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Maria Santissima del Pozzo - Capurso (Bari)

Festa: Ultima domenica di agosto

A Capurso, nella Terra di Bari, il culto della Madonna del Pozzo è legato a una delle più singolari vicende della religiosità pugliese del XVIII secolo. Al centro della tradizione si trova il sacerdote Domenico Tanzella, che nel 1705, gravemente malato, avrebbe ricevuto in visione l'invito della Vergine a bere l'acqua di un antico pozzo dedicato a Santa Maria, nella contrada Piscino. Dopo la guarigione, Tanzella si recò al pozzo con alcuni compagni e, secondo la tradizione, scoprì sulla parete una venerata immagine della Madonna con il Bambino. Il culto si diffuse rapidamente e venne affidato ai Francescani Alcantarini, che trasformarono Capurso in un importante centro di pellegrinaggio mariano. Nel corso del Settecento sorsero il convento e l'attuale santuario, nel quale l'immagine fu collocata definitivamente nel 1778. La devozione raggiunse un particolare rilievo nell'Ottocento: il 20 maggio 1852 il cardinale Mario Mattei, inviato da Pio IX, incoronò solennemente la Vergine e il Bambino con corone d'oro. Nel 1852 Maria Santissima del Pozzo fu inoltre proclamata Patrona principale di Capurso e nel 1853 il santuario fu elevato a Basilica Minore.



La storia della Madonna del Pozzo appartiene alla religiosità della Puglia meridionale dell'età moderna, un territorio nel quale il culto mariano si esprimeva attraverso immagini ritenute miracolose, santuari rurali, pellegrinaggi e devozioni legate a sorgenti e acque.
Capurso, allora piccolo centro della Terra di Bari, possedeva nella contrada Piscino un pozzo conosciuto come Pozzo di Santa Maria. La memoria del luogo precedeva dunque il rinvenimento dell'immagine del 1705, anche se non è possibile stabilire con certezza l'origine più antica della denominazione.
È in questo contesto che compare la figura di don Domenico Tanzella, sacerdote capursese destinato a diventare il principale promotore del nuovo culto.

La malattia di don Domenico Tanzella
Secondo la tradizione tramandata dalle fonti del santuario, nel 1705 Tanzella era gravemente ammalato e i medici lo consideravano ormai senza speranza. Durante una notte ebbe una visione della Vergine Maria, che gli avrebbe indicato l'acqua del Pozzo di Santa Maria come mezzo attraverso il quale avrebbe recuperato la salute, chiedendogli contemporaneamente di costruire una cappella e, in seguito, un convento destinato ai Francescani Alcantarini.
Il racconto appartiene propriamente alla tradizione agiografica del santuario e non può essere trattato come un fatto storico documentabile nei suoi elementi soprannaturali. È tuttavia storicamente rilevante che il culto sia sorto proprio attorno alla figura di Tanzella e al pozzo della contrada Piscino.
Il sacerdote bevve l'acqua indicata e, secondo la tradizione, guarì immediatamente. La guarigione divenne il primo episodio della lunga serie di grazie attribuite all'intercessione della Madonna del Pozzo.

Il rinvenimento dell'immagine
Il 30 agosto 1705 Tanzella tornò al pozzo insieme al fratello Lorenzo, a Michelangelo Portincasa e al pittore Giovanni Battista Converso. La tradizione narra che i quattro si calarono nella cavità, allora in parte prosciugata, e che durante la discesa una candela caduta nell'acqua continuasse prodigiosamente a rimanere accesa.
Esplorando la parete meridionale del pozzo, avrebbero quindi scoperto un'immagine della Vergine con il Bambino. Le fonti devozionali più antiche e la tradizione locale hanno attribuito l'immagine all'ambiente bizantino, arrivando a collegarne la presenza alla fuga di monaci dall'Oriente durante le controversie iconoclaste. Si tratta tuttavia di un'interpretazione tradizionale, non di un dato storicamente dimostrato.
Anche il successivo distacco dell'immagine dalla parete, che secondo il racconto sarebbe avvenuto prodigiosamente, appartiene alla tradizione del santuario. Il dato storicamente certo è che un'immagine mariana divenne oggetto di culto a Capurso nel 1705 e che attorno ad essa si sviluppò rapidamente una devozione organizzata.

