“La santità, non bisogna farsi illusioni, non si fa col pennello ma con lo scalpello”. Questa sua sintetica e bella definizione, sembra fatta apposta per la vicenda terrena di padre Adolfo Barberis, che dovette tanto operare e soffrire nella sua diocesi torinese. Egli fa parte di quella schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio, che sono vissuti ed operato nel Novecento e di cui si parla poco, che costituirono la continuazione della famosa “Santità torinese” dell’Ottocento, con figure del calibro di s. Giovanni Bosco, s. Giuseppe Cafasso, il Cottolengo, il Murialdo, s. Maria Mazzarello, ecc. Adolfo Barberis nacque a Torino il 1° giugno 1884, secondo dei quattro figli dell’odontotecnico novarese Carlo Barberis e di Teresa Chione di Caluso (TO); il giorno di Pentecoste, 7 giugno 1884 venne battezzato nella parrocchia di S. Giulia (fatta costruire dalla marchesa di Barolo, la Serva di Dio Giulia Colbert (1785-1864), situata nel popolare borgo di Vanchiglia. In seguito la famiglia si trasferì nella zona della parrocchia di San Tommaso apostolo, retta dai Frati Minori Francescani e qui ricevette la Prima Comunione il 27 aprile 1893 e la Cresima un mese dopo. La parrocchia di S. Tommaso era centro d’intensa spiritualità e operosità apostolica, in cui si erano formate le sorelle Serve di Dio Teresa († 1891) e Giuseppina Comoglio († 1899) e in quel tempo erano presenti i Servi di Dio fra’ Leopoldo Maria Musso (1850-1922) francescano, grande consigliere di anime e Paolo Pio Perazzo (1846-1911) “il ferroviere santo” terziario e dipendente delle Ferrovie dello Stato a Porta Nuova. Frequentò le Scuole Elementari a Torino e dal 1895 al 1900 fu allievo del ginnasio del Seminario Minore di Giaveno (TO), ricevé il 15 agosto 1900 l’abito clericale dalle mani del curato di S. Carlo. Dai ‘Diari’ di Adolfo Barberis, si apprende che l’ambiente familiare non era moralmente e cristianamente esemplare, soprattutto a causa del padre, uomo violento e incline al bere, si può dire che la sua vocazione sacerdotale fu il classico fiore sbocciato nel deserto. Dal 1900 al 1902 frequentò il biennio filosofico a Chieri e poi fino al 1907 i cinque anni di teologia nel Seminario Maggiore di Torino. Gli studi non furono però continui, perché a causa delle ristrettezze familiari dovette dedicarsi anche ad altri incarichi in altri luoghi. Nell’ultimo anno (1906-1907) cominciò a ricoprire l’incarico di segretario personale dell’arcivescovo Agostino Richelmy; lo stesso cardinale lo ordinò sacerdote il 29 giugno 1907, celebrando la Prima Messa il giorno dopo, nella chiesa di S. Carlo. Ebbe anche l’intuizione di farsi missionario nella Congregazione dei Missionari della Consolata, fondata nel 1901 dal beato Giuseppe Allamano (1851-1926), ma l’arcivescovo lo dissuase. Ad ogni modo nel biennio 1907-1909 frequentò da esterno il Convitto Ecclesiastico della Consolata (Scuola di perfezionamento pastorale diretta dal fondatore), sotto la guida spirituale del venerabile Luigi Boccardo (1861-1936), altra storica figura della santità torinese, insieme al fratello, beato Giovanni Maria Boccardi (1848-1913). Si laureò in teologia nel 1912, negli anni seguenti conseguì varie nomine nella diocesi e sempre come segretario del cardinale Richelmy, l’accompagnò a Roma nei conclavi che videro eletti papa Benedetto XV nel 1914 e Pio XI nel 1922. Nei 17 anni che fu segretario, lavorò intensamente nel suo compito, aggravato dalla precaria salute dell’arcivescovo, al quale prestò anche assistenza infermieristica. Nel contempo fu docente di archeologia e arte sacra in Seminario; fu tra i fondatori e dirigenti dell’Opera Pellegrinaggi a Lourdes; nel 1915 ebbe la nomina a cappellano dell’Ospedale militare “Maria Letizia”, insieme a don Giuseppe Giacosa dirigeva il pensionato universitario “Augustinianum”. Durante la guerra 1915-18 rappresentò l’arcivescovo di Torino nell’Opera diocesana di assistenza ai profughi, come pure assunse la direzione del settimanale cattolico “La Buona Settimana” che