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Ninni Di Leo Adolescente

Testimoni

Palermo, 4 aprile 1957 – 23 gennaio 1974


Anche se non è l’unica, la sofferenza è stata sempre la strada privilegiata per guadagnarsi il Paradiso, sulla scia dell’estrema sofferenza culminata con la terribile morte in croce di Gesù, vero uomo e vero Dio.
E con la Passione di Cristo davanti agli occhi, una miriade di anime hanno accettato le loro sofferenze, sopportandole spesso con un sorriso sulle labbra, confortando essi stessi gli afflitti parenti ed amici, diventando spesso e per anni, il centro di un vasto movimento spirituale e di meditazione, sollevando con le loro parole d’incoraggiamento, medici e infermieri costretti ad applicare dolorose cure.
La sofferenza vissuta da ragazzi e adolescenti è ancora più straziante, perché oltre il dolore è visibile una vitalità, tipica dell’età, compressa e bloccata dal male e dallo stare a letto; inoltre in tanti colpisce la serenità e l’accettazione della volontà di Dio, a volte difficile a trovarsi negli adulti.
La Chiesa, le comunità parrocchiali e civili, le Associazioni, gli stessi parenti ed amici, hanno provveduto dopo la loro immatura morte, a trasmettere in vari modi i messaggi emanati con la loro, sia pur breve, vicenda terrena, ma soprattutto ad additarne gli esempi al distratto, convulso, frettoloso, mondo dei giovani d’oggi.
Alcuni sono Servi di Dio, altri Venerabili o già Beati e Santi, altri ancora vengono definiti ‘Testimoni della fede del nostro tempo’; citiamo alcuni di questi ragazzi, splendore della fede cristiana, angeli di passaggio sulla terra che hanno lasciato una luminosa scia di virtù, purezza, esempio, amore:
Silvio Dissegna 12 anni di Moncalieri; Aldo Blundo 15 anni di Napoli; Angela Iacobellis 13 anni di Napoli; Giuseppe Ottone 13 anni di Torre Annunziata; Maggiorino Vigolungo 14 anni di Benevello (Cuneo); Mari Carmen Gonzalez-Valerio 9 anni spagnola; Laura Vicuña 13 anni cilena; s. Domenico Savio 15 anni oratoriano di Torino; Aldo Marcozzi, 14 anni di Milano; Paola Adamo 15 anni di Taranto; ecc.

A loro si aggiunge il giovane Ninni Di Leo 16 anni di Palermo, il quale nacque in questa città il 4 aprile del 1957; era il maggiore degli altri due fratelli Sergio e Valeria che ancora piccoli persero il loro padre, un vuoto incolmabile, che Ninni cercò di compensare stando più vicino alla mamma e ai piccoli fratelli.
Dodicenne prese a frequentare l’Oratorio Salesiano del Ranchibile a Palermo, dove si formò allo spirito dei Figli di don Bosco; molto portato alla preghiera, preferiva farlo insieme ad altri, spiegandolo con una frase del Vangelo: “Dove due o più persone sono unite nel mio nome, io sono sempre presente in mezzo a loro”.
Il fratello Sergio riferisce della sua puntualità alla Messa domenicale del mattino, della frequente Comunione, non giornaliera perché non voleva diventasse un’abitudine, perdendo così la bellezza dell’incontro con Gesù Eucaristia.
Il pomeriggio della domenica era dedicato all’ascolto delle radiocronache del campionato di calcio, era interessato particolarmente dell’Inter, di cui era tifoso; gli piaceva ascoltare la musica e ballare, con i suoi risparmi aveva comprato uno stereo, per ascoltare con entusiasmo i successi canori degli anni ’60 e inizio anni ’70.
Era inoltre appassionato di calcio-balilla e di pallacanestro (era alto mt. 1,82), leggeva moltissimo, a scuola amava la geografia non tanto l’italiano, altruista per natura, non pensava mai a sé stesso; in una gara scolastica con quiz di cultura generale, dopo varie eliminazioni finì secondo, dopo un compagno di classe; ne fu felicissimo, perché quel ragazzo oltre a studiare lavorava come panettiere aiutando il padre, quindi con poco tempo da dedicare allo studio e Ninni non mancava di sottolinearlo agli altri.
Oratoriano dei più zelanti, leggeva la vita di s. Giovanni Bosco e di s. Domenico Savio, dai quali era particolarmente attratto.
Nell’estate del 1973, dopo la chiusura dell’anno scolastico trascorso all’Istituto Tecnico per Geometri, dove fu rimandato a settembre, manco a dirlo in italiano, a luglio ebbe un’improvvisa e spaventosa crisi con mal di testa, vomito e viso cianotico.
Fu necessario un intervento al Pronto Soccorso, nel pomeriggio la crisi passò ma la diagnosi dei sanitari fu terribile, era affetto da leucemia.
La vita di Ninni Di Leo cambiò radicalmente da un giorno all’altro e purtroppo in peggio; periodicamente si recava al Policlinico dov’era in cura, diventando il beniamino del Reparto di Medicina, per tutti, sanitari e malati, aveva un sorriso e una buona parola.
Ben presto ci si rese conto che le cure a Palermo erano insufficienti, allora accompagnato dalla mamma, il giovane si recò a Parigi in un centro specializzato per la cura delle leucemie.
Qui trovò tanti altri ragazzi e giovani sofferenti per lo stesso male e pur esprimendosi goffamente nel suo stentato francese, instaurò con loro un rapporto, fatto di conforto e svago, condito sempre dal suo bel sorriso.
Prese a pregare insieme alla mamma in un ambiente dove molti erano atei; dopo un periodo di cure farmacologiche, si passò ad una terapia più intensa e dolorosa: la camera sterile, dove ciclicamente doveva starci dentro per alcuni giorni, isolato dal mondo.
È stata riferita una sua battuta nata in quel doloroso periodo; un giorno il primario vedendo soffrire quel ragazzo, paragonabile ad un gigante buono, gli disse: “Sfogati, dì le parolacce! Possibile che non ti ribelli mai? Che cosa hai fatto tu a Dio?”. E Ninni pronto: “Ma cosa c’entra Dio? Il Signore non ha forse sofferto tanto per noi? E poi a dire le parolacce non c’è alcun piacere, uscirebbero sterilizzate dalla camera sterile”.
Leggeva anche agli altri degenti, la vita di s. Domenico Savio, che aveva portato da Palermo. Con la certezza dell’inutilità delle cure, Ninni Di Leo e la mamma lasciarono Parigi e ritornarono nella loro Sicilia; a Palermo riprese a studiare, a giocare, a ballare fra lo stupore di tutti, specie in una festa organizzata in suo onore.
Qualcuno pensò ad un miracolo, ma era solo un’illusione, infatti il 23 gennaio 1974 la sua bell’anima volò al cielo, dopo sei mesi di grandi sofferenze e inutili cure.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-02-22

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