La prima cappella e la diffusione del culto
Tanzella provvide a costruire una cappella destinata alla venerazione dell'immagine. Il 12 gennaio 1706 ottenne dall'arcivescovo di Bari, Muzio Gaeta seniore, l'autorizzazione perché la cappella fosse benedetta e aperta al culto; il 9 febbraio dello stesso anno essa venne aperta alla venerazione pubblica sotto il titolo di Santa Maria del Pozzo e San Lorenzo martire.
La devozione si sviluppò rapidamente. Le fonti ricordano numerose guarigioni attribuite all'intercessione della Vergine, tra cui quella di una donna chiamata Caterina, moglie di Oronzo Maffiola. Anche questi episodi devono essere distinti dalla documentazione storica: appartengono alla memoria dei primi miracoli del santuario e contribuirono certamente alla crescita del pellegrinaggio.
Il 17 agosto 1714 Tanzella donò ai Francescani Alcantarini la cappella e i beni ad essa collegati. La scelta dell'Ordine avrebbe avuto conseguenze decisive per la storia successiva del culto.

Gli Alcantarini e la nascita del santuario
Il progetto di affidare la custodia del culto ai Francescani Alcantarini incontrò difficoltà amministrative e patrimoniali, ma giunse progressivamente a compimento. Il 5 novembre 1737 i religiosi fecero il loro ingresso ufficiale a Capurso. Nel febbraio 1739 la comunità francescana contava già sette religiosi e nell'ottobre 1746 il convento risultava completato.
La presenza degli Alcantarini contribuì a dare al culto una struttura stabile. La devozione non rimase infatti confinata alla memoria del prodigioso rinvenimento, ma divenne il centro di una vera esperienza religiosa organizzata, sostenuta dalla predicazione, dalla liturgia e dall'accoglienza dei pellegrini.
La costruzione del grande santuario fu avviata nel 1746. L'edificio, progettato dall'architetto Giuseppe Sforza di Bari, assunse le forme tardo-barocche che ancora oggi caratterizzano il complesso. Il tempio venne portato a compimento nel 1778 e il 27 agosto di quell'anno l'immagine fu trasferita nella nuova chiesa e collocata sull'altare maggiore.

L'immagine venerata
Il cuore del santuario è l'antico affresco della Madonna con il Bambino, inserito nella monumentale cona dell'altare maggiore. L'attuale apparato marmoreo che lo incornicia fu realizzato nel 1830 da Raffaele Trinchese su disegno dell'architetto Antonio Barletta.
La tradizione ha definito l'immagine bizantina e l'ha collegata ai monaci orientali perseguitati durante l'iconoclastia. Una simile attribuzione, tuttavia, non può essere considerata acquisita senza riserve. È più prudente distinguere la venerazione dell'immagine, documentata dal XVIII secolo, dalle ricostruzioni circa la sua origine e la sua datazione.
Il patrimonio artistico del santuario si è sviluppato progressivamente intorno all'immagine mariana. Nel 1769 Giuseppe Vitulli realizzò una statua della Madonna con il Bambino, oggi censita nel Catalogo generale dei beni culturali.

