 1884 è ad Alcoy, in Spagna: con fermezza richiama la città a rispettare il precetto festivo ed a chiudere i negozi di domenica. Incredibile a dirsi, la gente lo ascolta e i giornali commentano che “ciò che le insistenze del clero non avevano potuto ottenere lo ottenne Casimiro". Ma si ammala ed arso dalla febbre si spegne ad appena 27 anni. Quelli di Cavagnolo ne rivorrebbero la salma, ma ad Alcoy non ci pensano neppure, visti i prodigi che si verificano sulla sua tomba. Il 1° luglio 2000 la Chiesa riconosce le virtù eroiche di Casimiro Barello e lo dichiara Venerabile: ora si attende un miracolo che ne permetta la beatificazione.

Autore: Gianpiero Pettiti

 


 

Casimiro Barello Morello nacque il 31 gennaio 1857 nella frazione Casa Ostino di Cavagnolo, piccolo comune in provincia di Torino, nel territorio della diocesi di Casale Monferrato. La sua era una famiglia di contadini poveri, ma dalla fede ricca e viva. In particolar modo dal bisnonno, dalla nonna e dalla mamma malata imparò a cercare Dio nella preghiera e nel raccoglimento.
Visse un’infanzia normale, aiutando volentieri i familiari nei lavori di casa ed anche in campagna. Si limitò così a frequentare la scuola nei momenti di minor impegno lavorativo.
All’età di soli 12 anni perse la sua cara mamma, il 13 settembre 1869, e ciò non fu per lui che una preziosa occasione per mettersi più intensamente alla ricerca di Dio, abbandonandosi fiduciosamente alla materna protezione della madre del suo amico Gesù. Con il passare del tempo la sua fede però si intiepidì. Ma ben presto Dio tornò ad irrompere direttamente nella sua vita quando, tra i 14 ed i 16 anni, fu colpito da due gravi e lunghe malattie ma fu prontamente guarito per intercessione della Beata Vergine Maria, che gli apparve come “una gran donna vestita di luce e di chiarezza” invitandolo a dedicarsi interamente a Dio con una vita di penitenza e preghiera.
Dal 1873 cercò di coniugare ciò con il lavoro nei campi, ma valutando l’incompatibilità col corrispondere pienamente a tale genere di chiamata, nell’autunno del 1875 con il consenso di suo padre abbandonò le mura di casa. Iniziò così la sua nuova vita di pellegrino: un’esistenza dura, piena di sacrifici, penitenze e umiliazioni, preghiera e profonda testimonianza della propria fede. In un primo tempo toccò Genova e la Spagna, ma due anni dopo Casimiro dovette far ritorno a casa per svolgere il servizio militare ed optò per accontentare il padre ponendo fine alla sua vita di pellegrino. Si legò sentimentalmente ad una ragazza di nome Rosina ed arrivò al punto di prometterle di sposarla.
Nel 1879, verso la fine del servizio militare, il Signore lo richiamò totalmente e definitivamente a sé, affidandogli una precisa missione: essere per sempre testimone della sua Presenza sulle strade d’Europa. Come i celebri San Rocco e San Benedetto Giuseppe Labre, anche Casimiro percorse a piedi scalzi buona parte dell’Europa occidentale: l’Italia, la Francia, la Spagna e il Portogallo. Fu incarcerato, maltrattato e preso addirittura a sassate da chi lo riteneva vagabondo e fannullone, non perse mai tuttavia la sua serenità affermando piuttosto: “A Gesù han fatto ben di peggio”. Ebbe a conoscere la “notte dello spirito”.
A Lanciano, nei pressi di Pescara, entrò a far parte del Terz’Ordine Francescano, sostituendo così il saio all’abito da pellegrino. Si ritirò poi per alcuni mesi nel deserto di Antequera (Malaga) e proprio lì Gesù gli si manifestò, liberandolo dagli attacchi del maligno e riempendolo di una grazia traboccante. Casimiro riprese dunque a peregrinare come uomo nuovo, rivestito della potenza di Dio. Il suo passaggio portava ravvedimento e necessità di ricercare Dio. Le zone da lui attraversate conobbero un intenso risveglio della fede.
Esercitò sempre un irresistibile fascino su chi aveva modo di avvicinarlo, apparendo sempre di bell’aspetto, pulito nella sua povertà, abitualmente sorridente ed affabile.
Ogni qualvolta egli sopraggiungeva in un paese era solito portarsi subito in chiesa e rimanervi prostrato per ore in adorazione.
