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Servo di Dio Giovanni Fausti Gesuita, martire in Albania

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Brozzo in Val Trompia (Brescia), 9 ottobre 1899 - Scutari (Albania), 4 marzo 1946


“Un precursore del dialogo islamico-cristiano”; “Vittima della persecuzione religiosa nell’Albania comunista”; “Padre Giovanni Fausti, martire in Albania”; “La spiritualità del padre Giovanni Fausti, testimone dell’amore e della fede nel nostro tempo”; “Gesuiti in Albania, apostolato, cultura, martirio”.
Questi alcuni titoli della vasta bibliografia che parla del Servo di Dio il gesuita padre Giovanni Fausti, il quale nacque a Brozzo in Val Trompia (Brescia) il 9 ottobre 1899, primo dei dodici figli di Antonio Fausti e Maria Sigolini, genitori religiosi e inclini alla carità.
Fanciullo felice e sereno, maturò la vocazione sacerdotale e a 10 anni entrò nel Seminario di Brescia, che lasciò verso i 18 anni perché fu chiamato alle armi nel 1917.
Suo compagno di studi a Brescia fu Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI; nel 1920 dopo aver seguito un corso all’Accademia Militare di Modena, fu mandato in servizio a Roma dove frequentò la Facoltà di Lettere presso l’Università.
Congedato nello stesso 1920 come sottotenente di artiglieria, riprese gli studi interrotti nel Seminario Lombardo di Roma.
Giovanni Fausti fu ordinato sacerdote il 9 luglio 1922, laureandosi in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e in filosofia all’Accademia S. Tommaso e nel 1923 era già professore di filosofia nel Seminario di Brescia; il 30 ottobre 1924 con il permesso del suo vescovo entrò nella Compagnia di Gesù a Gorizia.
Dal 1929 al 1932 fu inviato in Albania come professore di filosofia presso il Pontificio Seminario di Scutari, affidato ai Gesuiti; imparò celermente la difficile lingua albanese, compiendo studi approfonditi sull’Islam per poter avviare un serio e concreto dialogo fra islamici e cristiani.
Negli anni dal 1931 al 1933 scrisse una serie di articoli su questo tema, nella prestigiosa “La Civiltà Cattolica”, che furono poi raccolti e pubblicati nel vol. “L’Islam nella luce del pensiero cattolico”; sempre in quest’ottica fondò la Lega “Amici Oriente Islamico”, diffusa in Italia e all’estero.
Nel 1932 fu richiamato in Italia a Mantova, come professore di filosofia e ‘ministro’ responsabile di quella Comunità gesuitica; qui si manifestarono i sintomi della tubercolosi, malattia di cui era già stato affetto in forma leggera quand’era in Albania.
Pertanto dall’agosto 1933 e fino al 1936 dovette sottoporsi a cure lunghe e specifiche, prima in Alto Adige e poi a Davos in Svizzera.
All’inizio del 1936 riprese l’insegnamento, questa volta alla Facoltà “Aloisianum” di Gallarate (Varese) e qui il 2 febbraio 1936 emise la professione solenne nell’Ordine; a Gallarate rimase sei anni fino al 1942, dimostrando eminenti doti pedagogiche e intellettuali, scrivendo anche il testo del vol. “Teoria dell’astrazione” pubblicato postumo nel 1947.
I Superiori della Compagnia di Gesù, coscienti delle sue doti e virtù, nel luglio 1942 decisero di affidargli un compito delicato e molto arduo, quello di Rettore del Pontificio Seminario di Scutari in Albania e dell’annesso Collegio Saveriano.
Dopo un anno, nel 1943, trasferì i suoi incarichi ad un gesuita albanese, spostandosi poi a Tirana dove fu impegnato a difendere ed assistere gli italiani e gli albanesi, sia cristiani che musulmani, coinvolti nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale.
Venne pure ferito da una pallottola tedesca che colpì l’apice del polmone sano, rompendogli la clavicola; ma la situazione peggiorò ancora quando alla fine del 1944 i tedeschi si ritirarono e i partigiani comunisti, comandati da Enver Hoxha (1908-1983), conquistarono il potere e spinti dai bolscevichi rossi, effettuarono ogni sorta di soprusi nei confronti dei cattolici ed in particolare dei Gesuiti, giungendo ad una vera e propria persecuzione.
Fidando sulla sua prudenza, i Superiori della Compagnia, nel maggio 1945, lo promossero Viceprovinciale dei Gesuiti in Albania, in un momento purtroppo tragico per la Nazione ed era prevedibile che prima o poi sarebbe stato perseguito.
Infatti fu arrestato il 31 dicembre 1945 insieme al Rettore del Pontificio Seminario di Scutari padre Daniel Dajani; insieme ad altri furono sottoposti a processo con l’accusa non provata di essere politicanti traditori della nazione, asserviti agli occidentali e spie del Vaticano e il 22 febbraio 1946, insieme ad un altro sacerdote e due seminaristi, furono tutti condannati a morte.
La sentenza mediante fucilazione fu eseguita all’alba del 4 marzo 1946, dietro al cimitero di Scutari, mentre gridavano “Viva Cristo Re! Viva l’Albania”.
Nonostante che la notizia del loro martirio si diffondesse celermente in tutto il mondo cattolico, suscitando dolore e stupore, solo dopo il crollo del regime comunista in Albania negli anni Novanta, il cui governo aveva dichiarato di essere lo “Stato più ateo del mondo”, si è potuto avviare l’inchiesta diocesana sul loro martirio.
Il 10 novembre 2002 nella cattedrale di Scutari, si è aperto il processo diocesano per 40 martiri, testimoni della fede uccisi quasi tutti durante la persecuzione comunista, fra i quali tre gesuiti, padre Giovanni Fausti, padre Daniel Dajani e fratel Gjon Pantalia.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-01-20

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