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Servo di Dio Arsenio da Trigolo (Giuseppe Antonio Migliavacca) Cappuccino, fondatore

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Trigolo (Cremona), 13 giugno 1849 – Bergamo, 10 dicembre 1909


Padre Giuseppe Antonio Migliavacca, nacque il 13 giugno 1849 a Trigolo (Cremona), quinto dei dodici figli di Glicerio Migliavacca e Annunziata Strumia, gestori dell’”Osteria del Moro”, che assicurava alla famiglia un discreto benessere.
Fu cresimato l’8 settembre 1858 e come era usanza allora, ricevé la Prima Comunione due anni dopo; plasmato dalla sana religiosità della famiglia, crebbe frequentando la parrocchia e rivelando una predisposizione alla vita sacerdotale.
Per questo fu avviato al seminario di Cremona per gli studi ginnasiali e superiori; venne ordinato sacerdote il 21 marzo 1874. Il vescovo lo nominò coadiutore del parroco di Paderno d’Ossolaro oggi Paderno Ponchielli e poi nel 1875 coadiutore del parroco a Cassano d’Adda; in questa località probabilmente conobbe la giovane Pasqualina (Giuseppina) Fumagalli, della Congregazione francese di Notre Dame del Buon Soccorso, che creerà molti problemi nel suo futuro.
Con l’assistenza della sorella Ernesta, padre Migliavacca si dedicò al suo ministero con zelo giovanile, ma coltivando dentro di sé il desiderio di una vita consacrata in una Famiglia religiosa, così nell’ottobre 1875 fece domanda di entrare nella Compagnia di Gesù e il 14 dicembre entrò nel noviziato, che allora a causa dell’avversione del governo italiano verso i Gesuiti, si trovava a Cossé-le-Vivien in Francia; emise la professione religiosa il 25 dicembre 1877.
Inviato a Cremona, ebbe per quattro anni il compito di prefetto degli studi nel Collegio Vida, qui i Superiori gli abbreviarono il cognome in Miglia; nel 1884 riprese gli studi di teologia interrotti per causa di salute, a Portoré in Istria nella nuova sede del Noviziato; ma la sua preparazione nonostante gli sforzi, non gli consentì di essere ammesso tra i “professi” della Compagnia e rimase solo come “coadiutore spirituale”.
Sempre per motivi di salute nel 1887 fu destinato a Mantova e poi a Venezia dove il 5 agosto 1888 emise gli ultimi voti. Con la qualifica di “operarius” continuò il suo ministero, predicazione, confessione, esercizi spirituali e catechismo ai ragazzi; inoltre fu confessore di comunità religiose femminili.
A Venezia la sua storia s’intrecciò con quella della Fumagalli, che dopo aver vissuto in diverse Congregazioni senza riuscire ad inserirsi, manifestava ostinatamente di fondarne una lei e vestiva arbitrariamente da suora. (Si era in un periodo di grande fioritura di Congregazioni e Istituzioni religiose, specie in Italia Settentrionale).
In due anni era riuscita a radunare delle giovani sistemandole in alcune case e dando loro il nome di “Suore della Consolata”, ma la sua gestione e i fini prefissi erano poco chiari, così aveva raccolto anche diffide dalla Curia di Torino.
Nel marzo 1891 la Fumagalli si presentò dai Gesuiti di Venezia chiedendo di parlare con padre Giuseppe Migliavacca, il quale non era in sede; la cosa insospettì i suoi superiori, informati delle diffide alla presunta suora, per cui per evitare incontri non graditi, trasferirono il 4 aprile 1891 padre Giuseppe a Trento, allora fuori dall’Italia, e in settembre a Piacenza dove era vescovo il futuro beato mons. Giovanni Battista Scalabrini.
A Piacenza suo malgrado, fu coinvolto nella situazione di divergenze di idee, creatasi fra papa Leone XIII e i vescovi Scalabrini, Giundani e Bonomelli, conosciuti e stimati da padre Migliavacca.