La grande stagione ottocentesca
La fama del santuario raggiunse il culmine nell'Ottocento. Papa Pio IX approvò nel 1849 l'Ufficio e la Messa propria della Madonna del Pozzo e diede il consenso all'incoronazione aurea dell'immagine.
Il 20 maggio 1852 il cardinale Mario Mattei, arciprete della Basilica Vaticana e delegato pontificio, pose solennemente le corone d'oro sul capo della Vergine e del Bambino. L'avvenimento segnò uno dei momenti più importanti nella storia del santuario.
Il 13 giugno 1852 Maria Santissima del Pozzo fu proclamata Primaria Patrona celeste di Capurso. La proclamazione venne confermata dal rescritto pontificio del 23 dicembre dello stesso anno. Nel 1853 Pio IX elevò il santuario alla dignità di Basilica Minore. Successivamente, sotto il patronato della monarchia borbonica, assunse anche il titolo di Basilica Reale.
Il rapporto tra santuario e istituzioni civili divenne particolarmente significativo. Nel 1854, a causa delle difficoltà relative alla proprietà del terreno, intervenne il re Ferdinando II, che con decreto del 31 maggio dichiarò la futura costruzione di regia fondazione.
Sul luogo stesso del pozzo venne poi edificata una cappella. La prima pietra fu benedetta il 9 maggio 1858 per interessamento di Ferdinando II.

La devozione francescana e la diffusione del culto
La presenza degli Alcantarini favorì la diffusione della devozione oltre Capurso. Una figura particolarmente significativa fu sant'Egidio Maria di San Giuseppe, nato a Taranto nel 1729 e religioso francescano alcantarino. Durante il periodo trascorso a Capurso maturò una particolare devozione verso la Madonna del Pozzo; trasferitosi successivamente a Napoli, contribuì alla diffusione del suo culto nella città e in altri ambienti francescani.
Anche fra Emanuele Vidal, religioso alcantarino di origine spagnola, è ricordato tra i principali diffusori della devozione. Secondo la tradizione conventuale, dopo una guarigione attribuita all'intercessione della Madonna del Pozzo, contribuì a diffonderne immagini e culto nei conventi francescani di Roma e della Spagna.
In questo modo il titolo mariano nato a Capurso superò progressivamente i confini della Puglia, accompagnando la rete dei conventi francescani e la devozione popolare.

Le soppressioni e la rinascita del santuario
La storia del santuario conobbe una brusca interruzione dopo le leggi di soppressione degli Ordini religiosi. I Francescani furono allontanati dal complesso nel 1886 e vi tornarono soltanto nell'agosto del 1920, trovando il convento in condizioni difficili. Il pieno recupero delle strutture richiese molto più tempo: alcune parti del complesso tornarono ai religiosi soltanto nel 1968.
Nel frattempo la devozione popolare non si era interrotta. Il santuario continuò a essere un punto di riferimento religioso per Capurso e per numerosi pellegrini pugliesi.

Il patronato confermato da Pio XII
Nel 1954 giunse una nuova importante conferma pontificia. Il 12 febbraio il cardinale Gaetano Cicognani firmò il decreto con cui Pio XII confermava l'elezione della Madonna del Pozzo a Primaria Patrona di Capurso. Il decreto venne letto solennemente il 20 maggio 1954, nel 102° anniversario dell'incoronazione.
La conferma pontificia consolidò definitivamente il legame tra la Madonna del Pozzo e la comunità cittadina. Nel 2014 l'arcivescovo di Bari-Bitonto Francesco Cacucci concesse inoltre a Capurso il titolo di Civitas Mariae, riconoscendo simbolicamente il particolare carattere mariano della città.

Il significato del culto
La vicenda della Madonna del Pozzo presenta un elemento caratteristico della religiosità mariana dell'Italia meridionale: l'incontro fra una memoria locale, un'immagine sacra, il racconto di una guarigione e la progressiva istituzionalizzazione del culto.
Il pozzo assume un valore simbolico particolarmente forte. L'acqua, nella tradizione cristiana, richiama il battesimo, la purificazione e la vita; nel caso di Capurso diventa anche il segno attraverso il quale la memoria della Vergine si lega concretamente a un luogo preciso.
La storia del santuario mostra inoltre come una devozione nata in un ambiente locale possa trasformarsi, nel corso dei secoli, in un fenomeno religioso più ampio. Gli Alcantarini ebbero un ruolo decisivo in questo processo, inserendo il culto di Capurso nella rete francescana dell'Italia meridionale e della penisola iberica.

