Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati


Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:

E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Servi di Dio > Servo di Dio Gjon (Giovanni) Pantalia Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Gjon (Giovanni) Pantalia Religioso gesuita, martire

.

Prizren, Kosovo, 2 giugno 1887 Ė ShkodrŽ, Albania, 31 ottobre 1947


Fratel Gjon Pantalia era un albanese del Kosovo. Era nato a Prizzen il 2 giugno 1887. Era cugino, da parte della madre, di Madre Teresa di Calcutta. Di famiglia modesta, prima di entrare nella Compagnia di Gesù lavorava come fattorino nel bazar della sua città natale.
Dopo aver fatto il Noviziato a Soresina, in Italia, i Superiori volevano che intraprendesse gli studi per essere sacerdote, ma la sua umiltà lo spinse a restare semplice Fratello coadiutore.
Fr.Pantalia, durante gli anni della seconda guerra mondiale, era conosciuto da tutta l’élite cattolica albanese. Era in effetti l’uomo chiave del Collegio dei Gesuiti di Scutari, dedicato a S.Francesco Saverio. Collegio che è stato vivaio di futuri insegnanti, avvocati, uomini politici e sacerdoti.
Era l’animatore di tutte le attività sociali e culturali del Collegio. Era contemporaneamente professore, consigliere pedagogico, animatore teatrale, direttore del coro e dell’orchestra, compositore, scrittore e direttore spirituale.
Malgrado - o proprio perché aveva tutte queste incombenze - Fr.Gjon Pantalia riuscì a salvare molti suoi alunni sia quando erano ricercati dalle autorità italiane che occuparono l’Albania, sia dopo da quelle tedesche.
Tra questi alunni da lui messi in salvo, alcuni dopo la guerra ricoprirono incarichi tra le fila comuniste, e protessero questo coraggioso Fratello durante la prima ondata della persecuzione religiosa, che prese di mira anche i gesuiti nel 1945.
Fr.Pantalia, nonostante fosse strettamente sorvegliato, si adoperò per mettere al sicuro gli oggetti di valore del Collegio e per trovare avvocati che accettassero di difendere i sacerdoti arrestati. Soprattutto si sforzava affinché le attività scolastiche proseguissero nel miglior modo possibile, cosa che faceva notevolmente indispettire il nuovo regime comunista.
Dopo l’arresto dei Padri Fausti e Dajani, Fr.Gjon Pantalia, pur essendo un semplice Fratello coadiutore, appariva agli occhi di tutti – e anche del regime – come il responsabile morale della Compagnia di Gesù. I suoi ragionamenti, la sua influenza sui giovani, la sua straordinaria umiltà, ne facevano agli occhi della dittatura comunista un ostacolo da abbattere.
Per non suscitare reazioni venne arrestato discretamente, nel settembre (o nell’ottobre secondo altri) del 1946. Fu selvaggiamente torturato: bastonate, corrente elettrica, schegge di legno nelle unghie ecc…
Fu quindi portato nel convento francescano di Gjudahol, che era stato trasformato in prigione. Malato, ridotto in pessime condizioni per i maltrattamenti subiti, venne rinchiuso in una cella accanto alla chiesa.
Nonostante le sue precarie condizioni Fr.Pantalia tentò di evadere, senonché, spossato com’era per le torture subite, cadde nel tentativo di fuggire da una finestra e si spezzò le gambe. Morì, per mancanza di cure, tra atroci sofferenze, il 31 ottobre 1947.
Alla fine del 2002 è stato aperto il processo canonico per i Martiri Albanesi, vittime della persecuzione religiosa in Albania durante gli anni della dittatura comunista (1943-1989). Riguarda sette vescovi, molti sacerdoti diocesani, tre gesuiti, tredici francescani, un seminarista. Oltre al Fr.Gjon Pantalia, gli altri gesuiti martiri sono i Padri Giovanni Fausti e Daniel Dajani.

Autore: Ernesto Santucci

 


 

Il 10 novembre 2002 nella cattedrale di Scutari in Albania, si è aperto il processo diocesano per 40 martiri, testimoni della fede, uccisi quasi tutti durante la persecuzione comunista, fra i quali tre gesuiti, padre Giovanni Fausti italiano, padre Daniel Dajani e fratel Gjon Pantalia albanesi.
Gjon (Giovanni) Pantalia era un albanese del Kosovo, nacque a Prizzan il 2 giugno 1887; la famiglia era di modeste condizioni e da parte della madre egli era cugino di Madre Teresa di Calcutta.
Da ragazzo e adolescente lavorò come fattorino nel bazar di Prizzen; nel 1906 a 19 anni entrò nella Compagnia di Gesù e fece il Noviziato in Italia a Soresina in provincia di Cremona; benché i Superiori volessero che continuasse gli studi per diventare sacerdote, Gjon Pantalia umilmente volle restare semplice Fratello Coadiutore.
E come spesso accade, che i più umili diventano il fulcro della Comunità in cui vivono, fratel Pantalia divenne l’animatore di tutte le attività sociali e culturali del Collegio, uomo chiave dell’Istituto dei Gesuiti di Scutari intitolato a S. Francesco Saverio, che fu vivaio di futuri sacerdoti, avvocati, politici, insegnanti.
Le sue mansioni erano molteplici, professore, consigliere pedagogico, animatore teatrale, direttore del coro e dell’orchestra, compositore, scrittore e direttore spirituale.
Salvò dagli arresti molti suoi alunni albanesi, che erano ricercati prima dalle truppe italiane occupanti l’Albania e poi da quelle tedesche.
Fu impegnato anche se strettamente sorvegliato, a mettere al sicuro gli oggetti di valore del Collegio e per trovare avvocati che accettassero di difendere i sacerdoti arrestati durante la successiva persecuzione dei comunisti, che dal 1945 presero di mira anche i gesuiti.
Badò che le attività scolastiche potessero proseguire il meglio possibile, facendo così indispettire sempre più il regime rosso e ateo; rancore che aumentò dopo l’arresto di padre Giovanni Fausti e del rettore padre Daniel Dajani, perché fratel Pantalia appariva più che mai come il responsabile morale della Compagnia di Gesù.
Per evitare reazioni, venne così arrestato con discrezione nell’ottobre del 1946, subì torture come bastonate, corrente elettrica, schegge di legno nelle unghie, ecc. Poi venne rinchiuso nel convento francescano di Gjudahol, trasformato in prigione, la sua cella era ubicata accanto alla chiesa, ma era ammalato e ridotto male per i maltrattamenti subiti.
Nonostante ciò tentò di evadere, ma debole com’era, nel tentativo di fuggire cadde da una finestra e si spezzò le gambe; fu lasciato soffrire per mancanza di cure e tra atroci dolori, la morte sopraggiunse il 31 ottobre 1947.


Autore:
Antonio Borrelli

_____________________
Aggiunto il 2005-01-22

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google


L'Album delle Immagini
è temporaneamente
disattivato




CD immagini

Sostienici e avrai TUTTE le immagini di Santiebeati
Clicca qui per richiederlo

Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati