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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera P > San Panfilo di Sulmona Condividi su Facebook

San Panfilo di Sulmona Vescovo

Festa: 28 aprile

VIII secolo

Chi si reca a Sulmona non può fare a meno di visitare la cattedrale di San Panfilo, dedicata al patrono. Questi era nato nell'VIII secolo nei dintorni della località abruzzese ed era figlio di un pagano che lo ripudiò quando lui si convertì al cristianesimo. Si narra che per questo lo sottopose a una prova: scendere da un carro su un dirupo. Ci riuscì e fu acclamato alla guida della diocesi. Morì a Corfinio, di cui fu probabilmente anche vescovo. Quattro chierici ne ritrovarono il corpo. Ma, mentre lo riportavano a Sulmona, esso divenne pesante come pietra. Allora si fermarono assetati presso la contrada Ficoroni, e apparve miracolosamente una fontana. La cattedrale venne eretta sempre nell'VIII secolo sulle rovine di un tempio pagano. Fu poi radicalmente rifatta nel 1075 dal vescovo Trasmondo e finita nel 1119 dal successore Gualtiero. Nei secoli ha subito molti danni. La parte più antica è la cripta. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Sulmona in Abruzzo, deposizione di san Panfilo, vescovo di Corfinio.


Le origini e il ministero episcopale
San Panfilo nacque nel VII secolo nel cuore dell’Abruzzo. Figlio di un nobile pagano, visse sulla propria pelle il sacrificio della scelta religiosa: il padre, infatti, lo ripudiò in seguito alla sua conversione al Cristianesimo. La sua esistenza si snodò tra il 600 e l’inizio del 700 d.C., un periodo cruciale che lo vide protagonista come quarto vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, dal 682 al 701, sotto il pontificato di Papa Sergio I.

Un nome, un destino
L’essenza stessa del Santo è racchiusa nel suo nome. Derivante dal greco Pamphilos (composto da pan, “tutto”, e philos, “amico”), Panfilo significa letteralmente “amato da tutti” o “amico di tutti”. Un nome che si rivelò profetico per la sua indole mite e per il suo operato.

Baluardo della fede contro l’Arianesimo
In un’epoca in cui l’eresia ariana, portata dai Longobardi, minacciava la Valle Peligna negando la divinità di Cristo, Panfilo si erse a coraggioso confessore della fede contro l’eresia ariana, diffusa nella Valle Peligna dai Longobardi.
L’eresia ariana consisteva nel fatto che veniva negata la divinità della seconda persona della Santissima Trinità, ritenuta creata dal Padre, mentre i primi concili avevano condannato questa credenza affermando che il Cristo, la seconda persona della Santissima Trinità, non è creato dal Padre, ma generato e perciò è Dio da Dio. Cristo è vero Dio e vero uomo.
Nonostante la sua fermezza, fu vittima di calunnie e accusato lui stesso di arianesimo; per questo si recò a Roma da Papa Sergio I, il quale ne riconobbe immediatamente la rettitudine e la purezza dottrinale.

L’uomo della carità inesauribile
Al rigore teologico, Panfilo univa un carattere pacifico e una generosità straordinaria. Dedicò l’intera esistenza al sollievo dei bisognosi, degli indigenti e degli ultimi. La sua carità non era solo teorica: si racconta che preparasse quotidianamente la mensa per i poveri e i pellegrini, servendoli personalmente con umiltà. San Panfilo concluse il suo cammino terreno a Corfinio, città della quale fu probabilmente anche vescovo, lasciando un’eredità di santità che ancora oggi parla alla nostra terra.

Il Patrono di quattro terre 
Il culto di San Panfilo non è rimasto confinato tra le mura di Sulmona, città di cui è lo storico protettore e dove viene solennemente festeggiato il 28 aprile. La sua figura unisce idealmente diverse aree dell’Abruzzo: è infatti patrono anche di Spoltore, Scerni e del borgo aquilano di Ocre, comunità che custodiscono chiese a lui dedicate e una profonda devozione.
A Spoltore, in particolare, si ritiene che il culto risalga all’anno 1000, introdotto da un nucleo di immigrati giunti proprio da Sulmona, a testimonianza di un legame identitario che attraversa i secoli e le province.