Il culto contemporaneo
Ancora oggi il santuario costituisce il principale centro mariano di Capurso. La festa solenne si svolge tradizionalmente nell'ultima domenica di agosto ed è preceduta da un articolato periodo di preparazione, con pellegrinaggi, celebrazioni e momenti di preghiera. Il programma contemporaneo comprende anche celebrazioni presso la Cappella del Pozzo e manifestazioni legate alla memoria del rinvenimento dell'immagine.
La devozione rimane particolarmente legata al rapporto tra la Basilica e il luogo originario del culto. La Cappella del Pozzo conserva infatti la memoria concreta della cavità nella quale, secondo la tradizione, fu rinvenuta l'immagine nel 1705.
La festa rappresenta così non soltanto una celebrazione religiosa, ma anche uno degli appuntamenti identitari più importanti della comunità di Capurso.

L'incoronazione del 1852
L'incoronazione del 20 maggio 1852 costituisce uno dei momenti più importanti della storia del culto. Le corone furono poste sul capo della Vergine e del Bambino dal cardinale Mario Mattei, inviato da Pio IX. L'evento sancì il riconoscimento della particolare rilevanza raggiunta dalla venerazione dell'immagine.
Le corone originarie furono purtroppo rubate nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1970 insieme ad altri oggetti preziosi offerti dai fedeli. Nuove corone furono benedette il 6 settembre dello stesso anno.

La Basilica
Il complesso della Basilica e dell'antico convento costituisce uno dei più importanti esempi di architettura religiosa di Capurso. La chiesa, realizzata in tufo locale e arricchita da marmi policromi, presenta un impianto a navata unica con cappelle laterali e un piccolo transetto. La monumentale cona dell'altare maggiore, realizzata nel 1830, costituisce la cornice dell'affresco venerato.
Il Catalogo generale dei beni culturali riconosce inoltre il valore storico-artistico del complesso monumentale e della produzione artistica legata al santuario.

Il rapporto con sant'Egidio Maria di San Giuseppe
Il culto della Madonna del Pozzo è strettamente collegato alla memoria di sant'Egidio Maria di San Giuseppe. Il religioso, che soggiornò a Capurso prima di essere destinato a Napoli, divenne uno dei più convinti propagatori della devozione. La sua esperienza mostra come il santuario pugliese sia stato inserito nella spiritualità francescana del XVIII secolo.

Miracoli e grazie
Le fonti del santuario conservano una vasta memoria di guarigioni e grazie attribuite all'intercessione della Madonna del Pozzo. Tra i primi episodi figura la guarigione dello stesso Domenico Tanzella e quella tradizionalmente attribuita a Caterina, moglie di Oronzo Maffiola.
Dal punto di vista storico è opportuno parlare di tradizione dei miracoli e di devozione popolare, senza trasformare automaticamente ogni racconto tramandato dal santuario in un fatto soprannaturale scientificamente dimostrato.