nel 1920 si trasformò in organo ufficiale della diocesi. La sua opera di “braccio destro” dell’anziano cardinale, lungo tutto il lungo episcopato, ebbe fasi importantissime per la storia della città e della Chiesa torinese; la trasformazione in città industriale e operaia, la crisi del movimento cattolico, la crisi modernista, la tragedia della Prima Guerra Mondiale, la crisi sociale che portò al fascismo, il diventare Torino centro del movimento comunista con Gramsci e Togliatti. Ma il suo sacerdozio, il suo amore per il Signore, l’ansia apostolica per le anime, la sua vita interiore, traspaiono dalla preziosa testimonianza del “Carteggio” intercorso con la Serva di Dio la carmelitana Maria degli Angeli (Giuseppina Operti, 1871-1949), fondatrice delle Suore Carmelitane di S. Teresa di Torino. Padre Adolfo Barberis fu anche fondatore delle “Suore del Famulato Cristiano”, Istituzione che lo impegnò per tutta la vita, con lo scopo di formare, istruire, dare dignità alle domestiche, che immigravano numerose a Torino, in altre parole era una ‘moralizzazione del servizio domestico’, che poi si precisò ulteriormente nell’apostolato al servizio delle famiglie. L’Istituzione è oggi presente in Italia e Colombia. Il 10 agosto 1923 con la morte del cardinale Richelmy, il suo prestigio e potere reale, legati al suo ufficio, si estinsero di colpo; cominciò per lui il lungo periodo di emarginazione che gli fu riservato, anni di purificazione nei quali don Adolfo si dedicò completamente e con fatica alla sua Congregazione, a volte ricambiato con calunnie, veleni e accuse infami; la predicazione lo vide impegnato in varie regioni italiane specialmente meridionali, soprattutto al clero e nei seminari. Divenne confessore e direttore spirituale di molti sacerdoti della diocesi; grande cultore della Sindone, nel 1959 divenne membro del Consiglio Direttivo del Centro Internazionale di Sindonologia; consulente ecclesiastico della “Società Operaia” o “Opera del Getsemani” fondata dal prof. Luigi Gedda. Nel 1958 subì un serio intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore, ma il suo fisico era già da anni cagionevole di salute. Padre Adolfo morì nella Casa Madre del suo Istituto in Torino, il 24 settembre 1967 all’età di 83 anni e venne sepolto nella nuova Chiesa del Gesù, da lui voluta e progettata e consacrata appena pochi giorni prima dal cardinale Michele Pellegrino suo grande amico. Il 13 marzo 1995, la Santa Sede ha concesso il nulla osta per la Causa di beatificazione di questo esemplare e poco conosciuto sacerdote torinese.
Autore: Antonio Borrelli
Spunti bibliografici a cura di
LibreriadelSanto.it
- Roberto Olivato,
Sacrari, santi patroni e preghiere militari,
Edizioni Messaggero, 2009 - 312 pagine
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SugarCo, 2008 - 184 pagine
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I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI,
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Piccole storie di grandi santi,
Edizioni Messaggero, 2007 - 64 pagine
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Come riconoscere i santi e i patroni nell'arte e nelle immagini popolari,
Jaca Book, 2007 - 237 pagine
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Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa,
Lindau Edizioni, 2007 - 160 pagine
- Piero Lazzarin,
Il libro dei Santi. Piccola enciclopedia,
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- Sicari Antonio M.,
Atlante storico dei grandi santi e dei fondatori,
Jaca Book, 2006 - 259 pagine
- Dardanello Tosi Lorenza,
Storie di santi e beati e di valori vissuti,
Paoline Edizioni, 2006 - 208 pagine
- Butler Alban,
Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario,
Piemme, 2001 - 1344 pagine
- Giusti Mario,
Trenta santi più uno. C'è posto anche per te,
San Paolo Edizioni, 1990 - 220 pagine
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Aggiunto il 2004-12-08
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