Nativa della Calabria, visse, operò e morì nella grande città di Napoli. Isabella De Rosis nacque il 3 giugno 1842 a Rossano Calabro (Cosenza), bella cittadina che fra i suoi figli celebri annovera s. Bartolomeo di Simeri († 1130), che qui fondò il celebre monastero del ‘Patirion’. I suoi genitori Domiziano De Rosis e Gabriella Berlingeri, appartenevano alle migliori famiglie di Rossano e di Crotone; Isabella sin da bambina era incline alla pietà, che riuscì a coltivare nonostante le difficoltà frapposte dall’ambiente familiare. A 10 anni entrò nel convitto del celebre Monastero di S. Chiara a Napoli, dove restò dal 1853 al 1860, completando così la sua formazione. A 19 anni nel 1861, ritornò in famiglia, però con l’intento di abbracciare lo stato religioso, ma i suoi genitori si opposero, pur senza riuscirci, perché intenzionati a farle fare un matrimonio conveniente. Nel 1869 a 27 anni Isabella entrò come postulante tra le Figlie della Carità a Napoli e da lì trasferita a Parigi, che lasciò dopo due anni per motivi di salute. Dopo un breve periodo trascorso a Rossano, ritornò a Napoli per curarsi e nel contempo cercando di essere ammessa in qualche Istituto religioso. In questa sua vana ricerca, maturò in lei l’idea di fondare un Istituto di Riparatrici, cominciando ad attuarla nel 1875, quando insieme ad una compagna si ritirò nella Villa Albani alla periferia di Napoli, ma quando la compagna se ne tornò a casa, Isabella rimase sola ad attendere la volontà di Dio. Che ben presto si fece più chiara già nell’ottobre 1875, quando l’arcivescovo di Rossano mons. Pietro Cilento trovandosi di passaggio a Napoli, impose il velo alle prime postulanti del nuovo Istituto, che prese il nome di “Suore Riparatrici del Sacro Cuore”, al quale la fondatrice volle imprimere il carattere di riparazione, ma nel contempo anche di attività religiosa, educativa e caritativa. La prima grande prova che colpì la giovane Congregazione fu l’epidemia di colera del 1884, che colpì con violenza Napoli e la provincia e in parte tutto l’ex Regno delle Due Sicilie. La situazione di Napoli città, era particolarmente miserevole per il sussistere nel contesto urbano di grotte, fondaci, sotterranei, che nei quartieri popolari e poveri, davano un triste spettacolo di squallore, di miseria, con strade sporche e buie, case cadenti, mortalità infantile e malattie infettive elevate; ma soprattutto per la mancanza di una adeguata rete di distribuzione dell’acqua potabile, per cui le fonti, i serbatoi, i pozzi esistenti, erano inquinati da infiniti microbi. Con l’utilizzo della fonte del Serino, pura e limpida, con lo sventramento di interi quartieri rasi al suolo, con l’allargamento di ampie strade, disinfezione generale ed espansione urbanistica verso le periferie ariose, il morbo ricorrente del colera, negli anni intorno al 1890, fu debellato grazie a quello che fu storicamente chiamato “Risanamento”. Ma nel 1884 e anni seguenti, i morti furono molti, la situazione fu descritta con tutte le implicazioni socio-economiche esistenti, da scrittori giornalisti dell’epoca, come Pasquale Villari, Matilde Serao, Jesse White Mario; e anche l’Istituzione delle “Suore Riparatrici del S. Cuore” si ridusse ai mini termini, la stessa fondatrice madre Isabella De Rosis fu colpita dal colera dilagante, ma riuscì a guarire. Rimessasi in salute, riprese la sua opera con maggiore impegno di prima e fondò sulla collina del Vomero un grandioso Santuario (poi ceduto ai Salesiani e oggi parrocchia salesiana del Sacro Cuore). L’Istituto, passata la bufera prese incremento e si estese in tutte le regioni dell’Italia Meridionale, giungendo anche in America Latina. Il 2 luglio 1906 fu emanato dalla Santa Sede il decreto di lode. Nel 1909 altra grande prova per madre Isabella De Rosis; a causa dell’avversione di alcune persone fra cui qualche suora, fu inviato da Roma un Visitatore Apostolico con pieni poteri, nella persona del redentorista padre Carmine Cesarano, il quale fu abbastanza severo con la fondatrice chiedendone non solo le dimissioni, ma anche la destituzione e la relegazione. Madre Isabella che pur erede di un ricco patrimonio, si era distaccata da tutto, per offrirsi come vittima di olocausto al S. Cuore di Gesù, sentendosi ispirata a riparare le offese che il Signore riceve dai peccatori e a perpetuare nella Chiesa lo spirito di riparazione e per questo aveva fondata la Congregazione delle “Suore Riparatrici”, dovette accettare, vivere e offrire al Signore una lunga serie di umiliazioni, amarezze, incomprensioni e atroci sofferenze, che ne minarono le forze. Ricolma di meriti rendeva la sua anima a Dio l’11 agosto del 1911 a Napoli, all’età di 69 anni; fu tumulata provvisoriamente nel cimitero cittadino di Poggioreale e poi da lì nella chiesa dell’Istituto, situato nel panoramico Corso Vittorio Emanuele. La fama della sua santità e le grazie dispensate, mossero l’arcivescovo di Napoli card. Alessio Ascalesi, ad aprire nel 1934 il processo diocesano per la sua beatificazione, che chiuso dopo 20 anni, procede nelle fasi finali presso la Congregazione per le Cause dei Santi.
Autore: Antonio Borrelli
Spunti bibliografici a cura di
LibreriadelSanto.it
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I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI,
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Storie di santi e beati e di valori vissuti,
Paoline Edizioni, 2006 - 208 pagine
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- Giusti Mario,
Trenta santi più uno. C'è posto anche per te,
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Aggiunto il 2005-04-27
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