Iconografia
L'immagine originaria venerata a Capurso raffigura la Vergine con il Bambino ed è conservata nella monumentale cona dell'altare maggiore. La tradizione l'ha definita icona bizantina, ma l'attribuzione cronologica e artistica non può essere considerata certa sulla sola base della tradizione del ritrovamento.
Attorno all'immagine originaria si è sviluppato un articolato patrimonio iconografico. Tra le opere documentate figura la statua della Madonna con il Bambino realizzata da Giuseppe Vitulli nella seconda metà del XVIII secolo.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nell’estate del 1705, in un piccolo paesino della Terra di Bari, Capurso (attualmente a circa 10 Km dal Capoluogo pugliese), un sacerdote, certo don Domenico Tanzella, versava in gravissime condizioni di salute e sembrava ormai destinato a concludere entro breve tempo la propria esistenza terrena, avendo i medici diagnosticato un male inguaribile.
Una notte imprecisata di quell’anno, la Madonna apparve all’agonizzante sacerdote, promettendogli il recupero «della salute primiera» qualora avesse bevuto l’acqua del pozzo detto di “Santa Maria”, sito in località Piscino, ad un mezzo miglio dall’abitato, a destra della strada provinciale che conduce a Noicattaro, e fatto voto di erigere una Chiesa, a lei dedicata, con annesso convento dei frati francescani.
Il Tanzella, all’indomani, con grande fatica, confidando nelle parole della Vergine, si portò al pozzo dove bevve l’acqua, riacquistando, miracolosamente ed istantaneamente, la piena salute.
L’ultima domenica di agosto di quell’anno, 30 agosto 1705, egli, al fine di meglio adempiere al voto, accompagnato da suo fratello, Lorenzo, e da due amici, Michelangelo Portincasa ed il pittore locale Giovanni Battista Converso, si recò a visitare il pozzo di “Santa Maria”, al fine di rendersi meglio conto del miracolo.
Scesero con una scaletta a pioli, essendo il pozzo in parte prosciugato. Ma nella difficoltà della discesa, la candela accesa, che aveva in mano uno di loro, cadde nell’acqua, continuando ciononostante ad ardere tranquillamente ed a far luce. L’evento prodigioso fu visto come chiaramente voluto da Dio. Spronati pertanto da ciò ed incuriositi, cominciarono ad esplorare le pareti del pozzo quando videro sull’intonaco, alla parte di mezzogiorno, una bellissima immagine della Madonna, di stile bizantino, che li guardava sorridente, forse opera di monaci basiliani, sfuggiti alla furia iconoclasta nel VII – VIII sec. Di qui l’origine del culto per la Madonna detta, dal luogo del rinvenimento della sacra immagine, “de Puteo”.
Il pio sacerdote ed i suoi amici caddero in ginocchio e contemplarono a lungo la venerata immagine, rischiarata dalla tremolante luce delle candele che continuavano ad ardere nell’acqua. Quando il Tanzella ebbe terminato di pregare, decise di far staccare la delicatissima immagine dal muro, onde poterla esporre alla pubblica venerazione dei fedeli. Ed ecco verificarsi un nuovo prodigio. L’immagine della Vergine col Bambino, staccandosi miracolosamente dalla parete del pozzo, prima galleggiò sull’acqua e pochi istanti dopo andò a consegnarsi da se stessa nelle braccia del sacerdote. Questi, commosso, si affrettò a risalire con la preziosa icona tra le braccia, depositandola provvisoriamente nella sagrestia della chiesa che, a sue spese, stava costruendo in un suo podere.
Tra i primi miracolati si ricorda una certa Caterina, moglie di Oronzo Maffiola, da lungo tempo impossibilitata a camminare, tanto che era conosciuta con il soprannome di “Caterina la storpia”. Appresa la notizia della prodigiosa guarigione del sacerdote e del rinvenimento miracoloso dell’Icona, si recò con fede nella piccola sacrestia dove era esposta l’immagine della Madonna per implorare la grazia della guarigione. Improvvisamente avvertì una nuova vigoria nelle gambe, si poté ergere in piedi, muovendo i primi passi e trovandosi totalmente guarita.
