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Beato Francesco Page Gesuita, martire

20 aprile

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Anversa, 1575? - Londra, 20 aprile 1602

Apparteneva a una aristocratica e ricca famiglia inglese del Middlesex, ma nacque in Belgio, ad Anversa, nella seconda metà del XVI secolo. Fu allevato nel protestantesimo e studiò diritto a Londra dove intraprese la carriera di avvocato presso un noto studio legale, dove si innamorò della figlia cattolica del suo datore di lavoro. La giovane gli disse che avrebbe acconsentito a sposarlo solo se si fosse convertito al cattolicesimo: lui accettò la proposta. Allora lei, affinché Francesco potesse avere la necessaria istruzione religiosa, gli fece conoscere il suo direttore spirituale, il gesuita Giovanni Gerard, allora in prigione a causa della persecuzione che infieriva in quel tempo contro i sacerdoti rimasti fedeli alla Chiesa romana. I due diventarono amici, e l’insegnamento e l’esempio del maestro, nonché lo zelo posto dal neofita, furono tali che Francesco non solo si convertì ma decise di diventare sacerdote. Così il prospettato vantaggioso matrimonio andò in fumo; e con esso, il giovane rinunciò anche a tutti i suoi beni. Le continue visite alla prigione condussero al suo arresto; subito dopo essere stato liberato chiese di essere ammesso al Collegio Inglese di Douai, al di qua della Manica, dove entrò nel 1598. Ordinato sacerdote due anni dopo, tornò in patria, dove, in attesa di recarsi nelle Fiandre a fare il noviziato essendo stata accettata la sua richiesta di entrare nella Compagnia di Gesù, poté esercitare nascostamente per due anni il suo ministero a Londra grazie all’ospitalità della pia vedova Anna Line - morta martire e festeggiata il 27 febbraio - che aveva messo la sua casa a disposizione di padre Giovanni Gerard e di altri sacerdoti. Un giorno, mentre Francesco Page celebrava la Messa in quella casa, irruppero all’improvviso i persecutori anticattolici; riuscì a malapena a fuggire e riprese il suo apostolato nascondendosi altrove; ma poco dopo la delazione di una donna apostata, che si era unita per denaro ai cacciatori di preti, portò al suo arresto. Rinchiuso nelle prigioni di Newgate con l’accusa di essere un sacerdote cattolico e di aver celebrato la Messa in Inghilterra, fu processato quasi subito e condannato a morte. Mentre era in carcere fu accolto tra i Gesuiti. Salì con grande serenità sul patibolo a Londra il 20 aprile 1602, proclamandosi pubblicamente "figlio della Chiesa cattolica e di sant’Ignazio" e dichiarando di essere lieto di morire per una buona causa: «Cioè - spiegò - per la mia fede e il sacerdozio e per aiutare ad assistere attraverso il mio ministero le anime del prossimo». Dopo l’impiccagione, come era barbaro uso il suo corpo fu sventrato e squartato. Francesco Page fu innalzato agli onori degli altari da Pio XI nel 1929.

Martirologio Romano: A Londra sempre in Inghilterra, beati Francesco Page, della Compagnia di Gesù, e Roberto Watkinson, sacerdoti e martiri, che per il loro sacerdozio, per uno dei quali iniziato da appena un mese, furono costretti, sotto la regina Elisabetta I, a salire insieme sul patibolo di Tyburn.


La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia, Galles, parte dal 1535 e arriva al 1681; il primo a scatenarla fu come è noto il re Enrico VIII, che provocò lo scisma d’Inghilterra con il distacco della Chiesa Anglicana da Roma.
Artefici più o meno cruenti furono oltre Enrico VIII, i suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.
Morirono in 150 anni di persecuzioni, migliaia di cattolici inglesi appartenenti ad ogni ramo sociale, testimoniando il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa e rifiutando i giuramenti di fedeltà al re, nuovo capo della religione di Stato.
Primi a morire come gloriosi martiri, il 4 maggio e il 15 giugno 1535, furono 19 monaci Certosini, impiccati nel tristemente famoso Tyburn di Londra, l’ultima vittima fu l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda Oliviero Plunkett, giustiziato a Londra l’11 luglio 1681.
L’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati.
In particolare per tutti quei sacerdoti e gesuiti, che dalla Francia e da Roma, arrivavano clandestinamente come missionari in Inghilterra per cercare di riconvertire gli scismatici, per lo più essi erano considerati traditori dello Stato, in quanto inglesi rifugiatosi all’estero e preparati in opportuni Seminari per il loro ritorno.
Tranne rarissime eccezioni come i funzionari di alto rango (Tommaso Moro, Giovanni Fisher, Margherita Pole) decapitati o uccisi velocemente, tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come “l’eculeo”, la “figlia della Scavinger”, i “guanti di ferro” e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati.
Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città.
Solo nel 1850 con la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles, si poté affrontare la possibilità di una beatificazione dei martiri, perlomeno di quelli il cui martirio era comprovato, nonostante i due-tre secoli trascorsi.
Nel 1874 l’arcivescovo di Westminster inviò a Roma un elenco di 360 nomi con le prove per ognuno di loro.
A partire dal 1886 i martiri a gruppi più o meno numerosi, furono beatificati dai Sommi Pontefici, una quarantina sono stati anche canonizzati nel 1970.

Francesco Page nacque ad Anversa in una nobile e ricca famiglia di Harrow-on-the-Hill nel Middlesex, allevato nel protestantesimo studiò Diritto a Londra, dove intraprese la professione presso lo studio legale di un celebre avvocato, del quale avrebbe potuto sposare la figlia, se avesse però accondisceso a convertirsi alla religione cattolica.
La conveniente proposta fece sì che Francesco aderì alla richiesta e fu presentato dalla ragazza al suo direttore spirituale, il gesuita padre Giovanni Gerard, detenuto però nelle carceri di Clink.
Fu tanto profondo l’approccio con la nuova dottrina, che Francesco Page rinunciando al prospettato matrimonio, volle addirittura votarsi allo stato ecclesiastico e lasciando tutti i suoi beni temporali.
Chiese così di essere ammesso al Collegio inglese di Douai in Francia, dove venivano preparati per il loro ritorno in Inghilterra, gli aspiranti sacerdoti cattolici fuggiti dalle persecuzioni in atto.
Entrò a Douai il 9 febbraio 1598 sotto il nome fittizio di John Hickman, venne ordinato sacerdote il 1° aprile 1600 e ritornò quasi subito in patria; espletò il suo ministero per due anni con circospezione e zelo nella stessa Londra, ospite della pia vedova Anna Line (martirizzata poi il 27 febbraio 1601).
Avendo richiesto di entrare nella Compagnia di Gesù, fu accolto e inviato nelle Fiandre a fare il noviziato; scampò una prima volta all’arresto in casa della vedova Line, ma poi tradito da una malvagia donna apostata, fu catturato dai cacciatori di preti.
Rinchiuso nelle prigioni di Newgate venne processato quasi subito e condannato senz’altro alla pena capitale per impiccagione perché sacerdote.
Facendo la volontà di Dio, padre Francesco Page salì il patibolo del Tyburn di Londra il 20 aprile 1602, con grande serenità e coraggio, proclamando pubblicamente di essere figlio della Chiesa Cattolica e di s. Ignazio.
Fu beatificato da papa Pio XI il 15 dicembre 1929, insieme ad altri 106 martiri inglesi.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2004-11-05

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