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Beato Filippo Hernandez Martinez, Zaccaria Abadia Buesa e Giacomo Ortiz Alzueta Religiosi e martiri

27 luglio

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† Barcellona, Spagna, 27 luglio 1936

Martirologio Romano: A Barcellona sempre in Spagna, beati Filippo Hernández Martínez, Zaccaria Abadía Buesa e Giacomo Ortíz Alzueta, religiosi della Società Salesiana e martiri, che patirono il martirio sempre nella stessa persecuzione.


Filippo Hernandez Martinez, Zaccaria Abadia Buesa e Giacomo Ortiz Alzueta, religiosi professi della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, subirono il martirio in occasione della persecuzione anti-cattolica infuriata con la Guerra Civile Spagnola. Giovanni Paolo II li ha beatificati l’11 marzo 2001 con altri 230 compagni, uccisi in luoghi e date diversi.
In questa sanguinosa strage che attraversò la Spagna, il numero delle vittime superò il milione, colpendo persone di ogni età e classe sociale.
E’ stato ormai appurato da parte degli storici che, all’interno di questo terribile massacro, gli anarchici ed i social-comunisti perpetrarono una vera e propria persecuzione volta ad annientare la chiesa cattolica in Spagna.
I fedeli laici uccisi, solo perché cristiani, furono decine di migliaia e tra di loro spicca un nutrito gruppo di appartenenti all’Azione Cattolica.
Ogni congregazione religiosa diede il suo tributo di sangue con un numero più o meno elevato di vittime; la Famiglia Salesiana di San Giovanni Bosco consta 97 suoi membri in questo triste elenco, appartenenti alle Ispettorie Salesiane di Valencia, Siviglia e Madrid ed una Ispettoria delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il gruppo dei 32 martiri di Valencia, capeggiato dall’ispettore don José Calasanz Marqués, rientra dunque nei 233 nuovi beati del 2001.

Felipe Hernandez Martinez
Villena, Spagna, 14 marzo 1913 - Barcellona, Spagna, 27 luglio 1936

Felipe Hernandez Martinez nacque a Villena, nei pressi di Alicante, il 14 marzo 1913. Dall’età di nove anni fu allievo nel collegio salesiano della sua città natale. Frequentò poi il seminario di Campello, il cui direttore era Don Recaredo de los Rros, anche lui poi morto martire. Emise la professione religiosa il 1° agosto 1930 in Gerona. Giovane allegro, fraterno e cordiale con i ragazzi, era da tutti stimato. Studente di teologia nel 1936, nell’estate fu inviato a Sarria e lì lo sorprese la guerra civile. Insieme con il Jaime Ortiz Alzueta trovò rifugio in una locanda, che fu perquisita dai miliziani il 27 luglio. Furono catturati i due salesiani e anche un terzo, Zacarias Abadia Buesa, giunto in cerca di rifugio. Dopo essere stati torturati furono uccisi quella stessa notte.

Zacarias Abadia Buesa
Almuniente, Spagna, 5 novembre 1913 - Barcellona, Spagna, 27 luglio 1936

Zacarias Abadia Buesa nacque ad Almuniente, nei pressi di Huesca, il 5 novembre 1913. All’età di nove anni entrò nelle Scuole Saleslane della sua città natale. Attratto dalla vita salesiana passò a Campello (Alicante) e a Gerona, dove emise i voti religiosi nel 1930. Trascorse il periodo di tirocinio a Sarria, dove ebbe modo di mostrare le sue doti nel campo dell’educazione ed un grande spirito di sacrificio. Espulso dal Collegio di Sarria, fu fermato insieme a un suo fratello ed incarcerato per una settimana. Appena uscito, mentre cercava un rifugio sicuro, andò a finire nella locanda dove i miliziani stavano prendendo altri due salesiani, con i quali condivise la medesima fine.