Il 12 gennaio 1706 don Tanzella chiese ed ottenne dall’ Arcivescovo di Bari, mons. Muzio Gaeta Seniore, che la Cappella fosse benedetta ed aperta al pubblico. Il 9 febbraio di quell’anno, lo stesso Domenico Tanzella benedisse la Cappella, aprendola al pubblico culto sotto il titolo di S. Maria detta del Pozzo (dal luogo del rinvenimento) e di S. Lorenzo martire.
Un altro prodigio si verificò giusto in quell’anno.
Il pittore G. B. Converso era impegnato in quel periodo ad affrescare l’allora cappella inaugurata dal pio sacerdote, dove si custodiva l’immagine della Madonna del Pozzo. Fu allora che il pittore - come racconta M. Mariella nel suo “Il santuario di Capurso”- “spinto da necessità o ingordigia di ricchezze decise di rubare i tre donativi che la Madonna aveva ricevuti alcuni giorni prima”.
Si trattava di donativi in oro che i miracolati avevano offerto alla Vergine in segno di devozione.
Mariella continua: “Non appena il pittore ebbe rubato i monili, il cielo si oscurò e il giorno si mutò repentinamente in notte fonda”.
Il Converso fu il primo sospettato del furto e fu, dunque, imprigionato. Solo successivamente confessò il reato riconsegnando l’oro. “Ed ecco il prodigio! … il cielo si rasserenò, i fulmini si dispersero e i tuoni cessarono come per incanto”.
Per vendicarsi, il pittore cercò di screditare in tutti modi don Domenico Tanzella fino al punto di inventarsi una storia che rendeva falso il ritrovamento dell’immagine della Madonna. Ma evidentemente l’intento non riuscì.
Di fronte all’inattesa evoluzione degli eventi ed agli strepitosi prodigi che si verificavano, don Tanzella, adempiendo ancora il voto, si convinse della necessità di affidare il culto della Vergine del Pozzo ad un istituto religioso di rigida osservanza ed indicò i Francescani Alcantarini.
Così il 17 agosto 1714, con atto pubblico del notaio Ottavio Stanziola, il Tanzella donò ai Frati la Cappella da lui fondata ed i beni ad essa appartenenti.
La scelta del pio sacerdote spinse gli storici a credere che la Madonna gli fosse apparsa tra i SS. Pasquale Baylon e Pietro d’Alcantara, e gli avesse imposto espressamente la fondazione a Capurso di un convento del loro Ordine.
Il 5 novembre 1737 gli Alcantarini, col beneplacito dell’Arcivescovo di Bari, mons. Gaeta II, fecero il loro ingresso in Capurso e furono immessi dal Vicario Generale nel pieno, pacifico e definitivo possesso della cappella e dei beni ad essa connessi. Subito dopo si solennizzò la posa della prima pietra del convento, su progetto dell’ architetto G. Sforza di Bari. Gli interessati avevano in animo di costruire chiesa e convento sul pozzo del miracoloso rinvenimento, ma, non avendo ottenuto il terreno appartenente al Capitolo di Capurso, ripiegarono sul fondo offerto da Lorenzo Tanzella, sempre sulla via di Noicattaro, ma più vicino al paese.
Nel febbraio 1739 già funzionava una comunità francescana con sette religiosi, dediti al servizio della cappella di S. Maria del Pozzo. La fabbrica del Convento fu completata nell’ottobre 1746. La facciata era stata progettata dirimpetto al paese con fronte di 43 metri; si presentava di forma compatta, quasi quadrata: al piano terra si apriva un imponente porticato con due pozzi centrali; al piano superiore, sistemate sui quattro corridoi, si snodavano ben 38 celle monacali, adeguate alla povertà professata dagli Alcantarini. Oggi tutto il prospetto risulta ben armonizzato con la facciata della Basilica, essendo stato arricchito di un colonnato superiore, su disegno dell’ arch. Angelo Pesce di Casamassima (1847-48). In un ampio vano del piano terra (il vasto refettorio dei religiosi) fu allestita una chiesetta provvisoria, che ospitò la prodigiosa immagine della Madonna del Pozzo dal 24 agosto 1748 al 27 agosto 1778.
Frattanto nel 1746, sotto Carlo di Borbone, al posto della prima cappella benedetta dal Tanzella, iniziò la costruzione dell’attuale Santuario ad una navata a croce latina. Il grandioso Tempio, in stile tardo-barocco, fu dedicato a Maria SS. Del Pozzo il 27 agosto 1778; in quell’occasione la Sacra Icona fu collocata definitivamente nella cona che sormonta l’Altare maggiore, tutto rivestito di marmi preziosi.