Ciò fece sorgere qualche sospetto di imprudenza da parte sua in merito alla divergenza, che unita a quella riguardante la Fumagalli, aggiungendo il suo cagionevole stato di salute, il livello medio degli studi e la mancanza di doti appariscenti, portarono il Padre Provinciale Luigi Cattaneo a convocarlo a Mantova nel febbraio 1892 e a chiedergli le sue dimissioni dai Gesuiti; di fronte alla sua resistenza, la scelta gli fu praticamente imposta il 24 marzo 1892 e nonostante i suoi ricorsi si trovò fuori dalla Compagnia di Gesù.
Forse invitato dalla Fumagalli, il 25 aprile 1892 era a Torino; presentato da un suo confratello all’arcivescovo Davide Riccardi, ebbe da questi l’incarico di predicare gli esercizi spirituali al gruppo di “Suore della Consolata” della Fumagalli per tentarne il recupero spirituale.
Si trovò così impegnato con loro, perché il vescovo lo incaricò poi di dirigere il “Pio Istituto di Maria Consolatrice” del quale erano in esame le Regole per l’approvazione e che sarebbe sorto sulle ceneri dell’Istituzione della Fumagalli.
La nuova Famiglia religiosa ormai separata da quella della Fumagalli, si trasferì nelle nuove sedi di Torino e Milano, con il pieno appoggio del vescovo; con le prime professioni e la nomina della prima superiora generale avvenute nel 1893, quell’anno viene considerato l’anno di fondazione delle “Suore di Maria SS. Consolatrice”.
La Fumagalli cercò di opporsi ma non vi riuscì, anzi fu denunziata da tre suore per la mancata restituzione della dote, subì anche un processo; la stampa anticlericale dell’epoca la presentò come benefattrice del popolo e fu assolta con formula piena, mentre padre Migliavacca nella sua funzione di testimone, ne uscì infangato di calunnie.
Comunque le Curie di Torino e di Milano, emisero nei confronti della Fumagalli un decreto di diffida con disposizioni per i parroci e fedeli; mentre l’Istituzione delle “Suore di Maria SS. Consolatrice” ebbe il decreto di approvazione il 20 giugno 1895.
Ma per padre Migliavacca i guai non erano finiti, nel 1902 dopo quasi dieci anni di conduzione della sua fondazione, due suore e una novizia formularono accuse infamanti su di lui, per cui fu allontanato dalla Congregazione; su consiglio del cardinale Ferrari lasciò l’Istituto sebbene innocente, mentre venivano deposte d’autorità la superiora generale, la provinciale di Milano, la maestra delle novizie, indicendo nuove elezioni.
Il fondatore padre Giuseppe chiese allora di essere ammesso fra i Cappuccini, i quali dopo aver preso le debite informazioni, lo ammisero a 53 anni al noviziato nel convento di Lovere (Bergamo), con il nome di padre Arsenio da Trigolo.
Mite, docile, con la semplicità un bambino, adempì ogni impegno come gli altri giovani novizi, suscitando la loro ammirazione.
Il 25 giugno 1903 emise i voti temporanei e fu mandato nel convento di Borgo Palazzo a Bergamo, fu confessore stimato, predicatore di esercizi, animatore del Terz’Ordine e direttore spirituale; emise la professione solenne il 25 giugno 1906.
Tutti ignoravano il suo passato di fondatore, perché avvolse nel silenzio e nel perdono tutto il male ricevuto e il bene fatto; quando le suore gli scrivevano, egli le ringraziava delle notizie e le raccomandava di “lasciarsi lavorare da Dio” e assicurava loro la sua preghiera.
A causa della salute malferma, sostava spesso in infermeria e il 10 dicembre 1909, quasi inaspettatamente morì nel convento di Bergamo a 60 anni, fu tumulato nel cimitero della città; dal 13 ottobre 1953 i suoi resti riposano nella Cappella della Casa Madre delle Suore di Maria SS. Consolatrice di Milano.
Il 13 novembre 1997 è iniziata la causa per la sua beatificazione e i relativi atti sono dal giugno 1999, presso la competente Congregazione Vaticana.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-02-22
Letto da 1982 persone

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