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Serva di Dio Nilde Guerra

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San Potito di Lugo, Ravenna, 29 gennaio 1922 - 19 maggio 1949

Nata a S. Potito di Lugo nel 1922, agli inizi dell’adolescenza sentì la voce di Cristo che la chiamava a sé. A 21 anni entrò con entusiasmo nella Congregazione delle Ancelle del S. Cuore di Gesù Agonizzante di Lugo. Ammalatasi, rientrò in famiglia dedicandosi all’apostolato nell’Azione Cattolica femminile della Parrocchia e aiutando nell’Asilo parrocchiale per la formazione dei bimbi. Poi sentì fortissimo il desiderio di riparare personalmente con la sua vita e la sua sofferenza la bestemmia, il tradimento della fede, l’odio contro il Papa e la Chiesa e i peccati. Nel 1947 Nilde ottenne dal suo Direttore Spirituale il permesso di potersi offrire come vittima di espiazione. Nel gennaio 1949 la malattia riprese virulenta e al mattino del 19 maggio spirò dopo aver ricevuto la S. Comunione.


Nata a S. Potito di Lugo – diocesi di Faenza-Modigliana – il 29 gennaio 1922 ultima di 4 figli, di intelligenza pronta e vivace fin da bambina soffrì spesso di malattie bronco-polmonari.
Seguì il corso elementare della scuola fino alla 4^ classe perché nel paese non vi era la 5^ e la povertà dei genitori non permise di inviarla in altro luogo.
Fin da ragazzina si distinse fra le compagne per la viva pietà, particolarmente eucaristica, tanto che ancora oggi parecchie persone anziane la ricordano assorta in meditazione nella chiesa parrocchiale oppure quasi trasformata in atteggiamento adorante inginocchiata davanti all’altare.
Agli inizi dell’adolescenza sentì la voce di Cristo che la chiamava a sé, ma continuò nell’obbedienza ai familiari ad andare a lavorare in casa e ad animare con allegria e vitalità le giovani amiche di Azione Cattolica. I familiari e in particolare il padre ostacolarono in ogni modo la realizzazione del suo sogno, della sua vocazione.
Al padre ella scrisse 2 lettere in cui affermò con rispettosa chiarezza il suo ideale. Il motivo di un rifiuto così ostinato da parte di suo padre era la preoccupazione per la di lei salute così incerta per le continue ricadute, ma non era assente anche una punta di ostilità per le idee socialiste e anticlericali di lui.
A 21 anni sembrò improvvisamente che le difficoltà di salute fossero superate e avendo ottenuto un certificato medico favorevole entrò con entusiasmo nella Congregazione delle Ancelle del S. Cuore di Gesù Agonizzante di Lugo. Partì in bicicletta radiosa da casa. Toccava con mano che la mano del Signore, quasi per miracolo le aveva aperta la strada.
La permanenza nel probandato fu serena e impegnata. Nilde era di esempio a tutte le compagne e sempre la prima a prestarsi. Purtroppo quel suo cammino iniziato con tanta gioia si arrestò presto.
Improvvisamente, dopo appena un mese, così come la malattia l’aveva lasciata, tornò virulenta e il medico impose alle Suore di chiamare i familiari perché la riportassero a casa. Nilde superò la prova dedicandosi all’apostolato nell’Azione Cattolica femminile della Parrocchia e aiutando nell’Asilo parrocchiale per la formazione dei bimbi.
Il gruppo delle giovani di Azione Cattolica fu al centro delle sue attenzioni.
Assorbiva ogni indirizzo spirituale utile per la formazione (Apostolato della Preghiera – Terzo Ordine Francescano – Collaboratori Salesiani), ma il movimento a cui dedicò anima e corpo fu l’Azione Cattolica.
Per il passaggio del fronte bellico dovette abbandonare la casa dei familiari e tornando a S. Potito nel 1945 Nilde sentì più forte il desiderio di evangelizzare con la parola e con l’esempio perché la popolazione del paese nel frattempo era stata presa dal comunismo come “da una febbre” (la frase è del suo cappellano) e si era allontanata dalla pratica della fede.
Oltre al bisogno di apostolato Nilde sentì fortissimo il desiderio di riparare personalmente con la sua vita e la sua sofferenza la bestemmia, il tradimento della fede, l’odio contro il Papa e la Chiesa e i peccati. Anche suo fratello e in parte le sue sorelle erano stati travolti. Nel 1947 Nilde ottenne dal suo Direttore Spirituale, don Parmeggiani, il permesso di potersi offrire come vittima di espiazione.
Nel gennaio 1949 la malattia riprese virulenta e fu ricoverata all’Ospedale S. Orsola di Bologna. Durante quei lunghi 5 mesi ella lasciò ai medici, al personale e alle degenti un esempio luminoso e sempre sorridente di dedizione e di amore. Al mattino del 19 maggio 1949 spirò dopo aver ricevuto la S. Comunione e stava attendendo la barella per la camera operatoria. Morte quasi improvvisa e inspiegabile, secondo le parole del chirurgo, ma certamente legata – per chi ha fede – al suo voto di vittima pronunciato l’8 dicembre 1947. Era così divenuta veramente vittima di amore e di espiazione.
La Diocesi di Faenza – Modigliana ha concluso il processo diocesano ed è in attesa della eventuale dichiarazione delle Virtù Eroiche di questa Serva di Dio.


Autore:
Don Tiziano Zoli

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Aggiunto/modificato il 2004-09-02

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