Il Papa Pio VII con due Rescritti del 1809 arricchì la Chiesa di S. Maria del Pozzo di indulgenze plenarie e parziali. Gregorio XVI, oltre alle indulgenze, dichiarava l’Altare maggiore “privilegiato quotidiano perpetuo”.
Il culmine della devozione alla Vergine del Pozzo si ebbe allorché, da Gaeta, con un motu proprio del 18 maggio 1849, il Beato Pio IX approvava l’Ufficio e la Messa speciale di Maria SS. Del Pozzo. Non solo, ma acconsentì all’incoronazione in oro della miracolosa immagine trovata nel pozzo e designò per la cerimonia il card. Mario Mattei, arciprete della Patriarcale Basilica Vaticana. Il prelato, giunto a Capurso, dopo un triduo di preparazione, il 20 maggio 1852, depose sul capo della Vergine e del Bambino le corone d’oro. Quando ripartì per Roma, donò al Santuario il magnifico calice dorato che ancora si conserva tra gli oggetti preziosi. Infine lo stesso card. Mattei volle che la copia ad olio di Maria SS. del Pozzo, destinata al Capitolo Vaticano, fosse collocata non nella sagrestia, ma sull’altare principale della Cappella privata del Palazzo Arcipretale: fatto unico, nella storia delle immagini incoronate in oro.
Il 13 giugno dello stesso anno la Vergine del Pozzo fu solennemente proclamata “Primaria patrona celeste di Capurso”, elezione che fu approvata e confermata con rescritto pontificio del 23 dicembre 1852.
Con Breve papale dell’anno successivo, il Beato Pio IX elevò il Santuario all'onore di Basilica Minore e l’aggregò con tutti i privilegi, indulti ed indulgenze alla Patriarcale Arcibasilica Lateranense.
Nel 1853 fu proclamata Reale Basilica dal Re Ferdinando II di Borbone.
Su luogo del Pozzo dove fu rinvenuta l’Immagine fu edificata una Cappella, la cui prima pietra, per volere ed interessamento di Ferdinando II, fu benedetta il 9 maggio 1858.
A seguito delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico, il Santuario fu sottratto ai frati nel 1886, ma fu loro restituito nell’agosto 1920 in deplorevoli condizioni. Ma riottennero solo una parte del Convento. Il giardino ed i locali annessi tornarono ai frati solo nel 1968, a seguito di una delibera del Commissario straordinario del Comune di Capurso, dott. Armando Levante.
La notte tra l’8 ed il 9 maggio 1970, alcuni empi rubarono le corone auree donate dal Capitolo Vaticano e con le quali furono incoronati Gesù e la Madonna nel 1852. Con le corone furono anche trafugati la collana aurea donata da Ferdinando II ed altri donativi di devoti. Il 6 settembre dello stesso anno furono benedette le nuove corone. In quella medesima circostanza fu anche benedetto il Portale di bronzo della Basilica realizzato dalla fonderia De Luca di Napoli. Il 7 aprile 1974, infine, fu inaugurato l’Organo monumentale, restaurato dalla Ditta Augusto Bevilacqua di Torre dei Nolfi.
Particolarmente devoto alla Madonna del Pozzo e zelante diffusore del suo culto fu S. Egidio Maria di San Giuseppe (Francesco Pontillo), che, destinato al Reale Convento di S. Pasquale a Chiaia, passando da Capurso, volle inginocchiarsi dinanzi all’immagine della Madonna, che si venerava da oltre cinquant’anni. Ne rimase folgorato e da quel momento non smise più di rivolgersi alla Vergine del Pozzo chiedendole miracoli ed intercessioni per i bisognosi. Trasferito a Napoli, diffuse il culto per la Madonna del Pozzo e istituì una festa nello stesso giorno in cui si celebrava quella nella mai dimenticata Capurso. Compì numerosissimi miracoli rivolgendosi alla preziosa immaginetta della Vergine del Pozzo custodita nel suo inseparabile reliquiario.
Ancora oggi la Vergine del Pozzo attira al suo Santuario schiere innumerevoli di devoti, specialmente nell’ultima domenica di agosto di ogni anno, festa solenne della Madonna. Numerosissimi sono anche i miracoli e le grazie ottenute per intercessione di Maria, soprattutto a favore dei bambini, come testimoniano i numerosi ex voto appesi alle pareti del Santuario.


Autore:
Francesco Patruno

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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