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> Home > Sezione V > Beato Veremondo (Varmondo) Arborio di Ivrea Condividi su Facebook Twitter

Beato Veremondo (Varmondo) Arborio di Ivrea Vescovo

13 novembre

Vercelli, 930 circa – Ivrea, Torino, 1011

È uno dei più illustri pastori della Chiesa eporediese. Veremondo nasce intorno al 930 dalla nobile famiglia vercellese degli Arborio e studio a Pavia dove, sembra, divenne avvocato. Su indicazione dell'imperatore Ottone I, venne scelto come guida della diocesi di Ivrea, tra il 983 e il 984, città piemontese che allora era sede di un importante marchesato. Nel 969 presenziò al Sinodo di Milano dove vennero riorganizzate le diocesi del Piemonte meridionale devastate dalle incursioni dei Saraceni. Nella guida alla diocesi si distinse nell'abbinare la carità evangelica alla fermezza della giustizia soprattutto nell'affrontare la questione relativa al marchese Arduino il quale mirava a realizzare un regno d'Italia laico, libero dalle ingerenza della Chiesa. Morì tra il 1010 e il 1014; è stato beatificato da Pio IX nel 1857 ed è sepolto nella Cattedrale di Ivrea. (Avvenire)

Emblema: Mitra, Pastorale

Martirologio Romano: A Ivrea in Piemonte, commemorazione del beato Varmondo, vescovo, che fu insigne per la sua viva fede, la pietà e l’umiltà, rivendicò la libertà della Chiesa dalle insidie dei potenti, costruì la cattedrale e promosse la vita monastica e istituì una scuola episcopale.


Uno dei più illustri pastori che la chiesa eporediese può vantare nei tanti secoli della sua storia, è senza dubbio Veremondo. Nato intorno al 930, dalla nobile famiglia vercellese degli Arborio, studiò a Pavia, dove sembra abbia conseguito il titolo di avvocato; su indicazione dell’imperatore Ottone I venne scelto come guida della diocesi di Ivrea (983 – 84), città allora sede di un importante marchesato. E’ documentata la sua presenza al sinodo di Milano, nel 969, convocato per la riorganizzazione delle diocesi del Piemonte meridionale devastate dalle incursioni e dalle scorrerie saracene. Il ruolo di pastore e di guida civile per la comunità, viene svolto da Veremondo con particolare abilità, abbinando la carità evangelica alla fermezza della giustizia. In particolare queste sue doti si rivelano importanti nel contesto della delicata questione relativa al marchese Arduino che, appoggiato dai feudatari laici, infatti, mirava a realizzare il suo progetto politico di un regno d’Italia, libero dalle ingerenze della Chiesa e dell’Impero. Contro di lui il santo vescovo lanciò una scomunica, poi confermata anche dal pontefice, per ribadire la piena e legittima libertà della Chiesa. Il suo impegno di vescovo comprese anche un rinnovato impulso culturale e didattico: fece, infatti, aprire una scola vescovile in cui volle realizzare l’importante attività di copiatura e decorazione dei testi. A lui si deve anche la riedificazione dell’antica cattedrale di Santa Maria, in cui fece collocare le reliquie del presunto martire tebeo San Tegolo, rinvenute nei pressi della città. San Veremondo concesse inoltre importanti privilegi alla fondazione monastica di Fruttuaria, retta dal primo abate Guglielmo da Volpino, comprendendo l’importanza che una tale istituzione poteva avere nel contesto del suo territorio diocesano. La sua intensa attività venne interrotta dalla morte avvenuta in un anno imprecisato tra il 1010 ed il 1014; sulla sua tomba venne posto un cenotafio da lui stesso preparato, mentre il popolo iniziò a venerarne la santa memoria, anche se la conferma ufficiare del suo culto venne però solamente nel 1857, sotto il pontificato di Pio IX. La sua memoria, già celebrata il 9 agosto, è attualmente fissata al 13 novembre, giorno in cui la chiesa eporediese fa memoria di tutti i suoi santi pastori. Le sue reliquie sono custodite nella cattedrale della città, luogo in cui sono anche visibili i più significativi esempi della sua iconografia, che non presenta particolari elementi che la diversifichino da quella classica dei santi vescovi.


Autore:
Damiano Pomi

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Aggiunto/modificato il 2004-10-28

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