“Io sono un povero ignorante – affermava sovente – e non so che le comuni preghiere. Incomincio con il Rosario, poi il Signore si degna di illuminarmi e attirarmi a Sé; allora il tempo passa senza accorgermi e lo spirito resta come assorto e immerso in Dio, che mi dà gioia grande che non so esprimere”. Al confronto di questa gioia, “[…] tutto ciò che il mondo desidera e cerca è miseria e disgusto… Il pensiero che Gesù è realmente presente, nascosto per me nell’Eucaristia, il pensare che vi sta per mio amore, che mi vede, mi sente, mi ascolta, mi è motivo di grande consolazione e non partirei mai dalla Sua Presenza”.
Il tempo dell’adorazione eucaristica trascorreva a suo giudizio rapidamente, un’intera giornata gli pareva un momento. Non avvertiva né stanchezza né fame e gli rincresceva molto quando al chiudere delle chiese si trovava costretto ad allontanarsi dal Santissimo Sacramentato.
“Per grazia di Dio non mi sento mai stanco di stare in adorazione: più ci sto più ci starei. Al principio, quando facevo vita dissipata, pregavo a stento e mi stancavo nella preghiera, ma dopo che il Signore si è degnato di illuminarmi, l’orazione è per me l’occupazione più dolce e di maggior gusto”.
Il suo amore per Dio lo rendeva conseguentemente più attento anche alle necessità materiali e spirituali degli uomini. Si dimostrò sempre amorevole e premuroso verso i poveri, i malati, i carcerati, ma soprattutto soleva farsi carico delle persone intristite dalla loro costante lontananza da Dio. Il suo motto “Io vorrei che tutti conoscessero Dio” era anche più ampiamente argomentato: “Io prego sempre poco e vorrei pregare di più, non solo per me, ma per tanti che non pregano e vivono dimentichi di Dio, onde siano illuminati e si convertano. Chiedo al Signore che su di me scarichi tutti i peccati del mondo e gli uomini si salvino”.
Casimiro si definiva “pellegrino della Madonna” e provava nei suoi confronti un grato e fiducioso affetto. Dopo che Dio si era servito di Lei per chiamarlo, Casimiro l’aveva “presa con sé”, come già l’apostolo San Giovanni sotto la Croce sul Calvario. I suoi passi erano ritmati dalla recita del Santo Rosario, cercava Maria negli innumerevoli santuari che le sono dedicati in ogni angolo del Vecchio Continente. L’invito mariano alla sequela del suo Figlio “fate tutto quello che Egli vi dirà”, fu la più grande spinta ed il principale incoraggiamento per Casimiro a proseguire in quel duro e singolare cammino.
Il 23 febbraio 1884 giunse infine Alcoy, ove il suo peregrinare terminò prematuramente ad il 9 marzo seguente, ormai gravemente ammalato, in quella terra spagnola che sempre lo aveva accolto come uomo di Dio, tra quella gente convertita nel vederlo raccolto in preghiera. Migliaia e migliaia di persone affluirono nel paesino per il suo funerale e la loro presenza fu premiata con numerosissime e straordinarie grazie. In particolare tutti quegli oggetti che furono accostati al corpo inanimato di Casimiro divennero tramiti di aiuti straordinari. Dio voleva in tal modo onorare quel corpo che era stato suo tempio glorioso, episodio simile a quanto citato dagli Atti degli Apostoli: “Dio operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (At 19, 11-12). Su Casimiro molto si era parlato su riviste e giornali spagnoli quando ancora era vivente, ma dopo la sua morte il “pellegrino piemontese” diventò l’argomento dominante.
In quei pochi ultimi giorni trascorsi nella città spagnola Casimiro aveva saputo ottenere “Ciò che le insistenze del clero non avevano potuto” come ebbero a ricordare i giornali, cioè la santificazione del giorno del Signore con il riposo e la chiusura di ogni attività commerciale, tema dunque non affatto nuovo all’alba del terzo millennio dell’era cristiana.
Ventisette anni, una vita breve ma intensissima, spesa a cercare Dio ed a portarlo all’Europa in ricerca delle sue radici talvolta dimenticate.
Il processo di beatificazione ha sinora portato al riconoscimento delle virtù eroiche e del titolo di “venerabile”, assegnatogli dal papa Giovanni Paolo II il 1° luglio 2000.


Autore:
Fabio Arduino


Note:
Per approfondire: www.casimirobarello.org

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Aggiunto/modificato il 2005-08-24

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