Jaime Ortiz Alzueta
Pamplona, Spagna, 24 maggio 1913 - Barcellona, Spagna, 27 luglio 1936

Tra di essi, oltre al sacerdote suddetto, spicca il giovane Jaime Ortiz Alzueta.
Nato a Pamplona, Navarra spagnola, era il capobanda tra i ragazzi del quartiere in cui viveva. Era temuto ed ammirato, ovunque passasse portava il terremoto. Trascorse la sua fanciullezza vagabondando continuamente tra istituti e collegi, che inesorabilmente lo rispedivano a casa dopo averne constatata la sua incorreggibile indisciplina.
Un giorno fece ritorno a casa con la faccia sporca ed ustionata dal sole. Suo padre, sconvolto, si precipitò nella casa dei Maristi, ove Jaime avrebbe dovuto essere a scuola, ma si sentì rispondere che suo figlio non si presentava alle lezioni da oltre un mese.
Come ultima possibilità, il 24 maggio 1913, a soli dodici anni, entrò nella Scuola Professionale salesiana della città. Qui rimase miracolosamente incantato dalla figura di San Domenico Savio. Fu ammesso a far parte della banda musicale, ma il suo vivace ed irrequieto temperamento anche qui non tardò a manifestarsi ed in un momento di dispetto scassò il suo strumento musicale e tornò a casa affermando: “Prima che mi cacciassero anche i salesiani, sono venuto via da solo”.
All’età di 15 anni Jaime lavorava in un’officina meccanica. Questo duro lavoro era anche purtroppo spesso caratterizzato dalla miseria materiale e morale dei suoi colleghi.
Nonostante tutto, la sua apertura al mondo lo portò a ripensare alla sua vocazione e dopo averla covata a lungo dentro di sé, prese una decisione uguale ed inversa a quando aveva sbattuto la porta dei salesiani. Si recò dunque dal direttore chiedendogli: “Se non è troppo tardi, voglio tornare qui e diventare salesiano. Voglio diventare non prete ma maestro di officina, per insegnare ai giovani a lavorare senza perdere la fede e l’anima”.
Messo subito alla prova, fu impressionante la radicale trasformazione manifestatasi in lui. Dopo quattro anni, dedicati alla formazione nell’arte meccanica e nella vita cristiana, potè essere ammesso al noviziato. Nel 1932 poté così offrire la sua vita a Dio emettendo i voti di castità, povertà ed obbedienza e divenendo coadiutore salesiano. Assunse come proposito: “ Salvarmi l’anima e salvare quella di altri giovani: ecco la mia vocazione”.
Studiò ancora a Torino e venne destinato come capomeccanico alla Scuola Professionale di Barcellona-Sarriá, nei pressi di. Instancabile lavoratore, si rivelò presto uno splendido figlio di Don Bosco. Sempre pienò di vitalità, era solito raccogliersi in preghiera con i suoi ragazzi, e dopo averli fatti lavorare sodo esplodeva con loro nella tipica allegria del cortile.
Nell’estate del 1936 fu anch’egli sorpreso dalla sanguinosa guerra civile che travolse l’intera Spagna. La suola venne chiusa. Insieme con don Felipe Hernandez Martinez trovò rifugio in una locanda di una benefattrice, che fu perquisita dai miliziani il 27 luglio: furono presi i due salesiani ed anche un terzo, don Zacarias Abadia Buesa, che era venuto per cercarvi rifugio. Per la condanna a morte di Jaime fu addotta come scusa l’aver trovato delle medagliette della Madonna nella custodia del suo clarinetto.
Dopo essere stati torturati, i tre furono uccisi quella stessa notte. Jaime aveva soli 23 anni di età. Solo dopo alcuni mesi, nella sede dei miliziani, furono rinvenuti a testimonianza del suo martirio dei documenti e delle fotografie, in cui era raffigurato con il petto barbaramente ferito e la faccia deformata da colpi di bastone.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto il 2006-09-15

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