Il segno nella roccia: la leggenda del Colle Mitra 
La memoria popolare ha tramandato nei secoli un episodio prodigioso che vede protagonista il Santo e il suo difficile rapporto con il padre pagano. Si narra che quest’ultimo, furioso per la conversione del figlio, lo costrinse a una prova sovrumana: scendere da Pacile verso la Valle del fiume Gizio a bordo di un carro bue.
In quel punto il versante della montagna era talmente ripido che il carro sarebbe dovuto precipitare inesorabilmente. Tuttavia, la tradizione vuole che le ruote, anziché scivolare nel vuoto, siano affondate miracolosamente nella roccia, permettendo a Panfilo di scendere a valle in modo lento e sicuro. Un segno indelebile che la devozione locale riconosce ancora oggi: sui fianchi del Colle Mitra, infatti, i fedeli indicano le scanalature prodotte dalle ruote e le orme dei buoi, testimonianze impresse per sempre nella pietra del miracolo.

San Panfilo: la forza della normalità
In un panorama religioso spesso popolato da martiri eroici o mistici dai poteri straordinari, San Panfilo colpisce per la sua profonda, quasi rivoluzionaria, “normalità”. Non fu un guerriero, né cercò il sacrificio estremo; fu, più semplicemente, un uomo comune che scelse di abitare la propria epoca con coerenza e mitezza. La sua santità non risiede in gesti eclatanti, ma nella straordinarietà del quotidiano: nel coraggio di seguire la propria coscienza affrontando il ripudio paterno e nell’umiltà di mettersi al servizio degli ultimi con un grembiule da servitore. In un mondo che esalta spesso il clamore, San Panfilo ci ricorda che l’eroismo più difficile è quello della costanza, della pace e dell’essere, come suggerisce il suo nome, autenticamente “amico di tutti”. È forse proprio questa sua dimensione così umana e vicina a renderlo, ancora oggi, un punto di riferimento silenzioso ma solido per le nostre comunità.

Curiosità: La leggenda dei “peperoni”
Chi è cresciuto nelle campagne abruzzesi ricorderà forse un racconto bizzarro, tramandato dai nonni per tenere i bambini lontani dai raccolti. Si narrava che San Panfilo fosse rappresentato a mezzo busto perché, un tempo, entrando in un campo di peperoni per coglierne alcuni, il proprietario lo avesse punito tagliandogli le gambe.
In realtà, si tratta di una simpatica suggestione popolare. La figura del Santo è storicamente integra, ma l’usanza di venerarlo attraverso splendidi busti reliquiari (come il capolavoro d’argento custodito a Sulmona realizzato dall’orafo Giovanni di Marino di Cicco (o di Cicci) tra il 1458 e il 1459 .) ha alimentato nei secoli questa fantasia. Il popolo, vedendo l’immagine fermarsi alla vita, ha cercato una spiegazione “terrena” e monella, legandola ai frutti della nostra terra. Un modo affascinante per ricordare come il sacro e il quotidiano, in Abruzzo, camminino sempre a braccetto.

La voce del popolo: proverbi e saggezza contadina
 La figura di San Panfilo è profondamente legata ai ritmi della terra e alle speranze dei contadini. Nel dialetto sulmonese, la sua festa segna un confine climatico e agricolo fondamentale, racchiuso in massime tramandate di generazione in generazione:

“San Pampene urtulano, se nen piove uogge piove demane” (San Panfilo ortolano: se non piove oggi, pioverà domani).

Questo proverbio sottolinea l’importanza delle piogge d’aprile per gli orti; il Santo è visto come colui che “annaffia” e prepara il terreno per i raccolti estivi.

“A San Pampene, la vign spampene” (A San Panfilo la vite germoglia).

È il momento del risveglio della natura: i pampini (le foglie della vite) iniziano finalmente a mostrarsi, segnando la fine del riposo invernale.

“Quanne piove a San Pampene, piove per quaranta jurne” (Quando piove a San Panfilo, piove per quaranta giorni). 

Una variante locale dei celebri proverbi “dei quaranta giorni”, che lega il destino del raccolto al meteo del 28 aprile.

“San Pampene mettéve la jerv’e cacciéve lu viente” (San Panfilo metteva l’erba e scacciava il vento).

Un riferimento alla crescita dei pascoli e al desiderio che i venti freddi di marzo lascino finalmente spazio alla mitezza della primavera.


Autore:
Antonio La Civita


Fonte:
https://abruzzoforteegentile.altervista.org/

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Aggiunto/modificato il 2026-04-20

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